L’ avvio dei lavori di consolidamento e restauro dell’antica “Casa Rosetta Ferrari”, in Piazzale D’annunzio a Rovigo, ci porta a soffermarci sugli originali affreschi (purtroppo molto degradati e poco leggibili) che ornano la fascia del sottotetto della facciata principale a Sud. Diciamo subito che lo storico edificio fu eretto dai Foli- • Particolare del riquadro centrale gno nella prima metà del 1500 e con “la più antica pianta di Rovigo” che gli affreschi, suddivisi in sette riquadri, sono opera del pittore Lodovico Pozzo detto altrimenti Pozzosarato”. fiammingo Ludwig Toeput, naturalizzato itaIn seguito questi affreschi, nella loro succesliano con il nome di Lodovico Pozzoserrato. Un sione, sono stati così descritti: “donna con bamartista nato in Flanders nel 1550 circa, che in bino, la più antica pianta di Rovigo e il Italia prese residenza a Treviso, operò principalsacrificio di Muzio Scevola”. Così sono noti e mente nella zona, e morì in quella città nel così si continua a ripetere. 1604/5. Lodovico Pozzoserrato fu un importante pitMa le cose stanno veramente in questo tore rinascimentale. Di lui a Rovigo e in Polemodo? sine esiste soltanto il ciclo di affreschi di Casa Almeno in parte c’è da dubitarne. Fra l’altro Rosetta, unico esempio in città di casa affrescata qui di seguito si farà riferimento a ben sette rafesternamente. Di questi affreschi quello più figurazioni e non soltanto a quelle indicate dal noto, solitamente denominato “La più antica Bartoli o da altri. Per condurre questa indagine pianta di Rovigo”, è una raffigurazione che ocmi sono servito della mia macchina fotografica cupa una posizione centrale. munita di un medio teleobiettivo. In questo Francesco Bartoli nella sua opera pubblicata modo ho cercato di leggere gli affreschi meglio nel 1793 -”Le pitture, sculture e architetture della di quanto potesse fare il Bartoli sprovvisto di atcittà di Rovigo” così descrisse gli affreschi: “Un trezzatura adeguata. fatto di Guerra nello spazio maggiore, e in altro minore Muzio Scevola, che alla presenza di PorIniziamo dalla così detta “donna con bamsenna mette la mano sul fuoco, col Genio della bino” (secondo riquadro). Guardando l’immaFecondità, e della Vigilanza ed altre cose simbogine ingrandita è evidente dalla pettinatura e liche, e termini a chiaroscuro, con due Putti speancor più dalla folta barba, che si tratta di una zialmente coloriti di terretta gialla, lavoro di figura maschile. Non la Madonna col Bambino, come molti hanno ipotizzato, caso mai San Giuseppe con il Bambino. Ma si potrebbe anche pensare ad un autorevole rappresentante della famiglia Foligno, effigiato con l’atteso erede, che però, a quanto pare, non giunse mai, dato che la famiglia Foligno, che ha costruito il palazzo, si è estinta a fine 1500 o inizio 1600. In tal caso si potrebbe trattare della rappresentazione di CORNELIUS, forse il committente, il quale, in attesa di una discendenza, mostra un desiderato figlio tenendolo orgogliosamente e affettuosamente in braccio, ricambiato con una carezza.
Il quadro centrale, (terzo riquadro) noto come “la più antica pianta di Rovigo”, è descritto dal Bartoli come “un fatto di Guerra”. Vi è rappresentata una città murata con porte e un ampio fossato attorno alle mura. A suffragare l’intitolazione data comunemente, vi è la raffigurazione della torre Donà, la sua altezza e la sua sagoma sono inconfondibili. Da notare anche l’alto campanile a punta: da non confondere con quello attuale di San Francesco; si tratta in realtà di quello della chiesa di San Rocco ora demolita, che sorgeva adiacente palazzo Angeli; si noti anche l’assenza dell’Adigetto. La città è attorniata da una moltitudine di soldati. Fra i soldati a sinistra, cioè a Ovest, spicca un gonfalone sul quale si leggono alcune lettere (forse un esperto potrebbe individuare l’esercito cui apparteneva). Fra i soldati che si trovano a destra, cioè a Est di Rovigo, c’è un altro gonfalone e diverse bandiere. Evidentemente si tratta di due eserciti esterni a Rovigo che si contendono la città murata. Penso che a sinistra sia rappresentato l’esercito degli Estensi, meno numeroso ma meglio armato, come fanno pensare le poche ma robuste lance 1 . A destra, quindi a Est di Rovigo, è effigiato l’esercito della Serenissima Repubblica di Venezia, molto più numeroso ma con armamento meno potente 2 .
