Ricordare Ivan Tardivello è difficile e complesso per tutte le attività alle quali il Professore si è dedicato, per tutto il lavoro che nella sua vita ha espletato, per la sua particolare personalità ricca di sentimenti e di passione.
Ma è anche facile. Perché è facile parlare di un uomo buono e giusto. Egli ha amato Badia, ha amato l’arte, con semplicità e linearità. Ha amato la Biblioteca, il Museo, con l’innocenza di un fanciullo.
Partiamo da alcuni cenni biografici, a cominciare dalla nascita avvenuta il 27 dicembre 1924. Nel 1945 (si erano da poco concluse le atrocità della guerra) Ivan Tardivello otteneva il diploma “Magistero” conseguito presso l’Istituto d’Arte ai Carmini di Venezia, col titolo “Professore di Pittura decorativa”. Due anni dopo, il 3 luglio 1947, ecco il diploma all’Accademia Belle Arti di Venezia, dove aveva frequentato corsi come allievo di Bruno Saetti e Virgilio Guidi. Poi la nomina ad Insegnante di Disegno.
Accanto all’attività didattica prendono forma tanti interessi e un lodevole impegno civile che porteranno Ivan Tardivello a rivestire ruoli importanti nel campo della cultura, degli impegni sociali e della promozione di iniziative cittadine: dal 1956 al 1955 Ispettore Onorario della Soprintendenza ai Beni Architettonici del Veneto, nel 1966 è nominato Primo Presidente della Pro Loco di Badia Polesine. Diviene frattanto Socio del Centro Polesano di Studi Storici, Archeologici ed Etnografici di Rovigo e Socio corrispondente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.
Incarichi importanti, che ci indicano le tappe ufficiali della sua vita, ma nulla ci dicono di ciò che ha realizzato e di ciò di cui si è occupato.
La sua non fu una vita facile. Negli anni della seconda Guerra Mondiale, lavorò con dedizione nella storica bottega artigianale del padre Valentino. Era il più anziano di otto fratelli e contribuì, con il suo lavoro, alle necessità della sua numerosa famiglia. Poi, insegnò alla Scuola Media di Lendinara, ove divenne Vice-Preside e, successivamente, alla Scuola Media della nostra Città.
Da sempre, coltivò l’impegno culturale per Badia e la passione per la pittura. Fu un appassionato studioso della storia locale ed effettuò numerose pubblicazioni.
Il suo interesse per la storia e le tradizioni lo portò a dar vita ad una straordinaria raccolta di testimonianze del passato, al punto che, nel 1963, giunse ad acquistare, assieme a due amici, l’ultimo Mulino sull’Adige, poi sfortunatamente travolto da una piena. Oggi nel Museo badiese se ne conserva il modello in legno.
Tra le felici iniziative a cui diede vita, tuttora vanto di Badia Polesine, va ricordata la Prima Sagra degli Aquiloni, sulle rive dell’Adige, ideata quale primo Presidente della Pro Loco, nel 1966, assieme al Prof. Giovanni Beggio ed al Rag. Gino Stefani. A tutti è noto quale successo abbia avuto negli anni questa manifestazione, che ha raggiunto importanza nazionale.
Badia mancava allora delle fondamentali strutture a sostegno e diffusione della cultura. Di qui l’impegno del prof. Tardivello che nel 1969 fondò, assieme alla Prof.ssa Marina Guerra e a Mons. Guido Stocco ed al prof. Arturo Rossi, la Biblioteca Civica Bronziero. Nel contempo, iniziò ad interessarsi in modo determinante per la salvaguardia dei due riferimenti storici ed architettonici più qualificanti per Badia Polesine, ovvero il Teatro Sociale e l’Abbazia della Vangadizza.
Ma il suo interesse non restò circoscritto alle tematiche culturali, trovò il tempo anche per occuparsi di problemi sociali. Fu così che alla fine degli anni ‘70, prese la guida della storica Società Operaia, vecchia solo di anni, ma giovane per gli scopi di solidarietà che, ancor oggi offre per il mondo del lavoro e delle modeste professioni, e diede alla stessa notevole impulso.
