Suono il campanello e Laura mi apre la porta. E’ una bellissima giornata di questo fine settembre che non vuole ancora diventare autunno. In verità prima di lei sbuca dall’uscio un pancione extra-size, comodo marsupio di due gemelli in dirittura d’arrivo. Lei mi sorride con quella dolcezza che solo le future mamme sanno distillare e le sue guance sono rosse come i frutti del melograno che sonnecchia in giardino. Ci accomodiamo nello studio della sua bella casa colmo di carte foto libri strumenti musicali e…un computer portatile che lei guarda con circospezione: Laura non ha un bel rapporto con l’informatica, preferisce circondarsi di persone ed adora i bambini.
Mi ricordi una frase letta di recente [esordisco] “Perché i bambini si nascondono? Forse per dare una possibilità ai grandi di andarli a cercare. E perché i grandi li vanno a cercare? Per trovarsi”
[Mi guarda divertita] Sì, giocare ai loro giochi con le loro regole è il segreto ed il nascondino è una gran bella metafora. La musica il suono il gioco il movimento sono le porte che loro ci aprono per farci entrare ed ascoltarci. In questo senso insegnare ai bambini è il miglior modo per imparare e quindi trovarsi.
Ma andiamo con ordine ed iniziamo… dall’inizio: mentre l’uomo andava nello spazio tu facevi il percorso inverso
[Si mette a ridere e sta al gioco] In effetti sono nata nel 1969, ma non mi ha portata giù l’Apollo 11 dalla luna! Da bambina provavo attrazione per i suoni e la musica, questo poi mi ha spinta ad iscrivermi al Conservatorio Venezze di Rovigo. Mi sono diplomata in oboe con il Maestro Volpe, poi ho seguito il corso di percussioni del Maestro Salbego. Mi sono diplomata in Didattica della Musica nel ’94 con una tesi sul significato del movimento nella danza popolare.
So che sono stati anni molto intensi…
In effetti ero talmente presa da quelle scoperte giovanili che frequentavo corsi di specializzazione di ogni genere, da quelli sulla musica di Orff al rock nella scuola dell’obbligo agli studi sulla gestualità, il movimento e le sue implicazioni nella didattica. I movimenti della danza mi hanno sempre affascinato moltissimo. C’erano sempre cose nuove da scoprire, ricordo i corsi sulle danze israeliane, russe, occitane, greche ed extraeuropee, gli studi sulle reciproche influenze e commistioni tra le danze venete e quelle degli altri paesi…
Dal continuo spostarsi per seguire corsi e seminari al turismo il passo è breve…
Sì, studiare culture e tradizioni differenti ti porta a viaggiare, e non solo metaforicamente. Cerchi di avere un approccio il più completo e multidisciplinare possibile, vuoi capire. Allora ho preso il diploma in guida di turismo sociale e mi sono riqualificata come animatore culturale ed ambientale
Anni sottolineati da una ricca colonna sonora, perché nel frattempo continuava comunque ad esserci la musica.
Ho fatto vari concerti con orchestre e filarmonie di Adria, Rovigo, Trento, Venezia e Treviso, per sei anni ho anche insegnato nelle scuole di musica tra Padova e Rovigo. Nel ’93 ero tra i fondatori del gruppo folkloristico di danza e musica popolare Sette Passi. Sono attualmente responsabile dell’Accademia Musica e Teatro della Cooperativa Turismo e Cultura, progetto che prevede corsi di perfezionamento per strumenti musicali, rassegne teatrali e corsi di animazione. Nel ’99 ho fondato la Bottega della Musica, un progetto per conoscere e fare musica in contesti di gruppo.
Diceva Bach che tutti gli strumenti musicali sono facili da suonare: Basta pigiare il tasto giusto, nel modo giusto, al momento giusto, e lo strumento suonerà da solo.
Trovo questa frase di una profondità e di un’ironia incredibili, il che in un personaggio burbero come il tedesco è davvero divertente! [ride di gusto] In effetti l’approccio didattico migliore è proprio unire la conoscenza e la consapevolezza tecnica al piacere della scoperta e della relazione con un oggetto, lo strumento, che diventa quasi un amico da scoprire e frequentare. Certo, non il nemico da dominare di tanti manuali di tecnica e fraseggio!
Cosa fai oggi e cosa vuoi fare da grande?
