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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Arte del 900 a Villa Morosini

Esposta nella villa di Polesella una importantissima collezione d’arte proveniente dal ristorante “All’Angelo” di Venezia

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 57 2018 pp. 12–15

L’interesse che negli ultimi anni si è acceso attorno ad un grande polesano, quale fu il critico d’arte Giuseppe Marchiori (tra le altre iniziative da sottolineare la realizzazione del volume “Anonimo del Novecento” curato da Nicola Gasparetto, vedi Ventaglio n.56, pag. 152) ha trovato un ulteriore motivo di crescita. E ciò grazie ad una sorprendente quanto lodevole iniziativa concretizzata a Polesella, presso Villa Morosini¹, in virtù dell’impegno dell’ing. Luciano Zerbinati, noto per essere stato per due mandati presidente dell’Istituto Ville Venete dal 1996 al 2005 nonché per essere un appassionato collezionista.

Infatti, un settore della villa è stato dedicato alla Collezione Carrain del ristorante “All’Angelo” di Venezia. Era questo il ritrovo per gli incontri di Giuseppe Marchiori, prima e dopo la seconda guerra mondiale con artisti di primo piano, molti dei quali hanno voluto lasciare un segno del loro passaggio, appendendo alle pareti del ristorante alcune loro realizzazioni.

L’allestimento approntato a Villa Morosini vede, oltre all’esposizione dei dipinti recuperati dalla collezione Carrain del ristorante all’Angelo, anche la presenza del salotto di Peggy Guggenheim, storica frequentatrice del locale dal suo arrivo a Venezia (1946) fino quasi alla sua morte (1974).

Per saperne di più ci incontriamo con l’ing. Zerbinati, che ha realizzato l’importante iniziativa.

– Ingegnere, come si lega il ristorante veneziano alla vita di Marchiori?

“In quel ristorante albergo, con la regìa di Giuseppe Marchiori storico e critico d’arte tra i più famosi del 2° dopoguerra, viene fondato il “Fronte nuovo delle Arti” momento di ripartenza dell’Arte Italiana, dopo decenni di Arte figurativa del periodo fascista, quando si identificava con il movimento “Il Novecento” fortemente voluto da Margherita Sarfatti per interpretare lo spirito di quei tempi. Movimento questo che aveva significato “il Ritorno all’odine” dopo le avanguardie del primo Novecento.

Marchiori riunisce tra il ‘46 e il ‘47 proprio all’ ‘Angelo’ gli artisti veneziani Vedova, Santomaso, Pizzinato, Birolli, insieme ai romani Guttuso, Corpora, Turcato e Franchina e con essi fonda il nuovo movimento che doveva ben figurare alla Biennale del 48, la prima del dopoguerra, e che doveva lasciarsi alle spalle la pittura tradizionale, che nulla aveva colto dell’arte contemporanea europea”.

– Il ristorante è stato dunque frequentato da grandi artisti che volevano rinnovare la pittura italiana.

“E’ proprio così e, per quel che riguarda la nostra storia, – continua Zerbinati – va detto che ben presto anche questo rinnovamento verrà fermato da un altro ‘richiamo all’ordine’, quello di Togliatti, che voleva una pittura più attenta al sociale che all’astrazione.

Pertanto quei giovani artisti, tutti ferventi comunisti, rinunciarono a quel progetto, salvo che molti di loro si ritrovarono poi a Roma dopo la Biennale con Lionello Venturi a formare il “Gruppo degli Otto”. La strada della pittura italiana non poteva più essere condizionata da ideologie e si apriva alla modernità e verso l’interpretazione di quei cambiamenti che la società aveva ormai intrapreso”.

– Una storia pressoché dimenticata che lei, ingegnere, ha voluto salvaguardare…

“Questa storia e queste opere erano ormai dimenticate da tutti, e quasi disperse per sempre, ma per fortuna, grazie alle mie frequentazioni veneziane, sono venuto a conoscenza che il corpus principale di quella collezione era nella disponibilità di una procedura fallimentare. Immediato il contatto per evitare la dispersione pezzo per pezzo in asta, assicurando la stima di perizia delle opere stesse ed il contestuale pagamento alla curatela”.

