La decisione governativa relativa alla soppressione delle Province suscita indubbiamente problemi ed incertezze, portando anche a ripensare alle vicende vissute da queste istituzioni connaturate alla storia dell’Italia. La ricerca e l’articolo nascono a seguito degli eventi organizzati in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia a Rovigo (17 marzo 2011), che ha visto Enti e Associazioni collaborare per produrre un programma intenso di appuntamenti. In particolare nella serata di mercoledì 16 marzo 2011 i palazzi sedi del Comune di Rovigo, della Prefettura e della Provincia di Rovigo sono stati aperti ai cittadini.
Palazzi di rilievo, più o meno noti alla cittadinanza, di cui si intende parlare, soffermandoci in questo numero del Ventaglio a ricostruire la storia dell’immobile della Provincia, o meglio delle varie sedi utilizzate nel corso di oltre 150 anni dall’ente pubblico. Ricordiamo che nella succitata occasione di apertura al pubblico del palazzo della Provincia, alla presenza della Presidente Tiziana Virgili e dell’Assessore alla Cultura Laura Negri, sono state organizzate una mostra di materiale documentario ed una visita guidata alla splendida Sala Consiliare, proprio con l’intento di conoscere e approfondire assieme ai cittadini le vicende storico istituzionali dell’Ente Provincia.
La prima sede della Provincia
Nei documenti esposti durante la mostra si è scoperto che la prima sede della Provincia fu presso palazzo Paoli, come si evince dal contratto d’affitto stipulato dall’amministrazione austriaca con Gio. Batta Paoli il 1 giugno 1852, conservato agli atti del notaio Checchini e rinnovato il 28 aprile 1865.
Dopo un decennio, all’approssimarsi della scadenza del contratto di locazione prevista per settembre 1877, la Deputazione provinciale affrontò la decisione se fosse più opportuno trovare un nuovo stabile o assicurarsi il rinnovo del contratto di affitto. «Lo stato non troppo splendido del palazzo Paoli, la quasi insufficienza dei locali, la vetustà dei fabbricati che lo compongono, consigliarono dapprima ad abbandonarlo, e spinsero a ricercare se non fosse più conveniente, più decoroso e più utile l’usare del palazzo ex Montalti infruttifera proprietà della Provincia».
Fu così che l’ipotesi dell’utilizzo di un nuovo fabbricato cadde su palazzo Montalti – attuale sede dell’Istituto per Geometri – di proprietà dell’Ente: anche se non si trovava in posizione centrale aveva buone forme architettoniche e si prestava ad ampliamenti. Su proposta della Deputazione, l’ingegnere capo Benedetto Miotto presentò un progetto per gli uffici dell’Ente e della Regia Prefettura, comprensivo anche di sala consiliare ed alloggio del Prefetto.
Ma nacquero ben presto complicazioni di natura economica: risultando infatti il preventivo troppo alto, lire 242 mila, il progetto fu momentaneamente accantonato per rivalutare l’ipotesi di rinnovo affitto o di acquisto di Palazzo Paoli dagli eredi del fu Gio. Batta Paoli. Tra le trattative – poiché il Comune di Rovigo a sua volta aveva manifestato l’opportunità di trasferire la propria sede a palazzo Angeli – si fece avanti anche l’ipotesi di cedere palazzo Montalti al Comune in cambio della sede municipale: il Comune avrebbe trovato il locale adatto per il ginnasio-liceo-scuole tecniche, mentre la Provincia avrebbe avuto una sede centrale, adatta ad ospitare anche la Prefettura.
