Nel n. 46 del Ventaglio si è parlato della vita di S. Eurosia; santa che è venerata in varie zone del Polesine, soprattutto nei territori che si affacciano sul Po. Si è parlato della virtuosa esistenza della giovane boema, e dell’indicazione del Papa affinché sposasse il figlio del re d’Aragona.
Udito il desiderio del pontefice, accantonato il proposito di dedicarsi totalmente a Cristo, nel mese di agosto dell’anno 880, la sedicenne Eurosia, accompagnata da una piccola comitiva, iniziò pertanto il lungo viaggio dalla Boemia verso la Spagna, che fu raggiunta in ottobre.
Ma la comitiva boema ad un valico dei Pirenei, fu aggredita da una banda di mori saraceni capitanati dal rinnegato Aben Lupo. Costui, invaghitosi della giovane, cercò di costringerla a rinnegare Gesù Cristo e a rinunciare alla promessa di matrimonio col principe aragonese per divenire sua sposa. Constatata l’irriducibilità della giovane, furente d’ira, ne decretò il supplizio. Dapprima le fece amputare le mani e recidere i piedi e poi diede l’ordine di decapitarla.
Contemporaneamente si scatenò un fortunale furibondo, mentre si udì una voce dal cielo, più potente della tempesta: “Sia dato ad Eurosia il dono di sedare le tempeste, ovunque sia invocato il suo nome!”.
Il rinvenimento del corpo
A causa del violento nubifragio, il corpo della giovane restò sepolto sotto uno strato di fango. Dopo quasi due anni, un semplice e mite pastore, di nome Guillèn, giunse con le sue pecore vicino al luogo dove Eurosia era stata martirizzata: una radura, non lontano dalla città di Yebra, dove era presente una fonte dalla quale sgorgava acqua cristallina.
Mentre si dissetava a quella fonte, Guillèn udì il canto di un meraviglioso uccellino, vide qualcosa come una luce bianca e sentì come una voce angelica che gli diceva: «Guillèn, è da molto tempo che qui non passa nessuno, ma Dio vuole glorificare Eurosia. Prendi il suo corpo che sta sepolto sotto questi cespugli e portalo alla valle. Lascia a Yebra la testa, porta il corpo nella chiesa della città di Jaca e mettilo nella parte destra dell’altare sotto il tabernacolo».
Guillèn obbedì. La notizia dell’arrivo dei resti della Santa corse più del pastore. Dicono che le campane delle torri incominciarono a suonare da sole; che nei luoghi dove il corpo passava si aprivano le corolle dei fiori; che le fontane secche tornavano a gettare acqua copiosamente; che gli ammalati guarivano col profumo che usciva dai resti della Santa.
La canonizzazione
La Canonizzazione di Santa Eurosia avvenne quindi in Jaca, il 25 Giugno dell’anno 882, nella chiesa dove ancor oggi riposano i suoi resti mortali.
S. Eurosia è onorata come patrona ed invocata contro le tempeste, i fulmini, le grandinate e anche per i frutti della terra. Nell’iconografia il suo simbolo è la palma del martirio e viene spesso raffigurata con la spada o la scure, una corona o una mano recisa, collocata vicino ai suoi piedi.
Ogni anno a fine giugno si tengono in Jaca grandi festeggiamenti che si ripetono, con maggiore solennità religiosa anche nel mese di Ottobre in ricordo della data del martirio di Eurosia.
In seguito al prodigioso rinvenimento, il Vescovo nominò Guillèn canonico e custode dei resti di Eurosia. Questi, dopo avere studiato fu ordinato sacerdote e scrisse la prima storia della Santa che risulta assai preziosa, di grande valore storico e fondamentale per i breviari medievali di Jaca, Huesca e Tarragona.