Il riquadro successivo (il quarto) forse è quello che il Bartoli identifica come il “Genio della Fertilità”. In realtà rappresenta un condottiero barbuto e possente con grandi ali azzurre. Il milite con la mano sinistra sostiene una robusta ruota il cui diametro, rapportato al braccio dell’uomo, potrebbe essere di circa sessanta centimetri. Si tratta evidentemente di un simbolo, forse rappresenta un affusto di cannone, di quella famosa artiglieria che, magistralmente impiegata nella Battaglia di Polesella nel dicembre 1509, distrusse la flotta della Serenissima e causò la morte di moltissimi soldati e civili veneziani. Infatti molti veneziani, per vendicare la sconfitta subita ad Agnadello per opera dei Francesi e del duca di Ferrara, si unirono alla flotta guidata dall’ammiraglio Trevisan con l’obiettivo di fare ricchi saccheggi incoraggiati a far questo anche dal doge 3 . Nella figura del condottiero barbuto si potrebbe allora identificare Alfonso I° d’Este duca di Ferrara che, con il fratello cardinale Ippolito condusse la Battaglia di Polesella meravigliando tutti i principi d’Europa perché con il suo piccolo esercito di terra e i suoi potenti cannoni, da lui magistralmente costruiti e impiegati, riuscì a debellare la potentissima flotta della Serenissima 4 . Questo riquadro potrebbe perciò rappresentare la glorificazione del duca di Ferrara, magnificato con grandi ali azzurre, che ostenta una ruota di affusto di cannone simbolo della sua artiglieria tecnologicamente all’avanguardia.
Questi tre quadri, ora descritti, (il 2°, il 3° e il 4° della serie) sono compresi fra altri due; partendo da sinistra, il primo e il quinto, in cui sono effigiati due angioletti.
Nel primo è raffigurato un angioletto alato che sorregge un cartiglio con scritto a grandi lettere in stampatello “HIERONIMUS FULGINEUS” (si tratta forse del committente o del padre di esso?) e sotto una lettera “ P , (si può pensare al pittore Pozzoserrato, autore degli affreschi?). Negli archivi della chiesa di San Francesco di Rovigo si può probabilmente trovare la risposta. In questa chiesa c’era una cappellina dei Foligno: di questa si è conservato un bellissimo bassorilievo fatto realizzare da “CORNELIUS FULGINEUS” nel 1572 per ordine del padre “iussu patri”; la famiglia era importante in città. Nel 1574 i Foligno ospitarono il duca Emanuele Filiberto di Savoia nell’altra loro casa vicina alla chiesa di San Francesco.
Nel quinto quadro c’è un secondo angioletto, uguale ma meglio conservato del primo, con un cartiglio rivolto in senso opposto, quasi a chiudere la parentesi aperta dal primo. Nel riquadro col secondo angioletto è scritto lo stesso nome “HIERONIMUS FULGINEUS”: era forse il padre di CORNELIUS ? I due angioletti sembrano dunque dipinti a mo’ di parentesi per contenere le tre immagini principali sopra descritte. Sulla traversa superiore delle cornici di due quadri ci sono tracce di una scrittura che, se decifrata completamente, potrebbe svelare a pieno il significato delle immagini. In particolare risulta interessante quella già descritta raffigurante la città con i due eserciti che si fronteggiano e quella che rappresenta un condottiero alato: fanno pensare agli scontri tra Estensi e Veneziani nella guerra della Lega di Cambrai, che, come detto, ebbe un momento epico nella famosa battaglia di Polesella vinta dagli Estensi il 22 dicembre 1509. I due riquadri ai lati, con i due angioletti, fanno invece riferimento alla famiglia dei Foligno (Fulgineus) proprietaria del palazzetto. A questo punto ci si può chiedere: qualcuno dei Foligno ebbe un ruolo nella Battaglia di Polesella? Se così fosse stato, si sarebbe certamente schierato dalla parte degli Estensi con i quali la famiglia aveva stretti rapporti da molto tempo. Sarebbe utile un’indagine.
Prendiamo ora in esame le altre immagini che seguono: la sesta e la settima della serie.
