Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

San Gottardo, patrono di Bagnolo

Tra storia e leggenda, una devozione che ha radici antiche. Risolto l’enigma della datazione della statua del Santo

di Michelangelo Caberletti

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 68–71

Da tempo immemorabile nella comunità di Bagnolo Po è viva la devozione a San Gottardo di Hildesheim, vescovo e confessore, eletto a patrono della parrocchia (assieme a S. Sebastiano). Una devozione piuttosto singolare fra le comunità della nostra pianura, che si manifesta con particolare intensità nella giornata del 5 maggio, festa liturgica di San Gottardo, elevata a sagra di Bagnolo. Ed è in questa giornata che, al termine della solenne messa vespertina, la venerata statua lignea del Santo, seguendo un rito antico di secoli, viene portata in processione per le strade del paese, preceduta e seguita da molto popolo in preghiera.

Al suo passaggio, vengono esposti alle finestre drappi rossi bordati di colore oro, che esprimono deferenza verso il Santo, mentre davanti a molte case si costruiscono altarini con immagini sacre, adorni di fiori e ceri. La funzione si conclude con il tradizionale bacio della reliquia, al quale, fino a non molti anni fa, seguiva la benedizione delle ampolle con l’olio prodigioso di San Gottardo. Vi si ricorreva per risolvere varie affezioni corporali, pare con ottimi risultati.

E poiché la salute del corpo doveva andare di pari passo con quella dell’anima, papa Pio IX aveva concesso, il 23 maggio 1852, l’indulgenza plenaria ai fedeli che avessero partecipato, coi requisiti canonici, alla solenne funzione in onore di San Gottardo nella chiesa di Bagnolo, divenuta nella circostanza una frequentatissima “messa di guarigione”, in quei tempi unica fonte di speranza per tanti sofferenti.

Va però detto che tale concessione, di durata decennale, non è più stata rinnovata dagli ultimi parroci, cioè da quando antibiotici ed antiinfiammatori hanno invaso con successo il tradizionale campo d’azione del Taumaturgo, senza esigere la conversione dello spirito.

Un tempo, in onore del Santo protettore, era anche tradizione imporre ai figli primogeniti il nome Gottardo, oggi decisamente non più di moda, ma rimasto come nome di seconda scelta negli atti di battesimo, sui quali anche mio figlio è registrato come Vincenzo – Gottardo.

Il grande ausiliatore

All’ausilio di San Gottardo si ricorreva tanto per sanare le infermità del corpo, la gotta e le infiammazioni osteoarticolari in particolare, quanto per invocare la protezione dalle avversità atmosferiche (nel caso di temporali minacciosi si suonava la campana di San Gottardo). Un Santo benevolo, dunque, anche con gli agricoltori, al punto che la comunità di Trecenta – dopo il disastroso temporale che nel luglio del 1729 ne devastò i campi e rovinò le case, risparmiando invece il contiguo territorio di Bagnolo – decise di dotarsi di un altare dedicato a San Gottardo (all’interno dell’oratorio Pepoli), onde evitare altri guai col meteo.

Ma il grande ausiliatore non disdegnava intervenire ovunque fosse richiesto il suo aiuto – dalle malattie infantili alle doglie del parto, dalla pellagra all’idropisia – insomma, un esponente di quel patrocinio totale come lo divenne Sant’Antonio da Padova per altre comunità.

In un opuscoletto, pubblicato qualche anno fa, furono raccolte le memorie degli ultimi miracolati per intercessione di San Gottardo e, se qualche dubbio può sorgere sull’autenticità delle guarigioni, non ve n’è alcuno circa una devozione sincera e convinta che coinvolgeva tutta la popolazione di Bagnolo e, in buona misura, anche quella dei paesi vicini.

Ma come può essersi radicata in quest’angolo del Polesine la devozione a un Santo appartenente alla storia e alla cultura religiosa della Germania?

San Gottardo (960-1038) La diffusione del culto

Ricordo brevemente che San Gottardo, letteralmente il “forte di Dio”, nacque l’anno 960 a Reichersdorf (diocesi di Passau), località al confine tra Baviera, Austria e Boemia, dove il padre Ratmundo deteneva alcune terre come vassallo del Capitolo della chiesa di San Maurizio di Niederaltaich. Dai maestri di questa collegiata il giovane Gottardo ricevette una buona istruzione umanistica e teologica, intervallata da lunghi viaggi di studio in Austria e in Italia.

