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STORIA - TRADIZIONI

Eroi dell’aria

Storie dimenticate di piloti polesani nella Grande Guerra

di Leonardo Raito

Ventaglio Novanta n. 36 2008 pp. 58–61

Tra le pagine di storia prodotte dalla nostra terra e poco conosciute, quella di alcuni eroici aviatori, oggi dimenticati, rappresenta senza dubbio una piccola perla polesana, degna di tornare agli onori della cronaca, che abbiamo cercato di ricordare nel corso del convegno tenutosi a novembre 2006 presso il museo dei Grandi Fiumi.

I piloti polesani Mario Doria, Modesto Moratto e Alessandro Coronaro, sono da annoverare, sulla scia dei Bedendo, dei Maddalena, dei Caffarati, come autentici pionieri del volo, cavalieri a bordo di alati destrieri che solcavano i cieli della Grande Guerra con coraggio e ardimento.

I cavalieri dell’aria hanno saputo domare l’ansia di modernismo che alla vigilia del conflitto anelava negli ambienti intellettuali, facendosi guide di prodigi della tecnica e dei massimi livelli industriali. Negli sviluppi della neonata arma aeronautica, i nostri tre conterranei hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante, testimoniato da tante azioni di pattugliamento, di caccia e di ricognizione, premiate con riconoscimenti e medaglie.

I ricordi tracciati in questo articolo sono frutto dello studio di documenti inediti ritrovati da chi scrive e dal dottor Alberto Burato nell’archivio del distretto militare di Padova e all’archivio centrale di Stato. Interessante appare in particolare la documentazione relativa a Mario Doria, che ha permesso di ripercorrere un ampio periodo della sua vita ardimentosa; più scheletriche le notizie relative agli altri due piloti.

Mario Doria

Mario Doria nasce ad Ariano Polesine il 23 febbraio 1892, figlio di Alessandro e di Ginevra Marangoni. Ha 23 anni quando sopraggiunge la conflagrazione europea e lavora presso la Fabbrica d’Armi Tampini di Brescia. Doria pertanto, potrebbe usufruire dell’esonero concesso agli operai dalle regole della mobilitazione generale¹, ma il suo spirito guerriero lo spinge a rifiutare l’esonero e ad arruolarsi volontario.

Il 18 maggio 1915 viene richiamato alle armi per la mobilitazione generale. Giunge a Monza, alla 1° compagnia automobilisti il 20 maggio e viene destinato alle armi per la mobilitazione dichiarata con Regio Decreto del 22 maggio. Passa nella 2a compagnia automobilisti di Monza giungendo in territorio dichiarato stato di guerra il 1 giugno facente parte del drappello auto-moticiclisti della Divisione Speciale Moncalieri comandata dal Generale Tassoni.

Presta servizio dal 20 gennaio 1916 nel 1° Reggimento Genio in osservanza alla circolare 1109 dello Stato Supremo e ivi resta fino 2 giugno 1916, quando viene trasferito al Battaglione Aviatori in qualità di allievo pilota.

Verrà nominato pilota aviatore con determinazione n. 21653 (brevetto superiore n. 113) il 14 dicembre 1916². In data 15 dicembre 1916, Doria passa in forze alla I sezione della 113° Squadriglia aggregato alla III Squadriglia di stanza a Campoformido. La 113a squadriglia comandata dal capitano pilota Mario Van Axel Castelli è composta di due sezioni equipaggiate di SAml S. 1 di costruzione Fratelli Frattini, denominati “Condor”.

In questa sezione Doria prende parte, insieme all’osservatore tenente Bertolotti di Bologna, a tutte le azioni di guerra della Squadriglia fino all’offensiva del Marzo Aprile 1917. Viene poi trasferito con tutta la squadriglia al campo di Gavazzo Carnico, prendendo parte a tutte le azioni dal Timavo all’alto Isonzo.

Nell’agosto dello stesso anno, dopo essere stato promosso sergente, veniva inviato di rinforzo alla 114a Squadriglia che doveva prendere parte all’offensiva dell’Hermada e, nel corso del 1 settembre 1917 rimaneva ferito in combattimento, al pari dell’osservatore tenente Gionni, effettivo alla 114.

Ricoverato all’ospedaletto da campo n. 127, Mario Doria, che non era certo il tipo da attendere il completo ristabilimento, il 4 settembre lasciava di soppiatto il letto del ricovero ospedaliero per raggiungere la Squadriglia che risultava scarsa di piloti. Lo stesso giorno ingaggiava battaglia a tre apparecchi nemici nel cielo di Ternova. Riusciva ad abbatterne uno ma poi veniva ferito alla testa da una pallottola che gli aveva attraversato il casco. Ferito anche l’osservatore, che lo accompagnava, il tenente dei mitraglieri Mangano, che veniva dato per morto (in realtà morirà in un incidente di volo a Mirafiori nel 1920).

Nonostante la ferita al capo, Doria riesce a controllare il velivolo, fra l’altro messo fuori uso perché colpito al motore e al radiatore. L’atterraggio viene effettuato al campo di Medeol.

