Accade talvolta di scoprire fatti e genti – parti integranti e di indiscusso prestigio di realtà locali – attraverso distanze significative e ambiti in apparenza decisamente estranei.
È il caso originato da una visita al MART di Rovereto, dove, ad attirare particolare attenzione, è un originale manifesto policromo effigiante uno strano reuccio-giullare, recante pacchetti-dono, attorniato da due altrettanto bizzarri bimbi. In basso una precisa indicazione topografica: Lendinara, alla quale è associato, tra due frecce, il nome del capoluogo di provincia. In alto la dicitura di una ditta produttrice: Mandorlato Vido.
Si tratta chiaramente di una “reclame” vintage relativa ad un prodotto dolciario che al tempo dovette godere di una buona fama. Lo conferma proprio l’esclusività dell’immagine, tutt’altro che banale, firmata dal famoso quanto poliedrico artista trentino Fortunato Depero (1892 Fondo in Val di Non – 1960 Rovereto)
Un manifesto-reclame che fa bella mostra di sé in un prestigioso museo, e che pertanto è annoverato tra le opere d’arte, quale interessante testimonianza della variegata produzione del prestigioso autore. La realizzazione è una delle molteplici espressioni artistiche legate all’adesione di Depero al movimento futurista e alla conseguente concezione rivoluzionaria di un’arte totale, in grado di entrare in ogni luogo della quotidianità: dall’arredamento, alla moda; dall’editoria alla pubblicità¹.
Il “Manifesto pubblicitario Mandorlato Vido” è del 1924 e riprende l’esperienza dei “Balli plastici”, spettacolo di marionette ideato da Fortunato De Pero con lo scrittore svizzero Gilbert Clavel nel 1918. E’ evidente lo stile proto decò e l’idea del “Cavaliere piumato”, costruzione in legno presentata alla I Internazionale di Monza nel 1923.
La ditta di Lendinara – ricordata nel MART assieme alle più famose Alberti (produttrice del Liquore Strega), Schering, Bianchi, SanPellegrino, V&D, Verzocchi, Campari (con la quale Depero ebbe la collaborazione più intensa) – è la “Fratelli Vido e C.”, iscritta all’Ufficio Provinciale delle Economie Corporative in data 7 novembre 1925.
Difficile trovare oggigiorno qualcuno in grado di ricordare il Mandorlato Vido, reclamizzato giusto 90 anni fa dall’artista trentino. La nascita della specialità dolciaria, come spesso succede per ogni importante tradizione gastronomica, si perde in leggende più o meno fantasiose. Per quanto riguarda il Veneto, nella seconda metà dell’Ottocento si ebbe un radicamento e uno sviluppo soprattutto nell’area colognese, con una ricetta frutto dell’elaborazione di uno o più speziali. Principali ingredienti: il miele, emblema di dolcezza ma anche nutrimento dei saggi e dei filosofi e il frutto del mandorlo, simbolo di vita (è il primo albero che fiorisce a primavera)².
Ma a Lendinara come si originò la produzione dolciaria reclamizzata nel manifesto dell’artista trentino? Il surrealistico e giocoso personaggio di Depero, che regge curiosi mattoncini ambìti da mani infantili, in un’atmosfera anticonvenzionalmente festosa, mi porta ad indagare e a scoprire un’importante famiglia lendinarese della quale, in verità, già conoscevo alcuni componenti senza tuttavia averne focalizzato le relazioni.
La Famiglia Vido e il mandorlato lendinarese
Il mio pensiero va innanzitutto alla stimata signora Carolina Vido (Lina), a poco più di un decennio dalla sua scomparsa: insegnante elementare, a me nota solamente con il cognome nunziale, si manifestava come appassionata di pianoforte e donna di profonda devozione. Di lei ho sfocati ricordi, soprattutto durante qualche incontro con mia madre presso le reciproche abitazioni (anche in ragione della loro adiacenza). Carolina, con altri quattro fratelli, è figlia dell’illustre concittadino Luigi Maria Giuseppe Vido e Fabris Elisabetta.
Vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, Luigi Vido (21 luglio 1858 – 21 novembre 1914) è ricordato per la sue attività legate agli studi farmaceutici e botanici e all’agricoltura polesana nel cui ambito operarono dinamiche e intraprendenti menti lendinaresi, tra le quali il medico e agricoltore Giuseppe Petrobelli³.
Luigi Vido, in qualità di assistente del professor Pier Andrea Saccardo, professore ordinario della cattedra di Botanica dell’Università di Padova, nel 1878, non appena conseguito il diploma in farmacia, si dedica all’approfondimento degli studi micologici. Autore di numerose monografie, ottiene prestigiosi riconoscimenti, come la nomina a membro corrispondente dell’Università di Washington.
