di Luciano Scarpante
Per molti la memoria di Giovanna Paola Manzolli Modonesi resta intimamente legata al Delta, di cui ha sicuramente rappresentato la voce lirica più emblematica. Il prossimo anno si festeggerà il centenario della sua nascita, essendo lei venuta alla luce nel gennaio 1917 a Papozze • Giovanna Manzolli Modonesi con la famiglia e (sotto) dove trascorse l’infanzia. con una scolaresca di Scardovari Conseguito il diploma di maturità magistrale, Giovanna dove la signora Giovanna ha concluso la proPaola Manzolli cominciò ad insegnare nella pria carriera di insegnante e dove si è spenta scuola elementare, dapprima a Panarella, poi il 26 dicembre 2005, con alle spalle una a Papozze, suo paese natale, dove rimase fino lunga serie di successi come scrittrice e poeal 1945, anno in cui si spostò a Pettorazza tessa, apprezzata in particolare per le poesie per seguire il marito Ettore Modonesi, mein dialetto veneto, per le quali ha ottenuto dico condotto. Nuovo trasferimento nel prestigiosi riconoscimenti e giudizi estrema1950, con i figli Stefano e Pierpaolo ancora mente positivi da parte di personalità di pripiccoli, quando al dott. Modonesi venne afm’ordine in campo letterario. fidata la condotta di Scardovari. A Scardovari la memoria di lei e della sua Nella località del comune di Porto Tolle famiglia è rimasta indelebile nel cuore di la famiglia vi restò per ben trentasei anni, tutti. Abbiamo chiesto alla signora Patrizia prima di stabilirsi definitivamente a Rovigo, Vallati una testimonianza: “L’ho conosciuta intorno alla metà degli anni Settanta, quando la signora Giovanna – tutto il paese la chiamava solo così – mi interpellò per fare da baby sitter alla nipote Caterina, primogenita del figlio Stefano e della nuora Gina”. Nel rievocare con commossa partecipazione episodi e situazioni del periodo, Patrizia ci dice che la signora Giovanna “era sempre e costantemente impegnata nel suo studio-salotto, pieno di libri e riviste, dove leggeva e scriveva ininterrottamente”. In quel periodo stava lavorando da circa un decennio al testo di Polesine con amore: “La casa rosa”, libro autobiografico che sarà però pubblicato solo nel 1988 e che prende spunto dalla casa dove per tanti anni aveva abitato prima di lasciare Papozze. In esso sono numerosi riferimenti a Scardovari e alla sua gente, agli anni delle alluvioni, delle precarie condizioni economiche e della conseguente grande emigrazione. Parallelamente coltivava la grande passione per la poesia, alla quale si era dedicata a partire dalla prima metà degli anni Sessanta, ottenendo nel 1965, a Rovigo, il primo posto al concorso di poesia “Livio Rizzi”, con Stéla boara. Questo primo successo la incoraggiò a proseguire nel percorso intrapreso e, successivamente, a rendere pubblici i propri componimenti in versi. “Fu così – ci dice ancora Patrizia Vallati – che ebbi modo di conoscere meglio e più intimamente la signora Giovanna: all’inizio degli anni Ottanta aveva chiesto all’allora presidente della “Cooperativa Delta Padano” di Scardovari, della quale ero dipendente, di poter usufruire del mio aiuto per scrivere a macchina i numerosi suoi testi manoscritti. Anche se non sono in grado di formulare giudizi sull’aspetto poetico e artistico, ho però potuto apprezzare la grande umanità della signora Giovanna, l’amore per la sua terra e per la famiglia e il profondo legame con la famiglia di provenienza e le proprie radici. Grande e inalterato anche l’affetto per il Delta e per Scardovari, dove, raggiunta l’età della pensione, tornava per lunghi periodi e si tratteneva volentieri a parlare con gli abitanti del paese”. Giovanna Manzolli Modonesi rappresenta ancora oggi una delle figure più rappresentative della poesia veneta, non solo per la straordinaria qualità dei suoi scritti, che le hanno valso la stima di autorevoli letterati e poeti, tra i quali Diego Valeri, Bino Rebellato, Biagio Marin, Sandro Zanotto, ma anche per la grande sensibilità che le ha permesso di tradurre in versi la musicalità e le emozioni trasmesse dal Po e dal suo delta.
