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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Villa Valente Crocco

Lo storico immobile di Salvaterra, dopo la ristrutturazione, adibito a Casa della legalità e della cultura

di Ventaglio Novanta

Ventaglio Novanta n. 55 2017 pp. 28–31

A Salvaterra di Badia Polesine da poco più di un anno è attiva la “Casa della legalità e della cultura”. Ha sede a Villa Valente Crocco e si configura come uno spazio gestito dal volontariato ispirato da diverse vocazioni: un’aggregazione di sette associazioni che, con le loro attività, creano una offerta sfaccettata di opportunità.

La villa è bella, signorile, ed elegante nella sobrietà architettonica della facciata; luminosa ed accogliente nella spaziosità del salone che si apre sul terreno che fiancheggia l’edificio. Un terreno che ha ispirato la progettualità, riunendo i sette “protagonisti”, con le loro diverse finalità convergenti in un’unica visione: sviluppare una realtà di socializzazione e formazione, di cultura e confronto, dando vita ad attività di vario genere.

Già esistente nel XVIII secolo, Villa Valente Crocco si presenta con un’architettura caratterizzata da uno un gusto lineare, raffinato e nel contempo razionale. La sagoma è perfettamente simmetrica, guidata dai due elementi verticali dei camini, e dal frontone superiore, triangolare. La disposizione interna vede al piano terreno i locali nobili della zona giorno, al primo piano la zona notte, mentre al secondo piano le ampie soffitte fungono da magazzini/disbrighi.

Il catasto austriaco del 1875 riporta l’ampliamento della costruzione, con l’aggiunta di un corpo a sinistra adibito a servizi ed annessi, e la divisione della villa in due unità. Annessi alla villa ci sono una barchessa e un terreno agricolo di circa 3.000 metri quadrati. Nel 1857 i terreni furono affittati per trent’anni a favore del Conte Marsit D’Espagnac Carlo Amabile (che gestiva la maggior parte dei beni della Vangadizza).

Ora la villa è gestita da sette associazioni (vedi scheda) che hanno trovato una importante intesa finalizzata a dare vita ad iniziative di promozione sociale. Per saperne di più ci incontriamo con Remo Agnoletto, vicepresidente del Centro Documentazione Polesano, l’associazione capofila.

– Il bene che avete in gestione è stato sequestrato ad una persona coinvolta in una organizzazione criminale. È così? Come si sono svolte le procedure?

“Si tratta di una villa storica, sequestrata alla criminalità organizzata nel dicembre 1995 dalla Procura della Repubblica di Verona. A questo proposito faccio presente che in Veneto i beni confiscati sono in continuo aumento. Sono immobili e aziende, elementi tangibili che testimoniano sicuramente una storia criminale di un certo peso a livello regionale. In poco più di due anni si è passati da 88 unità (dato del 2013) a più di 180 nel 2015. Un fatto non di poco conto, che ha molteplici ragioni: su tutte la chiusura di procedimenti di confisca iniziati anni addietro e la possibilità di confiscare un numero sempre maggiore di beni, estesa grazie alla normativa attuale. Villa Valente Crocco, dopo il sequestro, è stata assegnata al Comune di Badia Polesine come bene confisco con Ordinanza definitiva del 27 marzo 2003 della Corte di Cassazione a seguito delle misure penali nei confronti di Francesco Ferrari, coinvolto nella Turchia Connection.”

– Assegnata al Comune, ma poi sono nati dei problemi…

“Infatti. Il bene è stato acquisito dal Comune di Badia Polesine come patrimonio comunale indisponibile. Il Comune stesso, nel 2005, allo scopo di ottenere un idoneo finanziamento, presentò alla Regione Veneto un progetto di sistemazione e messa a norma dell’edificio, in modo da ricavare sedi utili per le associazioni socio-culturali presenti nel territorio badiese. Ma poi, non avendo ottenuto l’erogazione attesa, il Comune di Badia, ritenendo ingestibile il bene, ne ha deliberato la restituzione allo Stato. E a questo punto è intervenuta l’associazione LIBERA.”

– Come si è configurato l’intervento di LIBERA?

“Venuta a conoscenza della incresciosa situazione creatasi, l’associazione LIBERA – Coordinamento Provinciale di Rovigo, ha dato vita ad un Gruppo di Lavoro per capire cosa si poteva fare. Il primo intervento è stato presso il Comune di Badia per l’annullamento della delibera di rinuncia al bene”.

– E poi?

