Dopo la sosta presso il castello (vedasi Ventaglio n.33 pag.8), scattate alcune foto, riprendiamo il nostro itinerario raggiungendo il sestiere SAN MARCO, riferimento della contrada dei “redinari”, anche questo caratterizzato da un tempietto. E’ l’Oratorio di S. Marco, in cotto con inserimenti di marmo bianco sul portale e nelle fasce di contorno. La costruzione si presenta alquanto moderna, realizzata nel 1947 per sostituire il precedente edificio distrutto in un bombardamento nel corso della seconda guerra mondiale.
Raggiungiamo frattanto il Canalbianco che, in seguito ai lavori per renderlo navigabile, corre rettilineo trattenuto da sponde verdeggianti. Transitiamo lungo via VAL MOLIN SUPERIORE, toponimo che indica l’antica presenza di una valle, presso la quale doveva trovarsi un mulino. Oggi l’attenzione viene attratta da una struttura rosa, che scopriamo essere l’idrovora Bussari, realizzata per scaricare artificialmente nel Canalbianco le acque piovane raccolte nella zona a nord del fiume, ed in questo immesse mediante un sistema di pompaggio necessario per superare il dislivello del canale di raccolta che scorre ad una quota inferiore. Dalla sommità arginale si scorgono varie fattorie e case rurali, alcune in stato di abbandono nonostante la dignità architettonica che le caratterizza.
Percorriamo la strada arginale seguendo il flusso della corrente fino a raggiungere Villa Torelli-Rossi, di cui si può cogliere l’eleganza delle forme nonostante la facciata sia parzialmente occultata dalle belle piante del parco. Di origine quattrocentesca, probabilmente nata come casino di caccia al tempo degli Estensi, appartenne alla nobile famiglia Turolla che a fine del XV secolo mutò il cognome in Torelli. La struttura fu soggetta a varie modifiche nel succedersi dei secoli, specie nell’Ottocento quando divenne proprietà del rodigino Eugenio Minelli e dei suoi fratelli. A questo periodo risale la doppia scala che porta al piano nobile, a cui si accede da un portale centinato sormontato da un mascherone con volto di guerriero. Piacevole il gioco delle finestre sulla facciata: quelle del piano nobile presentano un arco a tutto sesto, mentre eleganti oculi a forma ellittica danno luce al sottotetto.
L’itinenario procede lungo la riva del Canalbianco, verdeggiante per la presenza di numerose piante nate spontaneamente vicino alla corrente del fiume. Raggiungiamo frattanto il ponte sulla trafficata strada statale 16 Rovigo-Ferrara. Oltre il corso d’acqua, sulla riva destra, si trova una limitata porzione del territorio comunale di Arquà (residuo del periodo in cui il Canalbianco, prima della rettifica, correva più a sud). In questa piccola area sono sorti impianti legati alla fruizione sportiva e ricreativa del fiume, come il Centro Remiero, la darsena per diportisti nautici di Porto Bussari, nonché, in tempi recentissimi, il moderno Ostello Canalbianco indovinato punto di accoglienza del turismo giovanile e sportivo nel medio Polesine.
Ritorniamo frattanto sulla riva sinistra del fiume, dopo aver notato, nei pressi del ponte, una targa che indica il passaggio del 45° parallelo; informazione che ci ricorda come il Polesine sia collocato al centro della zona temperata dell’emisfero settentrionale della terra. Il percorso riprende in via VAL MOLIN INFERIORE, passando davanti alla recentemente restaurata Casa Cattozzo, dalle origini settecentesche, un tempo facente parte di un ampio complesso rurale di proprietà dei rodigini conti Casalini, di cui l’edificio considerato costituiva probabilmente la casa del fattore. Una sobria eleganza caratterizza la facciata, percorsa da due simmetriche canne fumarie spostate ai lati, determinando la presenza delle aperture (porte e finestre) soprattutto nella zona centrale.
La tappa successiva è presso il verde triangolo su cui sorge l’Oratorio della B. V. del Carmine di Valmolin, risalente alla prima metà dell’ottocento ma ricostruito nel 1950. Il luogo, silenzioso e appartato, conserva la poesia della campagna, ed è difficile immaginare che a poche centinaia di metri, occultato da alberi, sorge il nucleo industriale di Arquà avviato dall’Irsap, industria nota a livello mondiale per la costruzione di radiatori per il riscaldamento.
Lasciamo frattanto l’argine, seguendo la strada che circoscrive l’area industriale dove, eminente sulla vasta campagna, sorge Casa Turolla-Paparella.
Casa Turolla-Paparella. Edificio non privo di eleganza, dominato da due comignoli a dado con cui culminano due elevate canne fumarie. Queste corrono lungo la facciata evidenziando la parte centrale della costruzione, ove si raccolgono la maggior parte delle finestre e due porte sovrapposte (ingresso e balcone) centinate. Aderente al fianco destro è presente un rustico, quale ricovero attrezzi della campagna.
Proseguiamo l’itinerario che, superando nuovamente la statale ci riporta verso il centro di Arquà. Prima di imboccare il ponte che passa sopra la linea ferroviaria, deviamo a destra per raggiungere Ca’ Pascoli, fattoria di origini settecentesche, isolata nella campagna, oggetto di un recente restauro che ha messo in evidenza la lineare ed armonica facciata a mezzogiorno dell’abitazione, preceduta da un’ampia aia mattonata ed affiancata da una bella barchessa a tre arcate. Un altro edificio rustico chiude la corte ad est, mentre sul retro si stende la campagna coltivata.
Tornati sulla via principale, superato il cavalcavia, imbocchiamo la strada a destra, per sostare presso la cancellata di accesso di Villa Canato-Pasqualini, edificio storico di tradizioni secolari, costruito come casino di caccia al tempo del dominio estense e a lungo appartenuto alla famiglia Durazzo. Un accurato restauro, portato a compimento negli anni sessanta, ha ridato all’immobile l’aspetto originario in mattoni a vista, secondo la tradizione ferrarese. La facciata lineare si presenta arricchita da due elaborati camini che si innalzano maestosi sopra il tetto. Sei eleganti oculi si aprono sotto la cornice dentellata del sottotetto, mentre uno zoccolo sporgente sostiene la parte più bassa dell’edificio, al cui centro sorge una doppia scalinata che dà accesso al piano nobile.
Un ampio parco, realizzato nel XIX secolo seguendo i canoni della tradizione romantica, circonda l’abitazione, presentando una torretta neogotica, camminamenti suggestivi tra il verde e alcuni reperti archeologici. Il tutto è cinto da un’alta mura, realizzata nel settecento, che assicura una adeguata privacy a chi soggiorna nell’antico casino di caccia estense.
La tappa successiva è dopo un centinaio di metri, ove, sulla destra, sorge Ca’ Gagliarda, lineare abitazione, sviluppata orizzontalmente, che si rifà alla tipologia cinquecentesca, anche se è ipotizzabile che la costruzione sia di epoca successiva. Un’ampia aia pavimentata in cotto precede il caseggiato, un tempo probabile destinazione del fattore. Una barchessa con tre arcate parzialmente tamponate e due rustici completano il complesso rurale.
Proseguendo lungo la via si apre, ampia e soleggiata, Corte Suriani nei pressi del ponte che, valicando la Transpolesana, ci riporta a Cornè, dopo aver descritto un percorso circolare che ci ha permesso di conoscere significativi aspetti ambientali, storici ed architettonici del comune di Arquà Polesine.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Nel territorio di Arquà Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/nel-territorio-di-arqua-polesine/