Quando il Capitolo di Niederaltaich venne trasformato in abbazia benedettina, Gottardo si fece novizio al suo interno, diventando monaco e sacerdote nel 993, quindi, tre anni dopo (996) fu nominato abate dello stesso cenobio, che sottopose ad una profonda azione innovatrice, adottando le regole della riforma cluniacense. Fu poi nominato abate nei monasteri di Tegernsee (nel 1001) e di Hersfeld (nel 1005), dove pure introdusse l’osservanza di Cluny.

Caratteristica della sua azione fu l’aver elevato lo studio e la cultura a pari dignità con le tradizionali attività di lavoro e preghiera, riassunte dalla nuova locuzione latina: “ora, lege et labora”. Conquistatosi in tal modo l’amore del popolo, l’obbedienza dei monaci e il rispetto dei potenti feudatari locali, ottenne nel 1022, su proposta dell’imperatore Enrico II, la nomina ad abate e vescovo-conte del monastero di Hildesheim, antico principato vescovile della Bassa Sassonia (vicino ad Hannover), che governò con saggezza fino alla morte, colà avvenuta il 5 maggio 1038. Per la sua condotta esemplare e per le guarigioni miracolose ottenute per sua intercessione, fu proclamato Santo da papa Innocenzo II al Sinodo di Reims del 29 ottobre 1131.

Il suo culto si diffuse rapidamente nel cuore dell’Europa sia attraverso le vie commerciali, che per impulso dei monaci benedettini. In Italia troviamo dedicati a San Gottardo un valico alpino (oggi territorio svizzero), varie chiese e cappelle lungo le strade del fondovalle e nei terminali mercantili dei prodotti tedeschi, tra i quali Milano, Genova, Brescia e Ferrara (qui demolita agli inizi del ‘400). Altre chiese dedicate al Santo (poche per la verità in Italia), sono legate alla dipendenza da abbazie cluniacensi, la più prossima delle quali era la grande abbazia di fondazione canossiana di San Benedetto Polirone (Mn). Ma, a quanto risulta, il territorio di Bagnolo non appartenne mai alle potenti abbazie padane, se non per alcune parcelle di proprietà della Vangadizza (monastero, peraltro, di osservanza camaldolese).

Bagnolo ebbe, invece, un ruolo come luogo di passaggio dei traffici mercantili e dei pellegrini provenienti dalla Germania attraverso la valle dell’Adige e diretti a Ferrara, noto emporio di merci nordiche e tappa d’obbligo per chi era incamminato verso i santuari della cristianità. Lo proverebbe l’esistenza nel sito – tuttora denominato San Giuliano – di una chiesa dotata di ospizio per viandanti, dedicata a San Giuliano Ospitaliere, ben attestata all’inizio del Trecento, poi scomparsa in seguito agli sconvolgimenti idrografici dei primi decenni del Quattrocento (il disalveamento dell’Adige attraverso la rotta di Castagnaro).

Proprio nella scomparsa chiesa di San Giuliano era stata ricavata una cappella dedicata a San Gottardo, che doveva servire per le pratiche religiose dei mercanti o pellegrini tedeschi in sosta, la cui devozione, secondo la teoria storica che definiremo “classica”, si sarebbe col tempo allargata e diffusa fra la popolazione residente¹.

Le testimonianze storiche e la datazione della statua del Santo di Bagnolo

Le prime attestazioni della devozione a San Gottardo di Bagnolo si hanno a partire dal 1449, quando, in almeno quattro testamenti di cittadini ferraresi, viene disposto a carico degli eredi l’onere di visitare il santuario di San Gottardo in Bagnolo, in suffragio dell’anima del testatore. Dagli stessi si apprende che qui si custodiva la “venerata figura” del Santo: non sappiamo se un dipinto o una statua in legno. Di questo antico simulacro si sono perse le tracce, da quando venne sostituito da una nuova e più espressiva statua in legno, la stessa che ancor oggi viene portata a spalla dai giovani del paese nella ricorrenza del 5 maggio.

