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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

I tesori della Cittadella della Cultura

Un viaggio nell’editoria del Settecento, promossa dalla passione bibliofila che fece di Lendinara “L’Atene del Polesine”

di S. Fumaneri e Paola Gasperotto

Ventaglio Novanta n. 55 2017 pp. 32–37

La Biblioteca civica “Gaetano Baccari” di Lendinara, dalla riapertura avvenuta poco più di uno fa dopo un lungo lavoro di restauro, ha promosso diverse iniziative di valorizzazione del suo ricchissimo patrimonio. Tra le proposte inserite in calendario un positivo riscontro hanno registrato le visite, a cadenza mensile, alle sale di conservazione dove sono custoditi i volumi più antichi e preziosi che coprono un arco cronologico che va dal ‘400 al ‘700 e che sono frutto di progressive acquisizioni di fondi librari iniziate dal fondatore dell’istituzione lendinarese, don Gaetano Baccari.

Per favorire una più coinvolgente divulgazione di questa immensa ricchezza sono stati individuati diversi filoni tematici: dalle tecniche di legatura, alle cronache di viaggi; dalla cartografia storica, alle più pregevoli edizioni del Settecento.

Precisamente in quest’ultimo ambito si snoda l’itinerario bibliografico su cui intendiamo soffermarci che si apre con un’edizione italiana dell’Universal Dictionary of Arts and Sciences di Ephraim Chambers, pubblicata a Londra nel 1728, la prima impresa enciclopedica della cultura europea ed espressione della nascente stagione illuministica. In biblioteca è presente la versione uscita nel 1749 dalla stamperia veneziana di Pasquali. I dieci volumi – di cui uno interamente occupato da tavole illustrative – in cui l’opera è organizzata, sono i diretti antesignani della più nota Encyclopédie di Diderot.

Quest’ultima nacque dall’iniziativa dell’editore Le Breton che incaricò l’intellettuale parigino di tradurre in francese l’opera di Chambers; ma ben presto il progetto prese ben altra ampiezza, proponendosi l’ambizioso obiettivo di sintetizzare e diffondere in un corpus organico tutte le conoscenze del tempo.

Tra i fondi antichi della biblioteca ne possediamo la seconda edizione italiana, uscita a Livorno nel 1771 e dedicata al granduca Leopoldo di Toscana. Si distribuisce in 28 volumi di imponente formato, il cosiddetto in-folio, dei quali ben 11 ospitano l’innovativo apparato grafico delle illustrazioni a tutta pagina.

Trasferendoci dagli orizzonti europei ai più circoscritti ambiti di storia lendinarese, troviamo di particolare interesse una serie di edizioni uscite per conto dell’antica Accademia degli Incomposti, nata nella cittadina altopolesana all’inizio del XVII secolo sull’onda della fioritura di altri circoli polesani di amanti delle lettere e delle arti, come l’Accademia dei Concordi di Rovigo e l’Accademia dei Pastori Frattegiani a Fratta.

Un grande promotore del cenacolo lendinarese fu l’abate olivetano Taddeo Cattaneo, autore di una genealogia della propria famiglia attraverso quasi dieci secoli: l’Epitome Cattanea, data alle stampe nel 1701, testo che costituisce una delle principali fonti per gettare lumi sulla storia locale di epoca medievale.

Fu sempre su sua iniziativa che uscì dai torchi l’orazione funebre in onore di Simone Fanfogna, cavaliere della Serenissima morto a Lendinara nel 1701. Operetta che vale la pena di segnalare perchè, lungo la carrellata di componimenti encomiastici dell’illustre defunto, trovano spazio le insegne delle tre sezioni in cui lo stesso Taddeo aveva riorganizzato l’Accademia: i Composti, che si dedicavano a materie sacre, morali e scientifiche; gli Incomposti, per le attività di carattere ludico e cavalleresco, gli Animosi, ovvero i neofiti che ambivano ad entrare in una delle due sezioni.

Ma la vera protagonista del patrimonio librario settecentesco è indubbiamente un’edizione della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, uscita dalla nota stamperia degli Albrizzi a Venezia nel 1745. La preziosità di questo splendido volume consiste nel fatto che è arricchito da novantacinque incisioni del pittore veneziano Gianbattista Piazzetta, di cui una ventina a tutta pagina, in apertura di ogni canto. Un corredo grafico che ritrae i personaggi del poema in una cornice dove spazio ideale e luoghi immaginati si fondono con straordinaria poesia.

L’opera nasce dal forte sodalizio che legava editore e pittore, ci basta un dato a confermarlo: di sessanta libri illustrati da Piazzetta, ben trenta furono pubblicati dall’Albrizzi. A suggellare quanto detto, in chiusura del volume è presente un raffinato ritratto dei due, accomodati in serena conversazione all’ombra di rovine classicheggianti.

Un altro capolavoro di sontuosità grafica è la Description des festes donnees par la ville de Paris, ovvero una raffinata raccolta di incisioni uscita nella Parigi del 1740 per celebrare le nozze tra l’infanta di Francia Maria Elisabetta e il rampollo di Spagna Filippo, appartenenti a due distinti rami dei Borbone. L’imponente tomo ci accompagna visivamente attraverso fastosi apparati scenografici e spettacoli di intrattenimento che si susseguirono nella capitale francese per celebrare degnamente l’occasione.

Terminiamo la nostra breve panoramica ritornando ad un uomo di lettere che diede lustro alla Lendinara settecentesca, Giovan Battista Conti. Il dato che indubbiamente più colpisce della sua biografia è il soggiorno quasi ventennale che visse in Spagna, dove, grazie alle influenti entrature dello zio paterno, entrò in stretto contatto con l’élite intellettuale della corte iberica.

La profonda conoscenza della poesia castigliana, che ebbe modo di far propria, lo condusse al varo dei quattro volumi della Collecion de poesias castellanas traducidas en verso toscano, pubblicati coi tipi della Stamperia Reale tra il 1782 e il 1790, pionieristica antologia letteraria che gli valse un posto di primo piano tra i traduttori del Settecento.

Il suo ritorno in terra lendinarese non avvenne presumibilmente a mani vuote: a lui si deve infatti ricondurre un prezioso nucleo di quasi un centinaio di edizioni spagnole (distribuite in un arco temporale dal XVI al XVIII secolo) che ancor oggi danno un carattere internazionale ai fondi antichi della Baccari; valga per tutte un Don Chisciotte di Miguel de Cervantes arricchito da trenta gustose incisioni che si soffermano sugli episodi più noti delle sue disavventure cavalleresche.

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Come citare questo articolo

S. Fumaneri, Paola Gasperotto. “I tesori della Cittadella della Cultura”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-tesori-della-cittadella-della-cultura/

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