Per me è stato un processo naturale iniziare a collaborare, quindici anni fa, con il CeDi Turismo e Cultura. C’erano tante cose da fare, da costruire, attinenti a quelli che erano i miei studi ma soprattutto le mie inclinazioni. Ricordo di aver partecipato al mio primo corso sulle danze popolari quasi per caso, anche se oggi penso che il caso sia spesso un modo alternativo per dire che non poteva non succedere. Con Turismo e Cultura coordino le animazioni estive e realizzo progetti didattici sulle tradizioni popolari e le danze. Mi occupo inoltre di educazione ambientale, della Ludoteca del comune di Rovigo e sono docente in corsi di formazione ed aggiornamento per animatori ed insegnanti [infatti ha trasmesso i suoi metodi a moltissimi operatori che oggi, anche fuori dal CeDi, svolgono le attività apprese da lei]. Per risponderti: sono impegnatissima, ma mi diverto un mondo. Da grande, vorrei solo continuare a farlo.
Mi dici chi sei oggi?
[Non ci pensa su e risponde con fretta tranquilla] Una persona che fa quello che voleva. Avrei voluto avere un’insegnante come me, nel senso che in quello che faccio ci metto me stessa e do tutto. Oggi mi sento quella persona fatta di cuore, testa, preparazione ed aggiornamento che ho sempre cercato. Certo, è importante il progetto che elabori e quello che poi fai per realizzarlo, ma al centro ci metto la relazione con le persone. Ad esempio nel mio settore occorre molta creatività, ma penso che sia una risorsa che si alimenta anche con l’esperienza, l’intuito e l’aggiornamento. Tante cose contano e sono tutte importanti: la progettualità, l’organizzazione e la capacità di monitorare e dirigere un buon progetto iniziale per farne sul campo una iniziativa di successo e qualità. Bene, senza la centralità del rapporto tutto questo in un certo senso svilisce e perde efficacia.
…Come dire che prima ancora del contenuto del progetto conta la relazione
Esatto. Al CeDi abbiamo rapporti quotidiani con persone, enti, strutture, con i giovani stessi. La chiave sta nell’atteggiamento partecipe e propositivo, nella comprensione delle molteplici esigenze, nelle dinamiche che si instaurano grazie alle relazioni che quotidianamente intessiamo quando lavoriamo. Saper ascoltare, cercare di capire, per arrivare poi a elaborare soluzioni che siano delle risposte, più che banali proposte.
Detta così sembra tutto molto semplice e non fa una piega, ma ho l’impressione che in realtà…
…in realtà è stato un percorso personale lungo e difficilissimo! C’è una componente fondamentale dell’apprendimento che è l’errore, ingrediente introvabile nei territori della teoria ma diffuso come il prezzemolo se scendi nell’arena della pratica.
Ad esempio?
Ti confesso che i progetti che ho realizzato nei primi anni oggi non li rifarei più, o li cambierei completamente, Ad esempio agli inizi a volte insegnavo ai bambini danze anche molto complesse, che a me piacevano molto. Il problema era che non capivo le difficoltà che avrebbe dovuto affrontare un bambino per riuscire. E’ un problema di sostenibilità dell’apprendimento che si risolve solo imboccando un percorso graduale, costruito sull’allievo e non sul docente…
Adesso comprendo meglio cosa intendevi prima quando parlavi di centralità del rapporto…
E’ chiaro che se il sistema, didattico o ludico che sia, non ruota attorno a te, tutto si ri-parametra correttamente centrandosi sul rapporto da instaurare e conseguentemente sulle esigenze di chi hai davanti mentre lavori.
Ho il sospetto che in questo discorso la Bottega della Musica c’entri qualcosa
Era il 1996, impratichendomi con le scuole di musica mi resi conto che chi partecipava spesso era in grado di interpretare da solista brani anche di notevole difficoltà esecutiva, ma quando si trattava di strimpellare in gruppo le più banali melodie non era in grado di armonizzare due note! Mancava insomma la capacità di relazionarsi. Avendo compreso gli errori di gioventù di cui ti ho parlato prima, decisi di fondare a Crespino la Bottega della Musica, allo scopo di favorire la formazione di gruppi musicali spontanei. E’ un po’ come il creare le condizioni per cui tante persone che non si conoscono ma sono riunite nello stesso luogo ed hanno tutte qualcosa da dire comincino a chiacchierare, scherzare e discutere tra loro in armonia: alla Bottega ci limitiamo ad aggiungere alle parole le note…
Ecco un bell’esempio del perchè nelle moderne scienze sociali e della comunicazione tanti termini vengano mutuati direttamente dal lessico musicale. Prima citavi le difficoltà che personalmente hai dovuto affrontare nel tuo percorso formativo. Quali altri ostacoli hai trovato?
E’ difficilissimo coordinare gruppi numerosi di bambini: ad esempio ad Albignasego erano in 120! Ti lascio immaginare la baraonda. Le difficoltà logistiche in ogni caso non sono mai un grosso problema, così come gli imprevisti: anche in questi casi l’esperienza e la consuetudine sul campo sanno indicare la soluzione migliore.
