Il gorgo Magherino, in gergo dialettale Magarino, è un’area umida relitta situata nell’omonima località nei pressi di Sariano, frazione di Trecenta, località già nota per i più famosi Gorghi, dichiarati Siti di Interesse Comunitario (SIC), con i quali condivide la medesima origine e le caratteristiche ecologiche, pur non essendo a tutti gli effetti tra essi inserito e alla pari tutelato.
Il gorgo Magherino è costituito da tre piccoli corpi idrici, due simili per dimensione, aventi forma circolare, e un terzo, più piccolo, di forma allungata. Attualmente copre una superficie di circa 11.000 mq, ma in origine, prima degli interventi di bonifica voluti dal marchese Enzo Bentivoglio nel ‘600, copriva un’area almeno doppia, tutt’ora inclusa nell’adiacente Cavo Bentivoglio.
Come la maggior parte dei gorghi presenti in alto Polesine è di origine naturale, riconducibile, in particolare all’andamento dell’antico corso del fiume Tartaro e al dosso fluviale dell’antico ramo del Po di Adria – Fossa Filistina. Un tempo le arginature nella zona erano piuttosto blande, tra queste era noto l’Argine della Sposa nella direttrice Trecenta – Sariano, tutt’ora rintracciabile e percorribile nelle vie Argine Bignozza e Argine Circondario nel Comune di Trecenta.
Durante le frequenti alluvioni avvennero tracimazioni sugli argini e, nei punti di sbocco, attraverso l’azione centripeta dell’acqua, si generarono profonde depressioni nel terreno che nel tempo diedero origine a corpi idrici di limitata estensione, da cui il termine “gorgo”, ovvero mulinello o vortice.
Nell gorgo Magherino è ancora riscontrabile un’elevata biodiversità, favorita dalle molteplici nicchie ecologiche presenti nell’area. E, a seguito di vari monitoraggi, sono state rilevate numerose specie animali: alcune di esse sono incluse nell’Allegato I della direttiva comunitaria “Habitat” 92/43/CEE e nell’Allegato II della direttiva Uccelli 79/409/CEE. Visitando l’area si può facilmente osservare la fauna tipica degli ambienti umidi che un tempo caratterizzavano maggiormente il territorio.
L’avifauna risulta essere abbondante, con circa 60 specie di uccelli osservate. In particolare si possono rintracciare molte specie appartenenti alla famiglia degli ardeidi, ricordiamo: la Nitticora, la Garzetta, l’Airone cenerino e l’Airone bianco maggiore, mentre occasionalmente come svernante il Tarabuso (Botaurus stellaris), la Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides) e l’Airone rosso (Ardea purpurea).
Nell’ordine dei passeriformi troviamo: la Cinciallegra, la Capinera, il Fioraccino, la Balia nera, il Rigogolo, il Pendolino, lo Scricciolo e il Migliarino di palude.
Durante i monitoraggi sono state osservate due specie appartenenti alla famiglia dei rallidi, ovvero la più comune Gallinella d’acqua e la rara Schiribilla (Porzana parva). Nel gorgo è possibile osservare frequentemente anche il Martin pescatore, uccello dal colore azzurro brillante che ama cacciare le sue prede, preferibilmente piccoli pesci, dalla sommità di un posatoio costituito da piccoli rami che sporgono su uno specchio d’acqua.
Nei pressi della vegetazione rigogliosa è possibile udire anche il canto melodioso dell’Usignolo comune contrapposto allo sgraziato canto della Cannaiola verdognola, del Cuculo e della Civetta. Quest’ultima udibile nelle ore notturne ma facilmente osservabile anche di giorno. Il Gufo comune (Asio otus) e il Tarabusino (Ixobrychus minutus) sono nidificanti nell’area, in particolare per quest’ultimo, il più piccolo tra gli ardeidi, risulta essere un dato molto importante, essendo la popolazione nel suo areale in graduale declino, il tutto riconducibile alla rarefazione delle zone umide e del canneto, indispensabile per la sua riproduzione.
La presenza di piante ad alto fusto alternate a numerose baccifere richiamano molti uccelli sia migratori che stanziali, difatti è frequente udire il Picchio verde e il Picchio rosso maggiore tambureggiare sui tronchi alla ricerca di insetti xilofagi.
Diverse sono le specie di rapaci che utilizzano il gorgo come sito di alimentazione per cacciare passeriformi e piccoli mammiferi, difatti è possibile osservare il Falco di palude, lo Sparviero, la Poiana, il Falco lodolaio e il Gheppio.
Anche i mammiferi sono rappresentati da diverse specie, è documentata la presenza della Volpe, della Talpa, del Riccio e dell’alloctona Nutria oltre a diverse specie di Pipistrelli, tra cui il Vespertilio d’acqua (Myotis daubentonii), animale legato agli ambienti acquatici dove all’imbrunire è possibile osservarlo mentre va alla ricerca di insetti e piccoli vertebrati sul pelo dell’acqua.
Tra i rettili spicca la Testuggine palustre europea (Emys orbicularis), specie particolarmente protetta e inclusa nella convenzione di Berna.
Rana verde e Rospo smeraldino sono gli anfibi che presentano le popolazioni più abbondanti. Da segnalare anche la presenza della Rana toro, detta volgarmente “Rana bue”, specie alloctona originaria del Nord America e importata in Italia nella seconda metà del ‘900 per scopi alimentari.
La comunità vegetale è tipica degli ambienti ripariali ed è caratterizzata dalla presenza abbondante di Carice, della Cannuccia palustre e da piante arboree come il Pioppo, il Salice bianco, la Sanguinella, il Sambuco, il Prugnolo, l’Olmo campestre, l’Acero campestre, da sottolineare poi la presenza di alcune querce, nate probabilmente dal trasporto dei semi da parte delle ghiandaie, uccello piuttosto diffuso nelle nostre campagne. Tra le piante acquatiche spicca la Castagna d’acqua (Trapa natans) e l’Erba pesce (Salvinia natans), maggiormente concentrate nella tratto di canale che lambisce il gorgo.
Secondo il presidente del WWF di Rovigo Eddi Boschetti “Il gorgo Magherino, in virtù delle specie di interesse comunitario che ospita, merita ampiamente di essere annoverato tra i siti di importanza comunitaria (SIC) della nostra Provincia” – “Il WWF provinciale di Rovigo ha censito specie animali, in particolare uccelli elencati nell’allegato I della direttiva “uccelli”, oltre a chirotteri e specie rare come la Testuggine palustre europea elencati negli allegati II e IV della direttiva “habitat”, dati che nell’insieme costituiscono validi elementi per definire un SIC”.
Il gorgo Magherino è quindi un piccolo specchio d’acqua che, grazie alla sua locazione isolata, conserva ancora intatte le caratteristiche tipiche di aree di pregio naturalistico più grandi e maggiormente conosciute. Un piccolo grande patrimonio ambientale mantenuto intatto nel tempo, un concentrato di biodiversità incastonato nel cuore della campagna altopolesana, un tesoro da preservare e valorizzare.
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Come citare questo articolo
Alessandro Micheletti, Michele Zanotti. “Il gorgo Magherino”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-gorgo-magherino/