Cosa avviene quando una passione esplode dando disappunto alla normalità?
L’esperienza artistica di Alessandra Rigolin nasce nel 2009 quando acquista la macchina fotografica e conosce Davide Rossi, Fotografo e Alchimista (come ama descriversi nel sito a lui dedicato) con cui inizia un grande percorso professionale e umano.
Alessandra scopre nella fotografia un ingrediente terapeutico contro un male spirituale da cui in quel periodo della sua vita era afflitta. L’artista risulta sguarnita di certe posizioni mentre i fantasmi interiori sollecitano il passato, ma ben presto impara ad osservare il mondo dietro all’obiettivo anzi dentro l’obiettivo cedendo il passo all’interesse. Un disegno mentale di rinascita personale avversato solo dall’incognita nel futuro, non certo nel coraggio.
Lei, piccola donna piena di sogni e di speranze, vede nella fotografia una tecnica ignota, ma affascinate capace di liberarla dalle angosce interiori e finalmente di esprimersi senza però conoscere la meta del suo viaggio.
La giovane rodigina nel 2012 frequenta a Padova un Master Class del fotografo Enrico Bossan che le imposta un’esperienza e le illumina il percorso. Da allora inizia in solitaria un esercizio privato: sul tavolo di casa depone la sua quotidianità e si chiede “chi è Alessandra Rigolin? Chi sono io?” Dopo un anno di numerosissime fotografie e di ricerca interiore (quasi un cortometraggio) nasce il progetto della performance, un elaborato a lunga stagionatura che ha richiesto molto impegno nel connubio tra immagine stampata ed esposizione teatrale. Questa formula ha una modalità di realizzazione sottile ed efficace dalla profonda libertà espressiva che va oltre l’osservare una fotografia e si arricchisce di ascolto, sensazioni, parole, musica…
L’obbiettivo dell’artista è consegnare al pubblico la stessa possibilità di indagine interiore dalla quale scappiamo quotidianamente e che lei ha vissuto in prima persona.
Le chiama “Stanze”, ovvero angoli della mente non necessariamente oscuri, ma forse scomodi, lontani nel tempo e nello spazio, in quella parte dell’Io non così dominante come pensiamo e con cui non siamo abituati a fare i conti.
“Il nostro corpo – chiarisce Alessandra Rigolin – è un luogo fatto di molte stanze dove siamo ospiti e dove abbiamo la possibilità di aprire tutte le porte, dall’ambiente più angusto a quello più familiare e piacevole. Ma di augurio si tratta perchè la performance è concepita come un regalo a chi avrà la sensibilità di capire, la pazienza di ascoltare e il coraggio di viaggiare”.
Gli elementi della scenografia sono volutamente essenziali in un ambiente inclusivo che avvicina pubblico e protagonista. Ogni partecipante avrà quindi la possibilità di rivivere personalmente le proprie Stanze attraverso l’esperienza guidata dell’artista, ed uscirà dallo spettacolo con occhi diversi ed un atteggiamento non giudicante nei confronti di sé stesso e del mondo.
Il progetto inoltre si trasforma in un libro per arrivare direttamente ad un pubblico sempre più informato ed è concepito come un oggetto da custodire una volta portato nel proprio ambiente domestico come un esercizio terapeutico di ascolto interiore.
La fotografia di oggi è sovente oggetto di patinati ritratti o paesaggi, mentre l’arte di Alessandra Rigolin è nelle intenzioni tutt’altro: un genere introspettivo, sperimentale e concettuale. La necessità di trovare la Donna dell’Oggi si perde tra le mille donne di un passato di sofferenza andando a ritroso fino a ricercare quella bambina di sei anni che ha dentro di lei e proprio quest’immagine è la prima scelta a inizio del progetto, ovvero la Stanza più sicura dove voleva giungere l’artista qui immortalata con la sua mamma. Il tenero bacio familiare che le unisce è un porto sicuro di tutti i bambini e dell’umanità intera che nella figura materna vede l’essenza della vita stessa.
La locandina dello spettacolo “Stanze” è un’immagine scomposta, strappata che rappresenta uno dei suoi primi “soffocamenti” ovvero i suoi stati di disagio interiore da cui ha saputo riemergere proprio attraverso il gesto liberatorio dello strappo.
Il Video Promo di “StanZe” è stato girato nell’incantevole cornice di Villa Nani Mocenigo a Canda (Ro) mentre le performance hanno preso luogo al Ridotto del Teatro Sociale di Rovigo e presso la Chiesa di San Rocco a Este.
Per l’artista un progetto culturale significa “opera totale” che vede l’impiego di diversi media con profonda partecipazione emotiva e dialogo tra creatore e destinatario. Le immagini, sviluppate su carta Fine Art, trasformano un semplice scatto in composizione artistica, la sua fotografia è un’opera stampata su carta cotone rivisitata, strappata, ricucita e vissuta. Alessandra Rigolin è un’artista raffinata che vive la fase creativa sulla propria pelle e in un periodo di forti verticalizzazioni del gusto sceglie collaborazioni virtuose come le iniziative di “Branco Ottico” di Davide Rossi, vivace gruppo di sperimentazione fotografica.
www.alessandrarigolin.com
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Come citare questo articolo
Irene Gianello. “Le “Stanze” di Alessandra Rigolin”. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-stanze-di-alessandra-rigolin/