L’attività di studio continua con successo ben oltre il conseguimento dei titoli accademici, e a Lendinara dirige (prima di divenirne il proprietario) la farmacia “S. Giuseppe”. Vale la pena di menzionare il suo primato nella presidenza dell’Ordine dei Farmacisti di Rovigo nonché la pluripremiata produzione dello sciroppo di china, che tra i vari riconoscimenti, nel 1894 ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Nizza.
Dal matrimonio con Caterina Danieli (figlia del consigliere del Comizio agrario dottor Antonio) sono generati cinque figli: Giovanni, Giuseppe, Maria, Elisa e Carolina, che – come detto – ho avuto modo di conoscere.
La costituzione della prima farmacia “Cav. Vido Luigi fu Giovanni” risale al giugno del 1911. Era sita in Lendinara, in via Bocca di Piazza (il tratto che unisce le due piazze principali dal lato della Torre dell’Orologio, ora Cesare Battisti)⁴.
Luigi Vido morì nel novembre 1914 – esattamente cento anni fa – ma il suo impulso non andò disperso e la ditta “Erbe medicinali Vido cav. Luigi” risulta iscritta nell’elenco degli esportatori della Circoscrizione Camerale di Rovigo nell’anno 1919, condotta dagli eredi.
Giovanni Antonio Maria e Giuseppe Maria Antonio (nati a Lendinara rispettivamente il 29.11.1895 e 15.5.1898) continuano dunque l’attività paterna, anche in virtù degli studi universitari. Essi avviano l’omonima farmacia “Farmacia Fratelli Vido” l’1.1. 1927.
Il famoso manifesto di Depero risale a tre anni prima (1924), ma la sopraccitata produzione dolciaria è ancora antecedente, già presente nella prima gestione del padre, come “spezialità” offerta ai clienti.
Solo dal 7 novembre 1925, prenderà avvio la formale costituzione aziendale della Ditta “Fratelli Vido e C. Società di fatto – fabbricazione mandorlato” che però sarà attiva solo per pochi anni.
Del mandorlato Vido, oltre al manifesto esposto a Lendinara e a Padova (che farà il giro del mondo assieme alle opere di Depero) e ad altre testimonianze intimamente conservate, troviamo un importante attestato in una particolare missiva inviata dalla Segreteria Reale di Roma il 30 dicembre 1927. La scrisse, a firma, e per conto di S.M. Re Vittorio Emanuele III, il ministro De Sanctis, a titolo di ringraziamento “per la scatola di torrone premurosamente inviata da codesta Ditta in occasione del Natale”.
Una dimostrazione davvero unica del gradimento del mandorlato da parte della Casa Reale e, nel versante lendinarese, una testimonianza dell’imprenditorialità dei Vido, sempre intenzionati a promuovere il loro prodotto. Stupisce pertanto quanto mai constatare che il dono, recapitato ai Reali d’Italia in occasione del Natale 1927, avveniva quando già era decisa la chiusura dell’azienda, la cui attività ebbe a cessare, dopo alcuni giorni, il 1° gennaio 1928.
Un disimpegno nell’ambito della produzione del mandorlato o una scelta che all’orizzonte si prospettava ancora più definitiva? Verrebbe da propendere per questa seconda ipotesi, dato che, solo pochi anni dopo, nel gennaio del 1934, assistiamo al passaggio della farmacia dei fratelli Vido ad una nuova gestione condotta dal dottor Virgilio Ambrosini⁵.
La breve storia del Mandorlato Vido evidenzia suggestive istantanee di famiglie autorevoli tra le quali cultura, nobiltà, tradizione e modernità ancora traspaiono nel tempo.
Ne è prova il sorprendente incontro, tra le pagine web, di uno dei discendenti, identificato grazie alla presenza del pressoché estinto secondo cognome: Andrea Vido de Zaccaria, residente a Milano è infatti pronipote di Luigi e nipote di Giovanni Vido e Olga de Zaccaria.
Tra le sue varie ed apprezzabili attività si segnala a buon diritto quella letteraria che lo vede curatore della pubblicazione del giugno 2014 “Diario di un fante. Dallo scoppio della grande guerra a Caporetto. 1914 – 1918” edito da Mursia nella collana “Testimonianze tra cronaca e storia”. Nel volume raccoglie la preziosa testimonianza del nonno materno Egidio Canepari, sergente nel 79° Reggimento Fanteria di linea, graduato addetto allo stato maggiore del Reggimento e pluridecorato al V.M.
Coincidenze di storie e di date: cento anni fa si spegneva il benemerito cittadino lendinarese Luigi Vido, mentre iniziava la Grande Guerra, che ebbe tra i teatri cruenti il Trentino, terra che ci riporta alla storia personale di Fortunato Depero⁶. Vicende ricche di emozioni e di fascino da far rivivere, più che attraverso la cronometrica ricostruzione, con il desiderio di focalizzarne le valenze nella nostra storia cittadina⁷.
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Come citare questo articolo
Laura Viaro. “Vido & Depero”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/vido-depero/