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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

Un battello per il Po

Al Pizzon di Fratta con Lucio Pavasini, ultimo maestro d’ascia del grande fiume. Un’iniziativa ideata dal CTG e Turismo & Cultura

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 48 2014 pp. 172–173

Sono passati solo pochi decenni, ma sembra lontana secoli l’epoca in cui, nei paesi lungo il Po, si viveva di pesca. In tutti i centri rivieraschi erano allora attivi i supporti necessari a far fronte a questa esigenza di vita che si configurava anche come un importante volano dell’economia locale. In primis ovviamente i costruttori di barche, che fornivano ai pescatori il mezzo idoneo per muoversi agevolmente sulle acque del grande fiume. Un sapere, questo, per secoli tramandato da una generazione all’altra, che però ai giorni nostri sembrava irrimediabilmente perduto.

Ma a volte i miracoli avvengono davvero: nel nostro caso grazie ad un’iniziativa di pochi amanti del territorio, che hanno scovato l’ultimo costruttore di barche e, senza difficoltà, lo hanno convinto a riprendere gli arnesi, le sue conoscenze e la voglia di dare vita ad una nuova creatura per il fiume. E’ così che, in località Pizzon di Fratta (là dove lo Scortico si getta nel Canalbianco) si procede alla realizzazione di un nuovo “batel da Po”.

Il “maestro d’ascia” è Lucio Pavasini, classe 1931, un “ragazzone” alto un metro e 85, robusto e pieno di energia, che di buon grado ha tirato fuori dal cassetto della propria abitazione di Occhiobello presso il Po, gli schizzi con tutti i dati matematici precisi, utili per dar vita ad un vero “battello di fiume”. Un’avventura che egli stesso non credeva si sarebbe ripetuta, dato che, ormai da anni, tutti gli scafi che solcano le acque dei nostri fiumi sono di pura plastica.

Nei primi giorni dell’Ottobre scorso siamo stati al Pizzon di Fratta ad assistere ad un momento topico della costruzione: la piegatura col fuoco delle assi, per dar vita alle fiancate laterali dell’imbarcazione.

I presupposti dell’iniziativa sono stati illustrati da Giuseppe Marangoni e Cristiano Fenzi, che hanno ricordato l’impegno del CTG e Turismo & Cultura per recuperare il Mulino del Pizzon e i suoi annessi, con l’obiettivo non solo di salvaguardare un bene storico in pericolo di irrimediabile degrado, ma anche di preservare dall’oblio i saperi della tradizione, dando vita ad appositi laboratori.

E’ così che, presso le acque del Pizzon, ed il vecchio mulino trasformato in museo e locanda, è nato uno “squero”, che ha trovato sede in uno dei magazzini dell’ex mulino. Si è iniziato col riparare alcune superstiti imbarcazioni lignee, in collaborazione con l’associazione ferrarese “Barcar ad Puatel”, accendendo gli entusiasmi verso questa attività un tempo comune, ma ormai del tutto desueta.

Poi l’idea di implementare l’attività del laboratorio con la costruzione di una imbarcazione ex novo. E si deve a Maurizio Barotto, e alle sue frequentazioni delle acque del grande fiume, la scoperta dell’ultimo “maestro d’ascia”, Lucio Pavasini di Occhiobello, insieme al quale Maurizio si è messo subito alla ricerca del materiale base, reperito a Porto Levante: assi di larice siberiano di ottima consistenza.

Eccoci dunque al Pizzon per assistere alla nascita delle fiancate.

Due lunghe assi (m. 31), tagliate come da progetto e gravate da pesi di trazione sono posizionate all’esterno del laboratorio su alti cavalletti, pronte per essere trattate con il fuoco vivo. Operazione necessaria per assicurare la curvatura a quelle che diverranno le fiancate. Niente calcoli al computer, ma solo l’occhio clinico di Lucio Pavasini per capire quando intervenire col fuoco (e anche con l’acqua per moderare l’eccessivo calore) e dare ordini di quanto avvicinare le torce alle assi. Il “miracolo” è veloce: si compie in una decina di minuti. Ecco dunque le fiancate.

Si passa poi all’interno del laboratorio dove è approntato il fondo della barca con le “zancone”, ovvero le traversine in grado di legare le due fiancate. E’ qui che al gruppetto amanti del territorio invitati ad assistere alla nascita del nuovo battello vengono forniti ulteriori ragguagli tecnici, e viene fatta la foto che immortala operatori e sostenitori del progetto. Tra questi non poteva mancare una rappresentanza del comune di Fratta, nella veste del vicesindaco Edgardo Massaro, e dell’associazione culturale Manegium con Paolo Sicchiero.

Poi, come si conviene per le occasioni importanti, un momento conviviale al ristorante del Pizzon con un antipasto a base di cefalo del Po predisposto da Filippo Margutti e bigoli con le sarde preparati da Maurizio Barotto. E, naturalmente, il brindisi beneaugurante per il proseguo dei lavori. I quali non hanno subìto rallentamenti, come abbiamo avuto modo di verificare soltanto una quindicina di giorni dopo, allorché, tornati allo squero del Pizzon, abbiamo fotografato lo scafo ormai pressoché ultimato.

Seguiranno le operazioni di calafataggio e verniciatura, e poi le acque polesane avranno un vero battello da Po… come tradizione comanda.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Un battello per il Po”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-battello-per-il-po/

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