Pubblicità

NARRATIVA

Due polesani alla corte di Bonelli

L’importante ruolo di Mauro Marcheselli e Michele Masiero all’interno della casa editrice di Tex Willer

di Raffaele Ridolfi

Ventaglio Novanta n. 36 2008 pp. 119–121

L’importanza propedeutica del fumetto per i giovani nell’ultimo secolo è cosa abbastanza risaputa: tutti infatti concordano nell’affermare che il fumetto ha svolto un ruolo fondamentale nell’infanzia e nell’adolescenza sia nell’apprendere divertendosi che nel favorire i primi approcci al leggere e scrivere. Da quel 5 maggio 1895 (per intendersi, dalla comparsa di Yellow Kid e del fumetto moderno) di tempo ne è trascorso e questo genere letterario è entrato a pieno titolo nel “vissuto” d’oggi.

I fumetti col passare degli anni naturalmente si sono trasformati, come del resto tutte le cose, e ci sono tanti personaggi nei quali identificare il proprio personale “eroe”. Essi sono sempre lì, colorati o meno, nelle edicole pronti a divertirci con le loro storie, ad appassionarci, a tenerci … in sospeso sino alla prossima avventura. Quanti personaggi sono stati creati ed editi nel secolo appena trascorso? Moltissimi!

Agli albori del ‘900 iniziarono le pubblicazioni del “Signor Bonaventura” (1917), “Topolino” (1929), “Paperino” (1934), “Flash Gordon” (1934), “Mandrake” (1934), l’“Uomo Mascherato” (1936), il mitico “Asso di Picche” (1945) e molti, molti altri¹.

Ma fu nel dopoguerra che apparve un personaggio italiano fondamentale per la nostra storia: “Tex Willer”, nato nel 1948 dalla penna di Gianluigi Bonelli e dai pennelli di Aurelio Galleppini, molto tempo prima quindi di “Zagor” (1961), “Diabolik” (1962) e “Corto Maltese” (1967).

Sin dai primi albi, il Ranger bonelliano conosce un successo più che meritato e si divide il mercato con “Capitan Miki” e il “Grande Blak”. Negli anni ‘70 sono i supereroi americani a invadere l’Italia con personaggi come l’“Uomo Ragno”, “Devil” e i “Fantastici Quattro” (editi però negli USA fin dagli anni 1961-62) che saranno poi immortalati in films di grande successo. Nello stesso periodo approdano in edicola alcuni personaggi italiani di notevole spessore come “Mister No” (1975) e “Ken Parker” (1977). Negli anni ‘80 è poi la volta di “Martin Mystère” (1982) e “Dylan Dog” (1986).

E qui ci fermiamo.

Il nostro interesse è infatti quello di evidenziare le figure di due personaggi polesani, Mauro Marcheselli e Michele Masiero, che sono da tempo approdati alla prestigiosa corte di Sergio Bonelli e che attualmente lavorano a tempo pieno nella produzione dei fumetti della Casa editrice milanese². Oggi sono più di venti, tra inediti e ristampe, le pubblicazioni che ogni mese la Bonelli Editore manda in edicola. “Tex” è il fumetto più diffuso con circa 240.000 copie (il più venduto in Italia), seguito da “Dylan Dog” (180.000), “Nathan Never” (60.000) e via via gli altri, “Julia”, “Dampyr”, “Zagor”, “Demian”, “Martin Mystère”, “Magico Vento”, “Brendon”, “Gea”, fino all’ultimo arrivato “Volto Nascosto”.

Ma veniamo ai nostri polesani extra-moenia.

Mauro Marcheselli nasce a Melara nell’ottobre 1953 da Evasio ed Angela Negrini ma due mesi dopo la famiglia emigra a Busto Arsizio (VA) dove raggiunge il capofamiglia che là si era trasferito (come tanti altri suoi compaesani) alla ricerca di quel posto di lavoro che la disastrosa alluvione del ‘51 aveva tolto a molti muratori della nostra zona³.

Mauro cresce e legge di tutto, ma in particolare i fumetti e, prima ancora di apprendere a scuola, sa già interpretare quei segni scritti e disegnati, utili per descrivere un’azione, un momento, un particolare “pathos”. La famiglia a Busto Arsizio vive del solo stipendio di muratore del padre Evasio, un onesto e bravo lavoratore che da giovane in paese si era anche messo in luce suonando la fisarmonica in una banda assieme ad altri cinque di Melara e Bergantino⁴. Ma la famiglia è numerosa (oltre a Mauro ci sono già Gianni, Dante e Viviana, e arriveranno in seguito anche Elisabetta e Marco) e quindi ognuno concorre alla sopravvivenza economica dando quello che può.

Mauro, gran divoratore di fumetti, per i quali si prende spesso i rimbrotti della mamma, inizia prestissimo a lavorare, ma non dimentica mai le sue origini polesane e d’estate passa le vacanze a Bergantino e Melara, alternandosi tra le case dei nonni paterni e materni.

Dopo il servizio militare collabora a una “fanzine” di fumetti, dalla quale nascerà la rivista di critica “Fumo di china”, e rimane legato al mondo fumettistico anche se svolge tutt’altro lavoro (il camionista). Contemporaneamente, inizia piccole collaborazioni anche con riviste professionistiche come “Orient Express”, “Pilot” e “Comic Art”. Esperienze importanti che lo fanno conoscere nell’ambiente e che, alcuni anni dopo, nel 1986, lo porteranno a lavorare nella mitica redazione milanese di via Buonarroti 38.

