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STORIA - TRADIZIONI

Il falso prete dei Contrari

Ecco come il vescovo di Ferrara Francesco Dal Legname scoprì l’impostore insediatosi a Sariano

di Michelangelo Caberletti

Ventaglio Novanta n. 42 2011 pp. 76–79

Il Quattrocento non fu sicuramente un secolo esemplare per l’organizzazione religiosa nelle parrocchie della diocesi di Ferrara, spesso affidate a sacerdoti di provenienza forestiera, talora di scarsa levatura morale ed intellettuale. Solo col Concilio di Trento (1563) saranno istituiti i seminari, dove gli aspiranti sacerdoti avranno una formazione scolastica e religiosa ed anche una selezione attitudinale, adeguata al loro compito.

In precedenza, la preparazione al sacerdozio avveniva attraverso un apprendistato di alcuni anni presso qualche arciprete rettore di una chiesa pievana, anche se fin dal 1425 il vescovo ferrarese Petro Boiardi, anticipando i provvedimenti del Concilio di Trento, aveva istituito presso il Capitolo della Cattedrale una scuola per i chierici. L’incidenza di tale schola clericorum dev’essere stata però di modesta entità, se è vero che a distanza di venti e passa anni (verbali della visita pastorale del vescovo Dal Legname, 1449), troviamo ancora, specie nelle chiese più periferiche della diocesi ferrarese, sacerdoti di scarsa cultura e dal comportamento censurabile. È il caso delle parrocchie di Trecenta e Sariano, la prima affidata ad un prete ubriacone (vedi Ventaglio 41 pag. 66), la seconda ad un individuo ancor peggiore, che avremo modo di conoscere nel corso della presente narrazione.

Innanzi tutto va detto che essendo la chiesa di Sariano di diritto juspatronale, cioè privata, anche se di uso pubblico, la nomina del parroco spettava al proprietario dell’edificio di culto e non al Vescovo di Ferrara, come a Trecenta. Il juspatronato della chiesa di Sariano, apparteneva al nobile casato ferrarese dè Contrari, da quando il Conte Uguccione venne infeudato (1402) per sé e figli maschi legittimi e naturali, della Castalderia di Sariano, da parte del marchese Nicolò III d’Este.

Ma, defunto che fu il grande Uguccione (1379-1448), il casato dei Contrari entrò in una fase di temporanea crisi, essendo i suoi figli Nicolò e Ambrogio ancora minori d’età e sotto tutela della madre Camilla, quindi non in grado di succedere al padre nella gestione degli affari di famiglia.

Fu così che, forse approfittando della momentanea disorganizzazione, ebbe modo d’insediarsi presso la parrocchiale di San Maurelio in Sariano un certo Don Giacomo da Santa Vittoria delle Marche, sedicente prete.

In realtà si trattava di un impostore, che aveva trovato l’occasione buona per allocarsi sotto un tetto coi suoi tre figli ormai adulti e godersi la prebenda parrocchiale, rinunciando, ma solo per prudenza, alla compagnia della sua donna, tenuta momentaneamente lontana in teritorio Padue.

Il furbacchione, nella canonica di Sariano ci sarebbe durato a lungo, se non avesse incontrato sulla sua strada il rigoroso vescovo ferrarese Francesco Dal Legname¹. Senza farsi preannunciare, il Presule giunse in visita pastorale la mattina del 3 maggio 1449. Missa celebrata, come da prassi, seguì il controllo delle formalità e qui si accorse che Don Giacomo era sine titulo aliquo iusto et legitimo, senza alcun documento di nomina a parroco e forse, nemmeno consacrato prete.

Il sedicente prete, come giustificazione, disse di esser lì in forza di un incarico verbale da parte del vicario vescovile che, circa un anno prima, lo avrebbe pregato di avere buona cura delle anime della parrocchia. Una versione dei fatti che non convinse, anzi, insospettì ancor di più il Vescovo, che si mise ad esaminare la preparazione professionale del nostro, con una serie di domande in latino. Risultato: Don Giacomo, pur non essendo analfabeta, non capiva un accidente di latino, né parlato, né scritto, non intelligit et nescit exponere quod legit, inoltre, non conosceva la formula della consacrazione e nemmeno quella dell’assoluzione, nesciebat verba sacramentalia substantialia… nec sciebat absolucionem a peccatis, ammesso che conoscesse quali fossero i peccati mortali e i doveri di un cristiano. Infatti, incalzato dal vescovo, non sciebat quot sint peccata mortalia et precepta legis. In quanto alle preghiere e alla lettura del breviario, non dicit officium nec habet breviarium.

