La conoscenza con l’arch. Giovanni Trevisan e la moglie Maria Novella era stata casuale, la primavera scorsa, nel contesto delle visite alla mostra dedicata alla Maison Goupil. Nell’occasione i due coniugi mi avevano rivolto l’invito a visitare la loro proposta di ricettività verso il Po, nella campagna di Santa Maria Maddalena: l’Antico Borgo La Colombara.
La cosa mi aveva incuriosito non poco, e avevo assicurato un mio passaggio all’inizio dell’estate, magari quando si sarebbe potuto fruire anche della grande piscina che nel biglietto da visita faceva bella mostra di sé in primo piano.
Ma, si sa, i giorni passano veloci. E’ ormai settembre quando decido di mantener fede alla promessa. La giornata è un po’ incerta: nuvole grigie si alternano ad ampie schiarite. Alla fine decido di prendere con me anche il costume da bagno. Poi si vedrà.
Partendo da Rovigo, anziché raggiungere la località imboccando l’autostrada, scelgo di percorrere la strada interna. Un’opportunità per godere del territorio polesano, in una vasta area dove la campagna la fa ancora da padrona, mentre lo svettare dei campanili costituisce il segnale turistico più immediato ad indicare la via maestra per portarsi all’interno di paesi e borgate. Ecco dunque Fratta, ormai ben nota a livello turistico con l’icona della Badoera che rimanda al grande Palladio e alla storia della Serenissima; poi il Canalbianco, superato il quale mi viene incontro Pincara, che già parla degli Estensi e degli storici interventi di sistemazione del territorio avviati da Guglielmo Pincaro nel XV secolo.
La campagna è un mare di granoturco, con le piante che hanno raggiunto la loro massima altezza sovrastando il tettuccio dell’auto. Cosicché la serpeggiante strada che porta a Fiesso Umbertiano, sembra quella di un inedito labirinto. Procedo senza fretta lungo la tortuosa via delimitata da due muraglie di vegetazione verde-ocra. Suggestioni polesane di settembre!
Superato il paese di Fiesso con la sua Villa Morosini Vendramin Calergi, importante realizzazione architettonica che ancora ci rimanda alla storia della Serenissima, percorro via Piacentina che si insinua nella campagna verso Occhiobello, territorio di primario riferimento della fascia rivierasca del Po, conosciuta storicamente come Transpadana Ferrarese. In loco signoreggiò la famiglia Savonarola che ebbe possessioni e una villa (oggi albergo) dove dimorò pure l’intransigente frate, acerrimo fustigatore dei costumi dell’epoca.
Lasciato sulla destra l’oratorio della località Piacentina, e superato lo scavalco dell’autostrada, il paesaggio agrario è connotato da qualche isolata fattoria. Poi, ecco, al n. 43, il Borgo La Colombara, alle porte di S. Maria Maddalena.
Mi accoglie un ambiente amabile dove il verde – piante e prato – è stato educato per una gradevole accoglienza turistica. Cespugli di fiori e rampicanti ingentiliscono gli immobili destinati alla ricettività e ai servizi.
Mi viene incontro lui, l’architetto Giovanni Trevisan (Gianni per gli amici), che mi conduce subito a salutare “la parona”, ovvero la signora Maria Novella, che troviamo affaccendata con oche e galline sul retro di quella che fu la casa padronale, oggi (dopo il recupero) in parte abitata dai due coniugi e in parte adibita a piccola foresteria.
“Quella grande la vedremo dopo!”, mi dice Gianni, mentre già abbiamo cominciato a darci del tu come vecchi amici.
Il posto – lo si capisce subito – non richiede formalità. Anzi, quella della Colombara è un’iniziativa turistica – lo sottolinea l’architetto – nata per l’amicizia, per rinsaldare vecchi vincoli e crearne di nuovi: sinceri, lontani dall’inquinamento non soltanto ambientale ma anche da quello più subdolo, del complicato vivere dei nostri giorni, che inficia i rapporti umani.
Risulta presto evidente l’idea alla base della realizzazione del borgo: alla Colombara si deve venire per chiacchierare, per progettare in compagnia, per fare musica, sport, cultura dalla mattina alla sera; per mangiare bene e senza fretta e poi riposare in tutta tranquillità la notte. L’idea progettuale è insomma quella del “campus”, dove si vive all’aria aperta o nei locali interni; si studia, si fa sport, si dipinge, si allestiscono momenti di teatro.
E gli spazi alla Colombara non mancano: ci sono tutti, grandi o piccoli a seconda delle necessità, pensati per i vari momenti di un vivere in compagnia, ma anche per il raccoglimento personale.
Ci accomiatiamo frattanto dalla signora Maria Novella, dopo aver scattato alcune foto alle anatre, al pavone (che nonostante i nostri incoraggiamenti non è in vena di aprire a ventaglio la bella coda iridata) e alla voliera dei colombi, emblema della Colombara. Facciamo il giro del borgo.
Tutto è iniziato da un sogno – mi confida l’architetto -, quello di riqualificare una corte con edifici ormai cadenti e dare una nuova prospettiva al sito non più in grado di reggersi (data la limitata estensione del terreno agrario di proprietà) su un’agricoltura basata prevalentemente sulla coltivazione del granoturco.
