Si entra dall’ingresso e subito, sulla destra, si è colpiti da una foto che occupa in orizzontale tutta la parete: una veduta di Barricata risalente al 1975 con le “capane” sulla spiaggia: Giovanni Marangoni ci introduce così all’interno del suo studio di Porto Tolle, il suo ‘buen retiro’, lo scrigno dove conserva le sue preziose testimonianze faticosamente raccolte in tanti anni di puntuale e attenta osservazione del territorio.
Una sorta di archivio multimediale dove, accanto a riviste, ritagli di giornale, VHS e DVD catalogati con precisione meticolosa, si trovano tempi e modi per liberare la fantasia in un percorso a ritroso ai margini della storia, dell’evoluzione e della trasformazione di una terra giovane e spesso indifesa come quella del Delta del Po.
Una storia che ha visto assurgere continuamente al ruolo di protagonisti due elementi naturali, come la terra e l’acqua, da sempre in conflitto per rubarsi lo spazio.
Per anni tecnico dell’Ufficio Colonizzazione e Trasformazione Fondiaria dell’Ente di Bonifica Delta Padano, insignito dell’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”, dalla sua posizione privilegiata di appassionato e profondo conoscitore delle terre polesane, Marangoni ha raccolto e realizzato testimonianze, video, filmati e soprattutto tantissime foto, di cui è autore in prima persona, scattate da varie postazioni: dall’argine del Po, da una barca in mezzo al fiume, oppure da un elicottero.
Una ci riporta alla ghiacciata del 1956 a febbraio, quando a piedi si riusciva ad attraversare l’intero letto del fiume, un’altra ci presenta una Piazza Ciceruacchio sommersa dalle acque in seguito all’alluvione del 1966; un gruppo di bambini è ritratto davanti ai casoni in canna di Scano Boa nei primi anni ‘50 mentre il centro di Porto Tolle fa bella mostra di sé illuminato dai riflessi di un settembre in festa di vent’anni fa. E ancora, vedute aeree della corte di Cà Venier o del cantiere in costruzione della Centrale Enel nei primi anni ‘70; e poi immagini d’acqua, di tramonti in valle o di vita in laguna.
Le foto scattate negli angoli più estremi del delta, sulle barene o ai margini dei tratti terminali dei rami del Po, dove i “bonelli” tracciano il confuso perimetro delle aree di foce, sono per Marangoni il pretesto per divagare su aspetti di una vita che non c’è più.
A Scano Boa da marzo a dicembre intere famiglie di pescatori si trasferivano dai paesi limitrofi per condurre una vita al limite, all’interno dei casoni e a pochi centimetri dal mare, per inseguire il sogno di catturare lo storione, come documentato dal cortometraggio del 1954 e, successivamente, dal film “Scano Boa” del 1960, entrambi del regista rodigino Renato Dall’Ara.
La faticosa vita dei pescatori di storione, in balia della natura e della forza dominante delle acque (compreso il duro tragitto di ritorno risalendo la corrente del fiume) è documentata dagli scatti di Marangoni. Il quale ci ha voluto consegnare, in tal modo, la diretta e preziosa testimonianza di un passato, altrimenti destinato a scomparire anche dalla nostra memoria.
Di notevole interesse inoltre le produzioni di filmati che ricostruiscono la vita nelle risaie e nelle campagne come “Il Veneto delle Meraviglie” o “La Riforma Fondiaria nel Delta del Po”, percorso attraverso le fasi controverse che hanno portato all’adozione di una serie di provvedimenti che hanno cambiato il volto, seppur con modalità non sempre uniformi, dell’intero territorio dell’Isola di Cà Venier e dell’Isola della Donzella.
Doverosa, inoltre, la citazione dello sforzo prodotto da Marangoni per arrivare alla produzione di un breve ma eloquente documentario sull’ultimo viaggio del traghetto che aveva collegato per anni le sponde di Cà Tiepolo e Cà Venier prima dell’inaugurazione, nel 1997, del nuovo ponte sul Po di Venezia.
Da sempre promotore e protagonista di iniziative atte a mantenere viva la memoria delle tradizioni locali, Giovanni Marangoni è fra i fondatori del “Centro di Documentazione della Civiltà Contadina” di Porto Tolle, di cui è anche vice-presidente.
Il Centro, nato nei primi anni ottanta, ha reso permanente una mostra che inizialmente veniva proposta di anno in anno, in occasione della Fiera del paese, consistente in una raccolta di attrezzi, documenti, materiale e testimonianze sulla vita quotidiana, i mestieri e le principali attività riconducibili alla civiltà contadina.
Nel 2006 i registi Alessandro Rossi e Michele Mellara hanno attinto al suo archivio fotografico per recuperare immagini e ritratti da inserire all’interno del documentario, prodotto da Mammut Film, “Un metro sotto i pesci”. E’ un viaggio attraverso i paesaggi e la gente del Delta, fra poesia, pescatori e dedali di canali, stretti come le maglie di una rete da pesca, insidiosi come il rapporto difficile, fatto di amore e diffidenza, instaurato negli anni fra il territorio e la sua gente, uomini che parlano un “dialetto strano, spezzato, frutto di miscugli linguistici”.
Le foto di Marangoni sono inoltre entrate a far parte, come gli spezzoni dei documentari di Florestano Vancini, delle fonti a cui i due registi bolognesi hanno attinto per spiegare il loro personale, intimistico, punto di vista sull’area geografica che raccoglie il tratto terminale del Po.
Un percorso nitido, quello di Marangoni, il racconto per immagini di una storia del tutto peculiare, cucita col filo della passione; la storia del delta dal dopoguerra con le sue tappe principali: dalla stagione della bonifica alla riforma agraria; dall’estrazione del gas metano agli improvvisi capricci della natura. E sempre Giovanni Marangoni si rivela un testimone lucido, una sentinella vigile, un cantore, a modo suo, dei paesaggi sfumati di un territorio che si perde all’orizzonte, nel fatale incontro del cielo con l’inquietudine del mare.
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Come citare questo articolo
Vainer Tugnolo. “Giovanni Marangoni e il Delta”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/giovanni-marangoni-e-il-delta/