Tra i beni storici del capoluogo polesano, ve n’è uno ai più sconosciuto nonostante la sua posizione centrale. Si trova in Piazzale d’Annunzio, lo slargo dietro la Camera di Commercio (un tempo denominato Piazza All’Ara) che si raggiunge imboccando la stretta via ciottolata (via T. Fraccon), posta tra l’edificio della Camera di Commercio e quello del Consorzio di Bonifica. Si tratta di Casa Rosetta-Ferrari, costruzione che si fa risalire al ‘500, purtroppo trascuratissima ed inserita in un contesto di edifici di scarso pregio, per lo più eretti nel secolo scorso.
Una targa, identificativa dei beni culturali rodigini, indica – a chi raggiunge il vetusto fabbricato – la valenza storica della costruzione e la particolarità davvero eccezionale di essere stato l’unico edificio affrescato di Rovigo. Un palazzo, risalente al XVI secolo, originariamente appartenente alla famiglia Foligno, che nel XVIII secolo passò di proprietà ai fratelli Antonio e Francesco Rosetta, e che subì nel corso degli anni numerosi rimaneggiamenti.
Attualmente l’intero stabile si presenta in uno stato di estremo abbandono; l’unico motivo di interesse dell’edificio è rappresentato dalle tracce degli affreschi che un tempo caratterizzavano la facciata.
Oggi rimane un affresco ancora visibile, sotto la grondaia, salvatosi perché riparato dalla sporgenza del tetto, ma tuttavia in gran parte deteriorato dall’usura del tempo e delle intemperie: si riconosce una veduta (seppur fantasiosa) di Rovigo come doveva apparire nella seconda metà del XVI secolo.
E’ possibile riconoscere una città murata ai lati della quale si distinguono delle lance, che probabilmente dovevano appartenere a due schiere contrapposte di cavalieri in armi.
L’autore dell’affresco ci è ignoto. Il Bartoli lo attribuisce a Ludovico Pozzoserrato, cioè Lodewijk Teoput, artista fiammingo attivo in quegli anni in Veneto, soprattutto a Treviso; il Semenzato, più prudentemente, si rifà a qualche anonimo pittore di scuola emiliana.
Di tanto in tanto si leva la voce di qualche associazione culturale rodigina a sottolineare l’importanza storico-artistica del dipinto murale, che andrebbe preservato e valorizzato, ma a tutt’oggi il “grido di dolore” non ha ancora trovato risposte.
Riteniamo perciò doveroso evidenziare, ancora una volta, l’urgenza di un tempestivo intervento di restauro e protezione, al fine di impedire che il passare del tempo porti alla completa scomparsa dello storico affresco. E lo facciamo dalle pagine del Ventaglio, nella speranza (ultima a morire) che sia preso quanto prima qualche provvedimento di salvaguardia.
In attesa, dunque, che le autorità competenti si attivino, presentiamo due ricostruzioni del dipinto.
1. La prima consiste in un acquerello del pittore Carlo Campi, noto artista che dagli scorci della nostra città e della campagna circostante trae spesso ispirazione.
L’acquerello mostra la città, ed in primo piano due eserciti di armigeri a cavallo che si fronteggiano. Probabilmente si vuole raffigurare un episodio della guerra tra Venezia e Ferrara svoltasi nella prima metà del ‘500. Infatti nel 1509 Alfonso II d’Este, approfittando del fatto che Venezia doveva affrontare da sola la lega di Cambrai, occupava Rovigo. Due anni dopo la Serenissima, con un’accorta intesa diplomatica (che si concludeva con la fondazione della Lega Santa), riusciva a dividere gli avversari e rioccupava Rovigo.
Un episodio cruento dunque, che ci riporta in un clima di conflittualità in cui la città fu teatro di numerose operazioni militari che lasciarono devastazioni del territorio e sofferenze per la popolazione.
2. La seconda ricostruzione è un restauro eseguito dallo scrivente al computer mediante un programma di fotoritocco. Si tratta di una ricostruzione che non ha nessuna pretesa artistica, ma, partendo da una fotografia originale dell’affresco, cerca di correggere i difetti e le imperfezioni create dal degrado.
Il risultato finale mostra la città come doveva essere vista dall’artista, cioè da un ipotetico rilievo del terreno in modo tale da poter descriverne anche gli edifici interni alla cinta muraria; alcuni edifici sono ancora riconoscibili e richiamati nella legenda posta ai piedi della panoramica.
Nell’attesa che un rifacimento “reale” dell’affresco, e magari dell’intero edificio, possa essere portato a termine dal Comune (o dai proprietari della casa), ci dobbiamo accontentare di questi tentativi di restauro “virtuale”.
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Come citare questo articolo
Franco Gemelli. “L’affresco di Casa Rosetta-Ferrari”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/laffresco-di-casa-rosetta-ferrari/