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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Con il favore degli dei

Sulle tracce di Antiche ritualità, allestita a Palazzo Roverella una mostra di reperti della collezione archeologica dell’Accademia dei Concordi

di Sandra Bedetti

Ventaglio Novanta n. 58 2019 pp. 12–15

Si è aperta il 27 settembre a Palazzo Roverella, in concomitanza con la mostra “Arte e magia”, l’esposizione di una selezione dei materiali archeologici dell’Accademia dei Concordi dal titolo Con il favore degli dei. Sulle tracce di Antiche ritualità. La collezione archeologica dell’Accademia dei Concordi, che mette in risalto il legame tra testimonianze archeologiche e antichi culti pagani, sottolinea l’importanza delle pratiche rituali finalizzate a ottenere un intervento favorevole da parte degli dei in occasione di momenti critici nella vita di un individuo o di una comunità.

Dopo il successo della mostra ‘Egitto ritrovato. La collezione Valsè Pantellini’, l’Accademia dei Concordi riapre al pubblico il suo scrigno di preziosi materiali antichi, grazie all’impegno economico e organizzativo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Si tratta di un piccolo assaggio di una settantina di pezzi, rispetto alla collezione completa, che comprende vasellame in bronzo, ceramica, vetro, bronzetti, lucerne, laterizi e monete di epoca pre romana e romana, frutto di recuperi settecenteschi e ottocenteschi nelle proprietà fondiarie polesane e limitrofe.

I materiali scelti per l’esposizione provengono dalla collezione formatasi nei secoli XVII e XVIII grazie alla passione per le “anticaglie” di vari esponenti della famiglia rodigina dei Silvestri. Una parte di essi andò dispersa o fu ceduta per motivi ancora oggi poco noti e agli ultimi rappresentanti della famiglia giunse in eredità un nucleo ridotto della raccolta originaria. Per preservarla da ulteriori perdite, che ne avrebbero causato la definitiva disgregazione, essa fu donata nel XIX secolo alla comunità rodigina che la suddivise tra Museo del Seminario vescovile e Accademia dei Concordi.

Nel 1983 i due nuclei sono stati riuniti, confluendo nella raccolta archeologica dell’Accademia dei Concordi, che già conservava un gruppo di pezzi recuperati nella seconda metà del XIX secolo nei dintorni di Rovigo. Difficile definire i contesti di rinvenimento della maggior parte dei materiali, recuperati con modalità rudimentali documentando soltanto in alcuni casi e in maniera generica, le località e le date delle varie scoperte. Vengono citate come zone di provenienza dei vari materiali Borsea, Sarzano, Ponte Alto intorno a Rovigo, nel medio Polesine si ricordano Frassinelle e Val Precona tra Fiesso Umbertiano e Castelguglielmo. Molte le località ad est di Rovigo come Cambio di Villadose, Tenuta Dossi di Gavello, Selva Veneta nelle vicinanze di Fenil del Turco e Adria. Alcuni pezzi provengono da aree limitrofe al Polesine, in particolare da Cologna Ferrarese e dal territorio di Este.

Preziosi materiali per scoprire i culti del mondo antico

Il tema della ritualità pagana antica si ricollega alla mostra ‘Arte e magia’ per la presenza di richiami a pratiche religiose pre cristiane nelle dottrine esoteriche in voga alla fine del XIX secolo, che costituiscono l’argomento centrale del percorso espositivo della grande mostra. Il materiale archeologico permette un excursus tra vari aspetti di questa sfera del sacro che caratterizza l’antica cultura italica e latina. Un supporto fondamentale alla conoscenza di antiche pratiche religiose viene offerto dalla citazione di brani tratti dall’Eneide di Virgilio, dove ampio spazio viene riservato alla sfera rituale. La grande letteratura si snoda tra le vetrine del percorso, incrociando le testimonianze materiali e favorendo l’interpretazione funzionale dei materiali.

Emerge in primis il ruolo dei corredi funerari, ricchi di pregevole vasellame destinato al rituale del banchetto o delle libagioni in onore del defunto. Ne abbiamo un esempio nei pezzi in bronzo pertinenti alla ‘Tomba di Borsea’, un rinvenimento avvenuto nel XVIII secolo costituito probabilmente da più corredi funebri con materiali inseribili in un ambito cronologico compreso tra il VII e il V secolo a. C. In occasione di questa esposizione si sono scelti vasi e mestoli da banchetto del VI – V secolo a.C. di ambito etrusco, che rimandano al rituale del simposio come auspicio per il defunto nell’aldilà.

