8 GENNAIO 2015, ore otto del mattino, all’ospedale di Rovigo. Accoglienza quasi austera, ma cordiale. Con pochi altri presenti, sono pronto per l’esame del Campo Visivo. Tocca a me. Un po’ emozionato davanti al visore e concentrato per premere il pulsante ad ogni comparsa del puntino luminoso…
“Abbiamo finito: ecco anche il referto da presentare al suo medico” – Grazie, e buongiorno!
Esco nel corridoio dove ci sono già molte persone, pazienti e accompagnatori, che, pur sottovoce, dialogano con intensità. Vedo don Gastone, (un tempo mio discepolo, ora monsignore e ammirato arciprete) a cui per primo rivolgo la parola: – Cosa fai tu qui? … – Anche Lei, don Giacomo Prandini?… – Come stai?.. – Lei, come sta? La conversazione si fa rapida, confidenziale. Agli altri un po’ sorpresi della nostra familiarità, don Gastone spiega, indicandomi: “…Allora, mi ha insegnato greco… e ci parlava anche… della discesa a corda doppia…” – Ciao!, – Ciao!, e auguri tanti!”
Non ricordavo né l’uno né l’altro: né il greco, né il discorso della “corda doppia”: sento come una lontana eco per interpretare la lieta amicizia riscoppiata lì d’improvviso. Nel 1965 – cinquanta anni fa – oltre che insegnante nel Seminario, ero anche al Centro Giovanile Don Bosco, direttore. Appassionato da sempre di montagna, già socio del CAI, partecipavo con un gruppo di ragazzi e ragazze del CTG a una specie di “corso di roccia” sulle vicine palestre dei Colli Euganei. Mi divertivo, e non mancavo di parlarne se c’era l’occasione.
Il “Centro Don Bosco” allora era un centro palpitante di attività: per il CAP (Centro Addestramento Professionale), scuola e lavoro per ragazzi e ragazze, e per il Centro Giovanile con le attività di mensa, e le Associazioni e Gruppi Sportivi- Ricreativi- Formativi-Culturali e insieme varie attività di animazione sociale.
Il CTG, associazione ultima nata nel fervido clima degli anni cinquanta, si caratterizzò con il suo progetto di iniziative rivolte senza limiti (donne-uomini-giovani-adulti-bambini-famiglie (vedi Case per ferie…). La nuova associazione si è trovata agevolata nel contesto generale del Centro Giovanile donando anche agli altri molteplici gruppi la vivacità del suo stile; turismo… come ricerca – scoperta – lieto godimento dei valori più belli del mondo: verità e gioia.
Il CTG ROVIGOTI ha 50 anni e… – conclude don Giacomo Prandini – li porta ancora bene!
“Cinquant’anni? Non esageriamo! Noi il il CTG lo conosciamo soltanto dal 1978 – ricorda Rita Pedrini -. In quell'anno infatti – continua Rita – io e mio marito abbiamo frequentato il "Primo Corso Guide di Turismo sociale”. Abbiamo aderito all'iniziativa perché, non essendo polesani, non conoscevamo abbastanza la terra ormai diventata casa nostra”.
“Il corso – sottolinea ancora Rita con piacere – ben presto cominciò a dare i suoi frutti: i luoghi mostravano caratteristiche e preziosità non immaginate; i docenti colti, studiosi, appassionati ci trasmettevano la voglia di approfondire gli argomenti; la natura quasi selvaggia di alcuni siti ci spronava alla protezione. E tutto ciò ci integrava in una compagnia molto amichevole. Il CTG ci allargava gli orizzonti con la conoscenza di altri gruppi, di altre realtà”.
“Il mio incontro con il Ctg non fu per nulla casuale, – osserva – ma fu la conseguenza della mia curiosità nel conoscere la storia della nostra città e della nostra provincia. Nel 1978 i miei interessi si incrociarono con un progetto di Giuseppe Marangoni, allora presidente del ctg, artefice del “Primo Corso Guide di turismo sociale per la provincia di Rovigo”, un’iniziativa che aveva lo scopo di creare un gruppo di guide in grado di diffondere la conoscenza dei beni artistici, museali ed ambientali della nostra provincia.
Il corso si articolava in dodici incontri preceduti da una lezione inaugurale e con una locandina di presentazione, frutto della creatività artistica di Cristiano Fenzi, socio storico del Ctg. In quell'occasione ebbi modo di conoscere personaggi di riconosciuta esperienza, protagonisti della vita culturale del Polesine quali L. Traniello, A. Rondina e A. Romagnolo, pionieri della ricerca archeologica locale quali A. Bellintani, GB Siviero ed E. Zerbinati, nonché esponenti delle istituzioni quali A. Crivellari, presidente dell’EPT e L. Bortolussi, direttore del Consorzio per lo sviluppo economico e sociale del Polesine”.
“Al termine del corso – ricorda Gemelli – furono distribuiti i diplomi ai 20 partecipanti. Da quel momento la Provincia di Rovigo, per la prima volta, poteva contare su un nucleo di guide turistiche in grado di valorizzare la storia, il paesaggio e l’arte del nostro territorio. Il gruppo di animatori turistici si attivò subito diventando un riferimento per tutti i forestieri che volevano accostarsi con la curiosità del turista al nostro territorio. Io stesso mi cimentai più volte nel ruolo di guida turistica, traendone sempre la gratificazione di un grande arricchimento culturale”.