Il culto
Il culto di Santa Eurosia si diffuse ben presto in tutta la Spagna e, grazie ai soldati spagnoli, anche in Italia soprattutto nelle regioni del nord. Specie in Lombardia che con la Spagna ebbe relazioni politiche, ed in particolare nelle zone collinari vinicole dove, sin dai tempi antichi, la Santa è invocata contro il flagello della grandine e delle tempeste.
Ancora oggi nel comasco, nel novarese, nelle località agricole di Cremona e di Pavia vi sono cappelle e altari dedicati alla Santa, che viene festeggiata con grande solennità ed altrettanta partecipazione popolare. Anticamente anche i vignaiuoli e gli agricoltori vicini a Roma erano soliti festeggiare Santa Eurosia in due chiese a lei intitolate: una sulla via Particense e una sulla via delle Sette Chiese.
L’itinerario di Santa Eurosia
E anche nel nostro Polesine non mancano chiese, oratori e altari a lei dedicati, feste liturgiche e sagre molto frequentate. Possiamo pertanto dare vita a quello che potremmo definire “L’itinerario di Sant’Eurosia”, partendo dal lembo più occidentale del territorio, cioè da Melara. La chiesa parrocchiale, dedicata a San Materno Vescovo, è uno degli edifici religiosi più imponenti della Traspadana Ferrarese, eretto nei primi decenni del ‘700 su disegno di Sante e Vincenzo Santini di Ferrara.
La chiesa, completata nel 1732, presenta un altare con una bella tela che raffigura il Martirio di S. Eurosia, opera datata 1796 del veronese Paolo Caliari. Attenzione: non si tratta del famoso Paolo Veronese grande pittore veneto del ‘500 contemporaneo di Palladio, bensì di Paolo Caliari (Verona 1763 – 1835) generalmente conosciuto a Verona come Paolino Veronese per distinguerlo dal suo grande omonimo¹.
La tela di Melara, Martirio di Sant’Eurosia ascrivibile all’anno 1796, si caratterizza per dinamismo, drammaticità e vivacità dei colori. La scena è concitata e colpisce soprattutto per l’intensità e saturazione dei colori. Grande è la ricercatezza descrittiva e decorativa delle vesti e dei costumi, e forte si presenta la gestualità delle mani e delle gambe dei personaggi.
Però, in tutto questo fervore di gesti e di azioni, può destare un certo sconcerto la figura della Santa che si offre alle torture in un atteggiamento disinvolto ed in una postura che può sembrare più una esibizione di danza che il momento del martirio. Eccessiva può sembrare anche la ricercatezza dell’assassino che le sta tagliando il braccio, con molta attenzione, con il sangue che gocciola sul pavimento formando una pozza fra gli attrezzi della tortura, la mannaia, una sega e la corona regale. Tutto ciò a mio avviso limita il pathos che il momento reclamerebbe.
La seconda tappa dell’itinerario alla ricerca di opere d’arte dedicate a Santa Eurosia è a Salara, presso la Chiesa parrocchiale di San Valentino. Vi si conserva un pregevole dipinto murale dedicato a S. Eurosia, opera del 1763 del pittore bolognese Giuseppe Pedretti: si tratta di uno dei 10 grandi ritratti del ciclo di santi che ornano l’interno della navata centrale.
S. Eurosia è raffigurata con la palma del martirio, con accanto la spada.
Ricordo, fra le curiosità, che molte campane di chiese in Italia recano la dedica ad Eurosia in quanto venivano suonate per allontanare temporali e grandinate. Così è a Salara, dove il battesimo delle campane è avvenuto il 29 ottobre 1765 per mano del Cardinale Crescenzi Arcivescovo di Ferrara, imponendo alla maggiore il nome di Valentino, alla seconda il nome di Eurosia ed alla terza il nome di Maddalena.
