In tutti i luoghi, conosciuti o sconosciuti, piccoli o grandi, esiste sempre una storia che si identifica con la vita e la cultura di una comunità. Storia che spesso si nasconde ai nostri occhi, da cui però, con un po’ di attenzione, possiamo far emergere testimonianze sconosciute degne di interesse.
Con questo spirito di osservazione e curiosità ha preso il via una “camminata primaverile” di 7 Km., – ideata da chi scrive e promossa dal Ctg – che ha visto una trentina di persone sperimentare un inconsueto itinerario dal Po al Canalbianco.
Come in altre occasioni il punto di partenza è fissato presso a VILLANOVA MARCHESANA, presso l’Area Attrezzata “Amici del Po”. La giornata, seguita a oltre una settimana di cattivo tempo, si presenta serena e fa ben sperare per i partecipanti all’escursione pedestre accolti nell’area attrezzata in una insolita veste acquatica: le copiose piogge in tutta la Pianura Padana hanno infatti ingrossato il fiume che, dilatando il suo letto, ha invaso una significativa porzione dell’area verde golenale, rendendo pertanto inagibili parte delle attrezzature. Un look insolito per la maggior parte dei partecipanti all’escursione, ai cui occhi il Po in questa occasione si presenta davvero possente, con una superficie ampia, fatta di acque che scorrono veloci e limacciose. Un’immagine che incentiva subito i primi scatti fotografici.
Va dunque fatta una premessa alla nostra escursione, circa la natura del grande fiume. E nella golena di Villanova vengono indicati i limiti raggiunti dalle acque in precedenti piene ben più consistenti, motivo di qualche apprensione per i paesi rivieraschi. Ma è anche l’occasione per sottolineare la consistenza delle arginature più volte rinforzate dopo la tragica alluvione del 1951.
L’itinerario prende dunque il via raggiungendo la strada arginale, per la prima tappa presso la Chiesa Parrocchiale di Villanova Marchesana, edificio storico di chiara impronta ferrarese, completamente ricostruito nel corso del ‘700, con benedizione impartita nel 1788 dal Vescovo Arnaldo Speroni degli Alvarotti.
Usciamo frattanto dall’abitato del paese per imboccare una stradicciola lungo la quale ci troviamo in breve avvolti da un suggestivo paesaggio agreste. Ad una attenta osservazione, risulta che la strada, rilevata sulla campagna, utilizza quello che fu l’antico argine di un paleoalveo: dunque una “memoria della terra” di uno scomparso corso d’acqua attivo in tempi lontani, testimonianza del processo evolutivo di un territorio che nei secoli è stato più volte plasmato da eventi alluvionali.
Raggiungiamo frattanto un bel ponte in mattoni sullo Scolo Crespino per portarci a Corte Bragato, esempio di una corte rurale tuttora attiva, sebbene non tutti i fabbricati risultino oggi utilizzati. Ed anche le imposte della casa padronale, malinconicamente chiuse, ci indicano i cambiamenti socio-economici avvenuti dal tempo in cui l’agricoltura richiedeva la presenza di molte persone. La corte per molti anni ha risuonato dei richiami di quanti la abitavano, mentre ora è dominata da un silenzio alquanto innaturale.
L’attenzione del gruppo viene frattanto attratta da un grazioso Oratorio dedicato alla Madre Addolorata, che sorge sul lato orientale della corte. Tutt’intorno distese di campi coltivati, che manifestano l’esito positivo dell’antico confronto tra l’uomo e la natura paludosa del suolo. Terreni strappati alle acque da vari interventi di bonifica, che ci riportano ad antichi proprietari Estensi e Veneziani: Fieschi, Giglioli, Galasso, Gradenigo, Foscari, Badoer. Famiglie nobiliari queste, delle quali sopravvive in zona ancora qualche toponimo, come testimonia la nostra prossima tappa rappresentata da Corte Galassa.
