Come tanti emigrati del dopo alluvione, Sante Zennaro era partito da Polesine per cercare in Lombardia più dignitose occasioni di lavoro e di vita. Mai avrebbe pensato che, dopo qualche anno, sarebbe divenuto un eroe: che avrebbe dato la vita per salvare 97 bambini e le loro maestre in balia di due pazzi pronti all’omicidio.
Il fatto. Il 10 ottobre 1956 due individui, armi in pugno e cariche di tritolo in uno zaino, si introducono nella scuola elementare di Terrazzano, paese lombardo frazione di Rho. Sequestrano alunni ed insegnanti, li fanno salire al primo piano dove ai bimbi vengono legate le mani. Si asserragliano nella scuola sbarrando la porta d’ingresso e, con lucida follia, iniziano ad avanzare le loro richieste per liberare i prigionieri: 200 milioni di lire innanzitutto.
Nei pressi dell’edificio scolastico arrivano le autorità, le forze dell’ordine e i due, riconosciuti come i fratelli Egidio ed Arturo Santato (di cui quest’ultimo, il più vecchio con idee megalomani, da poco dimesso dall’ospedale psichiatrico) iniziano ad avanzare richieste accessorie. Vogliono visibilità, ed arriva la Rai, mentre loro si fanno sempre più minacciosi ed aggressivi.
Si affacciano più volte alla finestra facendosi scudo con una maestra o con dei bambini, puntando le armi alle loro teste e reiterando le pretese. I tiratori scelti sono pronti a sparare, i carabinieri ad intervenire, i vigili del fuoco a fare il loro dovere. Ma è difficile decidere la prima mossa, mentre i due, sempre più esagitati, sembrano pronti a fare la prima vittima, scelta a caso tra gli ostaggi.
Sante Zennaro, ventitreenne di Grignano da qualche anno inurbatosi a Terrazzano, sente di dover intervenire. Appoggia una scala all’edificio, puntando alla finestra del primo piano. Riesce ad introdursi ed è il parapiglia. Ai colpi d’arma da fuoco esplosi dai malviventi si aggiungono quelli delle forze dell’ordine che approfittano del momento in cui la situazione si è destabilizzata per intervenire. I due sono catturati.
Bambini e maestre finalmente salvi corrono verso la libertà. Grida di gioia. Sembra un miracolo. Ma Sante perché non esce?
Lo trovano agonizzante, colpito a morte. Con la sua vita ha salvato quella di cento persone. Prima lo sbigottimento. Poi la dolorosa constatazione della tragica realtà, ed infine il prevalere di un fortissimo sentimento di gratitudine. Sante viene riconosciuto come l’eroe di Terrazzano: l’unico tra i tanti presenti durante l’inutile trattativa che abbia avuto l’ardire di agire per portare aiuto a degli indifesi, costi quel che costi.
11 Ottobre 2009. Sono passati 53 anni dal tragico evento. Ma Terrazzano ed il comune di Rho non intendono dimenticare. E’ la giornata della memoria.
L’appuntamento tra i rappresentanti della comunità di Rho e quelli di Rovigo è presso il camposanto. Due auto, partite di buon mattino dal Polesine, giungono puntuali: per il Comune di Rovigo c’è l’assessore Giovanna Pineda e il consigliere Armido Osti di Grignano. Nella seconda auto il fratello di Sante, Benito Zennaro che è tornato a vivere a Grignano. E’ accompagnato da Carlo Alberto Rossi, storico del paese, e da Lino Segantin in rappresentanza dell’associazione Polesani nel Mondo.
La tomba di Sante Zennaro è presso il monumento ai caduti di guerra. Anche lui è un caduto per la libertà, sottolinea il sindaco di Rho Roberto Zucchetti. Ha dato la vita per la libertà degli altri. Un esempio fulgido. I valori coltivati da Sante devono essere trasmessi ai giovani.
Giovanna Pineda è commossa. Ringrazia la Comunità di Rho per l’impegno nel preservare il ricordo e trasmetterlo anche al Polesine che forse aveva dimenticato. Sante non è vissuto invano. Il suo gesto è una testimonianza dei più alti valori dell’uomo.
Prende la parola Renata De Angelis, una delle bimbe tenute in ostaggio 53 anni fa: ricorda l’”angelo” apparso sullo specchio di quella finestra che separava l’improvvisata prigione dal mondo libero. L’angelo venuto a riportare la libertà e la vita…
Seconda tappa in paese, dove una strada divide l’edificio dell’ex scuola dalla chiesa. C’è la messa. All’omelia ancora parole sentite nel ricordo di Sante. All’uscita c’è la banda che alza al cielo le note che uniscono gli italiani. Il pubblico si sente affratellato. Presso l’ex scuola un piccolo monumento dedicato a Sante ed un pennone per l’alza bandiera, presso il quale un picchetto di alpini procede all’operazione, mentre la banda intona l’Inno d’Italia. Commozione e applausi. Poi ancora un ricordo di Sante e una non retorica sottolineatura dei valori di umanità di cui si era fatto portatore. Ai nostri giorni c’è bisogno di quei valori…
Terza tappa. L’apertura al primo piano dell’edificio, ex scuola (oggi sede dei servizi di quartiere) di una mostra dedicata a Sante e a quel tragico giorno che resta indelebilmente scolpito nella memoria collettiva del paese di Terrazzano e della cittadinanza di Rho. E da oggi anche in Polesine. Per non dimenticare.
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Lino Segantin. “Un eroe partito dal Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-eroe-partito-dal-polesine/