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ARTEOGGI

Grimandi e il Delta

“Nel Delta ho incontrato ‘il mare di pianura’, sconfinato e senza onde, con i suoi canali misteriosi che finiscono nel niente”

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 57 2018 pp. 103–105

Il Delta del Po, tra acque, canneti, scogli e tramonti, rivive con forza nelle opere di Enzo Grimandi. Con la personale ‘Riflessi d’acqua’, l’artista bolognese ha esposto in Pescheria Nuova le sue realizzazioni artistiche caratterizzate da pennellate vive e dense di colore, attirando numerosi visitatori. E non è mancata la curiosità di scoprire un’altra faccia della nostra terra, quella vista dagli occhi di un artista non polesano.

Grimandi ripercorre i luoghi straordinari del delta del Po, gli scenari di acque lagunari, i capanni riflessi come immagini doppie, fuori dal tempo, molto suggestive. Le raffigurazioni urbane ritrovano una seconda vita specchiandosi nei suoi canali cangianti. Immagini magiche che trasmettono emozioni a chi ha conosciuto e ama questi luoghi, ma anche sorpresa e curiosità a chi non ha mai avuto la fortuna di visitarli.

Nella sala della Pescheria di Rovigo, accanto ai quadri dedicati ai “riflessi d’acqua” (una collezione comprendente una ventina di opere inedite) l’artista ha presentato anche una selezione di dipinti di anni passati, permettendo ai visitatori di farsi un’idea complessiva della sua lunga attività artistica.

Ma – gli chiedo – come ha fatto ad avvicinarsi al nostro Delta?

“Abitando io a San Giorgio di Piano ed essendo nato e vissuto in precedenza a San Pietro in Casale (entrambi comuni della città metropolitana di Bologna), il Delta del Po è sempre stato una meta privilegiata per gite al mare, passeggiate in bicicletta, scampagnate gastronomiche, visite a caratteristiche città d’arte”.

E’ vero che spesso non si conosce che il Delta del Po è per la maggior parte situato in Veneto e non in Emilia Romagna?

“Onestamente non mi sono mai preoccupato di sapere quali fossero i confini tra le due regioni, che probabilmente superavo spesso nelle due direzioni più volte nella stessa giornata. Quando ho deciso di fare opere sui riflessi d’acqua ho utilizzato molti scorci della Sacca di Scardovari senza scrupoli campanilistici… Erano troppo belli! Ho scelto invece consapevolmente di fare la mostra a Rovigo perché mi sembrava città più aderente e più vicina a questa natura bella e immobile. Salvata dalla modernità selvaggia. Proprio come Rovigo: bella e a misura d’uomo, posta tra due città “lagunari” nobili e decadute come Ferrara e la troppo turistica Venezia”.

Cosa l’ha affascinata dei paesaggi deltizi? Cosa l’ha ispirata?

“Io sono un uomo di pianura, una terra che amo tantissimo. Perché ha un orizzonte senza ostacoli, colori sempre stupendi in tutte le stagioni. Colori forti che sfumano in toni pastello verso l’orizzonte lontano. Ho chiamato la pianura ‘il mio mare’. Nel Delta ho incontrato il mare vero di pianura. Tranquillo e senza onde, sconfinato senza dare l’idea del mare, con i suoi canali misteriosi, che finiscono nel niente, le sue paludi piene di canne e di fiori. Le nebbie, le sue coltivazioni diverse, le sue zone umide. Un’altra pianura ai confini di casa mia, ma molto diversa con un fascino nuovo, meno chiassoso, più umile ma più riservata, più romantica”.

Come nasce un suo quadro? Dipinge dal vivo o no?

