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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Alla foce dei due grandi fiumi

Impressioni di viaggio in Polesine e nel Delta del Po

di Adriano Michieli

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 60–63

Inconsueto ricevere un testo che parla del territorio polesano visto con gli occhi di un tredicenne, tanto più se l’autore viene da lontano.

Dalla lettura scopriamo che egli è giunto a Rosolina dal Piemonte con la propria classe in gita scolastica; un’escursione che ha avuto come promotore un appassionato rappresentante piemontese dell’associazione Polesani nel mondo.

Unitamente al testo, una richiesta di pubblicazione che non potevamo deludere.

Nei giorni 28-29-30 aprile 2014 siamo partiti dal Piemonte per una gita scolastica nel Polesine. All’escursione, a cui ho avuto il piacere di partecipare, erano presenti gli alunni della 3A e della 3D della Scuola Don Milani di Rivalta.

Abbiamo trascorso in pullman circa metà del primo giorno per raggiungere Rosolina Mare. Una volta arrivati all’hotel e dopo aver pranzato, abbiamo preparato gli zaini e siamo partiti con una guida per visitare il Giardino Botanico di Porto Caleri.

Il paesaggio, l’aria e l’odore del mare mi hanno fatto ricordare dei momenti passati con la mia famiglia alcuni anni fa. Era come se avessi una certa confidenza con quel posto.

Assorto in questi pensieri, ho ascoltato poco la spiegazione iniziale della guida. Dopo il primo intervento di quest’ultima io e i miei compagni abbiamo iniziato a camminare per il sentiero che porta alla spiaggia. Il paesaggio che abbiamo incontrato potrebbe sembrare brutto agli occhi di certe persone, dato che è un territorio paludoso, con erbe alte e non mancano le zanzare. Per me invece è speciale, ha qualcosa di unico, ed è vero che ogni territorio ha delle caratteristiche che un altro non ha.

Ad un tratto il bosco marittimo si è aperto davanti a noi e si è vista la spiaggia. Era piena di tronchi, come se ci fosse appena stata una tempesta che li avesse trasportati là.

Rientrando nella pineta siamo arrivati ad un piccolissimo lago. Quest’ultimo ha una particolarità, ovvero contiene acqua dolce e non salata. Vi era presente una recinzione che delimitava questa grossa pozza d’acqua perché al suo interno si trovavano dei rospi che ogni sera venivano fatti uscire e ne venivano immessi degli altri. Tutto ciò per farli riprodurre. In quel laghetto si trovava un rospo di colorito rosa che noi, purtroppo, non siamo riusciti a vedere. Isabella, la nostra guida, ci ha raccontato una buffa storia su questo animale. Eccola.

Qualche anno fa un gruppo di escursionisti, tra cui c’era anche la nostra guida, era andato di notte a fare un giro nella parte del Giardino Botanico che rimane aperto 24 ore su 24. Durante la visita queste persone trovarono per la prima volta diversi esemplari di questo rospo dalla sfumatura rosa. Gli fecero delle foto e le pubblicarono sulla rete. La stesso giorno arrivarono molte e-mail tutte contenenti la stessa domanda: “Dove l’avete fotografato?”. La curiosità era dovuta al fatto che quel rospo sembrava estinto da 50 anni. In seguito, ricercatori ed erpetologi vennero a studiare questi rospi. Attualmente sono tre i posti in Italia che ospitano questo tipo di rospo, tra cui il Giardino Botanico di Porto Caleri.

Dopo questo racconto siamo tornati al punto di partenza, ma invece di risalire sul pullman ci siamo diretti al molo, dove dopo pochi minuti è arrivato un pescatore con la sua piccola barca. La guida ci ha detto che il pescatore era in pensione ma continuava a pescare per il gusto di farlo e per mostrare i pesci della laguna alle scuole e ai visitatori. Quest’uomo ci ha fatto vedere i pesci più comuni che ci sono nella laguna. Essi erano di taglia grossa, altri di taglia più piccola, c’erano anche dei piccoli gamberi e delle piccole vongole. La guida ci ha raccontato una curiosità sui gamberetti del posto. Ovvero che normalmente i gamberi e i gamberetti quando vengono fritti e cotti prendono un colore arancione, mentre quelli della Laguna veneta rimangono grigi, proprio uguali a come quando vengono pescati. Di solito i gamberi si muovono andando all’indietro, mentre questi vanno in avanti.

