“Sto riflettendo sul perché le mie fotografie siano venute piuttosto male, non avevo capito, nello scattarle, che il Delta è un luogo così diverso perché è fatto d’acqua e di luce, dove i due impalpabili elementi si rincorrono per poi fondersi in combinazioni sempre diverse, influenzandosi a vicenda e la terra gioca il ruolo marginale di una piccola riga sulla linea dell’orizzonte, che delimita con discrezione lo spazio. È forse questa l’originale essenza del Delta, forse più del suo panorama rigorosamente schiacciato sulla linea dell’orizzonte”.
E’ il contenuto di una lettera tra le tante, tutte significative, che Michele Barini, personaggio emblematico del delta del Po, conserva gelosamente nella sua barca-dimora stabilmente ormeggiata a Gorino Sullam, presso il ponte di barche che congiunge le due rive del Po di Gnocca. Lì accanto un’imbarcazione di dimensioni ridotte, con la quale Michele può muoversi agevolmente lungo il fiume per raggiungere le lagune dove le acque dolci si mescolano a quelle marine.
Un ambiente magico dove, a bordo della sua barca, Michele può insinuarsi, in compagnia di amici vecchi o nuovi, lungo stretti “paradeli” oppure sostare negli slarghi che si aprono improvvisi tra i canneti.
“Il misterioso cuore del Delta – continua la lettera – visto dall’interno della sua barca, lascia un ricordo indelebile, inquietante, un bisogno di tornare a vederlo per qualche ora: un vero e proprio “mal di Delta”. Ho vissuto, grazie a lei, caro cavaliere, il fascino di quei luoghi per tre ore, e ora cerco di immaginarlo nel suo perenne mutare aspetto: la luce che cambia quando il vento increspa l’acqua, quando filtra e risplende tra la nebbia di un’alba autunnale o sotto il cielo plumbeo durante un’abbondante nevicata o sotto la pioggia, per non dire poi di una gita in barca alla luce della luna.
È da rivedersi con più calma nella sua struggente essenza che invita alla solitudine e alla meditazione. Quegli spazi argentei, lattei e infiniti che improvvisamente si aprono tra il verde della teoria di canne, svelano una fitta quanto inattesa popolazione di uccelli per poi ripiombare e richiudersi improvvisamente nel folto delle onnipresenti canne.
Tutto pullula di vita nel Delta nell’eterno alternarsi del dramma di soccombere e la vittoria di sopravvivere. Stare lì da solo non dovrebbe dare la stessa impressione di solitudine che dà la montagna: su quell’acqua, tra quelle canne, ci si sente sempre osservati, temuti, scrutati.
Una garzetta cammina nell’acqua col suo elegante passo da trampoliere, discosta solo pochi metri dalla nostra barca, indicandoci che il fondo è a pochi centimetri dalla superficie e che la nostra barca non si incaglia solo grazie alla sapiente guida del traghettatore.
Mio figlio, viste le fotografie, vuole venire a vedere quei luoghi, compatibilmente con i suoi molti impegni di lavoro e di musica. Spero di poter usufruire ancora una volta della sua indimenticabile guida appassionata, dotta e brillante, vivacizzata da comprensibilissime espressioni dialettali, sapientemente condotta sul filo di ricordi personali che sono uno spaccato della situazione economica e sociale del tempo passato: (“papà non voglio più mangiare pesce”, allora sulla mensa comparve un gabbiano… che sapeva di pesce pure lui…).
Il Delta, come tutto il nostro patrimonio ambientale, artistico e culturale corre dei rischi mortali, ma finché ci saranno persone come lei, ci sarà sempre una concreta speranza di poterli tramandare ai nostri figli e nipoti.
Con stima e riconoscenza”…
Sono tante le persone che, come il sensibile turista di Calusco D’Adda (Bergamo), hanno scoperto l’incanto del Delta grazie a Michele Barini, personaggio inconfondibile, tra i pochissimi in grado di far comprendere l’unicità del territorio reso vitale dalla foce del fiume e di farlo amare profondamente.
Di un uomo si dice che è legato alla sua terra, di Michele si può dire invece che è legato ad un fiume, anzi al suo fiume, al Po, ed in particolare a quella zona umida che il fiume forma quando, aprendosi a delta fra acquitrini, canali, specchi d’acqua e canneti, si tuffa nel mare.