“Negli anni ‘60, quando ho conosciuto Maria Novella, splendida donna del Po – sottolinea l’architetto – la gestione del fondo, condotta sapientemente da mio suocero, era a frutteto. A primavera era tutto un fiore ed un profumo: uno spettacolo. Io, che venivo da Venezia, amante delle sue architetture strepitose, mi sono innamorato, non solo di quella che poi è divenuta mia moglie, ma anche della campagna polesana. Poi mio suocero è venuto meno, gli indirizzi dell’agricoltura sono cambiati, la campagna si è immiserita. Bisognava pensare a qualcosa di nuovo per valorizzare l’ambiente. E ho cominciato dai cavalli: stalla, maneggio. Tutti a cavallo, io mia moglie e i figli. Uno spettacolo!”
Inizia così la storia del sogno del Borgo “La Colombara”, che nel tempo ha però dovuto fare i conti con la realtà e il passare degli anni, per cui gli oneri della gestione hanno richiesto degli adattamenti. Pertanto stalla e maneggio, che sorgono sul fronte strada, tuttora visivamente parte del Borgo, sono stati ceduti, mentre il fulcro attualmente è rappresentato dal bel ristorante sorto nel 2004 e gestito dal figlio Valentino, amante di esperienze culinarie francesi che, accanto alla cucina tradizionale polesana, propone apprezzate tipicità d’oltralpe.
L’intervento architettonicamente più consistente, relativo ai vecchi edifici della corte, è stato però quello di ricavare la foresteria rimaneggiando l’immobile un tempo adibito a stalla: al piano terra i locali per i servizi nonché l’osteria del borgo, che deve ancora essere avviata; al piano superiore le stanze che corrono lungo i due lati di un ampio salone. Sono luminose strutturate su due livelli: soggiorno con possibilità di cucina, e soppalco con letti.
Sorprendente il grande spazio del salone centrale, ideale per feste e meeting, le pareti contrassegnate da grandi quadri espressionisti realizzati dallo stesso arch. Trevisan. E poi le stanze non certo pensate per un soggiorno mordi e fuggi, ma ideate al fine di assicurare comfort e spazi gradevoli a persone interessate a dimorare per iniziative di studio e relax, sull’idea, – come si diceva – del campus universitario.
“E’ ora di un tuffo in piscina”, mi avverte il mio accompagnatore, accennando al sole che ormai ha sconfitto la residua nuvolaglia. Ci spostiamo così sul retro del grande edificio dove sorgono gli impianti destinati allo sport: campo di calcetto, tennis e la grande piscina. Al bar troviamo l’attuale gestore, il giovane Dennis Bellonzi, che ci parla della bella esperienza vissuta nell’estate 2013 che sta ormai per chiudersi, mentre Alessandro Fogagnolo, che da cinque anni svolge l’attività di bagnino, non manca di metterci al corrente di qualche aneddoto curioso e sottolineare la validità dell’impianto.
La piscina è invitante. La giornata, inizialmente caratterizzata dal prevalere delle nuvole, ha tenuto lontano i bagnanti, per cui la grande vasca è tutta per noi. Una nuotata ristoratrice prima di riprendere il discorso, che tocca un nervo scoperto: la grande foresteria, bella e funzionale ma vuota. Attualmente mancano gli utenti.
“Il sogno del borgo dal punto di vista costruttivo è stato in gran parte realizzato – mi dice l’architetto – tralasciando però di individuare, strada facendo, chi avrebbe gestito il grande complesso. Uno dei miei figli, Francesco, ha scelto di fare l’avvocato e vive lontano da qui, l’altro Valentino è interessato ai cavalli e alla cucina con un’attrazione particolare per la Francia dove si reca spesso e non sembra propenso a prendere in mano la situazione. Per me e mia moglie gli anni sono inesorabilmente passati. Io poi sono spesso a Malta, impegnato come architetto nella realizzazione di quello che è il mio ultimo grande progetto: il “Centro D’Arte e Teatro Opera House Valletta”1. Per la Colombara è un momento di stallo, di decisioni rinviate…”
“Architetto – intervengo – occorre individuare qualcuno, magari un gruppo di giovani, in grado di sintonizzarsi col tuo sogno; giovani decisi a fare promozione a dare vita ad eventi per far conoscere e lanciare la Colombara… Ma – cambio discorso -, tu, i tuoi quadri, dove li realizzi?”
Ed ecco, mentre passeggiamo, apparire come per incanto un ulteriore immobile del borgo: basso, quasi occultato dalla vegetazione, la Tana dell’artista. All’interno una serie di grandi quadri realizzati, altri in fase di concretizzazione. C’è una grande forza espressiva nei dipinti di Giovanni Trevisan nati al borgo. Tele che spesso ci parlano di altri ambienti (Venezia in primis) e di personaggi della storia o del mito. Nell’animo dell’architetto si agita un mondo contrassegnato da una forte vitalità che prende vita nelle realizzazioni pittoriche con segni incisivi e colori decisi. I colori dell’estate alla Colombara.
E frattanto, mentre concludiamo la nostra visita, va in scena al Borgo un rosseggiante tramonto dal sapore tipicamente estivo. Inizia nel contempo ad animarsi la zona del ristorante, dove fervono i preparativi per la cena, e già stanno arrivando i primi clienti. Devo declinare l’invito a restare per degustare le delizie della cucina di Valentino, rimandando ad un’altra occasione. Mi accomiato così da Gianni e Maria Novella con un caro saluto e la promessa di tornare al borgo in compagnia di amici.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Alla Colombara di S. M. Maddalena”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/alla-colombara-di-s-m-maddalena/