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UN RICORDO

Toni Bisaglia (1922-1984)

Un ricordo dell’ultimo grande politico polesano a 25 anni dalla morte

di Marco Chinaglia

Ventaglio Novanta n. 40 2010 pp. 90–93

In memoria di Carlo Pellegrini (1942 – 2009)

«Coloro che hanno avuto modo di conoscere da vicino Toni Bisaglia sanno del suo attaccamento ai valori della democrazia e del pluralismo, del rispetto che egli aveva anche nei confronti dei suoi avversari più decisi, della sua capacità di andare oltre i preconcetti che possono nascere dagli schieramenti per affrontare, con semplicità e realismo, alla radice, i problemi della società. Antonio Bisaglia aveva profonda conoscenza dei problemi dello sviluppo di una larga democrazia di base, di una democrazia partecipata, in cui ogni componente si sforza di comprendere gli altri, allo scopo di realizzare le condizioni ideali per la prosecuzione di un disegno comune di civiltà e di progresso». Così, il 13 giugno 1985, l’allora Presidente del Senato Francesco Cossiga ricordava Antonio “Toni” Bisaglia, scomparso tragicamente il 24 giugno dell’anno precedente.

Era un’assolata giornata di inizio estate quando, nelle acque del Mar Ligure tra S. Margherita e Lavagna, il presidente dei senatori democristiani – in vacanza sul panfilo “Rosalù”, di proprietà della moglie Romilda Bollati di Saint Pierre, sposata l’anno precedente – moriva, secondo la versione ufficiale, a causa di “un’onda anomala”. Con lui, che in tutta la sua vita aveva sempre avuto paura dell’acqua, se ne andava uno dei politici più lungimiranti dello scenario nazionale, indicato non a caso dal Times come “uno dei quattro italiani del futuro”.

Nato il 31 marzo 1929, a poche settimane dalla firma della Conciliazione tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica, “Toni” viene alla luce in un Polesine povero ed arretrato, dove la passione politica, su diversi fronti, si era espressa negli anni precedenti la presa del potere del regime fascista, con figure luminose come Matteotti, Piva, Beghi e Gallani sul versante socialista, e Belloni, Merlin, Soffiantini e Bresciani sul versante cattolico popolare. Ultimo dei sette figli di un ferroviere, compiuti i primi studi in Seminario, Bisaglia si iscrive all’Azione Cattolica e quindi, al termine del secondo conflitto mondiale, alla Democrazia Cristiana, fondata nel 1942.

Delegato provinciale dal 1951 al 1958, nell’anno della tragica alluvione viene eletto consigliere nazionale del movimento giovanile dal congresso nazionale di Ostia, e successivamente confermato in quello di Modena. Laureato in Giurisprudenza a Padova, ottiene un incarico presso la Cassa mutua provinciale di Rovigo per la Coldiretti, nella quale si distingue, facendone di fatto la sua base elettorale.

Eletto deputato nella IV legislatura (1963 – 1968), viene riconfermato alla Camera fino alla settima legislatura; alle elezioni politiche del 1979 viene quindi eletto, con 77.000 preferenze, senatore nel collegio di Bassano del Grappa, dove è confermato alle successive consultazioni del 1983.

Accanto all’attività parlamentare, a partire dal 1972, assume incarichi di governo: Ministro dell’Agricoltura nel V° Governo Rumor (marzo – novembre 1974), è a capo del dicastero delle Partecipazioni Statali nei Governi Moro IV° e V°, Andreotti III°, IV° e V° (1974 – 1979), e di Industria, Commercio ed Artigianato nei Governi Cossiga I° e II° e Forlani (1979 – 1980). Il 20 dicembre 1980, per evitare conflitti sulla presunta incompatibilità tra il suo incarico di governo e la sua professione di agente di una compagnia di assicurazioni, presenta le sue dimissioni.

Sono questi gli anni durante i quali Bisaglia, esponente laico della DC, fedele all’insegnamento ricevuto dalle lotte socio-politiche affrontate nel suo Polesine, coraggioso ed ottimista, si rende protagonista di importanti interventi legislativi, soprattutto nel settore delle fonti energetiche, rivolti essenzialmente alla riduzione dei consumi, allo sviluppo delle fonti rinnovabili ed alla disciplina delle scorte.

Eletto presidente del gruppo dei senatori DC in seguito alle elezioni del 26 giugno 1983, assumeva l’incarico con queste parole: «La vita democratica procede assai spesso per contrasti. Quello che conta è di riuscire nei momenti decisivi a mettere da parte opinioni più particolari e di trovare punti di contatto e di unità». In uno degli ultimi discorsi in aula, fedele alla sua linea dorotea, nel ribadire l’esigenza del dialogo e del rispetto per gli avversari politici, rivendica a chiare lettere il fatto di tentare di superare l’integralismo, visione del mondo che, vestita di panni religiosi o laicisti, è ormai superata.

La notizia della sua improvvisa e misteriosa scomparsa, segnata dall’acqua, (al pari di quelle successive del fratello don Mario, trovato senza vita nel lago del Centro Cadore il 17 agosto 1992, e del suo ex segretario particolare Gino Mazzolaio, annegato nell’Adige il 30 aprile 1993) giunge a Rovigo nel pomeriggio del 24 giugno 1984.

I suoi funerali, celebrati nel Duomo cittadino il 26 giugno 1984, dopo una cerimonia ufficiale a Roma, risultarono imponenti: il dolore per la sua perdita, vissuto con uguale intensità da amici ed avversari, fu il vero segno del vuoto lasciato dalla scomparsa. Non si trattava – sempre seguendo il ricordo di Cossiga – solo di «un volto della Democrazia Cristiana [ma] altresì di un uomo profondamente legato alle sue origini, al Veneto, dal quale ha tratto una fede tenace, in continuo confronto con la durezza di una terra difficile, una precoce esperienza umana e politica, una sincera solidarietà che lo ha accompagnato per tutta la vita. Questo sacrificio continuo, che solo i grandi uomini politici hanno vissuto, Bisaglia lo ha conosciuto bene. Senza l’intensità quotidiana dell’impegno non si cresce in democrazia».

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Come citare questo articolo

Marco Chinaglia. “Toni Bisaglia (1922-1984)”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/toni-bisaglia-1922-1984/

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