Il sesto quadro è diviso in due parti – due terzi e un terzo – separati da una sottile striscia. Le figure sono purtroppo poco leggibili. Nella parte maggiore del riquadro si notano dei soldati quasi in cerchio, le cui figure sono pressoché completamente scomparse. Penso si possa trattare dei principi alleati della Lega di Cambrai. Nel piccolo riquadro a parte è dipinta una figura con la corona turrita in testa; questo forse ha fatto pensare al Bartoli che si tratti del re Porsenna. Però la figura con la corona in testa tiene con la mano sinistra un bastoncino di comando che termina con un giglio arancione, questo abbastanza bene conservato. Potrebbe rappresentare il duca Alfonso I°, dato che il giglio identifica gli Estensi. Infatti nel 1410 Carlo VII re di Francia concesse a Nicolò III d’Este di fregiare il suo stemma con “tre gigli arancione in campo azzurro” da allora il giglio ha sempre indicato gli Estensi.
Il settimo riquadro, molto ampio, rappresenta un condottiero che tiene sotto la minaccia della sua lancia un nemico abbattuto a terra (quest’ultimo elemento ora purtroppo risulta cancellato dal degrado). Il condottiero è dipinto con colori giallo oro; il suo elmo piumato è del colore dell’oro, non blu ferro come quello degli altri soldati. Piuttosto indietro rispetto al guerriero c’è una ruota, come quella del quarto quadro, che però poggia a terra. E’ improbabile sia raffigurato un eroe della mitologia come alcuni hanno ipotizzato, giacché non si tratta di un antico carro da guerra. A mio avviso rappresenta ancora una volta il duca Alfonso con la sua artiglieria simboleggiata sempre dalla ruota di affusto di cannone. E anche gli altri particolari sembrano rimandare alla già citata battaglia di Polesella. Davanti al guerriero, infatti, c’è una sagoma marrone che sembra la prua tondeggiante di una nave tipo caorlina, che ha un corto albero sul quale c’è uno stemma nel quale si vedono due pesci. Con la sinistra tiene la nave; “quindici galee mena captive” recita il poeta. Ancora più avanti, quella lunga esse giallo oro che termina in alto con un ricciolo marrone potrebbe essere la coda del “leon d’oro” che simboleggia la Serenissima Repubblica rovinosamente sconfitta nel Po a Polesella. Dunque il riquadro potrebbe rappresentare la vittoria del duca di Ferrara sulla potentissima flotta veneziana, l’impresa ebbe grandissima risonanza in tutta Europa e aumentò la fama del suo artefice, al quale anche l’Ariosto dedicò alcuni versi nell’Orlando Furioso 5 .
L’attenta osservazione degli affreschi di Casa Rosetta ci ha indotto a vedere nei sette riquadri vari riferimenti allo storico scontro del 1509 tra Estensi e Veneziani. Una battaglia che con tutta probabilità vide i Foligno parteggiare per gli Estensi vittoriosi nella famosa battaglia di Polesella. Nasce ora un quesito: come mai il procuratore di Rovigo della Serenissima permise di celebrare con un ciclo di affreschi una sconfitta così cocente subita da Venezia? Va infatti sottolineato che la realizzazione dei dipinti fu portata a termine a fine ‘500 quando a Rovigo da tempo dominavano stabilmente i Veneziani. La spiegazione si può trovare facendo riferimento alla famosa mappa del Mortier del 1700 circa, in cui si vede chiaramente che la facciata, affrescata sotto il cornicione, non dava su una pubblica via ma su un brolo privato recintato da mura. Gli affreschi quindi potevano passare inosservati dai cittadini come lo sono da oltre quattrocento anni. Poi l’oblio avvolse quella che era stata una prestigiosa famiglia. Tuttora non esiste neanche un vicolo di periferia dedicato ai Foligno, famiglia nobile ma schierata dalla parte che alla fine risultò perdente. E si sa che la storia la scrivono i vincitori: però è importante conoscerla tutta, anche quella dei vinti.
Ora ci poniamo una domanda di attualità: quali provvedimenti si possono prendere per tutelare quanto resta degli storici affreschi rinascimentali? A Rovigo, nel museo dei Grandi Fiumi, di recente è stata allestita la sezione dedicata al Rinascimento. Il ciclo degli affreschi di Casa Rosetta Ferrari (unico in città dipinto all’esterno) è un’importante opera rinascimentale.
