Volare con un aereo ultraleggero è un’esperienza molto bella e sorvolare Rovigo, il Polesine, la propria terra è sicuramente entusiasmante. Ma per i soci dell’aviosuperficie “Luciano Baldi” di Sant’Apollinare, sempre curiosi ed desiderosi di fare nuove esperienze e di allargare il proprio raggio d’azione, ovviamente questo non può bastare. Finora le mete, vicine o lontane, sono state scelte sempre nel territorio nazionale, compresi lunghi passaggi attraverso gli Appennini, ma questa volta si voleva fare di più: arrivare in territorio germanico. E così giovedì 31 agosto scorso Gilberto Franzoso, scatenato volatore, ha annunciato alla moglie (chi scrive questo resoconto per il Ventaglio): “Sabato vado in Germania con l’areoplanino”. Sì “areoplanino” perché di ciò si tratta: velivolo biposto che, per pesi e dimensioni, non rientra nella categoria dell’aviazione generale, ultraleggero per l’appunto.
Ma incominciamo dal principio, con un flash-back che ci riporta all’autunno del 2005, quando al “Baldi” si incominciava già a raccogliere idee per preparare la festa dell’aria dell’anno dopo (l’attuale 2006 che volge al termine) con l’obiettivo di festeggiare opportunamente il ventennale del sodalizio. C’è la consapevolezza che di manifestazioni aeree più o meno importanti ne vengono organizzate quasi una all’anno. Per coronare l’evento del ventennale occorre però pensare a qualcosa di diverso, di speciale. Ecco allora che i piloti Fiorenzo Casarotto e Alessandro Bragion, quasi all’unisono, esprimono l’intenzione di raggiungere la città tedesca gemellata con Rovigo e quindi di arrivare a Viernheim.
L’idea viene accolta con entusiasmo all’aeroclub, ma ci si rende ben presto conto che non si tratta di un’impresa facile. Ci sono le Alpi di mezzo e per un ultraleggero è un’impresa assai delicata, visto che fatica a volare oltre i 3000 – 3500 m. di quota. Nessuno però si scoraggia e così iniziano i preparativi.
Bisognava innanzitutto tracciare la rotta ed individuare la via più semplice da seguire. All’inizio i piloti ipotizzano il sorvolo dell’Austria, ma questa ipotesi viene ben presto accantonata per le condizioni burocratiche poste da questo stato, che si profilano impossibili da soddisfare. Si passa allora a considerare la Svizzera.
Per la verità le prime informazioni, anche riguardo a questo paese, non sono incoraggianti, ma poi, fortunatamente, ecco che una legge approvata proprio il 1° aprile 2006 dà libero transito agli ultraleggeri. Pertanto lo stato elvetico, nonostante sia nota la scarsa simpatia per questi mezzi dell’ “aviazione minore”, in virtù della nuova disposizione legislativa, non pone condizioni.
La Svizzera si presenta dunque come una via di transito quanto mai opportuna, anche in relazione alla necessità di programmare uno scalo, sia per il rifornimento sia per un po’ di riposo; perciò viene scelto l’aeroporto più alto d’Europa: Samedan a m. 1700. A questo punto si rende necessario informare gli enti stranieri di controllo al volo con i quali il comandante Bragion avrebbe mantenuto il contatto via radio durante tutto il tragitto.
Si giunge così al maggio 2006. Per la terza settimana di maggio tutti i permessi risultano accordati ed il piano di volo definito. Scrupolosamente studiato il tragitto, stabilita la data di partenza e formati gli equipaggi: Alessandro Bragion e Gilberto Franzoso su un P92 dell’aeroclub, Fiorenzo Casarotto e Gigi Visentin sull’altro P92 della scuola, Roberto Ragazzoni e Elia Scapin con un P92 di proprietà e Enrico Artioli e Giovanni Drago con uno Storch privato.
Purtroppo da quel momento le condizioni meteo incominciano a fare i dispetti e, a parte un viaggio lampo a Samedan, compiuto dai temerari Casarotto e Bragion per assaggiare la rotta, non è possibile fare altro. Arriva anche l’estate e l’azione sembra sfumare. Ma l’ultimo giorno di agosto, quando parevano accantonate tutte le speranze, si decide in pochi minuti che è giunto il momento giusto, dato che le condizioni meteo si profilano ideali. E così sabato 2 settembre 2006 incomincia l’avventura.