Nel contempo istituì due borse di studio annuali per gli studenti della scuola Enzo Bari. Un’iniziativa questa tuttora presente, giacché tali borse di studio, da assegnare preferibilmente a studenti badiesi, vengono tuttora erogate.
Ma il sogno del Professore era quello di creare un Museo locale. Nel 1968 la prima tappa, allorché presso alcune sale del Municipio, venne inaugurata la “Raccolta Civica”, frutto delle sue appassionate ricerche. Poi, nove anni dopo, il 12 giugno 1977, finalmente venne inaugurato il vero e proprio Museo negli storici locali che furono del Monte dei Pegni.
Di anno in anno, le sezioni del Museo badiese e la sua dimensione sono andati aumentando sotto l’attenta guida del Professore che fin dall’inizio egli ne è stato Direttore, mantenendo tale qualifica, in modo assolutamente gratuito, fino alla morte.
“E’ il piccolo museo – ha scritto recentemente Alessandra Mottola Molfino, direttrice del settore Musei e Mostre del Comune di Milano – che racconta e preserva la storia dei luoghi. Nell’epoca della cultura planetaria, globalizzata, quando non è più necessario raccogliere nei pochi centri del sapere delle città capitali grandi biblioteche e grandi musei enciclopedici (perché questo compito è svolto dalle reti d’informazione telematica, dalle infostrade che portano a casa tutte le conoscenze del pianeta) diventa invece indispensabile riconoscere (e approfondire) le diversità e le specificità dei singoli Paesi e anche delle minime storie culturali: presentare cioè nei luoghi, nei contesti, nei paesaggi dove sono nati i beni culturali che a essi appartengono, in piccoli musei che permettono di rivivere ogni speciale e particolare genius loci”.
Il prof. Ivan Tardivello aveva dunque intuito l’importanza del Museo locale con largo anticipo rispetto a questa attuale concezione. Ma egli è stato anche un grande pittore. E non sono mancati gli apprezzamenti nei confronti delle sue opere, come chiaramente appare da alcune citazioni:
“….Tardivello utilizza, per fissare le emozioni, un grande mezzo: la luce. La sua pittura è tutta giocata su un particolare valore della luce, ottenuto attraverso impasti cromatici combinati in maniera tale da sprigionare un’intensa luminosità. Sono impasti utilizzati in funzione tonale con pennellate fluide che generano una luce diffusa, avvolgente”.
Era un artista che andava dritto al cuore e la sua pittura donava un senso di serenità. Ciò, perché egli aveva una grande ricchezza interiore che manifestava in tutte le sue attività. E ci piace a questo proposito ricordare quanto egli scrisse giusto dieci anni fa, nel 1997 sul Museo badiese:
“L’intento del Museo è quello di capire l’uomo, ponendo particolare attenzione al suo passato”.
Quello scritto si concludeva così: “Avrei il desiderio di definire la nostra istituzione come atto di amore verso la nostra terra, verso la nostra gente e rilevare l’atteggiamento che è stato sempre presente nel lavoro al nostro Museo: la costante ricerca dell’uomo”.
Ed il suo “atto d’amore” continua ad essere apprezzato e costituire un vanto per Badia Polesine rinnovando il ricordo del suo ideatore e custode che ci ha lasciato poco più di due anni fa, il 27.09.2005. Se a Badia manca – e come! – la sua presenza, le sue opere continuano però ad illuminare i percorsi della cultura cittadini, cosicché un anno fa, domenica 1 Ottobre 2006 (a quella data risalgono queste mie annotazioni) si è proceduto all’Intitolazione dell’Archivio Fotografico del Museo Civico A. E. Baruffaldi, al Prof. Ivan Tardivello e all’apertura della relativa mostra: ancora un’opportunità di crescita culturale per Badia Polesine e, per famigliari ed amici, anche un’occasione che ha rinnovato il dolore della sua perdita. Un dolore lenito dal conforto che viene dalla consapevolezza di vivere in una città dove rilevanti ed importanti sono le opere che parlano di lui, dove fiorenti continuano le iniziative da lui intraprese.
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Come citare questo articolo
Vielmo Duò. “Ivan Tardivello”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/ivan-tardivello/