Tra le aree di pregio naturalistico che costeggiano l’Adige, di sicuro interesse si presenta quella denominata “Boscovecchio” che ricade nei Comuni di Masi (Padova) e di Badia Polesine (Rovigo). Ha una superficie di circa 200 ettari ed è ubicata tra il fiume Adige e il canale Ceresolo, corsi d’acqua soggetti a tutela ambientale: il primo quale Sito di importanza europea, il secondo ai sensi del Testo Unico 42-2004 quale bellezza paesaggistica italiana.
Un ambiente unico, tipico degli anni ‘50
Il fascino del Boscovecchio deriva dal fatto che questa antica località conserva ancora – sostanzialmente intatte anche se non del tutto preservate dai discutibili interventi di modernizzazione – le caratteristiche tipiche del paesaggio agrario presente nella pianura veneta fino agli anni ‘50 del Novecento. Un paesaggio caratterizzato da appezzamenti abbastanza contenuti, delimitati da fossi ricoperti da fragmiteto (cannuccia palustre) e siepi di Acero campestre, Olmo, Sambuco e Sanguinella.
Le carreggiabili via Carletti, via Restara, via Abbazia, via Stradoni Vecchi e via Boscovecchio costituiscono percorsi a lenta viabilità. Si presentano fiancheggiate da suggestive e secolari piante di Ontano nero, Acero campestre, Olmo campestre e Farnia (quasi del tutto scomparse nel resto della pianura Padana). Emerge in particolare la “Strada del morto”, costeggiata dalla risorgiva omonima la cui fonte è addossata alla riva dell’Adige.
Di particolare pregio ambientale è poi la presenza di alcuni filari di Ontano nero e di un piccolo bosco di questa specie, sostanzialmente estinta nelle campagne venete; un’insolita formazione boschiva di questa bellissima pianta a foglia larga e dai semi a grappolo, graditissimi da Fringuelli e Cardellini.
Questo boschetto di Ontano – uno dei tre ancora presenti nella provincia di Rovigo, realizzato decine di anni fa dalla famiglia Borghesan – è oggi dichiarato monumento naturale. Questo fece sì che, quando venne progettata l’autostrada Valdastico Sud (recentemente inaugurata e della quale emerge un maestoso ponte visibile in grande lontananza), si dovette tener presente questo vincolo di protezione, prevedendo che il tracciato si distanziasse di 300 metri, proprio per preservare il sito così prezioso a livello ambientale.
Al Boscovecchio si vive ancora seguendo il ritmo delle stagioni. Troviamo ad esempio il signor Maurizio Cadore, che accudisce le piccole galline richiamandole a sera nel pollaio e coltiva ortaggi con i sistemi tradizionali, senza pesticidi, attento a non danneggiare i suoi rinomati prodotti.
Tra gli argini dell’Adige e via Restara si possono invece vedere i fratelli Antonio e Claudio Carlassara a bordo di un trattore in movimento, seguiti da nuvole di Garzette e Aironi guardabuoi che si alimentano degli insetti che emergono dalla terra rivoltata dall’aratro. Un altro agricoltore, il signor Giuliano Ferrighi, dopo aver arricchito di siepi una zona di Salvaterra, ha provveduto ad impiantare quattro ettari di terreno con altre piante da siepe boscata dall’indubbio valore naturalistico a beneficio della fauna selvatica.
Imboccando la “strada vicinale dei morti” (probabilmente l’ultimo residuo di sapore pascoliano in Polesine), si possono incontrare alcuni bambini che, come si faceva una volta, giocano per strada, intenti in passatempi che ancora sopravvivono in un luogo dove le automobili sono tuttora rare e la vita sembra scorrere più lenta.
Chi transita per le vie di Boscovecchio può inoltre rivivere sensazioni lontane nel tempo, contrassegnate da odori e sapori per lo più scomparsi, come ad esempio il profumo di certi cibi nel forno e quello del mosto: saporite premesse per indimenticabili momenti conviviali, in modo particolare nel periodo della vendemmia.
L’Adige è il simbolo del Boscovecchio, un fiume che ha modellato per secoli questo ambiente dando vita ad uno scenario unico che merita di essere visitato “con discrezione”, preservandolo dal consumo del suolo e dagli interventi edilizi inadeguati che snaturano i vecchi edifici della tradizione.
La grande golena di Boscovecchio
Oltre alla campagna, un altro ambiente che caratterizza il Boscovecchio è costituito da una grande golena, giacente nel territorio di Masi, la cui forma attuale è la conseguenza dell’azione dell’uomo che nel corso dei secoli è intervenuto più volte per eliminare le numerose anse dell’Adige spesso soggette a rotture che provocavano rovinosi allagamenti.
Per scongiurare le esondazioni la Repubblica di Venezia intervenne, soprattutto nel XVII secolo, rettificando l’alveo del fiume, destinando il sedime delle vecchie anse per dar vita a zone golenali: aree rivelatesi utili come bacini di espansione e contenimento delle acque in caso di piena.
Tra le antiche anse, la cartografia storica mostra in particolare il tratto del fiume tra Villa d’Adige e Piacenza d’Adige dove insisteva una pericolosissima ansa a ferro di cavallo. Vari furono gli interventi succedutesi, finché si giunse a quello risolutore portato a termine il 7 dicembre 1677, il cosiddetto Taglio delle Rocche Marchesane¹.
