Forma, colore libero, esperienza. E poi ancora materia e tecnica. Un grande contenitore di strumenti. Tutto strumentale a un fine, fine disinteressato, rielaborazione senza preclusioni di oggetti e soggettività. Con queste parole si può riassumere l’arte che ho definito New Minimal Form (Nuove Forme Minimali), un modulo espressivo che, proprio in Polesine, nello studio e nella mente di Giacomo Ditano, ha il suo epicentro, nella metafora di un terremoto in grado di scuotere tutto il panorama culturale e artistico polesano.
L’abilità di Ditano sta nella elaborazione in chiave personale di tecniche mutuate dal passato. I sacchi, il legno di recupero, il ferro, il cartone catramato, la vecchia carta, magari ingiallita, riempiono il caleidoscopio a disposizione dell’artista sperimentatore, quel contenitore dal quale può pescare ora il segno, ora la materia, ora il significato di un taglio profondo.
Ditano non si lascia incantare dai grandi del passato, nel senso che non cade nella tentazione di copiarli, di fare grosse le spalle grazie a un qualcosa che non gli appartiene. È troppo onesto intellettualmente per scadere nella banalità. Ditano inventa sempre qualcosa di nuovo.
E l’invenzione ancora una volta coglie il segno con le nuove forme minimali. Tratto essenziale, colori fondamentali, senza eccessi, e poi libertà. Prendere in mano qualcosa per dare una nuova collocazione spazio temporale senza preoccuparsi di quello che la gente penserà.
La riuscita di un’opera d’arte sta anche nel sorriso compiaciuto dell’artista, che osserva un quadro o una scultura come se si trattasse di un figlio. Un figlio capace di raccogliere molto del di dentro, dell’uomo, del lavoratore, dell’inventore.
Qualche tempo fa, soffermandomi sulla libertà espressiva di Giacomo Ditano, avevo coniato la frase “libertà come arte” proprio a testimoniare gli orizzonti in cui questo pittore e scultore si muove, ampi come le immense distese delle campagne della nostra terra.
Il percorso di Ditano, artista nato a Fasano vicino a Brindisi cinquant’anni fa, ma da decenni ormai polesano, con studio-laboratorio a Guarda Veneta, muove inizialmente da esperienze che hanno come riferimento il figurativo, lavori che evocano il grande maestro Cascella. Ma poi l’immagine, riprodotta così, senza metterci del proprio, sembra limitare il lavoro di questo poliedrico artista. Ditano allora si inventa nuovi spazi e poi ancora nuovi colori, frutto di tecnica e di gestualità. Nelle sculture quasi vive è la materia il formato d’espressione. Ditano talvolta ordina in modo geometrico le composizioni, talvolta infligge al legno il peso di un taglio profondo.
Arrivano i riconoscimenti, i premi. Prima nei concorsi provinciali, poi regionali e nazionali. Le opere di Ditano entrano in collezioni raffinate, meritano mostre personali, come la bellissima mostra tenutasi la scorsa primavera alla Tavernetta di Palazzo Roncale di Rovigo, quando per la prima volta l’artista di Guarda Veneta ha esposto alcune delle sue forme minimali. Eccoli, i meravigliosi sacchi che aderiscono alla tela. L’artista, che già ci aveva abituato a muoversi libero dai condizionamenti di facciata, che aveva fatto esplodere i colori dei suoi quadri fino a invadere le cornici, considerate, più che contorno, spazio creativo, ancora una volta è riuscito a stupirci. E lo ha fatto ponendosi alla testa di una corrente nuova e coraggiosa, che recupera i grandi del passato per rielaborare tecniche e sperimentazioni attraverso le proprie capacità pittoriche. È sulla scia dei vari Burri, dei coraggiosi sperimentatori dell’arte minimal, che Ditano recupera materiali desueti, sacchi, legno, vecchia carta ingiallita e li compone in un mosaico autentico che diventa supporto alla pittura e alla concezione di arte libera che sempre l’ha contraddistinto, che l’ha portato ad ottenere successi e riconoscimenti. Ditano è oggi il primo inventore della New Minimal Form, un’arte nuova, fresca, dove tutto, tecniche, stili, colori, espressioni, materiali finisce nel calderone sperimentale.
La New Minimal Form è supportata con forza dalla qualità di un’esperienza capace di proiettarsi oltre confine, nel mondo dove realismo e astratto si fondono con capacità e rigore, e dove è il superamento del limitato concetto di forma spazio temporale a farla da padrone. Si è indubbiamente aperta una nuova stagione per l’astrattismo. E il protagonista è proprio questo artista che a Guarda ha uno studio, o meglio una fucina di innovazione.
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Come citare questo articolo
Leonardo Raito. “Ditano e la “New minimal form””. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/ditano-e-la-new-minimal-form/