“Il progetto del Ctg – conclude il dott. Gemelli – anticipava di fatto una figura professionale che sarebbe stata istituita circa 20 anni dopo: vedi le guide del CeDi Turismo & Cultura che accompagnano i visitatori alle grandi mostre a Palazzo Roverella e che fanno conoscere ed apprezzare la città di Rovigo ed il territorio del Polesine. Tutto nacque in quel fatidico 1978”.
Ricordi un po’ diversi quelli dai quali parte Lauretta De Giovanni: “Non ho memoria del perché mi sono associata al Ctg. Ricordo soprattutto le bellissime uscite sulla neve. Tutti baldi giovani con tanta voglia di ridere, scherzare e felici di far parte di un gruppo. Ed i soggiorni invernali? Chi c'era ricorderà Trafoi con l'hotel Madaccio… famoso per le sue patate in tutte le salse e per le visite del grande campione Thoeni. Esilarante la nostra escursione verso il passo dello Stelvio trainati, con gli sci ai piedi, dal gatto delle nevi. Con piacere ricordo anche il soggiorno di La Thuile quando c’era con noi don Pino Fogagnolo. Grande persona e grande amico”.
“Ma ricordo con nostalgia anche la scoperta del Polesine, grazie al corso di formazione guide. Ho avuto il piacere di parteciparvi – sottolinea Lauretta – e poi di esercitare a lungo il ruolo di animatore ed accompagnatore di gruppi turistici. C’è un’immagine che è restata ben impressa nella mia mente: una grande distesa verde di riso con sullo sfondo l'idrovora di Ca’ Vendramìn. Chiamale se vuoi… emozioni…
“Che dire poi delle “camminate” – osserva ancora Lauretta – che ancora oggi il Ctg propone a partire dall’inizio della Primavera? In queste c'è di tutto: scoperta del territorio e dei “segni deboli”, volontà di fare qualcosa per migliorarlo, il piacere di stare assieme e dove ognuno contribuisce con le proprie conoscenze e competenze alla valorizzazione dell’itinerario proposto”.
– Cinquant’anni di CTG a Rovigo. Sì, ma cos’è il CTG? Lo chiediamo a Cristiano Fenzi, uno del gruppo di allora, che è pronto a sintetizzare la storia dell’associazione a livello nazionale e locale.
“Alla fine degli anni ’40 – esordisce Fenzi – alcuni dirigenti ‘visionari’ della Azione Cattolica dell’Ufficio Centrale Seniores della G.I.A.C. avvertono l’esigenza di creare una Organizzazione che si dedichi all’azione pastorale, educativa e formativa per i giovani nel campo del turismo: nasce quindi il C.T.G. Centro Turistico Giovanile”.
– Questo a livello nazionale, e in Polesine?
“A Rovigo l’adesione a questa Associazione avviene attraverso l’esperienza della nuova struttura di aggregazione per i giovani realizzata dalla Curia Vescovile: il “Centro Giovanile Don Bosco”. L’anno di fondazione del primo gruppo polesano è il 1965”
– E’ stato dunque superato il mezzo secolo di azione…
“1965-2015: 50 anni di passione per il proprio territorio, lotte, studio, invenzioni, creatività, divertimento, amicizia, relazioni. Un grande lavoro di Gruppo”.
– Quali le principali linee di impegno?
“Molteplici: dalla costituzione di nuovi Gruppi con la realizzazione del coordinamento con il Comitato Provinciale, alla valorizzazione delle risorse storiche, artistiche, architettoniche e ambientali, con l’attivazione di vari Corsi di Guide di Turismo Sociale. Importante in questo ambito anche la diffusione del libro di Giuseppe Marangoni “Polesine Delta del Po-Guida alla terra dei grandi fiumi” prima vera guida turistica plurilingue che ti accompagna quasi per mano, lungo itinerari tematici, alla scoperta delle peculiarità di questa Provincia: ancora oggi attuale riferimento per molti, e poi altre iniziative qualificanti”.
– Le più interessanti?
“Sicuramente l’accoglienza per gruppi di giovani e non, e soprattutto per le famiglie con la promozione e gestione dell’Ostello “Rifugio Parco del Delta del Po”, per anni fondamentale punto di riferimento per la visitazione del Parco del Delta. Non si deve poi dimenticare la costituzione della Cooperativa “Turismo e Cultura” che fin dall’origine (1984) ha permesso a molti giovani di sperimentare l’attività di Animatore Culturale. Inoltre la realizzazione di innumerevoli progetti di animazione e gestione museale che hanno garantito un ruolo professionale nella cooperativa di soci lavoratori ed ottenere ultimamente plausi e successi nella gestione di importanti mostre di Palazzo Roverella”.
– Una storia che continua dunque.
“Non c’è dubbio. E va anche ricordato che il “CTG Rovigoti” ha contribuito nel tempo a formare dirigenti anche a livello Nazionale, che hanno vivacizzato il dibattito associativo con idee e progetti indirizzati alla diffusione dell’idea di un turismo a misura d’uomo in
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Ventaglio Novanta. “Cinquant’anni di Ctg”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/cinquantanni-di-ctg/