Al culto degli dei rimanda la scena di un cratere apulo a figure rosse del IV sec. a.C. scoperto ad Adria nel 1712, che raffigura Apollo mentre tiene nella mano destra una phiale, una coppa usata per le libagioni, appoggiandosi ad un alberello di alloro; di fronte a lui, una Nike alata gli offre una corona intessuta con i rami della pianta. Sul lato opposto del vaso compaiono due giovani ammantati, uno tiene in mano uno strigile, l’altro un bastone.

Al rituale della libagione diffusa in epoca romana, rimandano coppe, bicchieri e bottiglie in vetro, assimilabili per forma e tipologia ai più famosi ed apprezzati pezzi della raccolta del Museo archeologico Nazionale di Adria. Provengono da corredi di tombe, come dimostrano anche le varie olle contenenti le ceneri combuste dei defunti. Il rituale che prevedeva l’offerta di vino e cibo in onore del defunto avveniva durante la cerimonia di sepoltura e poteva essere ripetuto in momenti successivi.

Una spada del XIII secolo a.C., scoperta presso un antico ramo del Po a Sarzano, è invece riconducibile ad una sfera più propriamente votiva legata ad un culto delle acque, mediante deposizione di beni di prestigio, per stabilire con la divinità un’alleanza reciproca e continuativa. Del resto il pius Aeneas testimonia in prima persona l’abitudine a svolgere pratiche religiose – «Facevo sacrifici alla madre dionea ed ai numi, auspici dell'opera intrapresa» – evidenziando questo rapporto continuo con gli dei, che si concretizza in una variegata serie di atti di devozione.

Lungo l’esposizione si possono scoprire i rappresentanti di questa sfera rituale, nella serie di bronzetti votivi di fattura veneta ed etrusca o di epoca romana, con raffigurazioni di varie divinità del pantheon greco e romano. Tra i più antichi vi sono alcuni Kouroi e una Kore databili al VI-V secolo a.C., segno della trasposizione di culti della Grecia arcaica nel mondo etrusco o forse anche veneto. Compaiono vari eroi legati a pratiche belliche, tra i quali spicca la figura di Eracle, presente in mostra nell’atteggiamento del combattente. A contesti più propriamente votivi rimandano le varie raffigurazioni di offerenti e di devoti.

Appartengono all’epoca tardo repubblicana e alla prima età imperiale alcune divinità del pantheon romano: vi troviamo una Venere pudica, Marte a riposo, Mercurio e Giove. Dal mondo romano provengono anche alcuni oggetti con funzione apotropaica: troviamo il fascinus, qui rappresentato da tre amuleti a forma di fallo in bronzo per proteggere dal maleficio; sono inoltre presenti alcuni tintinnabula, dei sonagli che venivano esposti all’ingresso delle case per essere mossi dal vento, in modo da tenere lontano con il loro suono gli spiriti maligni. Significativa, per la documentazione di culti provenienti dall’oriente, la presenza in mostra di un monile in bronzo pertinente al culto di Sabazio, costituito da una mano destra in atteggiamento benedicente con un serpente attorcigliato e una pigna, che rappresentano questa particolare divinità generata dall’unione di Persefone con Zeus sotto forma di serpente legata ad un culto misterico della fertilità.

Una religiosità oscura e complessa

Si comprende dunque che la sfera della religiosità antica è caratterizzata da una oscura complessità, nella quale i materiali acquisiscono un forte valore simbolico. Preziosi vasi da simposio, oggetti d’ornamento e d’arredo, lapidi, armi, fungono da tramite con la sfera del sacro in una ritualità arcana, legata alla natura e funzionale alle diverse società del mondo antico.

I testi classici documentano le diverse modalità di accesso alla divinità, che spaziano dalla scienza divinatoria che tanta parte ha nel mondo etrusco e poi romano, all’esecuzione di preghiere e sacrifici, per ottenere il favore degli dei, fino a giungere ai riti funebri nell’accettazione della morte come volontà del fato. Il ‘pius Aeneas’ virgiliano rappresenta questo modo di sentire e di agire, riflettendo la realtà politica e sociale della Roma augustea, contemporanea al poeta mantovano, nella quale le divinità e la mitologia servono soprattutto da modello per azioni formali. La religione che emerge dal poema rappresenta una sintesi delle varie pratiche cultuali diffuse all’inizio del I secolo d.C., epoca a cui risalgono buona parte dei materiali di epoca romana esposti in mostra. In breve tempo nuovi culti provenienti dall’oriente avrebbero messo in discussione questa religiosità, favorendo l’affermazione delle religioni monoteiste.

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Come citare questo articolo

Sandra Bedetti. “Con il favore degli dei”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/con-il-favore-degli-dei/

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