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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Lungo il Canalbianco

Da Ceregnano a Fenil del Turco e poi a Palà. Messo a punto dal C.T.G. un itinerario ricco di storia e di coinvolgenti aspetti ambientali

di Cristiano Fenzi e Mauro Padoan

Ventaglio Novanta n. 59 2019 pp. 26–31

Ha preso il via da un’importante azienda la prima delle “Camminate di Primavera” ideate dal Gruppo C.T.G. Rovigoti. Obiettivo iniziale dell’itinerario, la visita al Museo di Impresa di una delle eccellenze produttive nazionali, ovvero la T.M.B. nella sede di Ceregnano. L’Azienda, guidata dai fratelli Betto con sede a Monselice, da poco tempo ha acquisito lo stabilimento della Grimeca di Ceregnano ed ha inteso fissare in una esposizione museale il percorso storico seguito dall’importante industria.

Nel Museo d’impresa sono pertanto raccontati i quasi 60 anni di attività produttiva; e ciò grazie ad una selezionata documentazione relativa ai prodotti ed ai processi seguiti in questo lungo arco di tempo. In mostra, accanto a grafici e pannelli esplicativi, parti di vari motori a combustione per auto, moto, motoslitte, moto d’acqua e altri componenti come ruote, forcelloni, scocche.

Il gruppo CTG è stato accolto lo scorso 7 aprile da tutti i fratelli Betto nella reception arredata con sobrietà e gran gusto, anche con riproduzioni di opere d’arte moderna, di cui uno dei fratelli è collezionista.

La visita, guidata dal Presidente della Società, si è sviluppata attraverso un percorso che, oltre ai pezzi in alluminio lavorato, presenta anche aspetti multimediali con video delle fasi produttive e di lavorazioni meccaniche che si svolgono in azienda, la quale utilizza macchine a controllo numerico robotizzate di ultima generazione. Curiosità ed attenzione hanno suscitato in particolare alcuni componenti meccanici per auto e moto di marche prestigiose come AUDI, BMV, DUCATI.

La consegna di alcune copie della rivista Ventaglio ‘90 ed il catalogo delle opere del compianto artista rodigino Gabbris Ferrari ai fratelli Betto da parte del vice presidente Giuseppe Marangoni e del direttore della rivista Lino Segantin ha concluso la prima parte della giornata. Quindi il gruppo si è diretto verso Fenil del Turco, dove gli aderenti all’iniziativa erano attesi dall’amico Mauro Padoan.

A Fenil del Turco, nel piazzale davanti alla chiesa, dove svettano 4 platani centenari, siamo dunque accolti da Mauro Padoan che ci fa da guida, fornendoci anche le note utili per la stesura di questo testo.

Il cuore del paese è costituito da un gruppo di case attorno ad una piazza (precisamente piazza S. Gaetano) dove converge un reticolo di vie che provengono da Rovigo, da San Cassiano, da Pontecchio, da Ceregnano. Un tempo queste strade antiche si congiungevano con Adria, Ostiglia, Modena, Bologna. Ma la via più antica, è quella fluviale del Tartaro – Canal bianco – Po di Levante, corso d’acqua che, provenendo dal mare, si insinua nella pianura padana.

Il toponimo Fenil del Turco – spiega Padoan – sembrerebbe fare riferimento ad un fienile di proprietà di un turco venuto dalla Turchia, ma non è così: il nome deriva da un certo conte Turchi (o Turco), di Ferrara, che nell’anno 1192 ricevette dal Metropolita Ravennate (da cui dipendeva questa parte del Polesine) l’investitura della zona delle due selve. Di selve ce n’erano due, divise dallo scolo Zucca. La Selva, tra lo scolo Zucca e il Canale Castagnaro (oggi Canal Bianco), sarà la futura Fenil del Turco.

Nel 1264 il conte Turchi (o Turco) fu riconfermato nei primitivi possessi e da allora fu avviata la bonifica delle terre partendo dalla parte nord ovest e costruendo fienili per il fieno e per l’allevamento dei Cavalli di razza pregiata. Uno di questi fienili – spiega Padoan – si trova dove ora c’è l’agriturismo “Millefiori” in via Borghetto, risistemato e adattato per altre esigenze.