Sulla datazione e sulla provenienza di quest’ultima effigie si sono fatte molte ipotesi, nessuna risolutiva. Il compianto antropologo prof. Don Cleto Corrain la ritenne di fattura austro-bavarese e ne ipotizzò il suo trasporto fino a Bagnolo al seguito dell’armata imperiale che all’inizio del Settecento occupò a lungo il Ferrarese, nel corso della guerra per la successione al trono di Spagna.

Recentemente, nel sistemare le carte del mio studio, ho ritrovato la copia di una stampa votiva di San Gottardo in uso nel Seisettecento, pervenutaci grazie alla collezione di documenti antichi della scrittrice bagnolese Adalgisa Calzavarini.

Si tratta di una composizione a scopo devozionale, nella quale San Gottardo, raffigurato in abiti vescovili, accoglie compassionevole le suppliche di un gruppo di fedeli, cui segue una breve didascalia in latino. La rassomiglianza con la statua lignea del santo custodita nella chiesa di Bagnolo è notevole: identici i paramenti sacri, simile la postura in movimento, intensa l’espressione del volto, coronato da una bionda barba incolta. Non vi è dubbio che la stampa, ottenuta con la tecnica della xilografia a chiaroscuri, sia una riproduzione della statua di Bagnolo, come del resto ci conferma la sottostante didascalia:

DIVO GOTTARDO HILDESIENSI EPISCOPO ET CONFESSORI, VILLE BAGNOLI, IN FERRARENSI DIOCESI, ANTIQUO VENERATO MIRABILIQUE COMPATRONO, EFFIGIEM DEVOTIS OPTATAM, INCOLARUM LOCI ELEEMOSINE CONSTRUXERE ANNO SALUTIS 1554.

Che, tradotta in lingua corrente, significa:

A San Gottardo di Hildesheim, vescovo e confessore, antico compatrono venerato e prodigioso della villa di Bagnolo, nella diocesi di Ferrara, la statua dai devoti desiderata, si costruì con le offerte degli abitanti locali, l’anno di grazia 1554.

In base a ciò, si può affermare che la statua lignea del San Gottardo di Bagnolo risale al 1554 e fu voluta e pagata con le offerte degli abitanti per sostenere una devozione che già a quel tempo era radicata e antica.

Anche l’aspetto della statua depone per quel periodo: l’abbondante ed elaborato panneggio e l’atteggiamento espressivo dell’insieme, classificano l’opera come di stile manierista, una tendenza artistica sviluppatasi nel corso del ‘500, anticipatrice dello stile barocco, che tanto piacque ai padri del Concilio Tridentino perché sapeva rappresentare nell’arte sacra l’ideale di un cattolicesimo trionfante sul male e sulle eresie.

Rimane tutt’ora un mistero la sua provenienza: secondo la tradizione la statua sarebbe giunta a Bagnolo da un paese lontano, scivolando su un’agile barchetta sulle acque dei fiumi. La cosa stupisce non poco, poiché vi erano botteghe di abili scultori/intarsiatori del legno sia in ambito ferrarese che veneziano, basti ricordare che la vicina Lendinara era famosa fin dai tempi del duca Borso d’Este (metà del ‘400), per i suoi rinomati maestri ebanisti (in particolare, la famiglia dei Canozi). Ma, il ricorso a scultori lontani potrebbe essersi reso necessario proprio per la mancanza di un’iconografia locale di San Gottardo, pressoché sconosciuto in questa zona.

L’attendibilità della tradizione trova sostegno nella somiglianza stilistica del San Gottardo di Bagnolo (già rilevata dal prof. Corrain), con la produzione sacra degli intagliatori tirolesi, che ancora si può ammirare nelle chiese del Tirolo o della Baviera, per cui, anche l’ipotesi di una possibile scolpitura in luoghi dove la figura di San Gottardo era famigliare, rimane aperta.

In conclusione, la scoperta della datazione della statua, pur essendo un contributo interessante, non risolve le tante ipotesi che ancora attendono una verifica storica. Certa è solo la devozione a San Gottardo, antica, salda e riconoscente per i molti doni ricevuti, ma l’alone di mistero che circonda le sue origini, contribuisce a rendere la ricorrenza del 5 maggio a Bagnolo ancor più affascinante e caratteristica.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Michelangelo Caberletti. “San Gottardo, patrono di Bagnolo”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/san-gottardo-patrono-di-bagnolo/

Pubblicità