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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il MAAD di Adria

Molte le iniziative del Museo d’Arte di Adria e del Delta, che nel nome richiama lo stretto legame storico col mare Adriatico

di Antonio Giolo

Ventaglio Novanta n. 57 2018 pp. 18–21

Sebbene la sua attività sia iniziata solo nel 2015, possiamo dire con soddisfazione che il MAAD di Adria si è affermato come una presenza nuova nel panorama dei luoghi espositivi in Polesine ed ha acquisito una fisionomia abbastanza definita. Le varie mostre che si sono susseguite hanno offerto ai visitatori l’opportunità di accostare realtà diverse che coniugano aspetti di assoluta novità per il nostro territorio, come alcuni grandi nomi della pittura mondiale, con artisti emergenti, creatori di fumetti, di performance, di fotografie, con recupero di originali conoscenze storiche.

Accanto all’area espositiva, costituita dai locali della mansarda del Palazzo Bocchi, è da ricordare la sala che custodisce una preziosa raccolta di stampe antiche raccolte da Carlo Bocchi agli inizi del 1800.

Perché un nuovo museo

La necessità di un nuovo museo ad Adria era stata rilevata negli ultimi decenni da molti adriesi, sia esperti di storia e di arte, sia semplici cittadini affezionati alla propria città. I termini usati sono stati diversi: Museo civico, Pinacoteca, Museo d’Arte. La finalità comune era in ogni caso la valorizzazione dei beni culturali di cui la città è ricca e che testimoniano la sua storia dopo l’epoca antica ben documentata dal Museo Archeologico Nazionale.

Adria, infatti, anche dopo i tempi greco-etruschi e romani, ha continuato ad avere un ruolo, seppure con fasi di fortuna alterne, ma comunque importanti prima con i vescovi conti, poi sotto la dominazione estense e della Serenissima.

All’atto del restauro del Palazzo Bocchi, vent’anni fa era stata destinata a museo la mansarda dello stesso, ma la realizzazione del progetto era ostacolata da alcuni problemi strutturali, in primo luogo la difficoltà di accesso per la mancanza dell’ascensore. Ora si è riusciti ad installarlo, coinvolgendo l’Amministrazione Comunale che ha ottenuto dal Gal Delta Po il finanziamento necessario.

Le nuove sensibilità

I lavori sono terminati nel 2015, ma nel frattempo sono venute maturando altre sensibilità. In primo luogo si è capito che la raccolta di tutte le testimonianze culturali e della vita civile della città avrebbe richiesto spazi molto capienti; basti pensare a tutti i quadri ora disseminati nei locali del Comune, alla collezione di monete, alla Sala Risorgimentale, alle testimonianze sulla Resistenza, ai documenti sull’attività musicale, ai reperti archeologici di età medievale e rinascimentale… Inoltre è venuta modificandosi anche la concezione tradizionale del Museo. Non si punta più su una raccolta statica, sempre uguale, che il visitatore vede per una volta, due al massimo, e poi non frequenta più.

Tutti i musei cercano, se hanno i locali adeguati, di effettuare scambi, allestire mostre temporanee e dar vita ad attività educative e laboratoriali. Inoltre il pubblico è diventato sempre più curioso, informato, esigente. Per cui spesso, accanto alla classica guida in carne e ossa, si affiancano audioguide di varia forma, soprattutto cuffie individuali.

Tecnologie di avanguardia

Il MAAD nasce proprio cercando di far tesoro di queste nuove sensibilità. Per cui, accanto a una parte stabile, come le stampe antiche e, prossimamente, la collezione di ceramica rinascimentale, attualmente al Museo Archeologico Nazionale, c’è una parte mobile dedicata a mostre temporanee.

Le notevoli strutture tecnologiche di cui il Museo d’arte è dotato (computer, videoproiettori, tablet, touch screen) permettono quella che oggi viene detta la “realtà aumentata”, con la possibilità di offrire al visitatore l’accesso a dati inerenti le mostre in atto, le mostre già esposte, ma anche i beni culturali presenti in città e nel territorio. Sono state, infatti, già raccolte e inserite nelle strumentazioni informatiche le copie digitali di tutti i quadri, sia storico-artistici sia moderni di proprietà dell’Amministrazione Comunale, come pure dei beni artistici custoditi nelle chiese storiche, Chiesa Cattedrale e Chiesa della Tomba. E si sta procedendo alla catalogazione e all’inserimento di altri dati riguardanti i monumenti della città.

Il Museo d’Arte di Adria e del Delta

Il MAAD è gestito attualmente dalla Associazione “Adria Cultura”, costituita allo scopo nel 2013 e composta da tre rappresentanti della Fondazione Bocchi e da tre del Consiglio Comunale, con una presidenza alternata ogni due anni. Si è voluto denominare il nuovo spazio espositivo Museo d’Arte di Adria e del Delta, perché si intende ancorare Adria al Delta, proprio indicando l’apertura della città al territorio, a quel mare Adriatico, cui ha dato il nome e che la connette con vaste aree cui nel tempo antico è stata collegata con relazioni e scambi economici e culturali.

Descrivere in modo completo tutte le mostre ospitate finora sarebbe troppo impegnativo, ci soffermiamo su quelle più significative, accennando soltanto alle altre.

