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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Strada del Morto di Badia

Un luogo suggestivo, in località Boscovecchio, dove nel XIV secolo apprese i primi rudimenti della pittura Antonio da Ferrara

di Francesco Crestani

Ventaglio Novanta n. 42 2011 pp. 30–31

Dell’importanza naturalistica della località badiese denominata Boscovecchio parleremo diffusamente nel prossimo numero del Ventaglio. Ora ci limitiamo ad un’anticipazione legata a una particolarità che chiama in causa l’attività, in questa zona appartata, di una o forse due importanti figure del ‘400, che eccelsero nell’arte pittorica.

Ci portiamo dunque in località Boscovecchio deviando dalla strada che da Badia porta a Colombano, per raggiungere l’agriturismo “Ranch 555” (di cui parleremo in modo più dettagliato nel prossimo intervento su questa rivista). Dopodiché ci dirigiamo verso un filare che si erge maestoso e che ha, nonostante la bellezza, un nome inquietante e misterioso, la Strada del morto.

Toponimo che deriva quasi certamente dal fatto che il percorso seguiva un antico paleoalveo, (un ramo morto del fiume appunto). L’ambiente comunque è tutt’altro che spaventoso: risulta essere uno degli ultimi filari alberati dell’intero Polesine, e rappresenta la testimonianza di un’epoca del passato che si è preservata forse a causa della proprietà pubblica, evitando così l’eliminazione delle piante.

Per tale zona il WWF, assieme a Legambiente, ha prodotto un dossier al fine di ottenerne l’inclusione negli elenchi delle aree ritenute di interesse paesaggistico; e recentemente, a causa della sua bellezza e singolarità ambientale, quel filare è stato dichiarato dalla Regione Veneto ‘percorso a mobilità non motorizzata’ destinandolo così ad una più ampia e adeguata fruizione.

Percorrere la “Strada del morto” è dunque piacevole, ma è nella parte terminale della via che si scopre il segreto più intrigante: un tratto della strada risulta pavimentato a mattoni messi di taglio. Forse la pavimentazione prosegue, ma si fa indistinta in quanto coperta dalla terra; inoltre il cotto è molto rovinato, come se fosse stato posto in tempi antichi. Un mattone è stato anche estratto e depositato in Abbazia, ed ha sicuramente un aspetto molto antico.

A memoria d’uomo, raccontano gli abitanti del posto, tale pavimentazione è sempre stata così, anzi un tempo se ne vedeva una porzione più lunga. Lecito chiedersi che senso ha pavimentare in tale modo una strada di campagna. Guido Chieregato, originario del luogo e sua “memoria storica”, propone un’interessante ipotesi, che si riconduce a una importantissima notizia (perlomeno in termini di interesse polesano) pubblicata sull’ultimo numero di Wangadicia, la rivista di studi storici del Sodalizio Vangadicense.

Ci riferiamo alla scoperta che un maestro della pittura gotica, Antonio da Ferrara (nato circa 1370 – morto circa 1447-9), che produsse opere diffuse tra l’Emilia Romagna e le Marche. Recente la scoperta che era originario da Badia Polesine. Conosciuto infatti come Antonio Alberti, in realtà si chiamava Antonio de Recchis, ed era originario “de castro abbatiae polexine de rodigio”. La sua famiglia gestiva una fornace al Pizzon (la zona badiese ove l’Adigetto si stacca dall’Adige), ma possedeva vari terreni al Boscovecchio.

E’ dunque possibile che i mattoni prodotti nella fornace siano stati utilizzati per pavimentare la strada che portava ai loro appezzamenti; o forse era presente anche qui un’altra fornace, visto che a Badia fin dal ‘200 ne erano attive varie. In tal caso la strada – che compare già in documenti del ‘700 conservati nell’archivio dell’Abbazia – potrebbe essere fatta risalire addirittura alla metà del ‘300.

G. Giuliani, autore dello studio sul pittore, congettura che i primi rudimenti dell’arte possano essere stati appresi dal de Recchis proprio alla fornace; presso queste infatti si sviluppavano anche botteghe di ceramiche, documentate in quel tempo anche a Badia. Ed è appunto probabile che Antonio abbia appreso l’arte, prestando la sua opera presso qualche “scudelaro” (così erano detti i ceramisti), l’uso di colori e pennello.

E’ bello dunque pensare che nel Bosco Vecchio badiese siano nate le prime opere di un importante maestro della pittura.

Per inciso, l’aria del luogo deve essere favorevole all’esperienza artistica, se è vero che la vicina Villafora diede i natali, circa mezzo secolo dopo, al maestro miniaturista Antonio Maria detto da Villafora (attivo dal 1467-1510) i cui codex istoriati sono custoditi in alcune delle più importanti collezioni del mondo.

Anche in relazione a tutto ciò, a nostro parere, la strada meriterebbe una maggiore valorizzazione e l’avvio di una prospezione archeologica per chiarire la sua origine e la sua età, prima che il tempo non ne faccia scomparire le ultime tracce.

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Come citare questo articolo

Francesco Crestani. “La Strada del Morto di Badia”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-strada-del-morto-di-badia/

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