“Voi credete di portarmi in barca, ma qui sono io a portare voi in barca”. In questa battuta, che era solito rivolgere agli esponenti politici di qualsiasi schieramento, c’è tutta la filosofia e il modo di approcciarsi alle persone di Marino Cacciatori. Parole schiette, dirette, accompagnate da un sorriso aperto, una risata sincera. E quando anche gli occhi si accendevano, ecco arrivare una di quelle battute in cui mescolava abilmente ironia e disincanto. Sì, magari sulla terraferma, come qualsiasi altra persona, poteva essere sopraffatto o incantato dalle parole, ma una volta sulla sua motonave, ecco il ribaltamento dei ruoli. Navigando lungo i rami del Po, in mezzo agli ambienti deltizi, tutti ammutolivano di fronte alla passione e alla profonda conoscenza che Marino Cacciatori lasciava trasparire. Gli bastava semplicemente far notare un qualsiasi scorcio del Delta in maniera diversa, e allora quello che occhi profani o distratti avrebbero tralasciato o guardato con sufficienza, si trasformava in qualcosa di unico e d’insuperabile valore.
E’ trascorso un anno e mezzo da quando Marino “Caparin” Cacciatori è stato sconfitto dalla malattia che, per tre anni, era stato convinto di poter governare alla stregua delle sue imbarcazioni, tra le piene e le secche del fiume. Se n’è andato in silenzio, troppo presto e troppo velocemente, ma fino alla fine non ha smesso di sognare e di desiderare di trasmettere il suo amore per il Delta ad altre centinaia e migliaia di persone.
E’ facile dire che, con Marino Cacciatori, se n’è andato un personaggio unico, irripetibile, un amico per tanti, un mito per alcuni, un punto di riferimento per altri, ma soprattutto un uomo che, pur vivendo profondamente calato nel suo ambiente, era proiettato in avanti e al di fuori di esso. Basti pensare che molto del turismo, così come è oggi praticato nel Delta e soprattutto a Porto Tolle, è debitore delle sue intuizioni. E se la stampa e le televisioni anche nazionali si sono occupate di un Delta Padano che, come scrive Gian Antonio Cibotto “non esiste” – e forse proprio per questo i ferraresi se ne appropriano per veicolare il loro Parco -, è perché qui c’era
Marino Cacciatori sempre disponibile a dare le informazioni e le spiegazioni del caso, a mettere a disposizione le proprie conoscenze e le sue stesse imbarcazioni per andare a vedere direttamente sul posto, ma anche a prendere posizioni non banali.
Marino Cacciatori, “Caparin” secondo il soprannome di famiglia di cui andava orgoglioso, era nato a Porto Tolle nel 1938, terzo di sei fratelli. Il padre Ruggero era imprenditore edile, ma con i figli Valerio e Rino gestiva anche il servizio di traghetto sul Po di Gnocca, o della Donzella, in località Molo, prima che fosse realizzato il vecchio ponte. Poi, mentre anche tra Ca’ Pisani e Ca’ Venier veniva realizzato un ponte che portò alla soppressione del servizio di traghetto gestito da Ennio Azzalin, i due operatori, assieme a Basilio Marchesini che già vi operava con un’imbarcazione a motore, diedero vita alla società M.A.C., dalle iniziali dei tre soci, per gestire il collegamento tra Ca’ Tiepolo e Ca’ Venier. In seguito, ribaltando il nome della società che diventò C.A.M., subentreranno i figli, dunque Marino Cacciatori, Rolando Azzalin e Alfredo Marchesini, che gestiranno il servizio fino al 1997, anno in cui poco più a valle venne aperto il tanto sospirato ponte, anche se già nel 1989 Cacciatori era uscito dalla società per concentrarsi sull’attività turistica.
Ma per capire a fondo Marino Cacciatori occorre fare un passo indietro. Bisogna parlare anche delle sue passioni per le moto e per i viaggi. Accompagnato da qualche amico, almeno una volta l’anno saltava sulla sua motocicletta e viaggiava attraverso l’Italia, scopriva l’estero. Tanto per rendere l’idea, già nel 1958, ventenne, era all’Expo di Bruxelles dove venne premiato quale più giovane partecipante. Insomma, uno spirito libero, aperto al nuovo, curioso di vedere cosa c’era al di là degli argini del suo Delta e di confrontarsi con tutto ciò senza timori di sorta. Per questo il periodo da traghettatore è stato quasi una sorta di trampolino verso la successiva avventura come operatore turistico.
