Lo scritto di Roberto Marangoni sul centenario dello zuccherificio di Bottrighe (ahinoi! da anni non più attivo) pubblicato sul numero 50 del Ventaglio, mi ha fatto emergere vividi ricordi del passato, quando l’industria saccarifera bottrighese costituiva per noi giovani studenti un aiuto provvidenziale… grazie alla nostra tenacia da indigenza: la possibilità di un sicuro lavoro nel mese di agosto. La busta paga d’la campagna sacarifara ci serviva per acquistare i libri di testo, nonché le ambite scarpe con la suola acararmato, in luogo dei cuospi o calcagnoti con tomaie riciclate e suole di pioppo munite di rumorose borchie metalliche antilogoramento.
L’alluvione
Ho viva l’immagine dello zuccherificio di Bottrighe al tempo dell’alluvione del 1951, allorquando lo stabilimento emergeva da un oceano di acque giallognole e gran parte del Polesine era allagato e devastato da una valanga d’acqua: 250 milioni di metri cubi, usciti dal Po abbattendo spezzoni di argine e travolgendoli in un gorgo apocalittico. Nella sua corsa verso l’Adriatico l’imponente massa d’acqua causò la morte di 88 persone, di 50.000 animali e la distruzione di 5674 case, costringendo all’esodo 200.000 polesani su una popolazione di 300.000.
Ricordo gli ululati dei cani, i muggiti stremati dei bovini alla deriva: erano un dardo cruento nell’animo che sottolineavano la tragicità dell’immane esondazione. Con barchette, i pescatori di Chioggia da nord e quelli di Goro da sud si affrettavano, con eroica intrepidezza, come taxi lagunari, da una casa all’altra della campagna, per portare sull’argine sinistro del Po e sul destro dell’Adige le persone rifugiatesi sugli alberi, al piano più alto oppure sul tetto delle case. Mentre elicotteri ed anfibi delle Forze Armate, dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa operavano nei centri abitati più grossi.
Sugli argini erano sorti precari ricoveri ed attendamenti militari, ove gli alluvionati trascorsero i primi giorni, in attesa di essere trasferiti in diverse città d’Italia.
Il mio paesello, Mazzorno Destro, situato sulla riva destra di Po Grande, non subì l’apocalittica onda alluvionale, però seguirono giorni grami unitamente agli alluvionati della maggior parte del Polesine invaso dalle acque.
In quei giorni di tragedia, tutti eravamo disponibili ad aiutare, a collaborare, a dare e fare… ci volevamo bene: questo è un ricordo che mi ha sempre seguito.
Da autocarri, provenienti dai Magazzini delle Sussistenze Esercito di Bologna-Casaralta, venivano distribuiti generi di conforto, vettovaglie, coperte, teli tenda e capi di vestiario usati.
Assieme agli sfollati
Anch’io fruii di quella provvidenziale distribuzione di beni: ebbi un paio di scarponcelli, un mantello a disegno gallese con copricapo spiovente. Sembravo quasi un baronetto! Ed anch’io – impossibilitato a frequentare le scuole di Adria completamente nella morsa delle acque limacciose della rotta del Po – seguii l’esodo degli alluvionati.
Con una valigia e la cartella di fibra marrone gonfia di libri raggiunsi “la corriera blu dal lungo muso” inviata dal cardinale Schuster di Milano. Mia madre, notando che il torpedone pendeva da un lato, mi disse sottovoce, ma con un tono protettivo e fermo: “sentate da l’altra banda!”
A Ferrara e a Bologna scesero i primi gruppi. In quattro scendemmo a Modena dove fummo ospitati nel Collegio Salesiano.
Come, accoratamente, prima della partenza, aveva richiesto mia madre all’efficientissimo Accompagnatore milanese, fummo affidati a don Giuseppe Bardella, originario di Corbola. Il Sacerdote ci accolse calorosamente e ci rifocillò con una ricchissima merenda a base di pane, burro e stupefacenti formelle di marmellata di mele cotogne avvolte in carta pergamena: sembravano mattoncini!
Durante i sei mesi trascorsi a Modena, don Giuseppe ci accompagnò a visitare l’Accademia Militare e ad assistere a cerimonie nel suo Cortile d’Onore caratterizzato da due sontuosi ordini di colonnato sovrapposti. Fui affascinato dalla maestosità del Palazzo Ducale, dalla elegante marzialità dei cadetti, dalle musiche e dall’ambiente così diverso da quello di Mazzorno con le sue casupole, avvolte da salici e pioppi, appollaiate per metà in golena e per metà sul pianoro degradante, dall’argine del Po, verso i campi di frumento, barbabietole, mais, angurie…
L’Accademia e la carriera militare
Il 1°/9/1955 entrai all’Accademia Militare di Modena. Quando informai il mio parroco don Domenico Chiozzoto che ero risultato vincitore del Concorso Nazionale e sarei entrato in Accademia, ci rimase male e disse che aveva già parlato al Vescovo per farmi frequentare gratuitamente il Seminario. Risposi che anche “fare il militare” significa lavorare per il prossimo. Don Domenico assentì.