Proseguiamo l’itinerario alla volta di Trecenta, entrando nella bellissima Chiesa parrocchiale di S. Giorgio, costruita su disegno dell’architetto ferrarese Vincenzo Santini, seguendo la tipologia dell’architettura barocca ferrarese del settecento. L’interno a croce latina, con 3 navate ed 11 altari, presenta nel primo altare di sinistra una pala col Martirio di Sant’Eurosia, tela di ambito emiliano della seconda metà del sec. XVIII attribuibile a Giovanfrancesco Braccioli (Ferrara 1697-Verona 1762), uno dei principali pittori della scuola ferrarese della prima metà del ‘700, che aveva in Giacomo Parolini (1663-1733) il suo più illustre esponente².
Questo quadro mostra una scena molto movimentata e dinamica per la drammaticità della rappresentazione: gli assassini dai colori lividi sembrano venirti incontro con i loro visi terrificanti, quello chinato in primo piano ti guarda sfrontato con un misto di complicità e soddisfazione, mentre Eurosia mostra il moncherino della mano che già è caduta sui gradini. In secondo piano Aben Lupo a cavallo guarda spaventato verso il cielo, ove si scatena una furibonda tempesta di lampi e tuoni mentre ordina l’esecuzione e S. Eurosia che, con gli occhi rivolti al cielo, offre l’ultima preghiera fra il coronamento di due angeli che porgono una corona di fiori e la palma del martirio.
Tutta l’opera è ben condotta, nel ricco e dettagliato panneggio delle vesti e dei colori, nella tensione dei corpi e nella composizione per diagonali che ti conducono progressivamente alla lettura degli avvenimenti.
La quarta tappa è a Stienta, nella chiesa arcipretale intitolata a S. Stefano papa e martire. Nel primo fastoso altare a destra, tutto di marmo e stucchi, troviamo una bella statua di S. Eurosia, raffigurante una giovane che reca la palma del martirio con una corona ai suoi piedi, quella di principessa di Boemia e di regina d’Aragona.
Anche ad Occhiobello troviamo un riferimento alla santa: in località Bacanazza, esiste infatti un oratorio dedicato a sant’Eurosia che raccoglie ancora i fedeli in occasione dei festeggiamenti e della processione con la statua della santa.
Il tragitto prosegue alla volta di Polesella, nella cui chiesa parrocchiale troviamo il secondo altare a destra dedicato alla Santa. Vi campeggia una tela realizzata da GB Cozza, artista milanese particolarmente attivo a Ferrara nella prima metà del ‘700. S. Eurosia, contornata da alcuni angioletti e raffigurata nell’atto di allontanare la folgore che appare minacciosa nella parte superiore.
Riprendiamo il nostro itinerario in direzione di Adria per raggiungere la frazione di Bellombra, dove ogni anno si organizza la tradizionale “Sagra di Sant’Eurosia” dal 30 agosto al 2 settembre, e ancora l’8 e il 9 settembre, con attrazioni, musica, cultura e degustazioni con specialità tipiche del delta condite con tanta allegria.
Torniamo verso il centro del Polesine per l’ultima tappa nel comune di Rovigo, presso l’Adige, e precisamente nella frazione di Boara Polesine. Nella bella Chiesa parrocchiale, dedicata a S. Zenone Vescovo, consacrata il 23 settembre 1792, troviamo, nella prima cappella di sinistra, un bell’altare con la statua di S. Eurosia proveniente dalla chiesa precedente.
Ogni anno dall’1 all’11 ottobre Boara Polesine si veste a festa e rende omaggio alla compagna patrona Sant’Eurosia con un intenso programma di festeggiamenti che comprende teatro, musica, danza e il tradizionale luna park, che attrae moltissime persone provenienti anche dai paesi limitrofi. La frazione è inoltre orgogliosa del suo famoso Coro polifonico parrocchiale intitolato proprio a S. Eurosia.
Concludiamo ricordando inoltre che la fama e la devozione alla santa hanno varcato anche l’oceano con i nostri emigranti veneti, ed in Brasile vi sono molte comunità e città a lei dedicati.
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Come citare questo articolo
Antonio Girotto. “Sulle tracce di Santa Eurosia”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/sulle-tracce-di-santa-eurosia/