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ARTEOGGI

I paesaggi di Franco Rancani

Il suo approdo alla pittura nasce da un richiamo che viene dal profondo, dall’ansia di individuare un’alternativa alla quotidianità

di Aurora Gardin

Ventaglio Novanta n. 55 2017 pp. 114–116

Franco Rancani, umbro di nascita naturalizzato polesano, è nato nel 1957 in un paesino montano di poche anime: uno di quei suggestivi borghi medievali che sorge fra le alture appenniniche, lungo il nastro verde del fiume Nera, che si snoda nella stretta vallata a cui dà il nome. Valle che, in prossimità della fine, regala lo stupendo scenario delle cascate delle Marmore.

Della regione umbra Rancani ha respirato fin da bambino l’aria di religiosità che la permea (è la terra che ha dato i natali a tanti santi, tra cui i patroni d’Italia, san Francesco, e d’Europa, san Benedetto da Norcia), e ha vissuto la suggestione dell’arte di Giotto, declinata dai suoi allievi ed emuli (ispirati sia alla terra natale che alle Alpi dolomitiche scoperte successivamente) a mareggiate suggestive colte all’alba o al tramonto; scene spesso tempestose, che rimandano quasi ad atmosfere “sturm-und-dranghiane” e romantiche. Apprezzate sono le sue rivisitazioni del paesaggio deltizio, che negli anni ha imparato ad amare, senza tuttavia disdegnare scorci della campagna polesana e vedute dei vicini colli Euganei. A tutte le raffigurazioni comunque imprime la sua impronta personale caratterizzata da una calda gamma coloristica dalle tinte forti, ma ben accostate ed amalgamate con pennellate decise.

Trasferitosi giovanissimo in Veneto per lavoro, vi è poi rimasto per amore e continua a vivervi da oltre quarant’anni, risiedendo con la famiglia nel capoluogo.

Si è avvicinato molto presto all’arte della pittura (insieme alla poesia, altra sua vena espressiva) da autodidatta, prediligendo fin da subito il mezzo espressivo dell’olio su tela, pur non disdegnando, negli anni dell’apprendimento delle varie tecniche, la pittura su altri materiali: legno, rame, ceramica, vetro, oltre a prove su guazze e china.

Artista schivo, non ha propagandato molto la sua produzione, tranne che in occasione di due mostre a Rovigo – nel 1995 a Palazzo Celio e nel 2000 a Palazzo Roncale – e nelle periodiche esposizioni al Festival dei Due Mondi a Spoleto. Ha invece scelto molto presto, come mezzo divulgativo della sua attività artistica Internet, creando la pagina facebook “Rancani Franco pittore”. Attraverso questo social network propone le sue creazioni, amando parlarne con i visitatori della pagina. Ha anche partecipato ad alcuni concorsi, conseguendo premi e buoni riscontri.

Franco Rancani predilige la pittura figurativa, alternando soggetti montani (ispirati sia alla terra natale che alle Alpi dolomitiche scoperte successivamente) a mareggiate suggestive colte all’alba o al tramonto; scene spesso tempestose, che rimandano quasi ad atmosfere “sturm-und-dranghiane” e romantiche. Apprezzate sono le sue rivisitazioni del paesaggio deltizio, che negli anni ha imparato ad amare, senza tuttavia disdegnare scorci della campagna polesana e vedute dei vicini colli Euganei. A tutte le raffigurazioni comunque imprime la sua impronta personale caratterizzata da una calda gamma coloristica dalle tinte forti, ma ben accostate ed amalgamate con pennellate decise.

Per Rancani l’approdo alla pittura nasce da un richiamo che viene dal profondo, dall’ansia di individuare un’alternativa alla quotidianità. Uno scavare nell’inconscio attraverso il colore, che rende più pregnante, emozionante, intimo il gioco cromatico, e vario e ricco di fascino il soggetto rappresentato.

La sua è una pittura da un lato immaginata e dall’altro in “plein air”: in ogni caso sempre paesaggistica, caratterizzata da un linguaggio che sa comunicare con la gente coinvolgendola.

Incanta la verde sinfonia di prati erbosi e alberi dalle ricche, vaporose fronde. Fiabeschi e morbidi si presentano i paesaggi innevati che brillano al sole invernale; aspre e appuntite le rocce che svettano brune dal bosco dai toni giallo-viola e dai perlacei riflessi lacustri; scure e minacciose le onde marine nell’ancestrale violenza della tempesta.

Molteplici e contrastanti le sensazioni che derivano dall’acqua: purificatrice quando spunta magica dal bosco, irruente nella cascata, quieta nelle lagune, placida nelle golene, incantata nelle fonti amene, che sanno di antichi sacri lavacri.

L’artista, per essere più aderente alle emozioni che ispirano la sua creatività, a volte sente l’esigenza di un contatto sensoriale con i colori e li tocca, li stende, li stempera sulla tela, senza l’uso del pennello, ma direttamente con le dita, esprimendosi al meglio non solo nella raffigurazione dei paesaggi, ma realizzando anche ritratti, rappresentando soggetti sacri e armoniose nature morte.

Ciò che in definitiva Rancani ricerca con le sue produzioni artistiche – e che riesce a comunicare a quanti ad esse si accostano – è il desiderio di armonia fra uomo e natura, sposando fantasia e concretezza per dare un senso alla fragilità umana.

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Come citare questo articolo

Aurora Gardin. “I paesaggi di Franco Rancani”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-paesaggi-di-franco-rancani/

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