Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La chiesa di Santa Sofia

Una tappa a Canaro per visitare l’antico tempio, caratterizzato da pregevoli opere d’arte

di Maria Chiara Pavani

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 30–32

E’ molto antico il paese di Canaro, il cui toponimo deriva dalla massiccia presenza di canne palustri che crescevano nel territorio, attraversato da canali e scoli, quando la caccia e la pesca erano le uniche fonti di sostentamento.

Il primo documento in cui il vicus è citato è infatti una concessione di livello del 1° dicembre del 969, due secoli prima della rotta di Ficarolo che diede origine al Po di Venezia (sul quale gravita l’abitato) e che dopo il Congresso di Vienna (1814-1815) costituisce il confine tra Veneto ed Emilia. Ma per secoli il territorio comunale ha fatto parte della Transpadana ferrarese, che da Ferrara si estendeva oltre il Po fino al corso del Poazzo, il canale che attraversa il paese.

Uno dei beni più significativi del paese è rappresentato dalla chiesa di Santa Sofia, le cui origini sono lontane nel tempo, come attesta la Bolla di Papa Lucio III, del 1184, che conferma all’abate Enrico le proprietà che il monastero di San Severo di Ravenna possedeva, tra cui è menzionata la chiesa di Santa Sofia di Canaro. Un successivo atto, poi, del 1254, firmato dall’arcivescovo di Ravenna, Filippo, rinnova il diritto dello stesso monastero sui beni posti in Paviole, Garofolo, Raccano, Santa Sofia di Canaro ed altri. Prima di passare alla diocesi di Adria, nell’anno 1818, la chiesa rientrava nella giurisdizione vescovile di Ferrara. La sua storia è stata pertanto a lungo scandita dalle visite pastorali dei vescovi della città emiliana (cfr. Gabrielli Alberino, Comunità e chiese nella diocesi di Adria-Rovigo, Roma, Ciscra, 1993).

Apprendiamo che il 21 aprile 1434, il Beato Giovanni Tavelli da Tossignano compie la sua prima visita pastorale alla parrocchia di Canaro, trovandola in condizioni di miseria materiale e morale. La chiesetta è, infatti, vetusta e nella zona urge un’opera di bonifica agraria, inoltre il rettore non è di condotta esemplare, per cui il prelato, ricordandogli il suo dovere di pastore d’anime, lo convoca in Vescovado per una verifica del suo operato.

Poiché gli abitanti sono solo 200 e il reddito è misero, a Canaro, sovente, manca un sacerdote fisso e si avvicendano cappellani occasionali, oppure si ricorre all’oratorio di San Giacomo alla Valise, detta Paviole, lungo il Po (molto attivo e frequentato, fino a che, nel 1931, viene demolito per rinforzare gli argini del fiume. Il nuovo luogo di culto, dedicato all’Immacolata, sorgerà, dopo la guerra, sulla nuova strada per Ferrara).

La chiesa di Santa Sofia probabilmente viene ricostruita nel corso del ‘400: alla fine del ‘500, il tempio si presenta ad un’unica navata, con tre altari, battistero, campanile, che funge anche da sagrestia, e intorno il cimitero. Ma l’edificio necessita di un restauro urgente, così, nel 1656 (Visita del cardinale Carlo Pio di Savoia), lo ritroviamo rimaneggiato, ampliato e il campanile ricostruito, mentre, nel 1713 (visita di monsignor Togni) la chiesa presenta già la struttura odierna, con cinque altari, di pregiata fattura, presbiterio, coro e un’imponente facciata.

Oggi, guida spirituale della parrocchia di Canaro è il Canonico onorario Don Mario Turatti di Polesella, che, ordinato sacerdote nel ‘63, dopo essere stato parroco per ben ventitré anni nella chiesa dei Santi Francesco e Giustina di Rovigo, nel 2003 ha ricevuto l’incarico per Canaro e, nel 2008 per la frazione di Garofolo, svolgendo il suo ministero con grande passione e indefesso impegno.

La sua storia è stata pertanto a lungo scandita dalle visite pastorali dei vescovi della città emiliana (cfr. Gabrielli Alberino, Comunità e chiese nella diocesi di Adria-Rovigo, Roma, Ciscra, 1993).

Aspetti artistici del tempio

Dedicata, fin dall’inizio, a Santa Sofia vedova, la chiesa si presenta ad una sola navata e conserva opere pregevoli, come il bassorilievo in marmo raffigurante l’ultima cena (sec. XVIII) dell’altare maggiore, attribuito alla scuola del Canova. Inoltre, gli altari laterali in marmo policromo, ospitano opere di rilievo come la statua in marmo della Madonna del Rosario, del carrarese Pietro Baratta e, nell’altare di fronte, la statua di Sant’Antonio, lavoro dello scultore ferrarese Andrea Ferreri.

Da segnalare, poi, a destra per chi entra, la pala d’altare raffigurante Santa Sofia che si reca in carcere a trovare le figlie e, a sinistra, l’altare del Crocifisso, fatto costruire dalla famiglia Martelli, di cui resta la villa ottocentesca, sotto l’argine del Po, nella frazione di Paviole. A riconoscenza di questa nobile casata, figura, nel pavimento in posizione centrale, la lapide sepolcrale del 1695, che custodisce le spoglie di Antonio Martelli e dei suoi discendenti, con la seguente iscrizione latina: “Mortis memor Pro se et heredibus suis Hoc monumentum posuit Antonius Martellus anno ab orbe redempto MDCXCV”.

Di pregio inoltre, la pala di Santa Sofia sull’altare maggiore, probabilmente opera del milanese Giovan Battista Cozza che operava a Canaro nel 1712.

Infine, meritano una speciale menzione e un opportuno restauro le 14 tele della Via Crucis di Giovan Francesco Braccioli, uno dei principali pittori di scuola ferrarese, della prima metà del ‘700, che, chiuse da tempo in custodie con anta vetrata e quindi sottratte allo sguardo dei fedeli, appaiono scurite a causa di polveri, fumi e incrostazioni, che compromettono la fruizione delle opere di notevole interesse artistico (cfr. Garbellini Claudio, La Via Crucis di Canaro, in Ventaglio n. 37, luglio 2008).

Conclude la descrizione del tempio la solenne facciata che, nell’architettura, ricalca i moduli rinascimentali barocchi di molte costruzioni ferraresi.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Maria Chiara Pavani. “La chiesa di Santa Sofia”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-chiesa-di-santa-sofia/

Pubblicità