“I miei quadri “veri” li realizzo in studio, anche se ho dipinto molto anche en plain air. Quando decido di preparare una mostra passo in rassegna tutto il materiale fotografico che ho prodotto durante l’anno. Non prendo però mai in esame foto fatte all’estero durante i miei viaggi perché amo dipingere le cose ed i paesaggi che stanno attorno a me o nelle zone che frequento normalmente. Quando fotografo “vedo” il quadro per cui l’immagine già riflette una possibile realizzazione pittorica. Poi scelgo un tema, una zona, un percorso e seleziono quelle immagini che corrispondono a questo obiettivo. Dedico molto tempo a questa fase e poi a valutare la potenza delle immagini, il loro equilibrio, l’emozione che possono trasmettere. Poi inizio a dipingerle (proiettandole su un grande schermo come se fossi all’aperto) abbozzandole una dietro l’altra fino alla quantità che ritengo necessaria per la mostra (circa 15-18 tele), lavoro che porto a compimento nel giro di 4 – 5 mesi (invernali). Negli altri mesi mi dedico sopratutto all’acquerello specie durante i viaggi”.

Tornerà sul nostro Delta per conoscerlo meglio? Cosa vi ha scoperto?

“La realizzazione di questa mostra mi ha fatto scoprire un volto nuovo del Delta. Più nascosto, più romantico, più intimo. Siccome nel Delta torno spesso perché mi è sempre piaciuto per tanti motivi, cercherò di approfondire maggiormente questi aspetti che ho scoperto durante questo “viaggio”. Devo confessare, con tutta sincerità, che i quadri di Chioggia o di Murano o di Comacchio li ho sentiti un po’ come “cartoline doverose”. Quelli della Sacca di Scardovari, invece, li ho amati tanto, sia mentre li realizzavo che dopo. Credo che un occhio attento lo capisca”.

Quali altri soggetti predilige nei suoi lavori?

“Ho dipinto moltissimo l’estate: il colore dorato del grano, i balloni vaganti nella pianura, il giallo della colza, i cascinali e tutto quello che abitava la pianura d’estate. Poi ho dipinto i paesi di pianura animati dai mercatini, dalla gente in bicicletta, dalle piazze animate. Poi ho fatto anche l’autunno con i suoi stupendi colori decadenti. E poi l’inverno con la neve che copre la pianura lasciando in vista i casali dai colori di terra e gli arabesche degli alberi. E ancora: nature morte, ritratti ed altro che mi potesse dare emozioni che è il propellente per indurmi a iniziare un dipinto”.

Cos’è per lei la pittura?

“Una grande passione. Fin da giovanissimo ho iniziato a dipingere ad olio. Mi considero autodidatta: ho studiato molto per conto mio, utilizzando momenti di formazione privati. L’ho combinato con un mestiere molto diverso: amministrazione, finanza ed organizzazione aziendale. Che mi ha reso economicamente indipendente ed in grado di seguire la mia passione senza costrizioni. Ora insegno in due scuole di pittura, ma la mia è un’attività di puro volontariato”.

Enzo Grimandi nasce nel 1938 a San Pietro di Reno (Bo). Lavora attualmente a San Giorgio di Piano (Bo).

Un’attività manageriale nella finanza e nella gestione delle imprese, ha occupato tutta la sua vita professionale. Questo impegno, spesso intenso, non gli ha impedito di coltivare, sin da giovanissimo, una grande passione per la pittura, soprattutto a olio.

Professione e pittura si sono alimentati reciprocamente, quasi come un processo osmotico, dove gli spazi liberi da impegni professionali servivano anche per scaricare le tensioni dipingendo e dove ‘esercizio di una attività artistica stimolava nuove fantasie e innovazioni, in un lavoro che a volte appariva un po’ grigio e burocratico.

Con l’allentarsi del lavoro e con la disponibilità di tempo acquisita con il pensionamento, la grande passione è divenuta impegno principale con l’intensificarsi del tempo dedicato alla pittura e soprattutto con la possibilità di organizzare molte più mostre personali: i suoi lavori esibiti a un pubblico più ampio hanno ricevuto importanti e pregevoli giudizi critici.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Grimandi e il Delta”. Ventaglio Novanta, n. 57, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/grimandi-e-il-delta/

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