L’appuntamento è per le ore 6,30 e i piloti, ancora un po’ assonnati e sicuramente tanto emozionati, iniziano la giornata con i controlli di routine e concordano la posizione da tenere. Bragion è designato all’unanimità leader del gruppo.
Alle 7,45 decollo in formazione, che bisogna mantenere il più possibile, visto che si vola a vista, con il solo ausilio della carte aeronautiche e di un GPS. Si punta in direzione del Lago di Garda e, attraversata parte della Lombardia, i quattro aerei fanno rotta verso nord, sorvolando la Val Camonica per valicare il Bernina, raggiungendo quota oltre 3000 metri. Questo è il passaggio più critico e le espressioni tese nei volti dei piloti, immortalate da parecchie foto, ne testimoniano la difficoltà.
Superato il baluardo dello spartiacque alpino, ecco la verdeggiante Svizzera e la soddisfazione di atterrare a Samedan. Rinfrancati dalla pausa tecnica, gli equipaggi rodigini sono pronti a riprendere il volo verso la pianura Germanica che si apre ai loro occhi tra laghi, foreste e prati, mentre il volo prosegue tranquillo fino a Viernheim, che viene raggiunta dopo 4 ore e trenta effettive di volo e 640 km percorsi.
Nella città tedesca c’è già il clima della festa, sia di terra che di aria. Quest’ultima, oltre all’atteso atterraggio degli ultraleggeri polesani, per una manifestazione di pattuglie acrobatiche. La prima per l’arrivo di una delegazione rodigina guidata dall’assessore Francesco Ennio e dall’ex sindaco Paolo Avezzù.
Naturalmente spetta al primo cittadino di Viernheim fare gli onori di casa condividendo con gli ospiti tutti i festeggiamenti. La gioia, l’entusiasmo e la soddisfazione riempiono gli animi degli otto piloti da poco atterrati; il volo è stato perfetto e ora possono tranquillamente godersi la festa a base di “rumpsteak” e di boccali di birra.
Le ore proseguono liete, ma in serata si incomincia a scrutare con qualche preoccupazione il cielo che a poco a poco si va coprendo di nubi. La mattina dopo bisogna rientrare in Italia.
E l’indomani, nonostante i nuvoloni, si parte. Durante il viaggio si scrutano con preoccupazione le nubi, che si fanno sempre più compatte. Ormai le Alpi sono vicine, quando sembra non ci sia possibilità di passaggio e si profila la necessità di far rotta verso qualche aeroporto nelle vicinanze, in attesa di un miglioramento meteorologico. Ma ecco che, all’improvviso, si apre un piccolo squarcio nel cielo. La decisione è immediata: il primo aereo si lancia verso il passaggio, gli altri lo seguono. E’ fatta; i volti si rilassano e scoppiano le prime risate mentre i veivoli solcano sicuri il cielo italiano.
Questa volta lo scalo è a Sondrio, ma ormai è come essere a casa. Le condizioni della giornata sono ottime, ci si può concedere una pausa piacevole per gustare in santa pace la cucina locale prima del rientro a Rovigo.
Aviosuperficie “Baldi”.
3 Settembre. Ore 17,00.
Parenti e gli amici, in attesa, scrutano il cielo, quando, con un tuffo al cuore, ecco individuati i quattro mezzi mentre, uno dopo l’altro, si profilano all’orizzonte.
Atterraggio perfetto e, per tutti i presenti, la felicità di unirsi agli otto uomini orgogliosi per aver compiuto un’impresa non facile, coronata dall’ottima riuscita. Un volo memorabile, un tragitto mai prima esplorato e la consapevolezza, per gli otto della trasvolata, di essere per il momento gli unici ad aver individuato una inedita via d’aria per alimentare lo storico gemellaggio tra Rovigo e Viernheim.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Livia Casetta. “Da Rovigo a Viernheim”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-rovigo-a-viernheim/