Qui inizia la gavetta correggendo bozze, rispondendo alle lettere e occupandosi dei piccoli lavori d’ufficio. Nel settembre 1992 scrive il suo primo soggetto per Dylan Dog, l’Indagatore dell’Incubo (il n.72, L’ultimo plenilunio), a cui ne seguiranno diversi altri (tutti sceneggiati dal creatore del personaggio, Tiziano Sclavi).

Con il passare del tempo gli vengono assegnati incarichi più importanti e impegnativi. Dal 1993 si occupa di Dylan Dog come curatore e affianca il Direttore Decio Canzio e l’Editore Sergio Bonelli nella gestione delle storie di Tex.

Nel 2007 viene nominato Redattore Capo. Mauro non è certo uno che ama apparire, schiva, quando riesce, le interviste, e preferisce parlare più dei meriti altrui che dei propri. Ecco come Mauro Marcheselli ricorda il suo esordio nel mondo dei fumetti: “Leggevo “Intrepido”, “Il Monello”, “Nembo Kid”, “Capitan Miki”, “Il Grande Blek”, “Tex”, ma pure “Diabolik”, “Kriminal”, “Satanik” e poi “Linus”, “Eureka” e tutto quello che di nuovo arrivava in edicola, anche dagli altri Paesi (Francia, America, Giappone). In questi anni ho potuto conoscere, a livello fumettistico, tutti i più importanti autori italiani e internazionali.

Come Casa editrice abbiamo addirittura organizzato e gestito a Milano, dal 1987 al 1993, quattro edizioni del “Dylan Dog Horror Fest”, una manifestazione cinematografica internazionale con ospiti da tutto il mondo. Fra le iniziative particolari a cui ho partecipato, ricordo con emozione le collaborazioni con Claudio Baglioni in occasione della rivisitazione dylandoghiana di una sua canzone per il mensile “Tutto Musica e Spettacolo” (realizzata dal disegnatore Claudio Villa) e con il presentatore televisivo e radiofonico Armando Traverso per una serie di sceneggiati tratti dalle storie di Dylan Dog e Tex. Grazie al mio lavoro ho potuto conoscere lettori famosi dei personaggi bonelliani come Umberto Eco, Francesco Guccini, Giulio Gioriello, Sergio Cofferati ecc.”

Michele Masiero, invece, è nato a Castelmassa nel 1967 da Augusto e Silvana Ottenio, terzo di quattro figli (Manuela, Massimo e Marzio, gli altri tre). Da sempre appassionato lettore (di fumetti e non solo), non ha certo faticato molto a “capire” quale avrebbe voluto fosse la sua strada.

Il “primo contatto” con il fumetto avviene attorno ai 10 anni sulle pagine de Il Giornalino, di Zagor, di Tex, di Mister No. Nel corso degli anni, diventa letteralmente un “divoratore” di comics: dal fumetto popolare alle riviste “d’autore”, senza barriere di genere e nazionalità. Frattanto comincia a interessarsi del mondo delle nuvole parlanti anche come critico in erba: nel 1985 spedisce le prime recensioni alla citata “Fumo di China”, che gliene pubblica qualcuna.

Dopo la maturità scientifica a Ostiglia, s’iscrive al Dams di Bologna nel corso di Spettacolo e coltiva un’altra sua grande passione, quella per il teatro e la recitazione (che in futuro, soprattutto a Milano, praticherà anche a livello semi-professionale, in compagnie come “Teatro Aperto” e “Animanera”).

A Bologna viene in contatto con la redazione di “Fumo di China”, entrandovi a farne parte. S’avvicina all’Alessandro Distribuzioni (Lucky Luke, Michel Vaillant ecc.), che in quegli anni è l’editore della rivista di critica fumettistica, e, dal 1988 al ‘91, svolge il ruolo di curatore editoriale delle edizioni librarie. Sempre di quegli anni sono le sue prime prove come sceneggiatore, per la rivista “Cyborg” diretta da Daniele Brolli, e per la fiorentina “Glamour”, alla quale collabora insieme al disegnatore Roberto Baldazzini.

Dopo il servizio civile la sua svolta avviene nel 1991, quando una telefonata di Bonelli lo cerca per la redazione. “Ci penso un pochino, ma la mia scelta è naturalmente sì” – afferma. E così si trasferisce a Milano, dove tuttora risiede. La sua carriera è rapida: corregge bozze, scrive redazionali, poi dal 1994 gli viene affidata la cura di Mister No, di cui diviene uno degli sceneggiatori. Nel 2004 inizia a scrivere anche per Dylan Dog e, da un anno circa, è il vice di Marcheselli.

“L’obiettivo della Sergio Bonelli Editore è quello di arrivare a tutti: per scelta editoriale non ci rivolgiamo a un pubblico “di nicchia”, – ci dice Michele Masiero – ma vogliamo continuare a coltivare la grande tradizione del fumetto popolare, che in Italia si è affermato soprattutto grazie ai personaggi di questa Casa editrice.

Vi posso anticipare che il 2008 sarà l’anno di Tex Willer, che compirà 60 anni, e del suo creatore, Gianluigi Bonelli, del quale cade il centenario della nascita. Inutile sottolineare che queste straordinarie ricorrenze saranno festeggiate come meritano, anche se il Ranger più famoso del fumetto italiano non ha certo bisogno di celebrazioni, visto che continua a riscuotere un continuo affetto da parte di generazioni di lettori. Lo dimostra il successo di qualsiasi iniziativa legata al nome di Tex, ultima delle quali la “Collezione Storica a Colori”, che stiamo realizzando da mesi insieme a la Repubblica e L’Espresso”.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Raffaele Ridolfi. “Due polesani alla corte di Bonelli”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/due-polesani-alla-corte-di-bonelli/

Pubblicità