Prima di raggiungere questa corte, sostiamo presso quella che fu una delle abitazioni dei braccianti a servizio dell’azienda agricola: una casetta da troppo tempo disabitata ed oggi aggredita dal verde. Un’abitazione certamente modesta ma dignitosa, come tante altre che caratterizzavano l’ambiente rurale. Casette oggi praticamente scomparse dal territorio agreste, cosicché quella presso cui facciamo sosta si presenta come una sorta di cimelio di un passato che sembra lontanissimo nel tempo.
A Corte Galassa ci attende la Signora Giovanna, che ci accoglie con grande cortesia e disponibilità. Ricorderemo a lungo gli squisiti dolci preparati con la frutta prodotta nella sua azienda agricola: uno spuntino davvero speciale, aperto da un profumato salame in grado di risvegliare l’appetito dei presenti. Si profila frattanto anche un momento ludico rappresentato da un calessino trainato da un asinello, per un giretto nell’ampia corte.
Dopo la piacevole sosta, il cammino prosegue lungo infiniti filari di frutteti per imboccare la via verso la nostra meta: MAGNOLINA, frazione di Gavello, borgata adagiata tra il Collettore Padano ed il Canalbianco che oggi conta qualche centianaia di abitanti, contro i 1.300, registrati nella visita pastorale del Vescovo Guido M. Mazzocco nel 1938. Uno spopolamento che ha colpito particolarmente queste zone rurali del Polesine dopo l’alluvione del 1951 e l’introduzione nelle campagne di macchine agricole.
In tempi precedenti la forza bracciantile costituiva un punto di forza fondamentale in questa zona, che nel periodo del Risorgimento si qualificò come un importante centro del movimento democratico-radicale e poi socialista. E come tale si mise in particolare evidenza nei moti della “Boje” del 1884, opponendosi con decisione al padronato agrario, con scontri che videro l’intervento delle forze dell’ordine, seguiti da processi e dalla condanna a diversi mesi di carcere comminata ad alcuni scioperanti.
A ricordo delle idealità qui vissute nell’Ottocento, proprio nella piazzetta di Magnolina è stato innalzato un monumento a Garibaldi. Un busto dedicato all’eroe del Risorgimento che poggia su una colonna con un’epigrafe in cui si legge: A ETERNARE LA MEMORIA DI GARIBALDI, CAVALIERE DEL GENERE UMANO, I LAVORATORI DI MAGNOLINA E GAVELLO – P. 1907.
Il busto all’eroe dei due mondi, realizzato dallo scultore adriese Arturo Ronconi, fu offerto alla comunità di Magnolina da Giovanni Turatti, ivi residente, e costituisce a tutt’oggi una significativa memoria da valorizzare nel 150° dell’Unità d’Italia.
Nella stessa piazzetta osserviamo l’Oratorio dedicato alla Madonna della Salute, tempietto citato nel Libro del Clero nel 1790, del quale però non si conosce la storia pregressa né la successiva fino alla ricostruzione avvenuta a metà del secolo scorso. L’attuale struttura non presenta aspetti artistici di rilievo e reca sul lato sinistro un piccolo campanile in mattoni.
Nella stessa piazzetta, proprio di fronte al monumento a Garibaldi, aveva sede la Cooperativa Socialista, costruita con i contributi offerti dagli abitanti. Il fabbricato, divenuto poi sede della Casa del Fascio nel 1936, ha subito alcune trasformazioni a partire dal dopoguerra, per assumere infine un ruolo completamente nuovo rappresentato dalla frequentata Trattoria “Da Margherita”. E qui ha luogo la tappa finale della nostra escursione, attorno ad una tavola imbandita, per coronare con un apprezzate proposte della cucina della tradizione la nostra piacevole camminata.
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Come citare questo articolo
Sauro Passarella. “Dal Po al Canalbianco”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/dal-po-al-canalbianco/