Il maggiore Sebastiano, detto “Nino”, Bedendo fu un eroe pluridecorato della Prima Guerra Mondiale, fregiato del titolo di “Asso” per aver abbattuto cinque aerei nemici e protagonista di diversi record mondiali di volo negli anni ’30 del secolo scorso. Eppure nella Rovigo, che gli diede i natali il 18 luglio 1895, pochi ne conoscono il nome e le imprese, che lo hanno proiettato ai fasti nazionali e mondiali.
In effetti, mentre le uniche due biografie in italiano sono rispettivamente dello storico Leonardo Raito, in I cavalieri dell’aria, Este edition, 2009 e dello studioso di storia militare Alberto Burato, in “U.N.U.C.I. Rhodigium, allegato al n. 1 del marzo 2014”, la sua vicenda è riportata in due pubblicazioni straniere: Norman Franks, Russell Guest, Gregory Alegi, Above the War Fronts, 1914-1918, vol. 4^ of Air Aces of WWI, Grub Street, 1997 e Paolo Varriale, Italian Aces of Word War 1, Osprey Pub Co, 2009. Perfino la pagina di Wikipedia a lui dedicata è tutt’ora in inglese, in attesa che qualche connazionale, se non concittadino, ne riporti la traduzione in italiano.
Figlio di Mariano e di Pierina Beivey Schiappadini, Sebastiano non aveva ancora compiuto 20 anni, quando, entrata l’Italia nella Grande Guerra, venne arruolato nel 5° Reggimento Artiglieria da Fortezza e Costa. Chiamato alle armi il 1° giugno 1915, prestò giuramento il 20 luglio, due giorni dopo il suo compleanno.
Ma i cannoni non facevano per lui. Da sempre appassionato di volo, già ai primi di settembre dello stesso anno era passato a fare l’osservatore, sul fronte a mare di Venezia, nella 7ª Sezione Aerostatica da Fortezza e nell’aprile dell’anno dopo fu accettato nel Battaglione Scuole Aviatori, dove conseguì il brevetto di volo il 1° luglio ’16, come pilota di Coudron. Quindi il 1° settembre ’16 ottenne il brevetto di 2° grado, da pilota militare su aerei Farman e fu assegnato, pilota del bimotore G.4, alla 48ª Squadriglia di stanza a Belluno nell’ambito della IV Armata. Il suo primo incarico era un volo di ricognizione sui fronti di battaglia del nord Italia.
Nel dicembre 1916, con il grado di tenente, Bedendo passava alla 42ª Squadriglia di osservazione per l’Artiglieria sul fronte meridionale dell’Isonzo. Si trattava soprattutto, dal febbraio 1917, di ricognizioni fotografiche, compreso un lancio di manifestini ed alcune missioni di bombardamento (19, 21 e 23 agosto durante la battaglia della Bainsizza). Intanto, nell’autunno 1917 veniva selezionato per la formazione combattente Nieuports alla scuola di volo della Malpensa e nel novembre dello stesso anno, dopo una breve permanenza nella 70ª Squadriglia Nieuports, fu trasferito alla 72ª Squadriglia di caccia per la difesa di Brescia, al comando del tenente Giuseppe Rigoni, ma a causa delle condizioni meteo ostili le missioni di guerra furono scarse.
È però nell’ultimo anno del conflitto, con la 71ª Squadriglia di base a Sovizzo (Vicenza), duramente impegnata sull’altipiano di Asiago, che Bedendo iniziò la sua serie di combattimenti aerei (il primo: il 12 gennaio ’18), finché tra luglio ed agosto coronò il suo sogno militare di abbattere velivoli nemici (29 luglio: prima vittoria aerea): gliene saranno accreditati cinque, anche se il suo palmares ne riporta alcuni altri, tali comunque da guadagnargli il titolo di Asso.
Dal 20 ottobre 1918 Sebastiano Bedendo entrò, su invito, nello Squadrone di Aces, 91ª Squadriglia, con cui partecipò all’offensiva finale della guerra, fino alla sua ultima missione il 2 novembre ’18 a pochi giorni dall’armistizio.
Conclusa la guerra, Bedendo tornò ai suoi studi di ingegneria civile all’Università di Padova, dove conseguì la laurea il 16 dicembre 1922 e quindi, nel ’24, entrò nella formazione Regia Aeronautica, nel ramo ingegneria, come capitano (dal dicembre 1930 promosso maggiore).
Sempre nel ’24 metteva su famiglia, sposando Silvia Maria Marani, ex fidanzata del suo migliore amico Gastone Novelli, mantenendo la promessa a lui fatta che, in caso di sua morte (avvenuta in un incidente di volo nel 1919), si sarebbe preso cura di lei. Dal loro matrimonio nacque un figlio, anch’egli pilota d’aerei.
Dieci anni dopo, nel 1934, Sebastiano fu assegnato all’Ufficio di Sorveglianza Tecnica presso l’Aeronautica d’Italia della FIAT a Torino Mirafiori. In quel periodo fu primatista di gare aeree di velocità, stabilendo diversi record nell’aeronautica mondiale per aerei leggeri Nuvoli N5.
La favolosa esistenza dell’asso di guerra e dell’aria, maggiore Sebastiano Bedendo, si concluse tragicamente il 24 agosto 1935, a soli quarant’anni, durante un collaudo aereo del Nuvoli N5 Cab, che precipitò a Spinosa di Ottiglio (Alessandria) ed in cui morirono anche gli altri due membri dell’equipaggio, Giovanni Testore e Giovanni Nicastro, tra il cordoglio generale.
Alla vedova furono assegnate 7250 lire come “indennizzo privilegiato aeronautico per la morte dell’Eroe Sebastiano Bedendo”.
La sua salma riposa in un sarcofago – recante l’iscrizione “Asso di guerra più volte decorato” – posizionato di fronte al Sacrario Militare nel cimitero cittadino, ed il Comune di Rovigo gli ha dedicato una via del centro, ad eternarne la memoria.
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Come citare questo articolo
Rosanna Beccari. “Sebastiano “Nino” Bedendo”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/sebastiano-nino-bedendo/