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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La chiesa di San Genesio

Oggetto di un culto che ha origini antiche, il Santuario di Stienta è in attesa di un intervento di recupero e consolidamento

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 58 2019 pp. 30–32

Non ero mai stato a San Genesio, località stientese che prende il nome dalla chiesa che, solitaria ed appartata, si eleva nella vasta campagna, a settentrione rispetto al Po e alla trafficata strada Eridania. Ero stato invitato a partecipare all’annuale ritrovo degli alpini, legati alla chiesa e allo spiazzo verde, che si apre alla destra del tempio dove le delegazioni dei vari comuni polesani hanno posto cippi a memoria degli alpini caduti.

La cerimonia svoltasi lo scorso giugno è stata intensa e partecipata. Una santa messa è stata celebrata nel prato che sorge presso la chiesa, la quale risulta inagibile da qualche tempo, perché necessitante di un intervento di restauro e consolidamento, anche a seguito di lesioni provocate dall’evento sismico del 2012.

Il mio interesse non poteva non rivolgersi al tempio chiuso, manifestando amarezza per lo stato di abbandono del luogo, che viene animato soltanto in occasione della annuale riunione degli alpini e della ben più longeva festa organizzata nel giorno dedicato all’Assunzione della Vergine.

Un Santuario oggetto di un culto che ha origini antiche, e che un tempo era molto frequentato anche da devoti provenienti da tutta l’Emilia Romagna.

Ma quando ha avuto origine il tempio di San Genesio?

La ricostruzione delle vicende del Santuario è stata fatta in tempi recenti da Michelangelo Caberletti¹, cultore tra i più preparati della storia della Traspadana. Alla base del fenomeno di fede ci sarebbe, come per molti santuari mariani, un evento particolare tramandato dalla tradizione orale.

La prodigiosa apparizione della Madonna

Il riferimento è alla miracolosa apparizione della Madonna, avvenuta in un tempo non ben definito, forse agli inizi XVI secolo, nel territorio dell’allora valle di San Genesio. Un’immagine della Madre celeste, posizionata nella zona, a ricordo delle apparizioni, si sarebbe poi prodigiosamente spostata dall’alloggio destinatole, per posarsi su una vite o un albero che sorgeva all’incrocio tra un corso d’acqua di scolo e una strada poderale, proprio dove ove ora si erge il tempio della Madonna di San Genesio.

In seguito a questi fatti sorprendenti, e all’interesse testimoniato dall’aumentata frequentazione del luogo da parte di fedeli, si decise – a quanto pare nella seconda metà del XVI secolo – di costruire una sacra edicola, in cui un pittore locale, non sprovvisto di doti artistiche, dipinse a fresco una dolce immagine della Madonna col Bambinello in braccio. Proprio quella – si suppone – giunta fino a noi ed oggetto di venerazione.

La prima chiesetta

L’accresciuta presenza di fedeli e i primi ex voto “Per Grazia Ricevuta” affissi alle pareti, fecero pensare all’opportunità di erigere una vera chiesetta – censita poi in una mappa del 1609 – inglobante la sacra edicola con l’affresco della Madonna.

A quanto pare, però, i primi decenni del ‘600 coincisero con un periodo di decadenza, probabilmente dovuto al verificarsi di varie calamità naturali (in primis alluvioni del Po) nonché al diffondersi della peste del 1630, che scoraggiò la frequenza di luoghi affollati.

La chiesetta visse pertanto uno stato di quasi totale abbandono, con le pareti che probabilmente furono ricoperte da uno strato di calce bianca, quale disinfettante per frenare il contagio della peste. Intervento questo che dovette occultare anche l’affresco della Madonna prodigiosa.

La riscoperta della sacra immagine

Una svolta si ebbe però nel 1666, allorché – si tramanda – un pellegrino si recò presso il tempietto semiabbandonato e scoprì casualmente (o per indicazione celeste?) una sacra immagine della Madonna con Bambino, improvvisamente apparsa sulla bianca parete. La pietà popolare fece pensare ad un intervento soprannaturale, dato che nessuno ricordava la presenza della precedente immagine affrescata, e ben presto si riaccesero pratiche di fede da tempo assopite.