Dimostrando intuito e intraprendenza, infatti, sostituì i vecchi pontoni con i primi traghetti moderni che chiamò con il nome dei tre figli: subito dopo l’alluvione arrivò il Sandro (ancora oggi in attività sul ponte di Goro), e a cavallo tra ’60 e ’70 il Simone, frutto dell’accordo con la Società Italiana Zuccheri che dopo la chiusura dello zuccherificio di Ca’ Venier doveva far arrivare a Ca’ Tiepolo la produzione del bacino di Ca’ Venier, e lo Stefano che invece venne impiegato per il servizio di collegamento con la spiaggia del Bastimento. Nel 1979, infine, arrivò il Delta che per alcuni anni servì per la campagna bieticola a Polesella e poi fu utilizzato per i lavori di raddrizzamento dell’ansa del Po a Corbola.
Il periodo del Bastimento, tra il 1970 e il 1977, è quello dell’apertura della spiaggia al turismo di massa, che Marino Cacciatori, con il servizio di traghetto da Polesine Camerini rese fruibile a tutti.
Fu una tromba d’aria a mettere in evidenza i limiti di quel tentativo pionieristico, ma Marino Cacciatori aveva già pronta un’altra idea: un ponte in barche per valorizzare un’altra spiaggia, quella di Barricata.
Quei primi anni ’70 furono davvero frenetici. Al di là della spiaggia, e parallelamente ai servizi legati alla costruzione della centrale Enel di Polesine Camerini, con tutta una serie di campagne di misurazioni e rilevazioni che impiegavano due motoscafi, tre pontoni e diverse barche d’appoggio, Marino Cacciatori faceva scoprire ai tecnici del colosso energetico e ai loro familiari l’ambiente deltizio. Già dalla fine degli anni ’60 disponeva di un taxi veneziano che gli permetteva di trasportare piccoli gruppi.
Pian piano, però, la cosa maturò e nel 1984 acquistò il vecchio vaporetto veneziano Marte, allora in servizio sul Sile, per togliere improvvisazione all’attività turistica e iniziare a lavorare con gruppi più consistenti.
Due anni dopo arrivò la prima motonave pensata appositamente per il Delta, la Venere (140 posti) che è ancora oggi l’ammiraglia dell’impresa di navigazione fluviale Marino Cacciatori. In seguito, dovendo far fronte alla scarsa altezza del ponte tra Ca’ Venier e Ca’ Pisani e valorizzare così il Po di Maistra, cioè il ramo più integro dal punto di vista ambientale, nel 1994 venne varato il Lino Beccati (70 posti). A testimonianza del legame di Marino Cacciatori con la sua terra, l’imbarcazione prese il nome dal compaesano, medaglia d’oro al valor militare nel secondo conflitto mondiale per l’impresa di Suda, che è scomparso solo pochi anni fa.
Naturalmente, per navigare in tutti i rami e lagune deltizie o uscire con piccoli gruppi, Marino Cacciatori disponeva anche di altre imbarcazioni più piccole. Un modo cioè di adattarsi alle diverse situazioni del fiume, ma anche alle esigenze degli escursionisti. In ogni caso, il suo vanto era quello di aver fatto sempre tutto con le proprie forze e il sostegno della famiglia, tanto che a lungo sulla Venere ha campeggiato un cartello con tutti i dati tecnici dell’imbarcazione, il costo e la sottolineatura “aiuti economici: nessuno”.
Come operatore turistico, Marino Cacciatori ha messo a frutto tutto il bagaglio di conoscenze acquisite, mostrandosi sempre almeno un passo avanti rispetto alla realtà che lo circondava.