La sua storia parte da lontano, quando, fin da ragazzino, dopo il breve corso di studi inizia, sulle orme paterne, a fare il pescatore nella Sacca degli Scardovari e nel Delta, sul barcagno di famiglia. “Io e mio fratello Mario – racconta Michele – pescavamo anguille che rivendevamo al mercato ittico di Goro o ai privati per guadagnare qualcosa in più”.
Divenuto successivamente “Passatore”, attività esercitata per vent’anni con un traghetto a pendolo tra le località di S.Giulia e San Rocco, alle foci del Po di Gnocca, e poi responsabile del ponte di barche che aveva sostituito il traghetto, Michele Barini, con la sua straordinaria passione per l’ambiente, ha fatto da pioniere al turismo nel Delta.
Già negli anni ‘50 ideava le prime escursioni, accompagnando i bambini dell’asilo di S.Giulia sulla sua barca, alla scoperta delle isole che racchiudono il Delta. Fra i tanti ricordi dell’epoca, affiorano netti quelli legati a Don Pierino, parroco di quel piccolo paese, che per ripagarlo dei servizi resi, gli dava formaggini e cioccolata.
Di mestieri Michele ne ha fatti tanti: pescatore, agricoltore, guida ambientale e turistica, tutti comunque strettamene legati al suo grande amore per il Delta. A migliaia e migliaia di visitatori ha fatto conoscere le bellezze di questa terra, di cui conosce ogni angolo, ogni sfaccettatura. “La passione per il Delta -confessa Michele- io l’ho sempre avuta e per anni l’ho condivisa con il mio grande amico Marino Cacciatori (scomparso nel dicembre 2004) e con Berto Boscolo, il “poeta pescatore”.
Negli anni Michele è diventato, oltre che un esperto conoscitore del territorio, anche un personaggio emblematico per il Delta. Di lui si sono occupate televisioni estere, locali e nazionali, che nelle loro trasmissioni (Meridiana, Geo, Natura-Avventura) hanno dato ampio rilievo alla sua cultura, alla sua esperienza e ai suoi straordinari racconti: parlano di aironi, di gallinelle d’acqua, di folaghe, di sterne e di uomini. Ha fatto anche spesso da guida a personaggi noti della cultura, della politica, del cinema e dello spettacolo, regalando loro emozioni e sensazioni: Giorgio Almirante, Claudio Villa, Alberto Bevilacqua, Renato Pozzetto, M. Giovanna Elmi, Katia Ricciarelli, Alessandro Cecchi Paone.
A proposito di Alberto Bevilacqua, lo scrittore-regista di Parma, gli piace ricordare un simpatico episodio: “Era venuto ad Albarella per un premio letterario e Aldo Crivellari, uno degli uomini politici più importanti di quel tempo, lo accompagnò in visita al mio “bilancione”: una barca in cemento, con una casetta sopra, e una grande bilancia per pescare. Avevo catturato un pesce siluro e, pensando di invitarli a mangiare qualcosa insieme, tra me e me andavo dicendo: se porto in tavola anguille e passere fritte, non mangiano più il siluro. Ho deciso, allora, di cucinarlo ai ferri e l’ho servito. A Bevilacqua che mi chiedeva che pesce fosse, l’ho spacciato per coda di rospo di fiume, non volendo confessare la vera natura del pesce pescato perché molti lo ritengono non adatto alla cucina. Ma lui, da buon parmense, pur avendo capito che si trattava di pesce siluro, lo apprezzò molto, tant’è che ne chiese ancora una seconda e una terza volta”.
Michele è l’uomo del Delta, l’uomo che di questo angolo di mondo ha fatto la sua ragione di vita. Ne conosce tutti i segreti, i movimenti delle acque che si increspano e si rincorrono, i giochi di luce che lo rendono magico e incantato, i suoni, i rumori ed il silenzio che lo popolano.
Dieci anni fa, nel 1997, su proposta dell’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi, dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro gli fu conferito il titolo onorifico di “Cavaliere della Repubblica Italiana”, quale premio per una vita dedicata al lavoro.
Oggi Michele, 74 anni compiuti lo scorso ottobre, si gode i frutti della pensione nella sua casa a Taglio di Po, in compagnia della moglie, la dolcissima signora Giovanna, con cui ha festeggiato qualche mese fa i 50 anni di matrimonio. Ma ogni volta che può, scappa nel suo rifugio, in quel capanno su uno scafo galleggiante, lungo la riva del Po di Gnocca, dove sono gelosamente custoditi momenti di vita, ricordi ed emozioni.
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Come citare questo articolo
Anna Volpe. “Il misterioso cuore del Delta”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-misterioso-cuore-del-delta/