– Ma non è finita.

“Infatti. Da quel momento partiva l’obbligo di recuperare opere già disperse e soprattutto quello di ricreare l’allestimento di quel periodo, con la scoperta del salottino della Peggy Guggenheim. Indimenticabile figura di primo piano della storia dell’Arte del ‘900, che ha lasciato a Venezia eterna memoria della sua passione con un Museo degno della storia della Serenissima, portando Venezia sulla lunghezza d’onda di New York e Los Angeles.

Proprio in quel periodo Peggy Guggenheim frequenterà con assiduità l’”Angelo” con il suo segretario Vittorio Carrain per incontrarsi con questi Artisti assieme al loro mentore, ovvero Giuseppe Marchiori che, dopo la fine precipitosa del suo Movimento, darà la sua consulenza alla Peggy stessa per far partire quel museo, che alla Peggy era stato negato a Parigi, ma che pure Venezia non vedeva con entusiasmo”.

– Insomma, ingegnere, grazie a questa sua iniziativa, è approdato in Polesine uno spaccato interessantissimo di frequentazioni di grandi personaggi che hanno inciso profondamente nella storia dell’arte del Novecento…

“Voglio credere che di quanto raccolto e messo insieme abbia ad interessarsi qualche Istituzione per dare il giusto risalto alle opere attualmente esposte a Villa Morosini, anche perché non può passare inosservato il trittico di Vedova. Il rischio di perderlo è stato grande – sottolinea Zerbinati – e la soddisfazione di pensarlo visibile in spazi pubblici sospende l’amarezza che quella che potrebbe essere considerata la “Guernica Italiana” non abbia mai trovato l’attenzione dovuta.

Vedova dipinge questo trittico nel 1946, dopo aver aderito al manifesto sulla Pittura dopo Guernica e nella forma espressiva del suo gesto a metà strada tra il cubismo e quell’informale espressionista del decennio successivo. Si tratta di un’opera singolarissima che assolutamente dovrebbe restare nella storia dell’Arte Italiana del XX secolo”.

– Il trittico fu preceduto da un bozzetto pure presente nella raccolta. E’ così?

“E’ proprio così. Ma va detto che anche altre sono le opere importanti della collezione, tra cui di sicuro rilievo il trittico di Pizzinato e quello di Santomaso (al momento non presente), nonché il dipinto di Gastone Novelli, il cui titolo spiega l’originalità dell’opera, sintesi essenziale dell’Arte povera e di quella concettuale. L’opera lunga cinque metri al retro riporta la frase “allunga il passo amico mio” e ricorda a tutti che senza un grande impegno attorno ad una meta restiamo nell’anonimato del quotidiano”.

– Una collezione davvero di grande pregio, dunque…

“All’Angelo a Venezia passavano tutti in occasione delle Biennali – osserva Zerbinati – ed era un vanto lasciare traccia della propria presenza, lasciando un dipinto o un disegno appeso alle pareti del ristorante”.

Grazie all’ing. Zerbinati e alla sua passione per l’arte è dunque approdata a Villa Morosini una collezione particolarissima, in cui, oltre alle opere citate, sono presenti tantissimi disegni e opere realizzate con tecniche miste su carta, dei più grandi Artisti italiani ed europei del ‘900.

Tempi lontanissimi da quelli odierni e per questo irripetibili. La fortuna ha voluto che queste memorie siano state conservate grazie alla passione di un privato collezionista. È ora che di queste testimonianze di Arte e di costume se ne occupi qualche Istituzione, e che esse possano essere viste e gustate dai tanti appassionati che cercano nelle mostre di pittura anche un po’ di storia.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Arte del 900 a Villa Morosini”. Ventaglio Novanta, n. 57, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/arte-del-900-a-villa-morosini/

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