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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Rivive sul Po il mulino di Bacchelli

Il grano torna a trasformarsi in farina grazie alla forza motrice delle acque del grande fiume

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 32 2006 pp. 26–29

Lazzaro Scacerni, il mugnaio pescatore ne “Il mulino del Po” di Riccardo Bacchelli, torna a rispecchiarsi, immobile e attento alle sue reti, nel grande fiume. Con lui, ecco risorgere (seppur soltanto idealmente) uno dei simboli dell’economia dell’Ottocento, progetto tutt’altro che antiquato e nostalgico ma risposta concreta all’esigenza di ritrovare nella storia le radici di una vocazione che risponde ai canoni di semplicità, sostenibilità, viver bene.

Gradevoli sensazioni e immagini d’altri tempi accolgono i tanti momenti di ‘unione’ che salutano l’inaugurazione del nuovo mulino sul Po “San Michele”, a Ro Ferrarese. Unione tra due amministrazioni, Polesella e Ro, che ogni anno celebrano attraverso una serie di manifestazioni la “Festa delle sponde amiche”, segno che il corso d’acqua avvicina territori, solo geograficamente divisi, in molte occasioni durante l’anno; unione anche tra passato e presente, tra storie di ieri e l’esigenza di non perdere di vista le tradizioni.

Ora il Porticciolo (sulla riva sinistra) e il Mulino (su quella destra) stanno l’uno di fronte all’altro, sentinelle di due sponde che si tendono la mano e uniscono le forze per promuovere eventi e iniziative.

Sulla riva destra, dunque, ecco il Mulino ricostruito, una struttura, capace di parlare da sola alle nuove generazioni, spiegando ai ragazzi come vivevano i loro nonni in questa terra. Il visitatore si trova improvvisamente in un’atmosfera aliena rispetto alle euforiche domeniche del nuovo millennio. Un’oasi verde dove sostare, riposare, collegata a chilometri di argine per gite in bicicletta durante il periodo estivo. Ma capace, anche, di esaltare le nebbiose giornate d’inverno, descritte da Bacchelli come “bianco tenebrone stagnante, umido e greve, vasto quanto il mondo e senza fine”. Scendendo la passerella c’è il mulino, scrigno di ricordi, luogo in cui vivevano i molinari, ricchi braccianti con un’esistenza grama, sentinelle costanti di quelle ‘case galleggianti’ in cui non potevano cucinare sul fuoco vivo per non rischiare di incendiarle.

C’è ancora qualche anziano del posto che giura di aver visto Bacchelli in quei luoghi negli anni Trenta, proprio lì, ai margini del mercatino sull’acqua. Un ‘forestiero’ intento a cogliere, con gli occhi e con la matita, aneddoti e testimonianze di un gruppo di persone e animali trasformati dalle nuvole di farina provenienti dal mulino, in chiassosi fantasmi in bilico tra realtà e immaginazione.

Vengono tuttora tramandate di generazione in generazione anche le storie legate all’avvio delle riprese del film, girato utilizzando attori famosi insieme a gente del posto. Qualche problema ci fu in una sequenza che ritraeva un paesano di fronte a una porzione di minestra asciutta: tant’era la fame che il protagonista puliva il piatto prima dell’avvio del ciack e, con immenso piacere, dovette ripetere la scena per ben tre volte.

“Macineremo il grano delle nostre terre, oggi come allora – afferma il sindaco di Ro Ferrarese Filippo Parisini – e venderemo la farina a chi verrà al mulino risorto. La nostra è una vera e propria opera d’arte, unica in Europa, costruita dai maestri d’ascia di Gorino e lavorato con le stesse tecniche degli operai di un tempo. La ruota in pietra grigia proviene invece da Treviso. Attorno sorge un dedalo di poste ciclabili e un’ampia area boschiva. Una sorta di museo per ritornare a contatto con la natura esaltando le potenzialità del territorio”. Intanto, nel giorno dell’inaugurazione del manufatto, realizzato anche grazie al contributo della Comunità europea, la festa è stata davvero grande, tra stand, rappresentazioni teatrali, musica e il profumo del grano, odore dimenticato.

Nel prato, Lazzaro e i suoi garzoni escono d’incanto dalle pagine dell’opera di Bacchelli, rivissuta grazie alle recite di brani in una piazzetta. Malvasone, “tardo e forte come un bue”, Beffa con “la faccia torva e sciagurata”, Desolina, “la donna del mugnaio”, personaggi paradigmatici, capaci, un tempo, di liberare il mulino dagli ormeggi e proteggerlo in golena, “quando la piena del Po arrivava rabbiosa, rugliando che neanche mille tori”.

Per l’occasione la comunità di Polesella si è spostata sulla sponda destra del Po, osservando quanto sarebbe stata suggestiva la presenza dell’ormai demolito ponte in chiatte.

Gli occhi si sono tutti puntati sul mulino: due ‘sandoni’ e il capanno. Il legno è robusto, il tetto è di canne di palude: il grano viene versato nella bocca del manufatto; i cucchiai cercano l’acqua; le ruote trasmettono movimento alla ruvida mancina schiacciatutto. Ne esce la farina soffice, bianca, polvere di neve simile al borotalco per bambini. E il tempo sembra davvero, miracolosamente, essersi fermato.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Rivive sul Po il mulino di Bacchelli”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/rivive-sul-po-il-mulino-di-bacchelli/

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