Siamo ritornati al pullman e ci siamo diretti alla spiaggia per vedere la foce dell’Adige. Una volta arrivati abbiamo iniziato a percorrere il tratto arginale. Lungo la spiaggia c’erano dei massi ordinatamente ammucchiati e ci siamo divertiti a fare le gare saltando di sasso in sasso.

Verso le 18.00 siamo tornati indietro. Devo dire che quella spiaggia, anche se era un po’ sporca (oltre ai tronchi c’era dell’immondizia in certi punti tra la sabbia) mi ha fatto star bene. Forse era il piacere di vedere il mare dopo alcuni anni oppure la sua brezza leggera e odorosa…

Dopo cena siamo andati su un’altra spiaggia vicino all’hotel. In quel momento si è trovato svago, ma non solo, si sono trovati anche momenti da dedicare ai sentimenti e, naturalmente, lo svago è continuato fino alle 4.00 del mattino.

Il giorno dopo alle 7.00 del mattino con gli occhi ancora chiusi, ci siamo alzati e preparati per andare a Venezia, unica e bellissima città sul mare.

Alla sera siamo arrivati felici ma stanchi in hotel. Dopo cena ci siamo diretti in spiaggia. L’hotel ha avuto un po’ di tranquillità e silenzio solo alle 6.00 della mattina.

L’ultimo giorno sempre e tristemente alle 7.00 del mattino ci siamo alzati. Subito dopo colazione e dopo aver depositato le nostre valigie, preparate la sera prima, in un’unica stanza, siamo partiti per il Museo della Bonifica.

Sinceramente ero troppo stanco, avevo gli occhi che si chiudevano da soli, e l’argomento di cui parlava la guida non era uno dei più interessanti che avevo sentito in tutta la gita. L’unica cosa che sono riuscito ad ascoltare è stato quando la guida ha parlato degli strumenti che usavano nell’ ‘800 e in parte del ‘900. Ho capito che, grazie a persone che faticavano tutto il giorno, adesso il terreno è coltivabile e non ci sono più certe malattie come la malaria. Tutto questo può far riflettere. Molti uomini e donne lavorano duramente nel mondo anche per gli altri.

Ritorno in hotel, un buon pranzo, prendere le valigie e partire con il pullman… manca qualcos’altro!?… Sì, il Museo della Giostra di Bergantino!

Arrivati, dopo due ore di viaggio, ci siamo fermati in questo piccolo ma importante museo. Una volta entrati siamo stati accolti in modo gentile. La visita è iniziata con la nostra guida che ci ha parlato della nascita della giostra e del circo. Ci hanno mostrato con quali strumenti musicali i saltimbanchi attiravano l’attenzione della gente. Questi strumenti vengono attivati girando una manovella.

Ritorno in pullman, si riparte, si scherza, ci si annoia, si dorme, si parla, ci si ferma ad un autogrill e ci si ingrassa mangiando dolci e sostanze supercaloriche senza freni…

Manca qualcos’altro!?… Sì, manca Rivalta!… Ma quella non manca e non potrà mai mancare! Lì dove ti aspettano i genitori petulanti, che ti chiedono come è andata la gita, che cosa hai visto, se hai mangiato tutto, se hai mangiato troppo, se ti sei divertito, se ti sei fatto male e la cosa più importante… a che ora sei andato a letto. E sì… la pace e la tranquillità trovate nel Polesine sono finite.

Ho dimenticato di ringraziare per questa bella gita l’Associazione Polesani nel Mondo con il Sig. Rizzato, le nostre professoresse, il Presidente del Parco Regionale Veneto del Delta del Po che ci ha accolto a Ca’ Vendramin, la dottoressa Laura Negri che ci ha accolto al Museo della Giostra di Bergantino ed il gruppo guide di AQUA che ci ha omaggiato con un gradito pacco di pubblicazioni inerenti il territorio, arricchendo la biblioteca della nostra scuola.

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Come citare questo articolo

Adriano Michieli. “Alla foce dei due grandi fiumi”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/alla-foce-dei-due-grandi-fiumi/

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