In pratica fu scavato un nuovo alveo, denominato Canale delle Rocche Marchesane, ubicato indicativamente tra l’attuale ponte a tre archi e la località Boscovecchio. Furono così progressivamente eliminate le anse dando vita ad alcune golene, inclusa quella del Boscovecchio, denominata, a quel tempo, Giara Schionsana di Cà Bembo e, nella carta successiva disegnata da Bernardino Zendrini² nella prima metà del 1700, detta Marezana alta³.
Nell’area extra golenale, a pochi metri dal piede arginale, erano presenti alcune risorgive, una delle quali, denominata Canale Boscovecchio o Canale del morto: costituisce ancora oggi un suggestivo corso d’acqua di lunghezza limitata ma tuttavia soggetto a tutela in ben tre punti del suo percorso, la cui fonte dovrebbe essere riattivata.
Per la golena del Boscovecchio si aprono interessanti prospettive di valorizzazione. Proprio nel gennaio di quest’anno, infatti, i Comuni di Masi e di Badia Polesine hanno sottoscritto una richiesta congiunta alla Regione Veneto al fine di conseguire una gestione condivisa dell’area, proponendo un intervento di rinaturalizzazione che porterebbe un innegabile beneficio sia in ambito naturalistico che turistico.
L’area, oggi nota anche con il toponimo Golena Tappari, è situata sulla riva destra dell’Adige nel Sito di Importanza Comunitaria IT 3210042 – Fiume Adige da Verona a Badia Polesine, inserito nella Rete Natura 2000, ed è dichiarata Zona di Protezione Speciale a causa della presenza di determinate specie vegetali e animali di interesse comunitario.
E’ inoltre identificata come Corridoio Ecologico soggetto a media e significativa tutela dal Piano Territoriale di Coordinamento adottato dall’amministrazione provinciale di Rovigo il 21.4.2009, mentre il settore Risorse Faunistiche della stessa Amministrazione provinciale ha inserito la medesima località nelle aree in cui è vietato il prelievo venatorio istituendo una Zona di ripopolamento e cattura.
La flora e la fauna della golena
A livello morfologico la golena del Boscovecchio comprende ampie zone di argine ricoperte da vegetazione arbustiva idrofila, un vasto terreno incolto ed un settore marginale ad uso agrario (seminativo), in origine occupato dall’alveo atesino. Tra le singolarità vegetali è possibile osservare anche alcune specie di Orchidea.
Il Boscovecchio riveste particolare importanza come luogo di nidificazione di numerose specie di uccelli, anche minacciati dall’alterazione degli habitat; tra questi troviamo: il Beccamoschino, la Cannaiola, la Cannaiola verdognola, il Pigliamosche, la Capinera, l’Usignolo di fiume, il Migliarino di palude, l’Usignolo comune, il Rigogolo, l’Upupa, il Picchio verde, il Picchio rosso maggiore e il Tarabusino, un minuscolo Airone che trascorre le ore ad attendere immobile le Rane. Vi si possono osservare anche l’Airone rosso, l’Averla minore, il Martin pescatore ed una grande colonia di Airone cenerino sul lato sinistro del fiume, dove un tempo sorgeva, non a caso, l’Isola degli Sgarzi (Sgarzo è il nome dialettale dell’Airone). Tra i rapaci diurni troviamo il Gheppio, lo Sparviere, il Lodolaio, mentre, tra i notturni, la Civetta, l’Assiolo, il Gufo, l’Allocco (una delle rare segnalazioni in Polesine) e il Barbagianni. Tra i mammiferi: il Tasso, la Donnola, la Faina, il Riccio, la Talpa, l’Arvicola terrestre e alcune specie di pipistrelli, tra le quali il Serotino comune e il raro Ferro di Cavallo maggiore.
Tra gli insetti è stata recentemente individuata Morimus asper (segnalata da Gaetano Susanna & Stefania Colpo, 2017), una deliziosa specie non volatrice, dalle lunghe antenne, purtroppo in decrescita in tutto l’areale riproduttivo a causa della progressiva scomparsa delle zone boscate.
Per quanto attiene ad episodi storici degni di nota, va detto che una ricerca organica sul Boscovecchio non è stata ancora compiuta, ma negli archivi e nei musei anglosassoni sopravvivono alcuni rari documenti e immagini che mostrano com’era l’area al tempo della seconda guerra mondiale. La località fu dapprima interessata da isolati voli di ricognizione da parte degli alleati e poi da singoli interventi per il lancio di armi a beneficio dei partigiani. Successivamente, il 23 aprile 1945, arrivò una massiccia formazione aerea per bombardare il ponte a tre archi sull’Adige. Alcune foto aeree, scattate dopo il bombardamento, mostrano anche il temporaneo ponte di barche realizzato per farvi transitare verso Trieste le truppe neozelandesi della coalizione alleata.
Oggi Boscovecchio, con la sua ampia golena boscata e la sua realtà rurale – dove il tempo sembra essersi fermato agli anni ‘50 – rappresenta una interessante occasione di visita ed escursioni, particolarmente apprezzate in primavera. Conclusa la passeggiata, è possibile dissetarsi e rifocillarsi al Ranch 555, uno splendido B&B con pensione per cavalli ed alloggio per viaggiatori, inclusi i portatori di handicap
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Come citare questo articolo
Michele Zanotti, Claudio Vallarini. “Il fascino di Boscovecchio”. Ventaglio Novanta, n. 57, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-fascino-di-boscovecchio/