Le mostre

Si è partiti con una Grande mostra di Arte Moderna e Contemporanea, nel maggio-giugno 2016, intitolata “Attraverso”, in cui sono stati messi a confronto artisti italiani e internazionali di diverse generazioni, come Joseph Beuys, Stefano Cagol, Gino De Dominicis, Gilbert and George, Sol LeWitt, Giovanni Mundula, Hermann Nitsch, Yoko Ono, Luigi Ontani, Vettor Pisani, Fabrizio Plessi, Luca Vanello, Jiri Kolar, Emilio Prini, accomunati da una tensione a guardare oltre la superficie delle cose. Le intenzioni e le metodologie espressive differenti lasciavano all’osservatore spunti di lettura vasti e intensi, innescando interrogativi più che risposte. L’approccio della mostra rispecchiava del resto il carattere dell’Archivio Cattelani di Modena, dal quale provenivano numerose opere esposte, fondato sull’idea che “alla base dell’attività creativa sta una domanda di carattere metafisico”, come Angela Vettese ha scritto della collezione. La mostra era concepita come evento collegato nell’ambito di “Una Visione Oltre”, progetto culturale patrocinato dal MiBact.

La mostra ha avuto una grande eco, anche perché pubblicizzata su riviste di rilievo internazionale come Flash Art e Artribune, e sono giunti visitatori da ogni parte d’Italia e dall’estero.

Altra mostra di grande impatto sul pubblico dei numerosissimi visitatori, nel gennaio 2017, è stata “Giovani Terre Contese, tre secoli di Fortificazioni nel Delta”, di cui il Ventaglio ha già scritto nel n. 55, e che sta avendo un successo superiore alle previsioni. Prodotta dal CE.RI.DO (Centro di Ricerca e Documentazione del Delta), grazie alle ricerche di Luciano Chiereghin e alla elaborazione dei testi di Luigi Contegiacomo e della grafica di Maurizio Tezzon, dopo essere stata esposta al MAAD, è stata ospitata all’Archivio di Stato di Rovigo e di Ferrara e al Museo storico della Terza Armata di Padova.

Una mostra di grande originalità è quella organizzata in occasione del Centenario della Rivoluzione d’Ottobre del 1917. Da anni si sapeva che il prof. Vittorio Tomasin possedeva una collezione di dipinti provenienti dalla Russia e dall’Ucraina. E quale occasione migliore di esporli che nell’anniversario dei “Dieci giorni che sconvolsero il mondo”, secondo la famosa espressione del giornalista americano John Reed, testimone diretto della presa del Palazzo d’Inverno da parte del Partito Socialdemocratico Russo – frazione bolscevica? Proprio il 29 ottobre del 2017 al MAAD è stata esposta, perciò, per oltre un mese, una mostra, che abbiamo intitolato “C’era una volta in Russia”, sottolineando che la mostra aveva un carattere oltre che artistico, anche storico, riferito a un’esperienza politica molto discussa e terminata nel 1989. I dipinti erano tutti ispirati al “Realismo Socialista”, il movimento artistico, teorizzato da Maksim Gor’kij, che dagli ‘30 in poi ha caratterizzato la pittura russa.

L’arte non doveva seguire le avanguardie che proprio in quel periodo davano vita a forme artistiche fortemente innovative, concettuali, simboliche, astratte, ma doveva avere uno scopo educativo, politico. Essa doveva essere popolare, realistica e guidare le masse nella lotta contro il capitalismo e per una società basata sulla eguaglianza e sulla collettivizzazione della produzione e della vita sociale. Grandi artisti furono imprigionati o costretti all’esilio, come Chagall e Kandinsky, che avevano potuto operare solo nei primi anni dopo la Rivoluzione.

La mostra è stata presentata in modo magistrale dal prof. Bruno Bandini, docente di Storia dell’arte moderna presso l’Accademia delle Belle Arti di Bologna.

La mostra si articolava in cinque sezioni: Rivoluzione d’ottobre, Organizzazioni giovanili, Lenin, Seconda Guerra Mondiale, Lavoro.

Per la prima volta è stata sperimentata una audio-guida, con dei tablet, che ha avuto un notevole successo, in particolare con i ragazzi delle classi superiori.

Nel gennaio 2018, frattanto, è stata allestita una mostra sul fumetto, con l’esposizione delle tavole originali dell’ultimo libro di Eliana Albertini “Luigi Meneghello, apprendista italiano” edito da Becco Giallo. Luigi Meneghello (Malo, 16 febbraio 1922 – Thiene, 26 giugno 2007) è stato un partigiano, accademico in Inghilterra e scrittore italiano. In mostra anche un’eccezionale collezione di fumetti storici di Marvel.

Il MAAD è venuto, perciò, qualificandosi come lo spazio espositivo più ampio esistente in città, ricco di proposte culturali, legate al territorio e alle diverse sensibilità artistiche. Esso si avvale di consulenti, come l’arch. Tobia Donà, e della collaborazione del segretario della Fondazione Bocchi, rag. Paolo Nardi. L’operatività del museo, però, è resa possibile anche dalla preziosa disponibilità di molti stagisti e volontari che sono stati coinvolti in questa immersione nell’arte nei suoi vari aspetti.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Antonio Giolo. “Il MAAD di Adria”. Ventaglio Novanta, n. 57, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-maad-di-adria/

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