Per una più completa valutazione dell’opera di Giovanna Paola Manzolli Modonesi si veda:
– Manzolli Modonesi, Giovanna, La casa rosa, Tipografia Reg. Veneta, 1988 (premio Atheste 90; secondo premio al concorso di Villafranca Padovana; primo premio al concorso “Marino Marin” di Adria) – Manzolli Modonesi, Giovanna, Drio-Po: (sulle rive del Po), Venilia Editrice, 1992 (raccolta antologica, Premio “Torreglia per la CulturaVeneta” edizione 1992) – Poeti nel Polesine / a cura di Danila Dicati, Provincia di Rovigo – Circolo della Stampa, 1999, (pagg. 97-112) (antologia di poeti polesani)
SCARDVARI
Pele incrustlì schine cucià rai c’a sguissa, man c’a ruma c’ta serca c’a dà. Vita c’a sgussa sota i oci del vento paron. E meraveia do Zente col cuore in man senpre.
SCARDOVARI – Pelle ruvida e secca / schiene ricurve / reti che guizzano / mani che frugano, cercano, donano. / Vita che sguscia / sotto gli occhi del vento / padrone. / E meraviglia di Gente / col cuore in mano / sempre.
DEME ‘N FIÀ D’AQUA
Zò là da nantri, a passa Po grande e Poatelo coi scarabissi del celo bianchi e turchìn su piati d’arzento c’a sbocia, a spanisse, i va a sgonda. Scciapi razenti d’uziè inpira colane do ssighi in amore e capriole e alegria do strapussi su prà d’aqua fonda c’a core c’a va sempre-d’lungo.
Là, su la sponda vissìn, piope e salzi i so spècia in t’el celo arbaltà, i so scarmisse col vento, in ti ciàri d’luna i spipola fole a batié c’a s’cuna, i fa barisela i so spingola ai bricole, in riverensa lesiera. La fola l’è vecia l’è nova l’è senpre quela: “La roca del tenpo la fila, la fila la stopa, dème ‘n fià d’aqua ca m’bagna la boca…”
Dème anch’a-mi, c’a mo scciansa, a m’arsora i me insuni brusà, un fià d’aqua d’Po. Un fià d’aqua nova e ciara e bela e dolse e bona e viva e lissa c’a sbrìssia coi scarabissi del celo bianchi e turchìn. A gò da filare su ‘na riva luntan I’ultima stopa tuta intrigà.
DATEMI UN PO’ D’ACQUA – Laggiù, / da noi, / passa il Po e un suo ramo / con i ghirigori del cielo bianchi e azzurri / su piatti d’argento / che sbocciano, / si aprono, vanno alla deriva. / Stormi radenti d’uccelli / infilano collane di trilli in amore, / e capriole e gioiosità di tuffi / su prati d’acqua profonda, / che corre, / che va / di continuo. / / Là, sulla sponda vicina, / pioppi e salici si specchiano / nel cielo rovesciato, / rabbrividiscono col vento, / nelle notti di luna piena / sussurrano favole a battelli / che si cullano, beccheggiano, / dondolano attorno ai pali / in riverenza leggera. / La favola è vecchia, è nuova, / è sempre quella: / “La rocca del tempo fila, / fila la stoppa, / datemi un po’ d’acqua / che mi bagni la bocca…”. / / Date anche a me, / che mi bagni, / ristori i miei sogni bruciati, / un po’ d’acqua del Po. / Un po’ d’acqua nuova / e chiara e bella e buona e viva / e liscia, che scivoli / coi segni del cielo / bianchi e azzurri. / Devo filare, / sopra una riva lontana, / l’ultima stoppa / tanto arruffata.
PER DIVERGENTI SPIAGGE (A Stefano)
La mano nella mano, insieme sulla strada nata da respiro nostro, figlio, andiamo in questo mare di così dolce tenera onda, uniti. E sorridi del mio sorriso.
Nell’alba del tuo lido, dalla marea sospinti in divergenti spiagge, vedrò te acceso d’altro respiro cercare altra mano mettere nuove radici ed insegnarmi tu, allora, altro nuovo sorriso.
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Come citare questo articolo
Luciano Schiavo. “Giovanna Paola Manzolli Modonesi”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/giovanna-paola-manzolli-modonesi/