Per 46 anni ho lavorato nel “prescelto” ed amato Ruolo delle Sussistenze, inquadrato nel Corpo di Commissariato dell’Esercito. Il ricordo della devastante alluvione, della solidarietà incontrata e degli insegnamenti ricevuti, mi hanno sostenuto nella partecipazione o nell’organizzazione (dalla “Sala Operativa” dello Stato Maggiore) di impegnativi soccorsi a popolazioni colpite da calamità naturali o sociali: dal Vajont, al Belice… dal Libano, alla Somalia, all’Albania… ricordando sempre la solidarietà ricevuta dal santo salesiano Don Giuseppe Bardella.
Sono stato per trent’anni titolare della Cattedra “Tecnica del Bilancio dello Stato – Gestione dei Magazzini e la loro Contabilità Giudiziale”, presso la Scuola di Commissariato di Maddaloni (Caserta). Negli anni 1985/95 ho concorso alla riforma del Corpo di Commissariato, fondato il 30 settembre 1873 dal polesano Generale Giacomo Sani di Castelmassa, poi Sindaco di Rovigo e Senatore del Regno. Un Corpo la cui finalità è “Prevedere e Provvedere” alle esigenze personali del soldato ed anche all’intervento ovunque annidi bisogno e necessità, in particolare il soccorso ai Popoli che stanno consolidando la loro Democrazia e laddove è richiesto il soldato italiano (generoso e gioviale).
Ho agito con la consapevolezza di essere un “militare poco militarista”, con l’obiettivo di migliorare il funzionamento degli Organismi, come il risanamento del “Magazzino Principale di Vestiario e di Equipaggiamento” di Roma, puntando alla meccanizzazione delle operazioni di carico/scarico ed immagazzinamento dei materiali ed alla informatizzazione della loro gestione contabile.
Ho perseguito l’istituzione della “Mensa Unica a selfservice”(per Ufficiali, Sottufficiali Graduati, Soldati, Funzionari, Impiegati ed Operai) ottenendo il miglioramento del vitto e una sensibile riduzione della spesa, mediante la decurtazione del numero dei pasti con il “Rapportino della Forza presente al Vitto” su tre “dati” delle presenze, per “colazione”, “pranzo” e “cena”, anziché un solo dato di “Forza presente”.
Certamente ho ricevuto tanti aiuti dal Cielo nelle diversificate situazioni critiche come quella di nuovo Direttore di Organismi “sotto inchiesta”, bisognosi di risanamento e riorganizzazione dell’assetto funzionale e di sistematiche contabili “ragionieristicamente” più efficaci come nel particolarissimo incarico “impostomi” di Colonnello “Direttore di Alta Vigilanza” (1988-1991), sullo Spaccio “G. Sani: tutto per le Famiglie dei Dipendenti Difesa”.
Ho concluso la vita militare da Maggiore Generale, nell’incarico di “Capo Settore Ispezioni Tecnico – Amministrative” del Comando del Corpo di Commissariato E. I., immerso nell’ austerità della funzioni ispettive diretta ed indiretta con il coordinamento della dozzina di Ispettori Centrali, dipendenti. Tali funzioni erano di indirizzo e di controllo sulla gestione dei Materiali e della qualità del Vitto, suggerendo operazioni dette “capriole rischiose” dagli opportunisti ma sostanzialmente migliorative, quali la distribuzione di solo una parte della Razione (sancita con legge) di vino (cl. 500 ) ed, a parità di spesa, dare coca cola, birra … ed in sostituzione di parte della razione di pane, pasta e riso (gr. 700) dare biscotti, marmellata, cioccolato….(generi più graditi ai giovani del boom economico) anche ad Orvieto presso il CAR 1963-1966, ove subii Ispezioni diversificate financo da parte dell’ Onorevole Presidente della Commissione Parlamentare per la Difesa ed anche Interrogazioni Parlamentari.
Ispezioni ed Interrogazioni che si conclusero con un elogio per la mia condotta!.
Ricordi e scarpinate
Ora, da pensionato, rivado spesso con la memoria a momenti del mio passato. Fra l'altro ricordo con vero piacere la particolare opportunità di essere stato comandato ad accompagnare l’allora Arcivescovo Joseph Ratzinger (poi Papa Benedetto XVI …“nato Santo”) invitato dal Cardinale “Ordinario Militare” a tenere conferenze agli Ufficiali dei diversi Corsi presso la nostra Scuola di Commissariato a Maddaloni (CE).
Faccio spesso scarpinate nei grandiosi Parchi Capitolini, oppure nell’affascinante Roma storica a visitare i grandiosi Musei della città Caput Mundi.
Vado anche a visitare mostre d’arte antica, rinascimentale e moderna, con la “scorta dentata”, la mia devota lupa Chantal detta “Principessa di Piazzale delle Muse”.
Ma non dimentico Mazzorno Destro, mio loco natìo, dove spero di tornare per alcuni giorni, dopo la Cerimonia per il Sessanten-nale dell’ingresso, del mio Corso (il 12°, er mejo) in Accademia, che sarà celebrato, nel Palazzo degli Estensi in Modena.
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Come citare questo articolo
Emilio Doni. “Ricordi di un polesano, ora a Roma”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/ricordi-di-un-polesano-ora-a-roma/