Stiamo parlando di terreni già da sei secoli sotto la tutela dei Benedettini. Qui agirono pure gli Olivetani di S. Bortolo, i marchesi Estensi e, proprio nel cuore di questa selva, in pieno VIII-IX secolo, sorse il monastero di S. Pietro in Maone, (che si trova in territorio di S. Apollinare).

L’edificio di riferimento di Fenil del Turco è senz’altro la Chiesa, di cui si hanno notizie ad iniziare dal 1650 quando sorse un oratorio intitolato a S. Gaetano da Thiene per volontà del conte Priuli, a comodo dei valligiani, lontani dalla parrocchia di S. Apollinare. Nel 1672 ad opera di Pietro Badoer, patrizio veneziano, la chiesetta fu ampliata e rinnovata, mentre il campanile sorse in epoca successiva ricalcando vagamente le linee architettoniche di quello si S. Apollinare da cui l’oratorio dipendeva.

Il sacro edificio era dedicato a S. Gaetano, anche se la pietà del popolo amava che si celebrasse la festa di S. Giovanni Nepomuceno, (Boemia 1330 – Praga 1383). Solo nel natale del 1955 il Vescovo S. E. Guido M. Mazzocco promise che Fenil del Turco sarebbe divenuta parrocchia indipendente, intitolata a S. Giovanni Nepomuceno. La promessa del Vescovo si concretizzò il 1 gennaio 1956. Da non dimenticare comunque il primo protettore della chiesa, ovvero San Gaetano, effigiato all’interno del tempio in una scultura dell’artista rodigino Virgilio Milani. Una copia dell’opera è stata inoltre posta sulla facciata della sala parrocchiale proprio nella piazza.

Varie le iniziative attuate negli anni ‘50 e ‘60: fu eretta la nuova canonica, si costui la scuola materna, il centro sociale, il teatro /cinema, utilizzando le maestranze della scuola di cantiere, finanziata dall’Associazione Industriali di Rovigo. Sempre di quelli anni sono anche le case (popolari) che vediamo in Via S. Gaetano. Fenil del Turco era una comunità vivace, caratterizzata da diverse attività produttive artigianali (falegnami in particolare), numerose aziende agricole, imprese edili. Avevamo 4 bar, 2 forni per il pane, un mulino per la macina di granaglie, un barbiere, due botteghe per generi alimentari forniti di ogni genere di mercanzia.

Oggi, purtroppo, il paese come tante frazioni della periferia è spopolato e carente di servizi essenziali. Per fortuna non mancano però attività culturali, sociali, sportive (festa della birra, camminata di maggio per la festa della mamma, sagra del patrono, il calcio con la società calcistica la Turchese che milita in prima categoria).

Scattate alcune foto di angoli caratteristici del paese, la comitiva guidata da Mauro Padoan riprende il percorso raggiungendo il Ponte sul Canal Bianco intitolato a S. Gaetano. Fu realizzato per sostituire il “passo”, in quanto negli anni 50/55 gli abitanti di Fenil del Turco erano aumentati di numero dato dal progredire dei servizi che il comune aveva avviato nella frazione (luce elettrica anche nelle case lontane dal centro, acqua potabile in tutte le case, strade asfaltate) e dalla voglia di ripresa dopo il secondo conflitto mondiale.

La delibera comunale di costruzione del ponte è del 1960. Il manufatto è di notevole altezza rispetto al livello del fiume, per permettere il transito di bettoline di stazza europea. Il ponte è stato completamente riattato negli anni 2000. Sul lato ovest sorge quella che forse era la casa del Badoer, proprietario dell’oratorio descritto prima, oggi palazzo Baruffi – Forestan. La costruzione dell’edificio risale al XVIII secolo.

Il paesaggio lungo il corso d’acqua è suggestivo, caratterizzato da folte macchie verdi. Raggiungiamo frattanto la località dove, prima della costruzione del ponte, esisteva il Passo, ovvero il traghetto che permetteva il collegamento tra le due sponde del fiume (vedasi la descrizione in Ventaglio 90 n. 58 pagina 53 e successive).