Nel mondo del lavoro le persone professionalmente realizzate si possono dividere in due gruppi: quelle che amano quello che fanno e quelle che fanno quello che amano. Nel primo caso c’è una sfumatura di adattamento quasi darwiniano, nel secondo c’è profumo di libertà: qual è il tuo caso?
Tutte le persone creative e con la voglia di scoprire [fuoco dentro, la chiama, poi si corregge] dovrebbero provare a lavorare come si fa al CeDi – Turismo e Cultura. E’ un cantiere sempre aperto in cui ciascuno è realmente messo in condizione di inventarsi un ruolo e, perché no, una professionalità. L’aspetto progettuale è fondamentale e siamo sempre a caccia di nuove idee da sperimentare e realizzare.
Lavorare così è molto faticoso ma alla sera senti di aver realizzato sia qualcosa di tangibile che te stesso. Messo in condizione di fare quello che ami probabilmente darai del tuo meglio e farai conseguentemente tutto il possibile per riuscire, poiché le motivazioni sono già dentro di te.
Poi subentra la componente ludica, il divertimento, che permette di attingere a risorse solitamente molto ben nascoste. Tanti progetti, oggi considerati iniziative consolidate, sono nati così: penso alla Bottega della Musica, a Suono e Ambiente, all’Accademia Musica e Teatro, al Meeting della Didattica, a Danzamondo, a Viaggio attorno ai cinque sensi, ai progetti interculturali…
Cosa mi dici delle Ludoteche e dei progetti Bibliotechiamoci?
[Il volto le si illumina, devo aver toccato argomenti a lei particolarmente cari] Non sono solo e non sono tanto spazi in cui si gioca ed i ragazzi sono lasciati a loro stessi, basta che non si facciano male. Sono invece momenti importantissimi di socializzazione tra giovani e tra giovani ed adulti, in cui si impara a relazionarsi e trovare gli equilibri che rendono un insieme di individui un gruppo di amici che si divertono. Un obiettivo fondamentale di questi progetti è quello di imparare a giocare insieme: sembrerà strano ma ti assicuro che i bambini di oggi devono re-imparare a giocare! Il nostro staff di animatori è preparato professionalmente a favorire il coinvolgimento diretto di ognuno, ma sempre nel rispetto dell’individuo e partendo da meccanismi di libera partecipazione.
Ed i laboratori didattici?
Per noi al CeDi partecipare ad un laboratorio didattico non significa attaccare una testolina di pezza ad un pupazzo ma sporcarsi le mani in libertà, mischiare scoprire sperimentare potendo sbagliare, dipingere muri: fare quello che in genere nel quotidiano ad un giovane è severamente proibito.
In quest’ambito l’auto-apprendimento è un meccanismo prezioso e confina con la consapevole gestione del fare e del tempo: se ad esempio il bambino si stanca può smettere e riprovare tranquillamente a finire il lavoro il giorno successivo, riprovando o se preferisce ripartendo da zero alla ricerca di nuove vie…
…E qui scatta la responsabilità
Certamente, i giovani ci tengono comunque a portare a casa un lavoretto fatto con le loro mani: è un percorso di crescita che i nostri animatori mettono in atto in modo spontaneo e molto efficace perché sfrutta i meccanismi propri delle dinamiche di gruppo.
Cosa mi racconti riguardo al Meeting della Didattica?
Un’intuizione di Donatella Girotto, Presidente del CeDi Turismo e Cultura, originata dall’organizzazione di una rassegna di teatro musicale cui parteciparono diverse scuole provenienti non solo della provincia ma da tutta Italia. Pensammo che sarebbe stato bello dare visibilità a tutti quegli istituti che durante l’anno realizzano progetti legati alla conoscenza ed alla valorizzazione del territorio e che organizzando il Meeting avremmo permesso anche ad altre scuole di vedere quanto realizzato e replicare progetti simili o trarne ispirazione per ideare nuove iniziative.
Qualche numero?
Ad esempio, per quanto riguarda la sola convegnistica giovanile, la parte del Meeting che riguarda gli istituti secondari, quest’anno abbiamo coinvolto direttamente 500 studenti, 30 insegnanti, 13 scuole…
Oltre alle cifre, esistono altri indicatori importanti per valutare l’esito di un progetto: tu come fai a capire quando si è trattato di un successo?
Dai ragazzi! Molto più che dai genitori o dai docenti. Da come rispondono alle motivazioni che offriamo loro, dall’entusiasmo che mettono nel fare le cose, dalla positività con cui ci accolgono giorno per giorno…
Quando realizziamo un progetto, ci rendiamo subito conto del suo appeal nei confronti delle famiglie e della valenza didattica, ma il nostro vero interlocutore sono i giovani.