Per prima cosa, infatti, credeva in un turismo, e soprattutto in un Parco del Delta del Po, “intelligente”, che guardasse cioè ai fatti e alle opportunità concrete, mostrandosi molto critico verso i discorsi fumosi o i progetti attuati senza tener conto della realtà. Sì a vincoli e limitazioni, ma nel senso di proteggere quello che poteva essere compromesso dall’uomo, e regolamentare tutto il resto. Non a caso si era mostrato molto critico verso il pescaturismo, partito senza avere i necessari requisiti di legge, in particolare in fatto di sicurezza e di professionalità. Per lui era una pericolosa deregolamentazione del settore più che una minaccia alla propria attività.
Come operatore, infatti, era piuttosto naif, maggiormente interessato a valorizzare il territorio, a cercare di soddisfare quanti si imbarcavano con lui, che al semplice guadagno. Era infatti capace di affrontare una gita con una manciata di persone pur di non venir meno all’impegno preso. E l’altra faccia di questa serietà, era la pretesa di puntualità da parte di tutti: fin dai tempi del traghetto, allo scoccare della mezz’ora lasciava la riva senza ripensamenti. Era un segno di rispetto per chi si era imbarcato per tempo e per chi stava aspettando dall’altra parte della riva.
La decantazione del Delta cominciava prima ancora dell’imbarco. Ai primi arrivati o ai semplici curiosi che incontrava sull’argine del Po, spiegava subito cosa potevano vedere o scoprire nel Delta. E se appena coglieva un pizzico di reale interesse, si prodigava in altre descrizioni, li portava in cabina e istaurava un rapporto che pian piano diventava sempre più amichevole, confidenziale. E ancora, se alla fine dell’escursione era soddisfatto del gruppo, scattava il rito del prosecco, oppure invitava qualcuno a casa per mangiare i prodotti tipici del Delta (salame, pesce, anche selvaggina) e per mostrare le diapositive del Delta che si sarebbe potuto vedere in altre condizioni ambientali e stagionali. Per questo, dopo la prima gita che serviva a scoprire il Delta, la seconda era una sorta di visita a Marino, un’occasione per stare ancora assieme. Ma oltre che brillante ed entusiasta, era anche umile: prima di sbarcare i gruppi era solito ringraziare dicendo “spero che l’escursione sia stata di vostro gradimento. Se è così ditelo, altrimenti scrivetelo e mi correggerò”.
Molte le personalità che hanno navigato con Marino Cacciatori. E’ del 2003 la visita del presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che commosse tutti quando ricordò nel dettaglio una precedente visita compiuta quando ancora era il governatore della Banca d’Italia, e tutta una serie di politici, amministratori, funzionari, i vari prefetti che si sono succeduti a Rovigo, varie altre autorità, giornalisti, fotografi, artisti come il regista Ermanno Olmi o Zucchero che solo qualche anno fa si appoggiò a lui per girare il video della canzone “Pane e sale”. Ma soprattutto sulle sue barche sono salite migliaia di semplici persone che Marino Cacciatori trattava con identico riguardo e simpatia.
Anche nel periodo della malattia “caparin” ha continuato ad essere se stesso: come non si lamentava, non chiedeva aiuto e cercava di fare da sé nei periodi di difficoltà, così negli ultimi tre anni di vita ha continuato a lavorare, a magnificare e far conoscere il Delta. E anche a sognare. Una nuova imbarcazione, nuovi modi di visitazione, una costante attenzione alle proposte in fatto di turismo, e il desiderio di partecipare al raid Pavia-Venezia in motoscafo.
E se la perdita è sempre dolorosa, ingiusta, l’unica consolazione è che Marino “caparin” Cacciatori non resterà un’icona del Delta destinata pian piano ad ingiallire e ad essere dimenticata. Ci sono cose nel Delta che parlano di lui, mentre il suo entusiasmo, i suoi sogni continuano a vivere attraverso il figli Sandro, Stefano e Simone, la moglie Graziana, le nuore e i nipoti -e per certi versi anche il fratello Vittorio pur se si occupa di turismo in bicicletta e canoa- che stanno portando avanti la sua impresa di navigazione e la scommessa di far conoscere il Delta del Po come il vero cuore del Parco del Delta del Po.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Enrico Garbin. “Marino Cacciatori”. Ventaglio Novanta, n. 33, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/marino-cacciatori/