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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

In visita a Palazzo Campo

Dopo il recente intervento di restauro ha acquistato nuova visibilità lo storico edificio, che sorge a Rovigo in via Verdi

di Chiara Tosini

Ventaglio Novanta n. 40 2010 pp. 16–19

Tra i palazzi storici che caratterizzano il volto di Rovigo, da qualche tempo ha acquistato nuova visibilità, ed ha migliorato le sue possibilità di fruizione, Palazzo Campo, sito in via Giuseppe Verdi ai numeri civici 12-14, nelle vicinanze della Rotonda. E ciò grazie ad un importante intervento di recupero portato a termine dal Consorzio di Bonifica Padana Polesana che ne è proprietario, e qui ha sede sin dal 1924.

Brevi note storiche

In occasione del complesso intervento di ripristino è stata ricostruita anche la storia del bene architettonico e i suoi passaggi di proprietà a partire dal XVI secolo. Un palazzo che ha raggiunto la sua unità nel corso dei secoli: si tratta infatti di un complesso di edifici, la cui parte più antica è costituita da un palazzo del Settecento sorto su un terreno che, nel corso del XVI sec., apparteneva ai beni ecclesiastici della Commenda di San Giovanni Gerosolimitano¹. Le proprietà, site lungo l’attuale via Verdi, erano concesse a livello e, dal 1586 alla fine del ‘600, risultava livellaria la famiglia Dedo.

Inizialmente, i beni erano costituiti da un edificio a due piani in muratura “con orto retrostante”. Nel 1698, a seguito della suddivisione dell’abitazione in due unità edilizie separate, una parte veniva donata a Bernardo Celeni, l’altra, due anni dopo, alla famiglia Torelli. All’inizio del XVIII sec., la casa di Celeni veniva acquistata da don Lorenzo Mischiati, il quale la lascerà in eredità al nipote Francesco, insieme all’abitazione acquisita, nel 1703, dai Torelli.

Nel corso del Settecento l’edificio subirà un’ulteriore fase di trasformazione e, tra il 1733 e il 1766, l’ex casa Celeni sarà trasformata “in un palazzo di impianto veneziano a schema tripartito, costituito da un portego con stanze laterali”.

Dopo la cessione della proprietà, nel 1766, a Giuseppe Cuogo e, nel 1818, al nipote Carlo Nigrisoli di Gaetano², i beni venivano venduti a Vincenzo Bagnolo che li manterrà sino al 1870, anno in cui saranno ceduti al nobile Alessandro Campo, ingegnere civile.

Da Alessandro Campo l’edificio assumerà dunque il nome di “Palazzo Campo” che tuttora lo contraddistingue. Immobile che, con tutte le pertinenze, sarà lasciato in eredità alla figlia Bona la quale, attraverso la madre Olga Bacchiega, curatrice del patrimonio della ragazza ancora minorenne, la venderà nel 1924 al Consorzio della Bonifica Padana.

Il palazzo ai giorni nostri

Nel corso del 2002 emerse la necessità di intervenire in maniera incisiva per dotare il Consorzio di una sede strutturalmente idonea alle nuove esigenze organizzative degli uffici e delle sale di rappresentanza dell’Ente.

Tale necessità si è tradotta nella scelta, operata dall’Amministrazione consorziale, di procedere alla ristrutturazione degli edifici dell’Ente che si affacciano su via Verdi e sua via Mure Soccorso, previa redazione di un adeguato progetto esecutivo, approvato dalla competente Soprintendenza nel corso del 2003.

La sede, all’atto della stesura del progetto, si presentava costituita da più fabbricati uniti tra loro e distribuiti intorno al perimetro del cortile interno:

– a sud, affacciata su via Verdi, la parte antica del palazzo;

– ad ovest, l’area delle “pertinenze della parte storica”, composta da una palazzina e da una torretta che risale, probabilmente, agli inizi del ‘900;

– a nord, la parte che si affaccia su via Mure Soccorso, costituita da un’altra palazzina;

– al centro, l’area cortilizia, completata ad est dal vano della centrale termica e dal sottopassaggio d’accesso carrabile collegato a via Verdi.

L’intervento è consistito nel recupero e nella conservazione degli elementi architettonici di pregio del palazzo settecentesco; nell’eseguire gli indispensabili lavori di rinforzo strutturale atti a garantire la sicurezza dell’insieme di edifici; nel riorganizzare la distribuzione degli ambienti in base alla loro destinazione d’uso, migliorando la vivibilità dell’intera struttura; nel conseguire una riqualificazione della funzione di rappresentanza del Consorzio.

Sostanzialmente si può suddividere il complesso degli edifici in due parti distinte: la parte storica, cioè Palazzo Campo, risalente al XVIII sec., dove è stato eseguito il ripristino; e la parte moderna, ali ovest e nord, che è stata ristrutturata per renderla adatta alle esigenze dell’Ente.

La facciata settecentesca di Palazzo Campo presenta finestre e porte-finestre disposte simmetricamente rispetto all’entrata principale, nonché fasce, davanzali e cornicioni in rilievo, i quali, insieme al balconcino in pietra di tufo e agli splendidi mascheroni posti lungo le “chiavi di volta” degli archi, costituiscono gli elementi geometrici e decorativi caratterizzanti questo unico prospetto significativo dell’intero complesso.

Grazie agli interventi dei progettisti e dei restauratori la facciata è tornata a risplendere in tutto il fascino di una palazzina tipica del Settecento veneziano.

L’interno che si presenta con lo schema architettonico tipico del palazzo veneziano, con salone centrale e stanze disposte simmetricamente ai lati dello stesso.

A piano terra il salone offre alla vista, un pavimento in marmo e un soffitto con solaio in travi di legno, che sono state ripristinate eliminando la ricopertura in smalto bianco. Sulla parte di fondo, si stagliano le aperture ad arco del vano scale d’accesso al primo piano, difese da due cancelli ad inferriata recanti su scudo le iniziali del Consorzio.

La balaustra delle scale, deturpata con lo smalto bianco come le travi in legno del solaio a piano terra, è una bella opera in pietra di Custoza. Al primo piano, celati dalla ricopertura in moquette, i pavimenti riportati all’originario splendore vanno dal “battuto alle veneziana” a due pavimenti in listelli di legno disposti a decorazione geometrica, presenti nell’ufficio del Presidente, in quello del Direttore e nell’attuale Sala Giunta.

Le pareti a colori pastello del salone nobile, a seguito del lavoro di pulitura e di ripristino, si presentano ora abbellite da decorazioni in stucco monocromo di chiara impronta settecentesca; mentre nell’ufficio di Presidenza i “cesti di fiori” in stucco sono dipinti.

Tra gli altri interventi di ristrutturazione meritano di venire segnalati il recupero della torretta novecentesca adibita a luogo di conservazione di vecchi strumenti tecnici dell’Ente e che si affaccia su via Mure Soccorso; nonché la scalinata che dal cortile interno conduce al piano nobile, ripristinata e ripulita⁶.

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Come citare questo articolo

Chiara Tosini. “In visita a Palazzo Campo”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/in-visita-a-palazzo-campo/

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