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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Lungo “El stradon dei Frati”

Da Villanova Marchesana a Bellombra percorrendo un’antica via rilevata sulla campagna

di Sauro Passarella

Ventaglio Novanta n. 35 2007 pp. 18–21

Continuano con successo le passeggiate del G.T.G. in Polesine, occasioni per scoprire luoghi, sconosciuti ai più, e per cementare amicizie fondate sulla condivisione di ideali di rispetto e promozione del territorio.

Ebbene anche chi scrive è stato coinvolto per fungere da guida ad una di queste escursioni pedestri che si è sviluppata da Villanova Marchesana alla Possionanza di Bellombra, raggiunta percorrendo l’antico “Stradon dei Frati”, che ha inizio nella località Cisimatti, detta anche Sisimati, luoghi facenti parte delle antiche proprietà dei monaci Certosini.

L’appuntamento per la partenza è stato stabilito a VILLANOVA MARCHESANA, nella golena del grande fiume, presso l’Oasi degli Amici del Po. Dopo l’incontro festoso con i partecipanti all’escursione, scattate alcune foto dell’ambiente fluviale, abbiamo dato il via alla nostra camminata raggiungendo la vicina chiesa di S.M. Assunta, edificio eretto all’inizio del XVII secolo su una proprietà del nobile Sebastiano Fiaschi.

La zona rivierasca per secoli ha fatto parte del territorio estense, come ricorda il toponimo “Marchesana”, ossia del marchese Nicolò III d’Este che acquistò in zona ampi possedimenti. Dopo la morte di Alfonso II d’Este (1597) senza eredi diretti, all’epoca dell’erezione della chiesa, la zona era da poco passata con tutti i territori del ducato sotto lo Stato Pontificio e la parrocchia era retta dal rev. Don Orazio Boccato. Spiritualmente la chiesa era comunque inserita nella diocesi di Adria, e ciò era stato definito dopo un annoso contrasto tra il vescovo di Adria e i monaci Certosini di Ferrara che, in base ad un’investitura di Borso d’Este, avevano per qualche tempo goduto del diritto di giuspatronato nella nomina dei parroci di Villanova Marchesana.

La chiesa fu sottoposta ad un radicale intervento di riedificazione a fine del ‘700, mantenendo comunque una chiara impronta ferrarese, venendo inaugurata dal vescovo Arnaldo Speroni nel 1788. Il campanile è invece quello originario eretto a metà del ‘600.

I Certosini, esclusi dalla gestione diretta della chiesa, mantennero comunque in zona, oltre ad ampi possedimenti agricoli, un piccolo convento con l’oratorio della B.V. del Pilastro presso cui si trovava un’immagine della Madonna ritenuta miracolosa. E proprio alla volta di questo oratorio, in località Sisimati, distante circa due chilometri, riprende il cammino della numerosa comitiva, formata da circa 30 persone. Raggiungiamo pertanto la chiesetta, oggi chiamata semplicemente Oratorio Sisimati, probabilmente sorto sulla linea di demarcazione tra la Serenissima Repubblica Veneta e lo Stato Pontificio: zona di confine dunque e quindi zona di Pilastri confinarii, da cui deriverebbe il doppio etimo attribuito all’oratorio. Di immediata comprensione quello del “Pilastro”, meno comune quello di “Cisimati” in cui si intravede l’origine dal greco skima, latino scindo, ovvero divisione, separazione.

La certezza dell’antica esistenza dell’oratorio viene certificata da una mappa del Polesine datata 1563 a cura del cartografo Cristoforo Sorte, consultabile presso l’Archivio di Stato di Modena. Esiste inoltre una documentazione vescovile che testimonia una vita non sempre facile dell’oratorio. Infatti nel 1603 il vescovo Peroto lo descrive con tre porte d’entrata e quattro altari, mentre un secolo dopo, nel 1710, il vescovo Vaira lo trova con un solo altare dedicato a S.Brunone, fondatore dell’Ordine Certosino.

Dopo la conquista del territorio da parte di Napoleone e la soppressione di molti ordini religiosi, dal 1807 l’oratorio passa in proprietà alla famiglia Rosada, poi Viviani e successivamente Poletto, finché nel 1984 diviene proprietà della chiesa che ne decide il restauro, viste le penose condizioni in cui si trovava, essendo nel frattempo sparite una dozzina di artistiche statuette in legno di fattura artigianale, mentre erano da poco stati portati al sicuro i quadri della Via Crucis. Alla nutrita comitiva di camminatori polesani l’oratorio si presenta pertanto in buone condizioni, con un’elegante frontone, una sola porta d’entrata ed un solo altare fiancheggiato da due colonne ioniche.

Dopo la visita del tempietto, resa possibile dalla gentile disponibilità del parroco don Danilo Siviero e del sig. Sante Paletto, attuale custode, si riprende l’itinerario.

Si cammina lungo l’antico “Stradone dei Frati”, con tratti ancora acciottolati, una via rilevata rispetto alla campagna per garantire la percorribilità anche quando le zone circostanti, costituite da bassure, si presentavano allagate. Lo stradone costeggia lo scolo Crespino in un paesaggio tipicamente agreste, contornato da siepi e piante autoctone. Si vedono ancora campi ondulati, sotto cui probabilmente sono presenti resti di interesse archeologico.

E’ il regno delle ampie corti rurali: corte Bragato, ancora dotata di un grazioso oratorio privato, poi corte Vallette, il cui toponimo rimanda alla presenza un tempo di estese valli. Raggiungiamo frattanto corte Dallavilla, dove abbiamo la gradita sorpresa di una speciale accoglienza con uno spuntino a base di salame fatto in casa, formaggio del pastore, pane biscotto e vino clinto. Che atmosfera! Un magico momento di vera ospitalità polesana! Ed il patriarca sig. Giovanni Dallavilla ci tiene a sottolineare la sua provenienza da Canalnovo, forse anche in onore della guida del gruppo che, come ben sanno gli amici, è appunto di Canalnovo.

Dopo l’apprezzato intervallo riprende l’itinerario lungo lo “stradone”, antica e sinuosa strada rialzata che emerge nella vasta campagna. Una breve sosta è d’obbligo nel punto in cui passava la via Annia: si intravedono i resti di quello che doveva essere un bel ponte romano a schiena d’asino.

Appare frattanto ai nostri occhi il grande fienile ove si legge il nome dell’antica corte Possionanza (o Passionanza come è meglio conosciuta) presso cui sorge la omonima trattoria, meta conclusiva del nostro itinerario. Qui incontriamo alcuni ospiti “foresti”, con cui intrecciamo alcune positive valutazioni della zona, che si concludono con una loro gradita osservazione che mi piace qui riportare: “Polesine sconosciuto e meraviglioso che merita maggiore attenzione e tutela”.

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Come citare questo articolo

Sauro Passarella. “Lungo “El stradon dei Frati””. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/lungo-el-stradon-dei-frati/

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