Palazzo Montalti
Mentre si valutavano le varie ipotesi, si avvicinava frattanto sempre più la data fatidica della conclusione del decennale contratto di affitto. Una decisione sul futuro della sede della Provincia era ormai improcrastinabile. E fu così che, dopo la predisposizione e l’analisi di perizie, progetti e relazioni, il Consiglio provinciale del 22 marzo 1877 approvò la proposta del consigliere Alberto Mario di trasferimento della sede a palazzo Montalti (seppur con un minimo scarto nella votazione, sette voti favorevoli a palazzo Montalti e sei contrari) abbandonando ogni idea di lusso, in quanto le casse dell’ente erano già aggravate dalla quota annua per l’estinzione del prestito di costruzione della ferrovia e dal concorso di spese per l’esecuzione delle opere idrauliche di seconda categoria.
Nel 1878, dovendo la Provincia provvedere ad individuare l’abitazione del Prefetto, approvò la convenzione con il Comune della durata di 20 anni per l’utilizzo in locazione di palazzo Angeli, all’epoca sede del Regio Ginnasio – Liceo Celio.
Per la Provincia gli spazi si dimostrarono ben presto insufficienti e pertanto, nel 1889, fu firmato il contratto di affittanza con Giulio, Lina, Clotilde, Angelina, Elvisa fu Moise Ravenna, delle due casette aderenti sul lato di ponente alla attuale sede provinciale, adibite ad Archivio di deposito ed ufficio del R. Provveditore agli studi, poi utilizzato come Uffici di Leva.
Gli immobili di Via Celio
All’avvio del nuovo secolo tornarono alla ribalta i problemi di poter disporre di immobili adeguati per la Provincia e la Prefettura e pertanto nel 1904 il Consiglio Provinciale approvò la delibera avente ad oggetto «Proposte pel riordino della sede degli Uffici Provinciali e della R. Prefettura e per l’alloggio del R. Prefetto». L’atto aveva carattere d’urgenza per le cattive condizioni in cui si trovavano gli uffici, per le necessità di un loro ampliamento, di una loro migliore distribuzione e per accentrare tutti gli uffici della Provincia e della Prefettura, che avevano tra loro continui e immediati rapporti.
Prima di giungere all’approvazione del progetto definitivo furono valutate diverse soluzioni e analizzati cinque progetti, ma apparve come quella migliore la scelta di acquisire lo stabile di via Celio di proprietà di Maria Bacchiega, pupilla in tutela della madre Minelli Margherita vedova Bacchiega, e i fabbricati posti nelle adiacenze: Casetta Cervesato del cav. Michelangelo Cervesato e Palazzo Sgarzi del comm. Giuseppe Oliva.
Palazzo Sgarzi, costituito di tre piani, era composto di locali spaziosi, decorati con stucchi e dipinti e forniti di pavimenti alla veneziana, con serramenti finissimi ed eleganti e si prestava ad essere adibito ad alloggio del R. Prefetto. L’annesso Palazzo Bacchiega, costituito di tre piani, con locali luminosi, soffitti e pareti decorati con buon gusto, appariva utile per alloggiare gli uffici della Prefettura. Una soluzione questa ritenuta ideale, tuttora valida e da allora divenuta sede definitiva della Prefettura ed alloggio del Prefetto.
Più complesso si presentò l’obiettivo di dare una idonea “casa” alla Provincia. Accanto ai due stabili destinati alla Prefettura e all’alloggio per il Prefetto, procedendo in continuità lungo via Celio, di fronte a palazzo Camerini, nell’area allora occupata dalla Casetta Cervesato e nell’area scoperta annessa alla proprietà Bacchiega, fu individuato lo spazio dove costruire un fabbricato contenente la sala del Consiglio, la sala della Deputazione e gli uffici della Provincia, posti in comunicazione facile ed immediata con la Prefettura.
Il Palazzo della Provincia
Bisognava dunque demolire l’esistente per costruire ex novo il Palazzo della Provincia. Nel 1905 l’Ufficio tecnico provinciale propose il progetto definitivo con i relativi disegni e rilievi dell’ing. nob. Enrico Giovanelli, composto di quattro capitolati tecnici speciali (per le opere murarie ed affini; per i serramenti; per la pavimentazione in asfalto artificiale; per l’impianto di riscaldamento a termo-sifone).
