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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

A Frattesina

190 anni fa, una scoperta incompresa. Il lavoro del CPSSAE e i significativi ritrovamenti dell’età del bronzo in varie aree del Polesine

di Raffaele Peretto

Ventaglio Novanta n. 58 2019 pp. 120–123

Nell’aprile scorso il convegno internazionale Frattesina 50 anni dopo, articolato in tre giornate di studio presso il Museo dei Grandi Fiumi, ha aggiornato le conoscenze sull’età del Bronzo nell’area padana veneto-emiliana, concentrando l’attenzione sul particolare ruolo assunto dal basso corso del Po nell’ambito dei traffici commerciali tra Nord Europa e Mediterraneo.

La riuscita manifestazione è stata organizzata in occasione dei cinquant’anni dall’avvio delle prime ricerche archeologiche condotte nei pressi di Fratta Polesine a cura del CPSSAE, il Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici, che nel 1967 aveva individuato tracce insediative, riferibili all’età del Bronzo finale tra il XII e il IX secolo a.C., nella Campagna n°1 dell’estesa Tenuta Frattesina, in passato appartenuta alla nobile famiglia Labia, e che dette il nome anche al villaggio protostorico sepolto.

La particolare valenza in ambito nazionale ed europeo assunta oggi dal complesso insediativo di Frattesina è avvallata anche dalle fruttuose campagne di scavo svolte in due necropoli. La prima fu individuata nel 1977 nella Campagna n°5 (Fondo Zanotto) a sud dell’abitato, la seconda nel 1985 in località Narde, a nord, oltre l’antico ramo padano che lambiva il villaggio.

La segnalazione archiviata

In questo significativo contesto archeologico si inserisce un dato curioso, emerso da un altro tipo di ricerca, sempre comunque meticolosa e paziente. Ed è una coincidenza che sia ancora Fratta Polesine ad esserne protagonista.

Dall’archivio comunale di questo ridente centro urbano, tra faldoni di pratiche, atti, delibere, corrispondenze, si individuò anni fa una lettera che in copia ebbi da Adriano Azzi, attivo sostenitore del Gruppo Manegium.

Il documento, datato 1 maggio 1829, è la brutta copia manoscritta della comunicazione da parte di un agente comunale di Fratta Polesine alla Pretura di Lendinara. Si riporta di seguito la trascrizione del testo.

“Prevengo codesta Reale Carica Distrettuale che nella possessione denominata il n° 5 nella località di Frattesina il giorno 29 del mese di aprile mentre li villici Luigi Chinaglia di Giovanni e Angelo Fonso detto Pigozzo ambi di questo comune eseguivano un escavo di terra, rinvenivano una pentola con entro uno scheletro che dalla descrizione da essi fatta sembra fosse di figura umana di un infante neonato. Li villici però continuando il loro lavoro dispersero per il campo le ossa e la pentola rinvenuta e poche frazioni dell’ossa e della pentola rotta furono rinvenute nel terreno da quest’agente comunale che si recò tosto avuta la notizia a verificare sul luogo il fatto esposto. Allegato. Dette frazioni di ossa mi faccio dovere di rimetterle nell’unito involto suggellato a codesta R. Pretura D. per tutto ciò che crederà di disporre in tale particolare caso non avendo alcuno indizio sopra chi sia stato l’autore della tumulazione del bambino nel luogo rinvenuto.” A piè pagina una sigla sta per la firma.

Quanto rinvenuto dai villici è riconducibile ad un’urna cineraria della prima necropoli di Frattesina, indagata con gli scavi archeologici, precisamente nella Campagna n°5. Risulta infatti comprensibile che le frazioni di ossa, non completamente combuste, conservate nell’urna tra le ceneri del cremato siano state interpretate come appartenenti ad un infante. Inoltre risultava impossibile per l’agente immaginare che i resti di un individuo adulto potessero essere contenuti in un vaso di medie dimensioni, essendo stata completamente trascurata l’idea che il defunto fosse stato cremato.

Se 190 anni fa la notizia fosse stata recepita da qualche eminente studioso od erudito, non è detto che il ritrovamento di quella pentola di terracotta con quei frammenti scheletrici sarebbe stato interpretato diversamente. Erano infatti ben ridotte allora le conoscenze per l’età del Bronzo, anche per i nobili Silvestri di Rovigo e i Bocchi di Adria, attivi conservatori di testimonianze archeologiche rinvenute in Polesine tra Settecento e Ottocento.

Il manoscritto di Fratta Polesine comunque anticipa di ben 150 anni la segnalazione di un ritrovamento, legato al complesso archeologico tra i più significativi della protostoria europea, ad opera di un anonimo agente comunale, tanto diligente quanto ignaro, che subito si portò sul luogo del rinvenimento, probabilmente interessato a raccogliere indizi per far luce su un possibile misfatto.

Il Polesine nell’età del Bronzo

Dopo il primo scavo eseguito nel sito archeologico di Frattesina nel 1968, seguirono, a cura del CPSSAE, periodiche ricognizioni di superficie che portarono alla raccolta di una notevole quantità di testimonianze, anche di particolare importanza, soprattutto a seguito di interventi di miglioria fondiaria effettuati nel podere. Ben presto si andò delineando la sorprendente importanza dell’insediamento, confermata da regolari campagne di scavo condotte dal 1974 al 1989.

A partire dagli stessi anni attive furono anche le raccolte di superficie condotte dal locale Gruppo Manegium, giungendo a dar vita ad un piccolo museo presso l’Oratorio di Villa Labia, anticipando l’allestimento, presso le barchesse della palladiana villa Badoer, dell’attuale Museo Nazionale Archeologico, interamente dedicato al villaggio protostorico. Anche Il Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo dedica a Frattesina un articolato settore espositivo nella sezione dedicata all’età del Bronzo.

Grazie ad un nuovo progetto, avviato nel 2014 e tutt’ora in corso, rivolto a definire le caratteristiche del villaggio, si è giunti a delineare la distribuzione di un nucleo centrale abitativo, interessato da organizzate attività artigianali.

L’estensione del villaggio si aggirava intorno ai dieci ettari; era distribuito su un dosso lungo un antico ramo padano, suddiviso in isolati da una serie di fossati. Una estesa fascia periferica più bassa era utilizzata per attività produttive quali l’agricoltura, l’orticoltura, ricovero del bestiame.

Le ricerche iniziate cinquant’anni fa a Frattesina si sono indirizzate anche in altre località del Polesine, sostenute da una costruttiva collaborazione tra la competente Soprintendenza, Istituzioni locali e Gruppi archeologici.

Il quadro che ci è offerto oggi dalle conoscenze del territorio in epoca protostorica è piuttosto significativo con siti che documentano presenze insediative anche per altre fasi più antiche della stessa età del Bronzo.

Si inquadrano in periodi del Bronzo antico-medio-recente alcuni villaggi nel territorio di Castelnovo Bariano (Canàr, Marola, Canova, Bosco di San Pietro). Sono del Bronzo medio-recente i villaggi arginati di Precona di Castelguglielmo, Bagnacavallo di Fiesso Umbertiano, Zanforlina di Pontecchio Polesine, Larda di Gavello, Amolara di Adria.

Si legano cronologicamente al villaggio di Frattesina, tra le fasi finali del Bronzo e la prima età del Ferro, Gognano e Villamarzana, Trecenta, Frassinelle, Arquà Polesine, Campestrin di Grignano Polesine, Saline di San Martino di Venezze.

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Come citare questo articolo

Raffaele Peretto. “A Frattesina”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-frattesina/

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