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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Gli Olivetani del Santuario

Festeggiato a Lendinara il centenario del loro ritorno (1905-2005)

di Chiara Gennaro

Ventaglio Novanta n. 32 2006 pp. 144–147

Uno dei fiori all’occhiello della città di Lendinara, per il suo valore religioso ed artistico, è senz’alcun dubbio il Santuario di Nostra Signora del Pilastrello. La sua storia è quasi cinquecentenaria giacché risale al 1509 il misterioso ritrovamento del sacro simulacro della Vergine in perfetto equilibrio su una siepe dopo un violento temporale. Ne seguì l’innalzamento di un capitello votivo, nonché il manifestarsi di altri fatti prodigiosi, tra cui il riscontro del potere taumaturgico dell’acqua di una vicina fonte, caratterizzata da una prodigiosa colorazione rossa. Eventi che, tra il 1577 ed il 1579, indussero il Consiglio Comunale di Lendinara a promuovere, con il benestare della Diocesi, l’erezione del Santuario.

Una commissione di nobili lendinaresi fu incaricata di seguire i lavori e di trovare una comunità religiosa che potesse occuparsi della custodia del nuovo sacro edificio e delle funzioni religiose. La scelta, per la mediazione di don Teofilo Malmignati, olivetano lendinarese nel convento di S. Bartolomeo a Rovigo, cadde sulla Congregazione Benedettina di Monte Oliveto, fondata nel 1319 dal Beato Bernardo Tolomei. La proposta fu accettata da don Agostino da Bologna, abate generale della congregazione, ed il 7 settembre 1578 i primi quattro monaci fecero il loro ingresso al Santuario. Essi si stabilirono nella “casa rossa”, ossia nell’edificio annesso alla chiesa, oggi in parte sede della Casa Albergo per Anziani, descritta come “piccola casa di muro all’intorno copperta di canne” nell’atto notarile del 17 maggio 1577.

Dopo duecento anni di servizio ininterrotto, però, la Repubblica Veneta, sotto l’influsso delle idee illuministe anticlericali, promulgò il Decreto di Soppressione che eliminò le realtà monastiche con meno di quindici membri dal territorio veneto. Fu così che, nel 1771, gli Olivetani lasciarono, loro malgrado, la guida del Santuario.

Durante la loro assenza fu affidata ad un sacerdote diocesano la mansione di rettore, con l’oneroso compito di custodire il Sacro Edificio e di organizzare le funzioni e cerimonie religiose. Diverse figure si succedettero in questo difficile ruolo per oltre cent’anni, talvolta con esito positivo, altre volte meno.

Agli inizi del Novecento, l’Amministrazione Comunale, che deteneva lo Iuspatronato sul Santuario, ritenne opportuno il ritorno di una comunità religiosa, anche per superare la conflittualità che si era creata a causa della presenza di due sacerdoti all’interno del medesimo ambito parrocchiale (S. Sofia). La scelta cadde sui Frati Francescani, già dal XVII secolo presenti a Lendinara, ma l’insediamento di fatto non avvenne, a seguito dell’intervento del Parroco di S. Sofia che considerava il Santuario un semplice oratorio, pur molto frequentato, ma non necessitante di una comunità alla guida. Si creò una situazione disagevole che indusse i Cappuccini a rinunciare all’incarico.

L’Amministrazione comunale allora, decisa risolvere la questione, memore del passato e colpita dalla sempre più copiosa fioritura di comunità olivetane, pensò di affidare nuovamente il Santuario ai suoi primi custodi.

Fu così che, un secolo fa, con l’approvazione di Papa Pio X, la congregazione olivetana fece ritorno a Lendinara: era il 1 agosto 1905. All’inizio giunsero due soli monaci: don Luigi M. Perego, il priore, e don Michelangelo M. Biondi; i padri ripresero dimora nella casa canonica del custode-rettore, il loro ex monastero.

Con il ritorno degli Olivetani si ebbero notevoli interventi di ristrutturazione ed abbellimento del Santuario: i pavimenti e le sculture nella Cappella del Bagno (1909-1922), l’acquisto dell’organo (1925), la facciata (1933), la realizzazione del Salone del Pellegrino (1936), il rifacimento dell’abside con la costruzione delle scale per giungere alla statuetta miracolosa (1938), il ciclo di affreschi del Chiacig (1939-1942). Ma fu soprattutto nell’organizzazione delle cerimonie e dei riti che gli Olivetani riuscirono a coinvolgere tutta la cittadinanza ed i devoti dei dintorni: dall’incoronazione della Vergine nel 1906, al quarto centenario dell’apparizione sulla siepe della statuetta nel 1909; dal centenario della scampata alluvione nel 1937, alla nuova incoronazione della Madonna nel 1942, dopo che la corona e le collane donate dai fedeli erano state rubate, fino all’ultima grande cerimonia tenutasi il 10 settembre 1995, presieduta dal cardinale Ersilio Tonini con l’incoronazione della Madonna su un palco montato nella grande piazza della città, in occasione del III centenario della prima incoronazione.

L’11 febbraio 1911 Papa Pio X elevò il Santuario alla dignità di Basilica minore; il 15 dicembre 1920, per intervento di Papa Benedetto XV, la Basilica divenne Abbazia.

Molti fedeli giungevano all’Abbazia in pellegrinaggio; in più occasioni i monaci ricevettero la visita di importanti figure ecclesiali: tra i Patriarchi di Venezia giunti a Lendinara ricordiamo Angelo Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII, ed Albino Luciani, poi divenuto Papa Giovanni Paolo I. Fu invece Papa Giovanni Paolo II che, dopo la perdita in un sacrilego furto nel 1981 del Sacro Simulacro della Madonna, benedisse solennemente in Sala Nervi il 30 dicembre dello stesso anno la nuova statua che ora possiamo tutti ammirare.

In occasione del centenario del ritorno degli Olivetani a Lendinara (1905-2005) sono state organizzate alcune manifestazioni. Il pomeriggio di sabato 30 luglio l’Amministrazione Comunale di Lendinara ha aperto i festeggiamenti con un incontro commemorativo in Sala Consiliare, seguito duna Santa Messa in Santuario presieduta dal Vescovo Mons. Lucio Soravito De Franceschi e dall’Abate generale Mons. Michelangelo Tiribilli. L’inaugurazione più prettamente religiosa ha invece avuto luogo con la celebrazione solenne presieduta nuovamente dal Vescovo nella mattinata del 15 agosto, festività dell’Assunzione della Vergine.

Durante il mese di settembre sono stati organizzati altri eventi per l’occasione: tre concerti dedicati al grande liutaio settecentesco di origini lendinaresi Domenico Montagnana, ovviamente al Santuario, alcune giornate di studio sugli Olivetani, il loro ritorno, la loro spiritualità ed un’esposizione fotografica temporanea, allestita nel Salone del Pellegrino.

Attualmente i monaci che prestano il loro prezioso servizio all’Abbazia di Nostra Signora del Pilastrello sono dodici. Il loro abito è il tipico benedettino, ma tutto bianco, per particolare devozione alla Madonna. Essi vivono secondo la regola “ora et labora” di S. Benedetto, pertanto alternano preghiera, lavoro manuale, pastorale ed intellettuale, silenzio e comunione fraterna. Sono anche incaricati di assistere alcune vocazioni (tre giovani professi ed un novizio) in seno al monastero, ma è il loro instancabile servizio al Santuario che li ha resi ormai, per tutti i Lendinaresi, i bianchi custodi della Madonna Nera.

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Come citare questo articolo

Chiara Gennaro. “Gli Olivetani del Santuario”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-olivetani-del-santuario/

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