“Con l’aiuto di professionisti (di un’altra associazione chiamata APE, Architetti Per Esigenza di Rovigo), è stato presentato un progetto di sistemazione del piano terra del fabbricato. Un passo fondamentale questo, per poi cercare un finanziamento da gestire da parte del Comune. E ciò è stato tramite un bando del Gruppo Azione Locale (GAL) Polesine Adige nell’anno 2013, ottenendo un finanziamento di circa 250.000,00 euro. Sono stati pertanto avviati i lavori, che sono terminati nel febbraio 2015. Lo spazio usufruibile del fabbricato è risultato di circa 220 metri quadrati con il cortile antistante e un terreno agricolo di circa 3.200 metri quadrati.”

– A questo punto quale ruolo ha avuto il Comune di Badia Polesine?

“Il Comune ha predisposto un Avviso di selezione pubblica per la realizzazione di un progetto avente finalità sociali, mediante l’affidamento in concessione d’uso, a titolo gratuito, di un immobile confiscato alla criminalità organizzata da destinare ad attività a servizio delle fasce più giovani della comunità, quale luogo di incontro socioculturale e di aggregazione per offrire concrete opportunità occupazionali anche a soggetti lavorativamente svantaggiati.”

– Giunge dunque l’affidamento del bene al C.D.P., Centro Documentazione Polesano.

“L’associazione Centro Documentazione Polesano onlus è stata la capogruppo di altre sei tra associazioni e cooperative che hanno vinto la selezione pubblica. L’inaugurazione della Villa Valente Crocco è avvenuta il 10 maggio 2016: dal 1995, anno del sequestro, era rimasta chiusa e abbandonata nella sua incompiutezza (i lavori di ristrutturazione erano stati interrotti dall’intervento giudiziario) e nessuno aveva potuto più accedervi.”

– Una bella soddisfazione aver concorso al recupero di un bene idoneo per iniziative di promozione sociale nella borgata di Salvaterra.

“Per Salvaterra è stato un momento qualificante, che ha acceso interesse e nuove prospettive. Per il territorio, e non solo quello circostante, è la riaffermazione di valori importanti. La cerimonia dell’inaugurazione è stata davvero partecipata: l’arrivo di don Luigi Ciotti, presidente dell’Associazione Libera, il quale con la sua presenza ha voluto marcare la circostanza, ha costituito certamente un richiamo ed un invito. L’affluenza è risultata straordinaria (circa 400 persone), lo spazio ha faticato a contenere un pubblico numeroso e vario: Autorità di Pubblica Sicurezza, Rappresentanze Militari e Istituzionali hanno sottolineato il significato morale e civile del riappropriarsi di un bene sottratto alla criminalità.”

– In che consiste l’attività del Centro Documentazione Polesano?

“Il CDP (Centro Documentazione Polesano), in base alle sue finalità principalmente culturali, organizza occasioni di elaborazione del pensiero sull’attualità dei diritti umani, secondo una concezione multidisciplinare. Negli appuntamenti de “i venerdì”, vengono trattati temi che si articolano anche in funzione della “cronaca” o delle suggestioni del periodo. Un progetto specificamente dedicato alla cittadinanza locale – quasi una “restituzione” per l’ospitalità – si attua con la proiezione di una serie di film di qualità che occupa “i lunedì” sera, con ritmo quindicinale. Oltre alla collezione di saggistica sulle tematiche sociologiche, il CDP sta predisponendo una Biblioteca di narrativa per favorire l’approccio alla lettura in una località nella quale ogni servizio appare lontano. E, per non dimenticare, da oltre 30anni organizza il Festival dei Popoli.”

– Con le altre associazioni del raggruppamento di scopo sono stati attivati dei laboratori?

“L’avvio di laboratori – rivolti ai giovani, ma aperti a tutti nello spirito della maggiore trasversalità – è un progetto il cui rodaggio ne rileva la complessità, ma nasce con le finalità ambiziose di facilitare l’aggregazione, l’espressione di sè e la conoscenza delle proprie attitudini per l’identificazione di uno spazio di riferimento in grado di offrire altre opportunità. Si tratta di laboratori di manualità espressiva o anche applicata a qualche abilità tecnica: c’è ancora molto da sviluppare, ma la visione è ampia e si alimenta in base alla risposta che riceve”.

Quale messaggio nasce dal lavoro di recupero della villa con l’attivazione della Casa della Legalità e della Cultura?

“Vorrei utilizzare una frase di don Tonino Bello, che è stato presidente dell’Associazione Pax Cristi, che è morto prematuramente e diceva: ‘A coloro che ci mostrano i segni del potere dobbiamo mostrare il potere dei segni…’. Noi ci crediamo e tentiamo di mettere in pratica questo potere”.

Per informazioni e contatti: info@cdponlus.it cellulare 339.8379831 (Remo Agnoletto)

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Come citare questo articolo

Ventaglio Novanta. “Villa Valente Crocco”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-valente-crocco/

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