I lavori furono eseguiti rapidamente, visto che nel 1908 il Consiglio Provinciale approvò le spese per l’acquisto dei mobili e per il progetto di decorazione della Sala Consiliare del prof. Raffaele Giovanelli «il quale per le garanzie offerte (…) e per la concezione armoniosa di ogni motivo e del complesso con le linee della sala, è stato giudicato unanimemente il più adatto allo scopo».
Al palazzo, inaugurato il 15 maggio 1909, non mancarono i consensi: si presentava infatti come un edificio elegante, caratterizzato da uno stile “classico modernizzato” che accoppiava la robustezza costruttiva della parte inferiore alla grazia leggera della parte superiore.
La facciata venne adornata da bassorilievi rappresentanti allegorie delle industrie polesane, eseguiti dallo scultore padovano Antonio Penello, (al quale fra l’altro si deve l’opera “Scena del mercato” nel timpano dell’ex Foro Boario di Padova).
La Sala del Consiglio, lo spazio più grande e più rilevante del palazzo, dava un’impressione gradevolissima alla vista per la sua perfetta modulazione di luce e colore e una distribuzione ben calibrata dell’ornamentazione. La decorazione a stucchi nel soffitto veniva messa in risalto dallo sfondo blu, rifacendosi ad uno stilema caratteristico del secolo XIV, che avvolge luminosamente tutto l’ambiente.
L’apparato decorativo della sala, ideato da Raffaello Giovanelli, fu affidato, per l’esecuzione, alla Ditta Sannavio Bianchi e Bononi.
La trabeazione fu arricchita da un fregio costituito da un festone con nastri e, nelle restanti parti, rosoni, patere e gradetti; belli e ben modellati i capitelli. Lungo le pareti furono realizzati riquadri in marmo incorniciati in oro.
Nella parte alta della sala, venne ideato un interessante apparato decorativo costituito dagli stemmi di alcuni Comuni della Provincia di Rovigo a denotare un’attenzione particolare nei confronti del territorio.
Il prof. Giovanelli, che insegnò nella Scuola Normale Femminile di Rovigo dal 1905 al 1909, si fece conoscere per alcune opere, quali “Ritratto di donna”, “Studio di cipolle” e “Ritratto del dott. Meloni”, che fu esposto nelle “bellissima mostra Carestiolo” in Piazza Vittorio Emanuele II. Il 24 luglio 1911 Giovanelli morì ad Urbino nel pieno di una carriera che appariva quanto mai promettente; “la fine immatura di questo giovane, – si legge in un articolo pubblicato all’epoca da “Il Gazzettino” – tanto valoroso e buono, ha destato il più vivo rimpianto”
Il palazzo della Provincia da qualche anno ha superato il secolo di vita.
Ovviamente nel corso dei decenni si sono manifestate delle necessità che hanno richiesto degli adeguamenti. Un intervento di un certo rilievo si ebbe nel 1956 quando fu sistemato l’atrio di ingresso su progetto dell’ing. capo Mario Pellissetti, che rese i locali più luminosi, così come appaiono oggi, con la chiusura di 4 porte e l’apertura di un arco.
Nel 1963 furono eseguiti lavori di sistemazione e ampliamento del palazzo: rispetto al progetto iniziale l’attività e pertanto la necessità di spazi per gli uffici si era estesa nei locali dell’ex Albergo Campana. Si rendeva perciò ormai necessario ridimensionare e ridistribuire i locali esistenti secondo una più moderna funzionalità.
Le ultime vicende del Palazzo fanno parte della storia recente, da tutti conosciuta. Un capitolo a parte, che meriterà un ulteriore approfondimento, è la collezione di quadri di opere artistiche, in particolare pittoriche, collocate lungo le pareti degli uffici della Provincia.
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Come citare questo articolo
Cristina Tognon, Chiara Tosini. “Il Palazzo della Provincia”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-palazzo-della-provincia/