Immagino diano risposte diverse a seconda dell’età
In termini di feedback, è molto più facile lavorare con i bambini delle primarie. Con i ragazzini dagli undici anni in su diventa tutto più difficile perché subentrano meccanismi di inibizione e controllo sconosciuti ai più piccoli. Timidezze ed altri prezzi pagati alla crescita che corrompono la spontaneità. Un esempio di impresa? Coinvolgere i maschi delle secondarie inferiori nel vortice di una danza popolare! Non ti dico la gratificazione quando sciogliamo i loro ormeggi e si tuffano dentro la musica…
[Le ultime risposte di Laura mi spingono a chiederle cosa passi dall’altra parte, cosa rimanga del suo lavoro. Lei pesca nella sua ricca biblioteca, che ha allestito comprando per oltre vent’anni tutti quei testi che le servivano per formarsi, per conoscere o che semplicemente solleticavano la sua curiosità. All’amo rimane appeso un volumetto prodotto dal CeDi, “La storia raccontata delle nostre tradizioni”]
Tutto si annacqua se non rimane anche qualcosa di tangibile, un ricordo oggettivo, nel senso letterale di oggetto, delle cose fatte: fotografie, disegni, composizioni, lavoretti, testi o poesie che sia. Amo far creare ai giovani quaderni e libretti didattici, manufatti costruiti con materiali poveri o di recupero… Ai bambini deve restare in mano qualcosa, che riaccenda magari dopo anni ricordi ed emozioni altrimenti irrecuperabili.
[Si parla di libretti e testi ed una veloce occhiata corre spontanea ai titoli allineati nel suo studio: la Cromoterapia di Amber, Ricicla in Musica di Rossena e classici come la Storia della Danza di Sachs. E poi Giocare con la Musica, ricordi di Folklore Palesano, I suoni in Tasca, Silenzio c’è il Suono di Lassen, Neulichedl e Seritti, titolo talmente bello per un libro che penso funzionerà bene anche per un articolo… Tra i tanti testi mi incuriosisce uno scritto sull’intercultura, L’altra Musica: è il caso di indagare]
Oggi si parla molto di intercultura…
I progetti interculturali esercitano su di me grande fascino ed hanno una valenza didattica davvero particolare: c’è la necessità, da parte mia e delle scuole con cui lavoro, di andare oltre i progetti consueti e conoscere tradizioni, usi e costumi dei bambini che provengono da altri paesi.
Studiare le loro canzoni, le loro danze, i giochi, i costumi non realizza solo obiettivi di integrazione e socializzazione ma apre anche mondi nuovi ed affascinanti ai bambini italiani. Abbiamo realizzato tanti progetti di questo tipo, ad esempio ad Albignasego con bimbi cinesi, rom, dell’est europeo, albanesi, nordafricani. In Polesine con bimbi bielorussi ci siamo divertiti a viaggiare metaforicamente con il progetto Da Minsk a Crespino.
Ti dirò che tra l’altro sono personalmente affascinata dagli strumenti musicali stranieri… [Non è difficile crederle: alla parete, dirimpetto la libreria, un’intonatissima confusione di zucche, legni, corde e spaghi e pelli tese…Laura attacca e sembra inarrestabile] Questi sono tamburi originali indiani, asiatici e africani, questo è un bidofono che in India chiamano Gopi-Yantra, e di fianco un Siku o flauto di Pan boliviano. Questa maracas è stata costruita con una zucca da Paola Moretto e questa è un’ocarina fatta a Grillara. Poi tablàs, Balafon ed una Zanza a pizzico africana…
A proposito di paesi esotici, in questi giorni a Bologna c’è la prima edizione della Fiera del Cactus. Dove tieni le tue spine?
Sono molto esigente con i colleghi e miro ad una chimera che si chiama perfezione, anche perché per prima non mi risparmio. In certi momenti posso sembrare dura e pungo. So dare fiducia e ripongo quindi aspettative nel prossimo, a volte caricandolo eccessivamente, poi però il giorno dopo arrivo al CeDi con cioccolata, caramelle e altre leccornie e tutto si stempera in un sorriso…dolce! La nostra piacevole chiacchierata è finita e Laura mi accompagna alla porta. Mentre socchiudo il cancelletto in giardino penso che anche oggi ho avuto la conferma della convinzione che vivere mossi da passioni ed entusiasmi sia proprio un bel vivere e riempia l’esistenza. Quasi come la sua maternità, bel dono per una persona speciale.
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Come citare questo articolo
Massimo Bergamini. “Silenzio…c’è il Suono!”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/silenzioce-il-suono/