La coerenza nella volontà di giocare un ruolo da protagonista nei processi di sviluppo e crescita non soltanto culturale ma anche socio-economica del territorio rodigino. Questo l’impegno dell’università di Rovigo (Cur), che ha spento a fine 2005, 10 candeline sulla torta dell’avanguardia, festeggiando una tappa molto importante nella formazione dei giovani. Progetti, corsi, concorsi, oltre ad esami e studio, permettono di abbinare la teoria alla pratica, segno che le nozioni devono essere accompagnato dall’aggancio con la realtà circostante per servire a formare un individuo. Il presidente Giorgio Marassi conferma i successi del passato e traccia le linee progettuali future.
“I suoi primi 10 anni, il Cur li ha festeggiati ospitando nella sede di viale Marconi il primo congresso europeo di diritto alimentare, fortemente voluto e curato dal professor Luigi Costato. L’evento, organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara e la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ha visto la partecipazione di illustri giuristi, professori universitari e rappresentanti degli imprenditori” spiega Marassi.
Ma l’anno accademico 2005-2006 quali novità ha presentato?
“I percorsi di studio Corsi di Laurea triennale, Corsi di Laurea specialistica e Master sono estremamente diversificati. Nascono tutti da uno studio attento delle problematiche attuali del mondo del lavoro e dalla volontà di fornire risposte efficaci ai giovani che vogliono seguire la propria inclinazione naturale e le proprie vocazioni. I percorsi triennali riguardano ingegneria informatica, educazione professionale nei servizi sanitari, educazione sociale, culturale, territoriale, infermieristica generale, tecnica di radiologia medica, diritto dell’economia (curriculum d’impresa, scienze giuridiche), orientamento di diritto dell’Unione europea. Per i corsi di laurea specialistica, invece, abbiamo la suddivisione in ‘Programmazione e gestione dei servizi educativi e formativi’ accanto a giurisprudenza. Infine, i master sono di ‘Responsabile della formazione e gestione in organizzazioni del terzo settore’, ‘Pedagogia in ambito sociale, penale e di prevenzione della devianza’ e ‘Bonifica idraulica e irrigazione”.
Parliamo di numeri. Quanti sono gli iscritti e i laureati a Rovigo?
“Le immatricolazioni hanno sfiorato le 450, i frequentanti arrivano a 1.500 unità. I neolaureati, nell’ultimo anno, sono stati circa 80. Puntiamo sulle 2.000 presenze da verificare a fine 2006”.
A gennaio è partito un master in bonifica idraulica e irrigazione. Segno della vicinanza dell’Università ai problemi della nostra terra?
“L’iniziativa è forse l’unica a livello europeo. Avevamo fissato il numero chiuso ma abbiamo dovuto fare un’eccezione, viste le numerose richieste di partecipazione. E’ un buon segno perché evidentemente i giovani capiscono l’importanza di conoscere le specificità del territorio polesano da considerare anche come ambito di sbocco occupazionale. Ma non solo. Il master avrà un più ampio respiro e potrà vantare una valenza internazionale. E’ stato realizzato grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dai Consorzi di Bonifica, proseguirà mettendo a disposizione aule di didattica, oltre ai laboratori di Padova e di Ca’ Vendramin”.
L’Università cerca anche di valorizzare il passato del Polesine, attraverso iniziative che servono agli studenti per recuperare il patrimonio culturale di un tempo?
“Dopo il successo della scorsa edizione, che ha visto la partecipazione di oltre 200 studenti, il Cur ha deciso di riproporre il concorso “Cosa sarò da grande”. Il progetto, che quest’anno ha assunto tale denominazione con l’aggiunta, nel titolo di “Vecchi e Nuovi Mestieri”, chiede ai partecipanti di riflettere sugli scenari che hanno caratterizzato il mondo delle professioni negli ultimi decenni, realizzando un progetto che descriva, a scelta: un mestiere tipico del Polesine oggi a rischio di estinzione; l’evoluzione di un’attività reputata significativa; una delle professioni nate di recente, in concomitanza con l’avvento di Internet e dei new media; cosa vorrebbero fare da grandi. La novità più significativa del format è rappresentata dalla realizzazione (prevista per il mese di novembre 2006) di un programma tv che avrà per protagonisti i ragazzi, un vero e proprio Tg “confezionato” dagli studenti per i loro coetanei e che, attraverso la loro voce, documenterà le varie fasi del progetto educativo. Tale programma sarà presentato ai cittadini e ai loro rappresentanti istituzionali, così da valorizzare lo spirito d’analisi e l’impegno dei più giovani”.
La città di Rovigo come vive la presenza di tanti universitari? Logisticamente è adatta ad accoglierli?
“I problemi ci sono, anche se, naturalmente, i soggetti interessati al progetto Cur esprimono la volontà di non disperdere i risultati fin qui raggiunti. Nonostante l’Università fosse stata studiata come un tutt’uno con la città, si riscontrano carenza di alloggi per studenti, di servizi da ricreare ex novo, la mancanza di una foresteria, di alloggi convenzionati, di spazi per i ricercatori.
Il Censer è ormai poco capiente. In effetti occorrono nuovi spazi ed in quest’ottica è maturata l’idea di spostare il corso di Scienze giuridiche a Palazzo Angeli, nel cuore cittadino, per diversi motivi. Si rivitalizzerebbe la Rovigo storica, si accontenterebbero i circa 400 iscritti all’anno e si potrebbe dare finalmente il via alla riforma universitaria, visto che dal 2007 si passerà dai corsi 3 + 2 all’1 + 2 + 2; in pratica, il primo anno di studi sarà interdisciplinare nella facoltà prescelta, per permettere agli studenti di avere l’esperienza necessaria a scegliere il percorso di studi più adatto. La scelta potrà anche esser quella di spostarsi nelle vicine università di Ferrara e Padova o nelle sedi distaccate”.
Gli studenti esprimono le proprie preferenze su come modificare l’Università. Ma hanno un ruolo attivo nelle scelte?
“Certamente. A gennaio è stato organizzato un convegno per illustrare l’esito di un’indagine condotta proprio da loro, da cui sono emersi i bisogni. E’ stato interessante il confronto tra i giovani e le associazioni di categoria, un momento di discussione dove ciascuno poneva le proprie richieste ed esprimeva il concetto ideale di città universitaria. Anche gli University Days di aprile hanno visto gli studenti protagonisti, illustrando le attività di orientamento dei corsi”.
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “Dieci anni di università”. Ventaglio Novanta, n. 33, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/dieci-anni-di-universita/