E’ oggi convinzione condivisa che tale immagine sia la stessa realizzata a fine ‘500 (lo proverebbe anche lo stile) poi occultata dalla stesura della calce sulle pareti del tempietto.

In ogni caso, all’epoca, la scoperta della sacra immagine fu ritenuta prodigiosa, dando vita ad un immediato riaccendersi della devozione, sostenuta dal convincimento che la Madonna di San Genesio fosse molto disponibile a concedere grazie a quanti si recassero nel tempio solitario per rivolgerle le proprie preci.

L’intervento dei benedettini di Ferrara

L’aumento esponenziale delle frequentazioni, con molti pellegrini provenienti da tutto il territorio estense, indussero i benedettini di Ferrara – sotto la cui giurisdizione ricadeva la chiesetta – ad ampliare l’edificio e a costruire sul retro un alloggio/osteria a beneficio dei pellegrini.

Per tali adempimenti – ci informa Caberletti nel suo studio – fu incaricato padre Ambrogio del Monastero di San Benedetto di Ferrara, come comprova la documentazione del convento, che tra l’altro evidenzia l’impegno del frate per regolarizzare la gestione dell’osteria inizialmente affittata a conduttori rivelatisi poco onesti. Problemi anche con i fornitori, per cui fu deciso che tutti i beni alimentari proposti nell’osteria dovessero provenire dalle aziende agricole controllate dal monastero ferrarese.

La nuova chiesa

Un impegno ben maggiore toccò ben presto a padre Ambrogio, dopo un tremendo fortunale abbattutosi nella zona nell’agosto 1668 che lesionò gravemente la chiesetta.

Occorreva avviare un piano di ricostruzione, per cui, nell’occasione, si provvide pure ad un ampliamento del tempio, con l’aggiunta di uno spazio nella parte anteriore dove, ai lati della navata, furono costruite anche due cappelle (tuttora presenti), mentre la nuova facciata fu caratterizzata dall’oculo che da allora la connota.

I lavori furono completati nel 1674, e sembra che nell’occasione sia stato ritoccato l’affresco della Madonna con Bambino, con l’aggiunta dell’immagine di San Giuseppe che appare un po’ arretrata sulla destra.

Da allora il tempio della Madonna di San Genesio ha vissuto un lungo periodo di splendore, qualificandosi come un Santuario molto amato nell’ambito ferrarese, accogliendo numerosi pellegrini specie in occasione della festa dell’Assunta.

La decadenza e i nuovi interessi

Il passaggio del territorio della Traspadana dall’Emilia al Veneto, decretato dal Congresso di Vienna nel 1815, ebbe come successivo effetto, nel 1818, il riordino delle Diocesi che comportò la destinazione delle parrocchie a nord del Po alla diocesi di Adria², riducendo l’importanza del Santuario stientese privato del legame con Ferrara. E’ comunque rimasto sempre vivo l’interesse locale, per cui continuano ad essere molto sentiti in particolare i festeggiamenti della Madonna per la ricorrenza dell’Assunzione.

Ed è stato proprio in occasione degli ultimi festeggiamenti ferragostani, in onore della Madonna Assunta, che è stata diffusa la notizia di un prossimo intervento di sistemazione del tempio, ormai atteso per un rilancio della località, con la possibilità di godere di un bene che presenta non solo una valenza religiosa, ma anche storica ed in qualche modo anche artistica.

Se lo augurano ovviamente gli abitanti di Stienta, ma anche i tanti cultori delle particolarità più apprezzabili del territorio, ed ovviamente gli alpini che ogni anno a giugno organizzano il loro raduno, con un ampio concorso di rappresentanze provenienti non solo dal Polesine, ma anche da varie parti del Veneto.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “La chiesa di San Genesio”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-chiesa-di-san-genesio/

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