Proseguiamo il nostro itinerario nel tratto che caratterizza questa parte del fiume: la strada da asfaltata passa a strada sterrata. Essendo l’argine alto sul piano campagna si ha una veduta della zona circostante davvero vasta, tanto da poter ammirare nella parte nord i Colli Euganei, e ancora più a nord le Prealpi Vicentine.

Il percorso è appagante. Arriviamo frattanto nella zona detta “Le Procurative” nel comune di Ceregnano. Procurative, toponimo che deriva dal fatto che i terreni erano affidati a procuratori per conto della Serenissima, dopo che la Repubblica di Venezia si era impossessata di questa vasta area sottraendola agli Estensi di Ferrara in seguito alla guerra del Sale (1482-84).

Il complesso di Corte detta Le Procurative, è da considerarsi risalente alla fine del fine 600, allora caratterizzato da terreni di diversa qualità (alti, medi, e bassi). Nei decenni molti si sono avvicendati nella proprietà del fondo. Da un estratto del 1549 si trova conferma che la famiglia Morosini avesse acquistato diritti di decima dai nobili estensi Turchi o (Turco). Poi via via il complesso passa alla famiglia Bragadin, al conte Gobbato di Venezia; nel 1845 risulta di proprietà di Tommaso Gobbati, per giungere infine dal 1911 nelle disponibilità della famiglia di Matteo Vignaga, che risultando proprietaria del lato est, vi stabilisce la propria azienda agricola tuttora in esercizio.

Il lato ovest è stato acquistato, dopo oltre 10 anni di abbandono, nel 2006, dalla società Polistudio che ha provveduto ad un restauro conservativo, recuperando l’intero immobile e dotandolo di un impianto fotovoltaico che garantisce la piena autonomia energetica. L’azienda si è insediata nel gennaio del 2010 ed ha restituito al paesaggio un pezzo della sua storia.

E, a proposito di storia, un cenno va fatto ai moti rivoluzionari de La “Boje”, scoppiati in questa zona. A Pezzoli da qualche anno l’amministrazione comunale di Ceregnano ha allestito nelle ex scuole elementari un museo dedicato a questa vicenda, ovvero alla lunga e dolorosa protesta dei contadini affamati che, nel 1884, al grido “la boje la boje e de boto la va de sora”, misero in atto uno sciopero e azioni di rivolta nei confronti del padronato. Moti che si protrassero fino al 1886, a cui seguirono numerosi processi e condanne dei contadini maggiormente coinvolti.

L’itinerario prosegue per giungere in località Palà dove troviamo l’Oratorio di San Pellegrino alla Palà, e dove si interseca l’itinerario ciclistico “Ciclovia della felicità”.

L’oratorio sorse per volontà di Francesco Astolfi che, con il permesso del Vescovo, lo costruì sul suo fondo, in sx Canalbianco, nel 1758 per comodità sua e degli abitanti della contrada. Nel 1862 subentra il patronato della famiglia Marassi fino al 1966 quando sembra sia stato donato alla chiesa. Il suo nuovo titolo è Al SS.mo Nome di Maria. La facciata è caratterizzata da un timpano con oculo, sottostante marcapiano e quattro semplici lesene. Il tutto costruito in pietra facciavista su un leggero rilievo, probabile antico argine del Canalbianco o addirittura golena dello stesso.

Semplicità ed armonia caratterizzano l’oratorio, presso il quale ha termine l’itinerario predisposto dal C.T.G., caratterizzato da un originale incontro tra tecnologia ed ambiente, ed inoltre corroborato da un interessante excursus storico della località di Fenil del Turco. Una iniziativa di conoscenza del territorio che ha soddisfatto i partecipanti, sottolineando ancora una volta un sorprendente Polesine non sempre valorizzato. E a conclusione della mattinata non poteva mancare una rivisitazione di piatti della gastronomia locale presso il Ristorante “Le rose”.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Cristiano Fenzi, Mauro Padoan. “Lungo il Canalbianco”. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/lungo-il-canalbianco/

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