Si guadagnò diverse proposte a medaglia.

«Il sergente Doria Mario di Alessandro della classe 1892, pilota aviatore ha avuto una medaglia d’argento con la seguente bella motivazione: ardito pilota il I settembre 1917, scortando un altro apparecchio attaccava decisamente un velivolo nemico. Rimasto ferito l’osservatore ed egli stesso leggermente colpito, desisteva dal combattimento solo dopo aver assolto il proprio mandato. Il 4 settembre successivo obbligava un altro veicolo ad atterrare, e benché ferito alla testa ed il sangue gli colasse sugli occhi, riportava il suo apparecchio nelle nostre linee. Cielo di Voisca e di Ternova il 1 e 4 settembre 1917³».

Pare che i compagni di Doria alla 39° Squadriglia della 3a Armata comandata dal colonnello Pinna, ovvero i tenenti Monzario e Lordi e i sergenti Ceredi e Cantù avessero ricevuto decorazioni spettanti per il numero delle ricognizioni effettuate. Ma ancora nel 1929 Doria non aveva avuto gli stessi riconoscimenti.

È lo stesso colonnello Pinna, però, a certificare l’ardimento del pilota polesano: «Proposi l’allora sergente Doria Mario per una ricompensa al valore militare, non per una singola azione, ma per il complesso dei voli fatti in quel fortunoso periodo – la proposta come sempre fu inoltrata al Comando Superiore che era allora il Comando Aeronautica 3a Armata, tramite il 5° Gruppo Aeroplani⁴». La medaglia effettivamente arrivò.

Dopo la convalescenza e la licenza premio, il sergente Doria rientrò alla 113 squadriglia a Gavazzo Carnico, prese parte a tutte le azioni sino alla ritirata italiana, durante la quale, pur se già accerchiato dal nemico, riusciva a fuggire portando in salvo al campo di Aviano l’apparecchio e il capo motorista sergente Varagnolo.

Per questa meritoria azione, venne proposto per una nuova medaglia al valore militare dal comandante di squadriglia capitano Paroli; riconoscimento che però, nel 1929 non aveva ancora ottenuto. Alcuni giorni più tardi, veniva trasferito con i resti della 113 squadriglia al campo di Bassano Veneto. Da qui, in unione con gli apparecchi della 115 comandata dal capitano Sella, prendeva parte a tutte le azioni difensive insieme ai piloti sergenti Cerutti, Marziale, Reali e Imolesi. Passò poi alle dirette dipendenze del Comandante di Gruppo Maggiore Zanuso, al campo di Casoni sotto il Monte Grappa al comando del cap. Paroli.

Venne proposto per una nuova decorazione in virtù dell’abbattimento di un velivolo avversario, avvenuto a Nord del Monte Grappa. Il 27 marzo, per ordine del corpo d’Armata, la squadriglia traslocava al campo di Cedole, per riorganizzarsi. Nei primi di maggio, unito ad altri 4 apparecchi della 113 comandata dal tenente Monzardo, veniva inviato di rinforzo alla 39 sq. Al campo di cascina Malcontento, comandata dal capitano Pinna che lo proponeva per una medaglia d’argento al valore militare per azioni durante l’offensiva del maggio-giugno. Nel successivo luglio la 113 si trasferiva al Campo di Cividato Camuno in val Camonica per supportare l’offensiva del Tonale, prendendo parte a tutte le azioni e a diversi combattimenti aerei. Verso la metà del settembre, su proposta del comandante la squadriglia, Doria veniva avvicendato perché esaurito dalla lunga attività di volo e inviato alla direzione tecnica di Milano.

Modesto Moratto

Modesto Moratto nacque a Porto Tolle il 9 dicembre 1893, figlio di Domenico e di Cherubina Rossi. Venne arruolato di leva nel compartimento marittimo di Chioggia per la ferma di tre anni nel 1913. Fu classificato prima marinaio e poi allievo fuochista per divenire fuochista nell’aprile del 1915 e fuochista scelto nel 1916.

Diventa poi allievo pilota con determinazione del comando generale dell’aeronautica il 6 luglio 1918. Le sue qualità di pilota, che non fecero in tempo a essere testate nel corso della Grande Guerra, verranno evidenziate nel corso della seconda guerra mondiale quando partecipò alla guerra nel fronte dei Balcani dal 18.11.1942 fino all’08.09.1943 e si guadagnò una croce al merito di Guerra.

Alessandro Coronaro

Alessandro Coronaro, fiorentino di nascita ma rodigino d’adozione, nacque nel capoluogo toscano il 19 marzo del 1895, figlio di Riccardo e di Alessandra Gacomini. Chiamato alle armi nel dicembre del 1915 nel 2° reggimento zappatori di Bologna, fu poi trasferito nel marzo del 1916 in un battaglione aerostieri, dove si distinse in opera di osservazione e rilievo fotografico dall’alto.

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Come citare questo articolo

Leonardo Raito. “Eroi dell’aria”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/eroi-dellaria/

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