Non sempre la gioventù coincide con l’età anagrafica. Considerazione questa che nasce spontanea incontrando Carlo Tintore, i cui esordi nel mondo creativo sono coincisi con l’età del pensionamento, periodo della vita dai più inteso come fuga dagli impegni e rinuncia a percorrere esperienze non prima esplorate. Viceversa Tintore, con l’entusiasmo di un ventenne, da alcuni anni ha avviato un approccio all’attività artistica con una insospettata carica di passione ed una innegabile forza innovativa, dando vita a realizzazioni coinvolgenti. Opere che colpiscono per il gioco delle forme che prendono vita nello spazio, per i sorprendenti accostamenti dei materiali e soprattutto per le visioni ispirate all’armonia. Ma non mancano soggetti laceranti, dominati dal senso del dramma, espressione di momenti conflittuali, di gridi dell’anima in pena.
Buon conoscitore della storia dell’arte ed estimatore dei principali movimenti che dagli inizi del ‘900 hanno caratterizzato l’arte moderna, Carlo Tintore ha avvertito quasi improvviso il richiamo del fare. Obbedendo ad una pressante voce interiore, ha dunque valicato la non semplice linea di confine che divide la capacità di apprezzare da quella di creare. Una sorta di “passaggio del Rubicone”, una decisione che non ammette ripensamenti e che ha aperto allo scultore lendinarese il cammino dell’arte praticata.
Alla base dell’impegnativo passo, una innegabile disposizione dell’animo; ed un duplice amore: da una parte quello per l’arte nella sua totalità e dall’altra quello verso la civiltà contadina, custode di un sapere antico. Ed è proprio alle realizzazioni primarie, uscite dalle fucine dei nostri antenati, che spesso Tintore guarda con amorevole attenzione per reperire le “tessere” fondamentali per le sue opere. Grossi chiodi, ferri da cavallo, roncole arrugginite, falci, bidenti ed altri arnesi, un tempo utilizzati nei lavori campestri, si configurano infatti come le componenti base delle sue coinvolgenti realizzazioni scultoree. In altri casi sono elementi desunti dalla natura a costituire il fulcro dell’opera. Da queste “materie prime” l’artista lendinarese trae dunque spunto per le sue sculture, che si presentano come reinvenzioni, caratterizzate da forme del tutto inedite.
Si tratta spesso di assemblaggi sapienti, grazie ai quali Tintore dà vita ad autentici disegni nello spazio: realizzazioni ad un tempo modernissime ed ancestrali, spesso riconducibili alle figure di base quali il cerchio, il triangolo o il quadrato. Forme in movimento che sembrano catturate in un momento particolare del loro divenire, come manifestano chiaramente anche i titoli di alcune sue sculture: “Vortici”, “Torsione nello spazio”, “L’occhio del ciclone”, Forme raggianti”, ed altri ancora.
L’intuizione creativa di Tintore può insomma partire da un tronco d’albero rinvenuto sulla spiaggia levigato dalle onde del mare, oppure può svilupparsi dall’acquisizione di un certo numero di ferri di cavallo, scovati in un mercatino rionale. Da qui parte l’elaborazione concettuale interessata a “dare nuova vita al passato” grazie ad accostamenti originali, in grado di sfociare in opere che si impongono per l’alto contenuto estetico. E’ il caso ad esempio di “Maternità anamorfica” o “Estrusione cosmica”.
La maestria dell’artista lendinarese sta in definitiva nella ricchezza davvero sorprendente di “valore aggiunto” che egli, con i suoi interventi creativi, sa conferire agli elementi di base. Ne scaturiscono opere che, partendo da materiali a volte del tutto insignificanti e spesso addirittura di scarto, nelle sue mani acquisiscono un indubitabile valore artistico. Realizzazioni di sicuro impatto visivo ed emotivo, espressione di un sentire moderno che non punta tanto alla trasgressione, quanto a percorrere strade innovative nel lungo cammino dell’espressione artistica, da sempre aspetto imprescindibile della vita dell’uomo. E ciò nella consapevolezza, ben presente in Tintore, che il senso estetico deve manifestarsi come linfa vitale delle realizzazioni che vogliano veramente configurarsi come opere d’arte.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Le “invenzioni” di Carlo Tintore”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-invenzioni-di-carlo-tintore/