Come nei casi più scabrosi, anche qui si rese necessario l’esame di alcuni testimoni ed allora entrarono in gioco le colorite deposizioni dei tre massari della parrocchia di Sariano.

Il primo ad essere interrogato fu un certo Bartolomeo, detto Bertone, che rivelava al Vescovo alcuni aspetti della condotta del prete: ogni tanto abbandonava la chiesa per andarsene in padovana a trovare la concubina, tralasciando di celebrare la messa persino nei giorni festivi; inoltre, teneva nella casa parrocchiale non solo i tre figli, ma anche qualche altro giovinastro, quendam alium iuvenem qui est bannitus de Paduano, bandito dal Padovano! In quanto ai redditi della chiesa, disse che erano tutti mal spesi pro victo suo et filiorum suorum.

Di che pasta fossero il reverendo e i suoi rampolli, lo spiegava meglio il secondo testimone, Giacomo Paganelli, il quale disse che, sibi videtur, a suo giudizio, il prete è homo rudis, rozzo, incolto, ma precisava che non era suo compito entrare nel merito di aspetti personali. Teneva invece a dire un particolare agghiacciante: i figli del prete, avevano ucciso per vendetta un uomo nel Padovano, ritenuto colpevole di aver ammazzato un loro fratello, innescando così una specie di faida rusticana e per questo si erano rifugiati a Sariano! In quanto alla gestione del beneficio parrocchiale, Don Giacomo non solo aveva dilapidato le cento lire marchesine della rendita fondiaria, ma anche le elemosine raccolte negli anni precedenti. Casse vuote e apostolato assente: omnes non sunt confessi et comunicati et multi sunt blesfematores….

Il terzo testimone, Andrea Bucholus (Buccolo?), confermava il tutto, aggiungendo altri particolari su Don Giacomo: vadit cum armis, gira armato e ha pure il vizio del bere, vadit ad tabernam dicte ville ad bibendum. E un ubriaco armato può essere molto pericoloso, anche se prete. Circa la situazione economica, stessa musica: dispensat bona ecclesie cum eis non bene; un disastro anche quella religiosa: non credit quod omnes sint confessi et comunicati, mentre sono in preoccupante aumento i bestemmiatori.

Le accuse erano talmente gravi che il Vescovo decise di sentire un quarto testimone, prima di adottare i provvedimenti del caso. L’ultimo interrogato, Paolo Mazzi, abbandonata ormai ogni reticenza, decise di vuotare il sacco e raccontò come in Sariano fosse persino morta una donna di parto sine confessione et comunione, quia presbiter, perchè il prete, erat in teritorio Padue e che la canonica era diventata un covo di banditi, in quanto don Giacomo tenet de die et de nocte in domo sua tres suos filios et alios bannitos paduanos cum armis et panceriis (corazze) e pure un bordello, per aver visto coi suoi occhi la concubina del prete quando venne a Sariano e stetit in domo dicte ecclesie per unam noctem cum eo. E non solo gli aveva dato tre figli, ma anche due femmine, unam nuptam et aliam non nuptam in teritorio Padue. In quanto ai redditi della chiesa, disse prout allii supradicti, come i precedenti: dilapidati tutti dal prete e dagli allegri inquilini della canonica.

Durissimo, ma ineccepibile, il provvedimento del Vescovo: intimava a don Giacomo e ai suoi tre figli, di lasciare entro tre giorni, peremptorio termino, la chiesa di Sariano e la diocesi di Ferrara et amplius non reverti e non farvi mai più ritorno, sub pena perpetui carceris. E raccomandò ai massari fideliter custodiant bona omnia, di tener d’occhio tutti i beni, affinché i gaglioffi, nel fare i bagagli, non avessero ad asportare l’argenteria sacra ed altri oggetti dalla chiesa.

La deplorevole situazione venne infine sanata da donna Camilla Contrari, che un mese dopo, il 5 giugno 1449, presentava al Vescovo Dal Legname il nuovo rettore di Sariano, nella persona di don Bartolomeo Grapaldi, figlio di Ugolino, originario di Brescello.

Di questo prete al momento non sappiamo nulla, ma vogliamo sperare che la terra della saga cinematografica di Peppone e Don Camillo, abbia cresciuto anche in quei tempi una tempra di sacerdote, solido nella fede e nel corpo, in grado di correggere con le buone o le cattive, gli incalliti bestemmiatori di Sariano.

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Come citare questo articolo

Michelangelo Caberletti. “Il falso prete dei Contrari”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-falso-prete-dei-contrari/

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