L’auspicio è che l’intero ciclo venga recuperato e posto nel rinascimentale chiostro del museo sulla parete adiacente la chiesa. E’ inoltre pensabile che con un buon restauro si possa recuperare molto di più di quanto si vede nelle riproduzioni ottenute dalle mie foto che non sono ovviamente ripulite dalla patina del tempo. Non è vero che gli affreschi ormai sono cancellati e persi come molti dicono; le mie foto sono recentissime e documentano una situazione non del tutto compromessa. Le raffigurazioni sono molto in alto e per questo non si vedono bene: questa è la causa per cui non sono note e credo sia questo il motivo per cui il Bartoli le ha descritte molto sommariamente a differenza delle pitture che erano all’interno. L’ipotesi che i riquadri affrescati siano un riferimento alla battaglia di Polesella e ai suoi protagonisti mi sembra abbia un senso logico che lega tutti i quadri del ciclo. A mio modesto avviso, della casa non c’è nient’altro da recuperare. Nell’archivio degli Estensi a Modena forse si potrebbero trovare notizie. Il mio auspicio è che qualcuno prenda il testimone ed effettui ricerche ed approfondimenti che confermino o smentiscano quanto ho ipotizzato.
NOTE 1. L’artiglieria degli Estensi era famosa in tutta Europa per la sua potenza e la notevole gittata, forse qui rappresentate da quelle robuste e lunghe lance. 2. Sempre a Est di Rovigo, fra i soldati veneziani; il pittore ha inserito una corte padronale di campagna, bianca con annesso rustico, a rappresentare forse i possedimenti nobiliari sparsi per il Polesine, che potevano costituire punti di appoggio per l’esercito della Serenissima. I due potenti eserciti si sono combattuti duramente – prima nella Guerra del Sale (1482-84), poi nella guerra avviata contro Venezia dalla Lega di Cambrai (1509-1511) – per contendersi il dominio su Rovigo e il Polesine. 3. Le perdite da parte estense furono invece del tutto insignificanti. In quelle vicende, forse il 15 dicembre 1509, perse la vita fra gli altri il conte Ludovico Pico della Mirandola, che era fratello di quel Giovanni Pico della Mirandola noto per la sua proverbiale memoria. Ludovico era giunto in aiuto degli estensi con ottocento cavalieri e, mentre a cavallo, a fianco del cardinale Ippolito, dirigeva le operazioni, fu colpito alla testa da una palla sparata da un falconetto che era un piccolo cannone portabile anche a spalla di circa quattro o cinque centimetri di calibro; il conte morì sul colpo. Nel quadro in cui è rappresentata Rovigo, a sinistra dalla parte degli Estensi, in primo piano, con un poco di fantasia si possono intravvedere le figure di due cavalieri. 4. Per Venezia gli esiti della battaglia di Polesella del 22 dicembre furono devastanti: la disfatta della flotta fu totale e delle galee se ne salvò una soltanto che riuscì a raggiungere il mare. Anche la galea dell’ammiraglio Trevisan, che cercava di fuggire con il favore della corrente, fu affondata nei pressi della località Quarti di Guarda veneta alla fine del Giaron, e l’ammiraglio si incamminò verso Rovigo da dove poi raggiunse Venezia, dove fu processato e condannato. 5. Il duca Alfonso I° era un grande mecenate, come da tradizione familiare, interessato all’arte e alle scienze, ma anche uomo pratico che con passione si impegnava in lavori artigianali. Direttamente dirigeva le tre fabbriche dove faceva costruire i cannoni, non disdegnando di lavorare con le sue stesse mani. Aveva anche messo a punto un nuovo sistema per produrre polvere da sparo. Così il poeta Ludovico Ariosto, parlando della Battaglia di Polesella, scrive nell’Orlando Furioso al capito II° strofa 57: “Costui con pochi a piedi e meno in sella / veggio uscir mesto, e poi tornar iocondo / che quindici galee mena captive, / oltra mill’altri legni, alle sue rive.” Il poeta celebra il cardinale Ippolito d’Este suo protettore, ma grande merito della clamorosa vittoria in quella battaglia combattuta fin dalle prime luci dell’alba del 22 dicembre 1509 fu certamente del duca Alfonso I° e della sua artiglieria.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Luigi Piombo. “Gli affreschi di Casa Rosetta”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-affreschi-di-casa-rosetta/