Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

Misteriose grotte e passaggi segreti

Tesori favolosi custoditi in cripte e gallerie da esseri mostruosi come anze e carbonazi, ma anche diavoli e streghe

di Adriano Romagnolo

Ventaglio Novanta n. 57 2018 pp. 84–85

In ogni parte del Polesine, secondo i racconti dei più anziani, tutto il sottosuolo della terra polesana è percorso da strade di cui si è per lo più persa la memoria.

Ci sarebbe un reticolo di gallerie che s’intersecano. Un vero labirinto di grotte, di tunnel, di vie e passaggi segreti, di sentieri misteriosi. Si racconta di varie gallerie che partirebbero da Corcrevà, dove esisteva una grangia dei frati: una galleria – secondo la narrazione – si spinge verso la chiesa della Tomba alla periferia di Adria; arriva ancora fino a Bellombra e poi devia verso la piana dei Dossi, un territorio che si sviluppa verso il Po da Gavello a Bottrighe e Panarella. Ancora, un camminamento sotterraneo va da Bellombra a Villanova Marchesana, passando sotto l’argine dei Frati Certosini. E poi da Gavello a Sisimati, da Papozze a Corbola, fino ad Ariano e a Mesola di Ferrara e poi ancora fino a Ferrara stessa passando per San Basilio.

Nel Polesine si vocifera ancora oggi di gallerie e di tesori nascosti un po’ ovunque. A Frassinelle Polesine in contrada Cornera si crede che ci sia un tesoro nascosto. C’è un tunnel che si spinge fino ad una villa, oggi demolita per i lavori di rettificazione del Canalbianco, dalle parti del passo per Villamarzana.

Anche dal castello di Rovigo si diramerebbero diverse gallerie sotterranee, alcune grandi e spaziose tanto da passarci una carrozza con i cavalli. Cunicoli mai individuati nonostante gli studi fatti per il restauro del complesso del castello anche in periodo recente.

Altri tunnel e gallerie. disseminano le terre dell’alto Polesine e uniscono i conventi e le antiche pievi della zona. Sicuramente – secondo i racconti tramandati dalla tradizione – uno di questi tunnel si dirige da Adria verso il castello di Rovigo. Secondo qualche narrazione proprio in questa galleria avvenne la tragedia dello sprofondamento della carrozza d’oro di Re Atrio, mitico fondatore di Adria, più popolarmente conosciuto come re Adriano, con la perdita dell’immenso tesoro dell’antico sovrano.

Un’altra galleria si afferma spingersi verso la torre di Lusia o Villa Molin.

La fantasia della gente ha poi dotato di cripte, gallerie, anfratti sotterranei ogni chiesa, ogni palazzo, ogni monastero o convento che si potrebbe raggiungere in segreto per vie sotterranee.

Tutte queste cripte, urne, grotte, fosse, sprofondamenti sarebbero custodite da esseri mostruosi e repellenti come anze e carbonazi sibilanti, marassi e bisse bobe gigantesche e altri esseri spaventevoli, non esclusi i diavoli e le streghe, che non permetterebbero a chicchessia solo di avvicinarsi. Qualcuno, che vi ha tentato, non è mai più ritornato a raccontare la sua avventura. Fantasie, direbbe qualche scettico, solo fantasie. In effetti è difficile non dargli torto.

Tuttavia, pentole e olle e paroli de palanche sono disseminati ovunque, lasciati qui non solo dal mitico Re Adriano e dai Paladini di Carlo Magno, ma perfino da Garibaldi, la cui spada, incastonata di perle, è ancora qui nascosta. L’assillo è rimasto e rimane ancora oggi, nella speranza che verranno i tempi in cui le radici di ogni leggenda vedranno la luce.

Allora ai nostri occhi compariranno civiltà perdute, luoghi e lingue sconosciute, si udranno nomi dimenticati. O forse la terra morirà e porterà con sé tutti i suoi segreti e tutto sarà silenzio. Per sempre.

Ci fu un tempo in cui misteriosi viaggiatori furono in grado di attraversare i limiti tra i mondi e a raccontare agli uomini cosa si cela di là del tempo e dello spazio. Ora di tutto questo rimangono solo leggende e miti.

Nell’età dell’oro e della fantasia tutto diveniva credibile, anche l’impossibile. Solo la mente umana è capace di creare, nelle tribolazioni, mondi possibili con i quali convivere e con i quali coesiste, anzi ne arricchisce continuamente la consistenza.

Io mi prefiguro il servo della gleba del Polesine di secoli fa, schiavo del bisogno, che si immaginava una realtà che era una speranza, dove era sufficiente gettare le reti nel Po per vedere i pesci saltarci dentro. E le spighe e le messi crescere rigogliose con facilità.

Ci fu un tempo in cui le spighe erano ancora più ricche, dove il chicco cresceva grosso e grasso dalla radice alla sommità. A mietere non bastava la falce messoria, il popolare segheto, occorreva la scure perché lo stelo era grosso come un albero.

Tempi favolosi, età dell’oro, certo, dove una spiga bastava a sfamare tutta la famiglia per un intero anno.

Perché allora tutto questo ben di Dio, non esiste più?

Gli uomini man mano che hanno perso la loro innocenza, sono diventati ingordi, egoisti e cattivi e il Signore un giorno, stanco, scese dal cielo per rendersi conto della ragione di tanta degenerazione. Fu così che, mentre passava per i campi di grano ricchi e rigogliosi, strizzò dal fondo la spiga che da allora germogliò solo sulla cima.

Così è capitato dei Favolosi Paladini che avevano messo dimora ad Ariano, ma un bel giorno non ci furono più e non si sa dove siano andati, lasciando sepolti sotto le fondamenta della chiesetta di san Basilio favolosi tesori, che nessuno mai ha toccato.

Ancora oggi qualcuno crede di potere scavare e trovare i mitici tesori della leggenda. Occorrono però certi accorgimenti. Bisogna, ad esempio, sapere trovare la chiave segreta, i segni appunto, possedere le verghe magiche e le palle simpatiche, capaci di trovare la chiave dei tesori nascosti. O catturare anche fortuitamente un talismano capace di aprire l’arcano, come il cappuccio rosso di Salvanello o del Masariolo o il pesce dorato e magico, detto la maramàcola. Chissà!

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Adriano Romagnolo. “Misteriose grotte e passaggi segreti”. Ventaglio Novanta, n. 57, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/misteriose-grotte-e-passaggi-segreti/

Pubblicità