Sessant’anni fa, nella Pasqua del 1952, giungeva a compimento, con sorprendente anticipo sui tempi paventati, la prima fondamentale fase di redenzione del Polesine dopo l’alluvione. Opera mastodontica che ebbe nell’on. Giuseppe Brusasca un protagonista di primo piano, il cui ricordo deve rimanere vivo nella memoria storica della nostra provincia.
Per l’impegno, l’intelligenza e la dedizione con cui portò a termine il difficilissimo incarico governativo, ebbe unanimi apprezzamenti e consensi. E’ stato sicuramente uno degli uomini politici più amati dai polesani. Fu nominato cittadino onorario di Adria dal 1957. Nel 1981 divenne cittadino onorario di Rovigo, città che gli ha concesso nel 1991 anche il premio San Francesco. Medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione e della Camera di Commercio di Rovigo.
Nominato Commissario Generale della ricostruzione del Polesine, Giuseppe Brusasca fu inviato in questa provincia all’indomani della disastrosa alluvione del 1951. Coordinò i soccorsi alla popolazione e il prosciugamento delle terre con tanta efficienza e trasparenza, da meritare rispetto e stima da tutti.
Una vita di impegno
Nato a Cantavenna nel Monferrato il 30 Agosto 1900, da famiglia di solidi principi cristiani, compì brillantemente gli studi frequentando le scuole cattoliche. Appena diciottenne, nel 1918, fu chiamato alle armi come soldato semplice e congedato nel 1919 con il grado di sottotenente di artiglieria.
Tornato alla vita civile, aderì al Partito Popolare italiano organizzando la sezione di Casale Monferrato. Nel 1920 fu chiamato a far parte del Comitato provinciale del PPI di Alessandria. Nelle elezioni amministrative del 1922, fu eletto nel Consiglio comunale di Casale Monferrato dove svolse un ruolo attivo nella minoranza antifascista.
Nel 1923, partecipò da protagonista, essendo segretario della commissione di politica estera, al Congresso nazionale del Partito Popolare di Torino che decise il passaggio all’opposizione nei confronti del governo Mussolini.
Dopo questa esperienza, abbandonata Casale e laureatosi in giurisprudenza a Milano, si ritirò a vita privata esercitando la professione forense nella metropoli lombarda. Sposato, ebbe dalla moglie due figlie, ma rimase precocemente vedovo.
Dopo l’introduzione delle leggi razziali (1938), grazie alla collaborazione di un operaio e di un contadino che avevano rischiato la vita per lui, scampò la condanna a morte dei tedeschi per aver salvato quattro famiglie di ebrei dallo sterminio nazista. Per questo il 5 agosto 1969 venne insignito della “Medaglia dei Giusti”, istituita dal Governo di Israele per premiare coloro che, con rischio della propria vita, evitarono ai perseguitati ebrei la camera a gas.
Il prestigioso riconoscimento gli venne conferito a Roma, presso il Campidoglio in una solenne cerimonia alla presenza delle più alte personalità israelitiche d’Italia. In forza di tale riconoscimento fu invitato a piantare a proprio nome un albero, nel “Parco dei Giusti” sul “monte dei Martiri” di Gerusalemme, in memoria dei sette milioni di ebrei sterminati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. A quanto risulta il sen. Brusasca, allora Sottosegretario agli Esteri, è l’unico parlamentare italiano che ha avuto questo riconoscimento.
Nel 1942, riprese la vita politica e come vice presidente del governo del Nord, partecipò alle trattative per la resa di Mussolini. Nel 1946 fece parte della Commissione italiana per le trattative di pace con gli Alleati a Parigi.
Eletto deputato nelle file della D.C. nel collegio di Cuneo, fu Sottosegretario nei tre primi Governi presieduti da Alcide De Gasperi. Nell’ordine, fu Sottosegretario all’Industria, agli Esteri, all’Aeronautica. Alla fine del 1947, entrò nel quarto Governo De Gasperi (costituito con Repubblicani, Liberali e Socialdemocratici) come Sottosegretario agli Esteri, incarico mantenuto ininterrottamente fino al 1951. Come Sottosegretario agli Esteri aveva ricevuto la delega di Reggente dell’ex Ministero dell’Africa, con il compito di seguire i problemi legati al raggiungimento dell’indipendenza delle ex Colonie Africane (Eritrea, Somalia, ecc.).
Commissario Generale per la ricostruzione del Polesine
Inviato sul posto con l’allora Ministro delle Poste e Telecomunicazioni on. Spataro per prendere visione e conoscenza della gravità della situazione, ricevette l’incarico dal Presidente del Consiglio di coordinare i lavori di prosciugamento e ricostruzione della vasta area colpita.
L’incarico giunse dopo una serie di “chiarimenti” all’interno del Governo sulla figura del Commissario. Brusasca si oppose con tutte le sue forze alla creazione di un Alto Commissariato fortemente sostenuto dall’on. Fanfani (Ministro dell’Agricoltura) ed accettò l’incarico ponendo come condizione che non fosse creato alcun “carrozzone”. Questo, per non esautorare i vari funzionari già in carica, per nulla colpevoli di quanto era successo. Prevalsero le ragioni di Brusasca dettate dal buonsenso, e tutto filò liscio.
Giunse in Polesine il 20 Dicembre 1951 e vi rimase ininterrottamente fino al Maggio successivo. Artefice della veloce ripresa, dinamico, molto attivo, svegliava di buon’ora Sindaci e Parroci, suonando alla porta alle prime ore del mattino. Incontrava operai, dirigenti, spronava, incitava, agevolava le procedure burocratiche fino alle soglie dei regolamenti vigenti (per accelerare la chiusura delle falle introdusse la trattativa privata al posto delle aste pubbliche).
Deciso a compiere il lavoro nel più breve tempo possibile e nel migliore dei modi, si conquistò la fiducia dei polesani e degli enti locali, ripristinando nelle cariche i Sindaci ed i Presidenti degli ECA (Enti Comunali di Assistenza) commissariati dal Prefetto Mondio. Istituì la Conferenza dei servizi che si riuniva periodicamente in prefettura e che operava in collaborazione con il Comitato Economico provinciale e i tecnici.
Chiuse le tre falle di Bosco, Malcantone e Paviole, realizzò in SEI mesi il prosciugamento dell’intero territorio allagato, superando largamente ogni migliore previsione (due anni) formulata dai tecnici di tutto il mondo (gli Americani prevedevano quattordici mesi, gli Olandesi dodici).
Nel Maggio 1952, la campagna polesana era per buona parte già pronta per la semina (Produzione della bietola: 1951, superficie seminata ett. 35.000; 1952, superficie seminata, ett. 33.000).
Tornò spesso in Polesine dove la gente lo considerava uno di casa. Del resto, molti villaggi costruiti con il “Piano Brusasca”, stanno ancora a testimoniare il suo impegno e il suo attaccamento a questa Terra. Si spense 94enne a Milano.
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Come citare questo articolo
Aldo Rondina. “Giuseppe Brusasca (1900-1994)”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/giuseppe-brusasca-1900-1994/